Storia della filosofia antica
Domande: periodo presocratico
Platone nel suo rapporto del problema delle emozioni (emozioni al centro di tanti dibattiti, emozioni/passioni: Platone uno dei grandi interpreti del problema dell’eros, ira, vendetta, grande teoreta dell’ambivalenza delle passioni. Ogni passione è ambivalente: amore carnale della libido ma anche amore platonico spirituale. Virtù = capacità. Emozioni si collegano alla capacità di indirizzare le passioni verso il bene dell’individuo, verso l’anima e la città quindi comunità.
Aristotele
Aristotele metodico. Primo a dire che Talete è stato il primo a fare filosofia. Mercoledì 29 settembre. Palumbio manuale pag 11-14. Dispense 4-15.
Come nasce la storia della filosofia
Il tema dell’inizio è un tema che ha suscitato l’interesse di tantissimi filosofi anche moderni: Hegel dedica pagine al problema dell’origine della filosofia, Heidegger nel '900 (si pone continuamente il problema del pensiero) e così tanti altri come Emanuele Severino. Lo stesso Nietzsche ha lavorato in questa direzione. Giorgio Colli, interprete di Nietzsche, ha scritto un libro dedicato a inizio pensiero filosofico. La ricerca del che e del perché. Colui il quale stabilisce un inizio filosofico è Aristotele che nelle pagine elenca coloro i quali per primi filosofarono, inizia con una carrellata di nomi che per lui sono i filosofi che si distinguono da altri autori: fa la distinzione tra cosa è filosofia e cosa non è filosofia. Ciò che permette ad Aristotele di dire cos’è filosofia o cosa non è, è una distinzione semplice: i filosofi ricercano il perché delle cose e sono in grado di spiegarle e insegnarle. Tutti gli altri raccontano il che delle cose e non sanno dare una spiegazione e di conseguenza non sono in grado di insegnare veramente ciò di cui parlano. La filosofia nasce con la ricerca dei perché. Il perché è la ricerca della causa, le cause.
- La causa materiale delle cose
- La causa motrice delle cose
- La causa finale delle cose
- La causa formale delle cose
Ciascun filosofo fino a Talete (perché Talete come Anassimandro e Platone non si ponevano il problema della ricerca della causa) ha indagato una causa e il percorso di Aristotele ha a che vedere con le 4 cause. Chi ha ricercato le cause è filosofo e chi non le ha ricercate non ha affrontato questo problema ed è di conseguenza rimasto fuori da questo problema. La ricerca delle cause è la prospettiva di Aristotele cioè il modo in cui Aristotele stesso fa filosofia, questa prospettiva ci permette dunque di mettere in campo tutti i predecessori di Aristotele e di farli interagire con le cause. Aristotele attraverso un lavoro sulle cause riesce ad escludere gli autori che non faranno più parte della storia della filosofia (Omero, Saffo, Sofocle, Eschilo, Tucidide) in virtù di questa operazione e ha dato vita a una sintesi che ha delimitato i confini di quello che è filosofia da quello che non è filosofia. In qualche modo siamo tutti figli di Aristotele, dipendiamo tutti da questa prospettiva aristotelica. Sofocle Edipo re non lo troviamo nel manuale della storia della filosofia antica. Omero tema conoscenza.
Quadro "La scuola di Atene" di Raffaello Sanzio
- Platone: speculativo che guarda alle idee
- Aristotele: pone le idee nella materia, allievo di Platone quindi dipende da lui ed è vicino a lui
Infatti quando scrive queste pagine è ancora suo allievo e possiamo ritrovare questa vicinanza tra i due filosofi. Nelle pagine prima persona plurale. Almeno per parte di queste pagine parla alla prima persona plurale per indicare l’appartenenza alla scuola di Platone. Il "Noi" indica il fatto che lui è uno dei tanti allievi di Platone che sta parlando di varie questioni insieme ai condiscepoli di Platone. Ritroviamo quindi un Aristotele che è ancora accademico, uno dei primi scritti dove il punto di vista è già sicuramente critico ma ancora fortemente dipendente da Platone. È un testo molto antico che venne messo insieme a altri scritti di Aristotele non di carattere storico ma di carattere speculativo e tutti questi scritti sono stati pubblicati da un editore di epoca tarda con il titolo di "Meta". Ci fa capire la coerenza del pensiero presocratico e il perché noi abbiamo certi autori che entrano a far parte della storia della filosofia e chi invece no.
