Scribano, Guida alla lettura dell’Etica
Procedura dovrebbe riprodurre, almeno idealmente, l’ordine logico della verità. Da notare inoltre che ad alcune proposizioni Spinoza aggiunge uno o più chiarimenti – gli scolii –, che sono come delle parentesi dedicate a confutare gli avversari.
L’opera venne terminata nel 1675, due anni prima della morte dell’autore, che peraltro in vita pubblicò solo 3 libri: Principi della filosofia di Cartesio, il Trattato teologico-politico e il Trattato sull’emendazione dell’intelletto.
Struttura dell’opera
In realtà, non è un trattato di etica ma un’esposizione di tutta la sua filosofia (inizialmente, infatti, Spinoza voleva mettere il titolo “Filosofia”). Si compone di 5 parti: la prima ha per argomento la metafisica, la seconda la teoria della conoscenza, la terza la psicologia e le passioni, la quarta e la quinta hanno per oggetto la morale vera e propria.
L’esposizione è fatta seguendo il “metodo geometrico” perché segue il modello dei famosissimi Elementi di Euclide: come Euclide che procede per definizioni e assiomi dai quali trae delle dimostrazioni, così l’Etica apre ogni sua parte con un insieme di assiomi e definizioni ai quali seguono i teoremi (che Spinoza chiama “proposizioni”). Questa procedura dovrebbe riprodurre, almeno idealmente, l’ordine logico della verità.
Cartesio, che pure aveva detto che nei nostri ragionamenti dobbiamo fare come i matematici, aveva ritenuto che il metodo geometrico non fosse adatto a esporre argomenti di metafisica; alla metafisica, secondo lui, si poteva arrivare solo con dopo aver superato i tanti dubbi che ostacolano la ricerca filosofica. Spinoza invece non parte dal dubbio e cominci subito con gli assiomi, ossia con verità autoevidenti: da qui in poi procede secondo il metodo geometrico, appunto.
Tuttavia, per la Scribano “non si può dire che Spinoza si mostri sempre convinto della bontà del metodo geometrico in filosofia, che talvolta giudica prolisso.
Analisi dell’opera
La prima parte è dedicata alla metafisica. Vi si dimostra che esiste un’unica Sostanza e non due (res cogitans e res extensa, cioè sostanza spirituale e sostanza materiale, come in Cartesio), della sostanza che Spinoza chiama Dio o Natura. Questa sostanza è infinita e tutto ciò che esiste, dalla pietra all’uomo, è una modificazione della sostanza. Questa sostanza, o Dio o Natura, produce necessariamente tutto ciò che può produrre, cioè tutta l’infinita realtà.
La sostanza, quindi Dio o Natura, è “causa di sé”. Questa nozione era stata utilizzata da Cartesio per spiegare il rapporto che esiste tra Dio (che egli immaginava alla maniera cristiana dell’essere personale, perfetto, creatore, ecc.) e la sua essenza; Cartesio sosteneva che Dio è “causa di sé” perché nel suo caso (e solo nel suo caso) l’essenza implica l’esistenza, cioè esiste necessariamente. Cartesio aveva sostenuto pure che la sostanza dobbiamo concepirla come qualcosa che non ha bisogno di altro per poter esistere, e anche su questa definizione Spinoza è d’accordo. Ma egli ne trae conseguenze nuove e rivoluzionarie, come vedremo.
Ancora alla cultura cartesiana risale l’uso che Spinoza fa della nozione di attributo. L’attributo costituisce la natura della Sostanza ed è quello che noi, meglio: il nostro intelletto, coglie della Sostanza. Ebbene, ciò che noi siamo in grado col nostro intelletto di cogliere nella sostanza sono due attributi: quello del Pensiero e quello dell’Estensione (questo non vuol dire che la Sostanza ha solo questi due attributi; ne ha un’infinità, ma noi possiamo conoscere solo questi due).
Questi due attributi “esprimono” l’essenza della Sostanza (o di Dio, Natura). Spinoza sta attento a dire che gli attributi “esprimono” e non che “costituiscono” la sostanza. La differenza è che se diciamo che essi “costituiscono” la Sostanza, potremmo intendere che la Sostanza è fatta di tanti diversi attributi e che in definitiva la Sostanza è la somma dei suoi attributi. No, la Sostanza è sempre la stessa, e noi la possiamo considerare o sotto l’attributo del Pensiero o sotto l’attributo dell’Estensione.
Se in queste definizioni Spinoza è tutto sommato d’accordo con quelle date dalla tradizione, sulla definizione di libertà è radicalmente diverso.
Fino a Spinoza si era identificato la libertà con il libero arbitrio, cioè con la libertà del volere. Per lui invece è “libera quella cosa che esiste in virtù della sola necessità della sua natura e che è determinata ad agire soltanto da se stessa” (Etica, I, d7). Appare chiaro da qui che in definitiva l’unico essere “libero” è Dio perché Dio è l’unico essere che opera solo grazie alla necessità della sua natura (tutti gli altri esseri, pertanto, non sono liberi ma determinati, come vedremo meglio in seguito).