Metafisica
La Metafisica non è stata concepita come libro dall’inizio alla fine, è il risultato di un’edizione di scritti, di uno sforzo editoriale. Ritroviamo una strategia diversa rispetto agli altri libri della Metafisica. Il primo libro è focalizzato su temi storici, altri libri sono di altri caratteri (metafisico, teologico). Aristotele ha di mira un problema principalmente: delle 4 cause in riferimento all’indagine della natura, questo è il motivo per cui i presocratici chiamati filosofi (coloro i quali discutono della natura) in realtà non affrontano solo questo problema e Aristotele è consapevole ma nel libro alfa, ad Aristotele, interessa il problema delle cause in riferimento ai fenomeni naturali non per esempio l’aspetto dell’etica-politica. Platone pure si focalizza soprattutto sui suoi predecessori chiamandoli ‘coloro i quali ricercano intorno alla natura’.
Diogene Laerzio
Altro testimone dei filosofi antichi è Diogene Laerzio, vive molto dopo Aristotele (tra 2 e 3 secolo dopo Cristo molto dopo di Aristotele). Cominciando da Talete fino ad arrivare allo stoicismo raccoglie materiale dei suoi predecessori. In questa ricostruzione dipende da Aristotele perché comincia da Talete, già nel 2 sec d.C lo schema aristotelico è diventato canonico, si partiva da quello schema lì. Ha un metodo ben preciso Diogene, non parla di cause, parte dalla vita di ciascun filosofo, infatti la sua opera si intitola "La vita dei filosofi antichi". Il metodo di quest’opera è sempre legato al vissuto del filosofo per poi andare a parlare dei suoi pensieri e delle sue dottrine (sistema diverso da quello aristotelico). Gli aspetti autobiografici a tratti anche aneddotici sono di grande importanza per comprendere l’identificazione del filosofo con il sapiente/saggio. La figura del saggio nel mondo antico è la figura del filosofo (così non è all’epoca di Aristotele e soprattutto all’epoca di Socrate che negava di sapere ma nonostante ciò in età tardo antica diventa l’emblema della sapienza).
Distinzione tra filosofia e sapienza
In età tardo antica filosofia diventa uguale a sapienza mentre invece c’è una distinzione molto importante da fare tra:
- Parola greca Sophia = sapienza
- Filosofia è la parola greca per filosofia che letteralmente significa amore per la sapienza (quindi non è identico alla Sophia)
Essere sofoi = essere sapienti. Essere filosofoi = amanti della sapienza. Ritroviamo questa distinzione nel Simposio di Platone dove ci spiega la differenza. I sofoi pensano/presumono/si vantano di sapere. I filosofi mettono in questione questo sapere, criticano le nozioni che sottopongono a confutazioni (nel caso di Socrate) fanno quasi una tabula rasa delle nozioni per arrivare a una situazione in cui la persona si sente vuota di nozioni ma con il desiderio di sapere. Per Platone, il desiderio del sapere è possibile solo quando il sapere non si possiede. Coloro i quali possiedono il sapere non possono essere filosofi perché non possono desiderare ciò che già hanno. Platone utilizza l’immagine dell’otre che si riempie. Se si riempie non può riempirsi ulteriormente - il sapiente è già pieno di sapere. Filosofos (colui che ama la sapienza) è vuoto di sapere e perciò brama di sapere ma questa brama non potrà mai essere soddisfatta perché nel momento in cui viene soddisfatta il filosofo diventa sapiente (sofos). La distinzione tra coloro i quali sanno e coloro i quali amano il sapere, è una distinzione fondamentale anche quando si parla di Socrate/Platone rispetto ai sofisti.
Sofisti
Sofisti: coloro i quali sanno e insegnano il sapere addirittura a pagamento. Filosofo: amano il sapere quindi non si fanno pagare, non trasmettono nozioni bensì amore per la sapienza.