Altra tesi importantissima è quella secondo la quale se si dà una causa l’effetto segue necessariamente. Questo vuol dire una presa di posizione a favore del determinismo, che vuol dire che nel mondo tutto procede secondo una catena di cause ed effetti per cui ogni evento, ogni fenomeno, è sempre determinato da una qualche causa, e questo vale anche per la vita umana (l’uomo, insomma, è anch’egli un essere determinato, non è libero nel senso che non dispone del libero arbitrio).
Che cosa vuol dire causa, cosa vuol dire il rapporto causa-effetto? Sul piano fisico vuol dire che una causa produce sempre un effetto e che quindi l’effetto è implicato nella causa; sul piano logico vuol dire che tra due proposizioni c’è un rapporto di implicazione, un legame di implicazione logica; l’effetto è implicato nella causa.
La metafisica spinoziana ha al suo centro il concetto di Sostanza, quindi di Dio. Se la sostanza è ciò che non dipende da altro non può essere causata da altro; per rendere più comprensibile questo carattere Spinoza ritiene utile definirla anche come Dio (il significato di “Dio”, anche nella comune tradizione, tiene infatti a sottolineare l’esistenza indipendente, per così dire, di Dio). Questa Sostanza-Dio è infinita ed eterna.
La Sostanza ha due attributi che noi possiamo conoscere, il Pensiero e l’Estensione. Ebbene, si tratta di due attributi diversi l’uno dall’altro, né hanno in comune qualcosa, e per Spinoza se due cose non hanno nulla in comune, allora una non può essere causa dell’altra.
Cosa significa questo? Significa una cosa importantissima e dirompente: il pensiero tradizionale, Cartesio compreso, aveva sempre sostenuto che il Pensiero o lo spirito sarebbe la causa dell’Estensione o materia. Invece per Spinoza questa idea è assolutamente insostenibile. Non solo il Pensiero non è causa dell’Estensione (o anche viceversa), ma non è neanche una “sostanza”, perché se il Pensiero fosse una sostanza e l’estensione un’altra sostanza, ci sarebbero due sostanze, il che è assurdo in base al principio secondo cui sostanza è ciò che non dipende da altro.
Insomma, la Sostanza, o Dio, è una, infinita, ed esiste necessariamente. Le dimostrazioni, che Spinoza riferisce a Dio, sono tre, due a priori e una a posteriori.
La prima deduce l’esistenza dalla definizione stessa (come aveva già fatto Sant’Anselmo nel Medioevo): siccome Dio è la Sostanza, la sua essenza deve implicare l’esistenza e quindi Dio deve esistere necessariamente. La seconda: se Dio non esistesse, dovrebbe avere la causa della sua non-esistenza fuori di sé, il che sarebbe assurdo. La terza: se esiste qualcosa, deve esistere un ente necessario e questo ente necessario non può che essere infinito (questo è un argomento a posteriori perché non si basa sulla definizione di Dio ma sull’esperienza soggettiva mia).
Dunque, esiste una sostanza assolutamente infinita, e poiché tutti sono d’accordo nell’identificare Dio con ciò che è assolutamente infinito, questa sostanza è Dio.
Dall’assoluta infinità di Dio, però, Spinoza fa seguire una conseguenza straordinaria, e cioè che questa sostanza assolutamente infinita è l’unica sostanza. Se esiste una sostanza assolutamente infinita, allora in tutto l’universo non c’è spazio per qualcosa che non sia in Dio e perciò qualunque cosa finita sarà una modificazione particolare.
Altra conseguenza rivoluzionaria: Dio è sostanza infinita dotata di infiniti attributi (di tutti questi noi possiamo conoscere solo il Pensiero e l’Estensione); ora, questi attributi non sono quelli che la tradizione cristiana aveva attribuito a Dio (onnipotenza, bontà, ecc.), o comunque non solo quelli. Soprattutto, gli attributi di Dio non sono delle cose create. La conseguenza rivoluzionaria è allora che Dio non è creatore, in particolare non crea la materia, la natura.
Cartesio aveva sostenuto che questi due attributi fossero altrettante sostanze e che il pensiero fosse del tutto indipendente dall’estensione. No, per Spinoza, per il quale non possono esistere due sostanze ma una e gli attributi in questione possono appartenere ad una sostanza soltanto. In parte come Cartesio ritiene che pensiero ed estensione siano due cose diverse, ma solo nel senso che l’una non può spiegare l’altra ma che ognuna spiega o meglio esprime la sostanza sotto l’aspetto proprio, cioè il pensiero sotto l’aspetto del pensiero e l’estensione sotto l’aspetto dell’estensione.