L'universalità del sapere
Aristotele ci tiene a che la filosofia sia teoretica/contemplativa e quindi non pratica. Teoretico sta per contemplativo che per Aristotele è quello vero perché universalmente applicabile. Pratico (che serve a risolvere un determinato problema) è meno universale perché ci insegna a risolvere un problema ma quando si incontra un altro non serve più. Il sapere se è universale: filosofico. Se è particolare: fa parte delle varie discipline tra cui biologia, matematica, zoologia ma non abbiamo a che vedere con sapere contemplativo. Questo è il motivo per il quale la ricerca delle cause ha a che vedere con contemplazione perché la ricerca delle cause è astratta (il perché è astratto però universalizzabile) mentre la ricerca dell’applicazione concreta della ricerca di determinati casi non è universalizzabile.
Primo libro della Metafisica di Aristotele
Alfa vuol dire uno perché i greci numerano in base a lettere (quindi: ‘libro alfa della metafisica’). La Sapienza è conoscenza di cause. Aristotele dice: "Tutti gli uomini tendono per natura al sapere." Lo segnala il loro amore per le sensazioni, amate per se stesse, indipendentemente dall’utilità, preferita tra tutte la vista, non solo in vista dell’azione, ma anche senza intenzione pratica. Il motivo è che, mostrando la molteplicità delle differenze, la vista fa acquisire più delle altre sensazioni nuove conoscenze. Parte dal livello più basso della conoscenza: gli uomini amano le sensazioni per se stessi indipendentemente dall’utilità e più di tutto la vista. Noi partiamo dalle sensazioni ma abbiamo un amore per ciò che sentiamo perché l’uomo ama la conoscenza già a livello della sensazione (livello più basso). L’uomo predilige la vista perché ci dà più impulsi e ci permette di conoscere in maniera più efficace la realtà.
Il tema del primato della vista sugli altri sensi è un tema che ritroviamo anche con Leonardo da Vinci (nel trattato della pittura dice la stessa cosa): ha a che vedere con cultura greca su ciò che i greci pensavano della realtà. (Altri autori ci diranno un’altra cosa: Schopenhauer musica, il suono è il primo dei sensi). (Lidia Palumbio si focalizza su questo) Teoretico: ciò che si vede nel senso ciò che si contempla 'teoma' = Vedere (però da spettatore) da teoma deriva 'teatro' deriva dal vedere, ciò che si vede sulla scena. Ciò che si vede è ciò che massimamente appaga la gioia del conoscere perché attraverso la vista si conosce nella maniera più autentica. Tema vista fondamentale perché anche Platone utilizzerà metafora della vista, il mito della caverna è basato tutto su questo. Quindi nel mondo greco vi è un netto primato della vista. Aristotele continua la sua disamina partendo sempre dalle sensazioni: "Per natura gli animali sono dotati di sensibilità, da cui in alcuni nasce la memoria, in altri no. Perciò i primi sono più intelligenti e più capaci di imparare rispetto a quelli che non sanno ricordare."
Gli animali non sono in grado di ricordare ma in realtà gli animali hanno molta memoria (polipi sanno uscire da labirinto e trovare la via d’uscita a memoria) sono quindi discorsi che potrebbero essere rivisti, importante capire il flusso del ragionamento. Poi fa distinzione tra alcuni animali. Animali non sono in grado di operare mediante arte o ragionamenti—qui si passa allo stadio successivo di conoscenza, attraverso sensazioni riesco ad acquisire la memoria. Se sviluppo la memoria acquisisco l’arte = il saper fare qualcosa attraverso quello che conosco. Il saper fare implica anche la capacità di ragionare.
Gradi della conoscenza
Ci sono dei gradi della conoscenza percorsi lentamente ci sta portando al sapere contemplativo cioè delle cause conoscenza dell’universale. Per Aristotele la conoscenza è sempre non del particolare, per Aristotele io conosco se conosco la regola universale che vale per tutti i casi particolari e se conosco solo il caso particolare sarò bravo ad affrontare quel problema ma non ho conoscenza generale-universale/ sono in grado di trattare l’universale (Tema simile anche per Platone anche se per lui universale è metafisico).
Ci fa un esempio per spiegare il perché la conoscenza è universale: ‘Il giudicare che Callia sofferente di una detta malattia ha giovato un determinato rimedio che ha giovato anche a Socrate e questo è ciò di cui abbiamo fatto esperienza. Il giudicare che tutti questi individui di tutti e due unità secondo la specie, sofferenti di una certa malattia, ha giovato un certo rimedio è proprio dell'arte.’ Un conto è aver fatto l’esperienza che un certo rimedio guarisce una certa situazione, un conto è possedere l'arte della medicina che ci permette di universalizzare e avere una regola in base alla quale in tutti i casi specifici viene applicata una determinata cura.
Quindi la differenza è tra arte e esperienza. Arte ci permette di agire sempre in tutti i casi, Esperienza ci permette solo in un caso specifico. "E tuttavia noi riteniamo che il sapere e l’intendere siano proprio i più all'arte che l'esperienza, giudichiamo coloro che posseggono l'arte più sapienti di coloro che posseggono la sola esperienza in quanto siamo convinti che la sapienza, e ciascuno degli uomini, corrisponde al loro grado di conoscere."
I primi (coloro i quali possiedono l’arte) conoscono la causa, sanno il perché quella medicina serve in una determinata situazione mentre gli altri (coloro i quali hanno solo esperienza) non sanno il perché funziona, sanno solo che quella medicina funziona. Gli empirici conoscono il puro dato di fatto = il fatto, Coloro i quali hanno l’arte conoscono il perché, conoscono la causa delle cose e sono in grado di agire sempre in tutti i casi e non solo in un caso specifico e sono in grado di insegnare il loro sapere, esiste quindi l'arte medica. Si impara a diventare medici se si conosce il perché certe medicine funzionano per certe malattie. "In generale il carattere che distingue chi sa rispetto a chi non sa, è essere capaci di insegnare: per questo noi riteniamo che l'arte sia soprattutto la scienza con l'esperienza; infatti coloro che posseggono l'arte sono capaci di insegnare mentre coloro che posseggono l'esperienza non ne sono capaci."
"E inoltre riteniamo che nessuna delle sensazioni sia sapienza." Qui ritorna indietro, la sensazione non è sapere infatti anche se le sensazioni sono gli strumenti di conoscenza dei casi particolari non ci dicono il perché di nulla quindi attraverso semplice esperienza non posso insegnare il perché ed ecco perché il sapere non può basarsi solo sulle sensazioni e non può limitarsi ad essere semplicemente pratico, deve indagare oltre e trovare la causa.
Aristotele mette in rapporto il discorso cause con quello delle arti (inteso con il senso che si usava una volta nel rinascimento, le arti inteso come tutte le discipline con le quali si è in grado di agire sulla realtà (esistono le arti belle come pittura scultura musica ma anche altre come la medicina, ingegneria, matematica). Qui si parla di arti matematiche. "È logico che chi per primo scoprì una qualunque arte, superando le comuni conoscenze sensibili, sia stato oggetto di ammirazione da parte di uomini, proprio in quanto sapiente superiore agli altri, e non solo per l'utilità di qualcuna tra le sue scoperte. Ed è anche logico che, essendo stati scoperti numerose arti, le une dirette alle necessità della vita, gli altri al benessere, si siano sempre giudicati più sapienti gli scopritori di queste che non gli scopritori di quelle, per la ragione che le loro conoscenze non erano rivolte all'utile."
Conoscenze rivolte all’utile danno beneficio immediato ma sono meno universali di quelle che non hanno un immediato beneficio (quelle che non sono pratiche bensì teoretiche). "Di qui, quando già si erano costituite tutte le arti di questo tipo, si passò alla scoperta di quelle scienze che non sono dirette né al piacere né alle necessità della vita, e ciò avvenne dapprima in quei luoghi in cui gli uomini dapprima furono liberi da occupazioni pratiche."
Tema molto importante in tutto il mondo greco: l'idea che il vero sapere deve prescindere da utilità immediata perché appunto più universale. Per questo le vere arti concepite in Egitto, sacerdoti non dovevano occuparsi delle attività quotidiane. La dimensione speculativa teoretica-non pratica del pensiero richiede una libertà dalle necessità della vita. Chi si occupa del pane quotidiano non ha la necessità di esercitare la filosofia che è il risultato di uno sviluppo di civiltà che non si può dare per scontato, a cui i greci arrivano ad un certo punto del loro percorso ma che non tutte le civiltà se lo possono permettere.
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