Ogni attributo esprime l’infinità dell’unica sostanza. Qual è il loro comune denominatore? È l’ordine che collega cause ed effetti, e questo è un ordine che si ripete identico sia nel pensiero che nell’estensione; nel pensiero si esprime come implicazione logica, nell’estensione si esprime come catena di cause ed effetti.
Mente e corpo
Ma come spiegare l’unione della mente e del corpo? Cartesio aveva sostenuto che mente e corpo appartenessero a due sostanze diverse e che tra queste sostanze vigesse un rapporto di causalità. Spinoza non è d’accordo. Mente e corpo sono troppo eterogenei fra loro perché si possa parlare di un rapporto causale fra i due: come è possibile che ci sia un rapporto di causalità fra due cose che non hanno assolutamente nulla in comune?
Questa domanda aveva assillato, del resto, lo stesso Cartesio, il quale aveva ipotizzato che mente e corpo si incontrassero, per così dire, in una precisa parte del cervello, la ghiandola pineale. Questa soluzione non soddisfa per niente Spinoza. L’unica via d’uscita da questa grande difficoltà è secondo lui ritenere che mente e corpo sono solo due modi diversi di esprimere una sola cosa, per cui noi possiamo spiegare l’essere umano, per esempio, sia sotto l’aspetto della mente sia sotto l’aspetto del corpo.
Dio ed estensione
Torniamo a Dio. La tesi più dirompente ma anche quella che pone la maggiore difficoltà è quella secondo cui all’essenza di Dio appartiene anche l’estensione. Insomma, è un vero e proprio scandalo, per esempio per i credenti nel tradizionale Dio puro spirito, ritenere che egli sia infinitamente esteso.
Perché è scandaloso e perché è così importante questo argomento? Perché se sosteniamo che Dio è infinitamente esteso e che pertanto Dio coincide o è la stessa cosa della natura, che ne è della trascendenza di Dio (trascendenza vuol dire in questo caso che Dio sta oltre o al di là del mondo).
E allora Spinoza dedica una particolare attenzione a questo problema.
Chi afferma che Dio non può essere esteso avanza due argomenti. Primo: la sostanza materiale si compone di parti e ogni parte è sempre finita (nel senso che non è infinita), sicché la somma delle parti non può mai dare un tutto infinito; secondo: se la materia è divisibile, allora vuol dire che essa è imperfetta, e se è imperfetta non possiamo sostenere che essa sia qualcosa di perfetto.
Ebbene, Spinoza nega entrambi questi argomenti. La sostanza, dice, è qualcosa di infinito e pertanto non può essere composta di parti, né le sue parti possono essere divisibili; la dimostrazione è questa: se una sostanza fosse divisa o le sue parti non sarebbero più sostanze oppure avremmo due sostanze, cosa impossibile perché due sostanze con uno stesso attributo (per es. l’estensione) sono una ed una sola sostanza.
Questa dimostrazione è logicamente impeccabile, ma si scontra con la nostra esperienza della divisibilità della materia. Lo stesso Cartesio sosteneva che l’estensione non era divisibile e per sostenere questa tesi arrivò a negare l’esistenza del vuoto. Allora, come la mettiamo?
Bisogna fare questa precisazione: si possono dividere i singoli corpi, come sperimentiamo di solito, ma non si può dividere l’estensione. Che significa infatti suddividere l’estensione? Non significa nulla. In realtà, noi parliamo comunemente di divisione dei corpi o della materia solo grazie o per colpa, in un certo senso, dell’immaginazione. Siccome vediamo che i corpi sono fatti di aggregati o di parti, siamo portati a ritenere che il corpo sia divisibile.
Ma si tratta di una considerazione superficiale; se, con l’intelletto, pensiamo al corpo come estensione, non possiamo dire che l’estensione sia in sé divisibile. L’estensione, dunque, è indivisibile, e questo vuol dire che è infinita. Come Dio. Anzi, Dio coincide non solo con il pensiero ma anche con l’estensione.
Spinoza, in base alla quale Dio è causa non trascendente ma immanente della natura che vediamo.
Tutto ciò esclude – ecco un’altra conclusione scandalosa – che Dio crei o produca il mondo in seguito ad una libera scelta della sua volontà. Gran parte della teologia ha sempre sostenuto che Dio possiede dall’eternità tutte le idee che poi trasforma in cose con un atto di volontà (la creazione). Ora, Spinoza nega che Dio possieda prima le idee e poi le realizza con la creazione.
Se pensiero ed estensione appartengono all’essenza di Dio, non possiamo sostenere che vengono prima le idee e poi le cose. Non solo, ma Dio non ha la volontà come la intendiamo noi. Dio, in quanto sostanza infinita ed eterna, non crea il mondo con un atto di volontà. Dio è da sempre il mondo stesso, la natura, e se di libertà di Dio possiamo parlare è solo per dire che egli non è determinato da nient’altro al di fuori di sé (a d
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