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Storia della filosofia

Perché studiare la filosofia?

Perché studiare la filosofia? Qual è il senso? È chiaro che si possa riflettere che uno psicologo colto, che conosca la storia del pensiero, sarebbe uno psicologo migliore, ma è banale. Il vero motivo è che la filosofia e la psicologia hanno un rapporto molto stretto: la filosofia è quell’ambito della riflessione e del sapere in cui si sono sviluppati temi e problemi che poi la psicologia ha ereditato. Quest’ultima si definisce alla fine del '900, ma è chiaro che nel momento in cui si definisce come disciplina è perché esisteva già una disciplina che ha definito un ambito di problemi con certe caratteristiche particolari. Le questioni del mondo, dell’anima, della coscienza e dello spirito sono preliminari definizioni dell’oggetto della psicologia. La filosofia è, quindi, la preistoria della psicologia.

La psicologia ha un lungo passato ma soltanto una breve storia. Il lungo passato è nella storia della filosofia. Però, perché dobbiamo studiarlo? Perché la riflessione sul passato della propria disciplina fornisce alcuni elementi importanti che aiutano ad essere più consapevoli, su due livelli: il primo è una sorta di maggiore consapevolezza critica: la psicologia, come oggi la conosciamo e pratichiamo, è il risultato di una serie di eventi, e anche ambito di diversi punti di vista. Non è vero che ciò che noi professiamo oggi come verità sia l’ultima, deve esserci una sorta di apertura critica nei confronti della stessa disciplina; inoltre ci mette al riparo dal rischio di proporre come straordinarie e innovative cose scoperte già in passato: se conosciamo ciò che è stato detto in passato non rischiamo di ricaderci.

Il primo modulo del corso di filosofia

Il primo modulo del corso di filosofia si occupa di indagare le cornici filosofiche generali entro le quali si sono sviluppate le teorie scientifiche riguardo la vita mentale dell’essere umano. Tali cornici sono rimaste costanti e rende interessante indagarle nel corso della storia. Dai presocratici al '900.

I problemi principali

  • La natura della mente: la mente è un termine che è nato nel nostro linguaggio ad un certo punto nella storia, prima si parlava di anima, spirito, e coscienza e il nostro compito è cercare di capire cosa si intende per anima e mente, e come nelle diverse concezioni si analizza e si riflette il funzionamento della mente.

Sono supposizioni che possono sembrare astratte, ma da queste posizioni derivano delle conseguenze filosofiche molto precise e importanti che permettono di riflettere su come noi concepiamo il mondo.

Il pensiero greco arcaico e i filosofi presocratici

Come si pensava la mente nel pensiero arcaico, quindi precedentemente la filosofia greca? Si preferiva chiamarla con altri nomi, come anima o spirito. Scegliamo di indagare il testo di Omero, interessandoci a lui come autore di una serie di testi emblematici nel modo di pensare, poiché indefinito. Il suo testo più antico è l'Iliade. Il termine più antico con il psyché, quale è stata indicata la mente, cioè indica, non la sede di emozioni e pensieri, ma forza vitale (testo da leggere su moodle). Gli uomini e le donne dell'Iliade non hanno una propria volontà, quando gli individui agiscono lo fanno perché c’è una forza dietro che li spinge. Quindi non esiste la mente o la volontà, allora perché gli eroi agiscono in un modo o nell'altro? Ad esempio, quando Agamennone sottrae Briseide ad Achille, nel diciannovesimo canto Agamennone si giustifica, dicendo di essere stato costretto dagli Dei, che gli offuscarono la mente, "che potevo fare quando è un Dio che decide tutto questo?".

È forse un modo ingenuo e ridicolo per interpretare i comportamenti umani? Alle origini della nostra civiltà troviamo un modo di intendere la mente completamente diverso dal nostro attuale. Noi, infatti, diamo per scontato che esista un ambito interiore che presiede al pensiero e all'emozioni, quest'idea però ha un’origine storica. Ad un certo punto della nostra storia compare un modo diverso di interpretare il mondo e le persone: nasce così la filosofia. Essa nasce in una zona precisa, intorno al mar Mediterraneo, la Grecia, Asia minore e colonie greche dell'Italia meridionale. Nasce come tentativo di spiegare il mondo, tentativo di fornire spiegazione sul perché le cose accadono, riportandole ad una idea comune. In particolare, la filosofia che si sviluppa in quei luoghi viene definita "presocratica". Grazie ai frammenti pervenuti a noi di alcune opere andate perdute appartenenti ad alcuni filosofi presocratici, è pervenuta la memoria delle loro idee.

De Anima

Il più importante tra di loro è Aristotele, che raccoglie nel De Anima le questioni principali per definire l'anima. Aristotele è preciso: la ricerca dell'anima richiede che insieme all'esame delle difficoltà che si devono risolvere, sia importante raccogliere le opinioni dei predecessori, sia per accogliere ciò che dicono sia per evitare i loro stessi errori. Qual è il tema di anima? Come si passa dalla forza vitale all'idea di qualcosa che invece è più vicino a ciò che intendiamo noi per anima?

Il concetto di anima serve a spiegare la differenza tra gli enti animati e gli enti inanimati. La concezione di anima è nel concetto di animato, mentre nel concetto di inanimato c’è la negazione di anima. La vera differenza tra i due esseri è il movimento spontaneo: il gatto si muove da sé, mentre il sasso riceve il movimento solo dall'esterno. Il concetto di anima viene introdotto, quindi, per spiegare il movimento e la sensazione. L'essere animato si distingue per queste due differenze dall'essere inanimato. I presocratici cercano di differenziare gli enti per spiegare il mondo. Quindi, gli esseri animati si muovono perché sentono il mondo, provano sensazioni: l'anima diventa ciò che è alla base per gli esseri animati per possedere sensazioni e movimento.

L'anima è la causa del movimento! I filosofi ammettono che ciò che è in movimento può dare movimento, perciò l'anima è un essere in movimento, che dà movimento ad un corpo che non può muoversi. Altri filosofi, invece, si sono concentrati sul fatto che l'essere animato percepisce gli enti, perché effettivamente l'essere animato si muove all'interno del mondo seguendo le proprie emozioni e sensazioni. Secondo i filosofi presocratici, il mondo viene ricondotto all'unità di alcuni principi fondamentali che lo costituiscono, per alcuni sarà l'acqua, per altri il fuoco, altri ancora una molteplicità di elementi. Essi tendevano a ritenere che tutto il mondo potesse essere ricondotto ad uno o più principi fondamentali: dato che l’anima percepisce il mondo, essa deve essere fatta della stessa materia. Quindi l'anima è identica ai principi.

La filosofia antica

Platone (427-347 a.C)

È l'autore da cui noi ricaviamo la maggior parte delle informazioni di Socrate, suo maestro. Del suo lavoro, a noi interessa la sua concezione di anima. L'anima è la causa e l'origine del movimento dei corpi. Anche per Platone vale questo concetto, nel Fedro spiega la distinzione tra corpi animati e inanimati. Il primo riceve il movimento dall'interno, il secondo dall'esterno. Da questo punto, però, Platone, muove oltre, cioè si dissocia dai presocratici: se l'anima è principio del movimento, necessariamente l'anima deve essere ingenerata e immortale, quindi, non avere né inizio né fine.

"Se ciò che muove sé stesso non è altro che l'anima, necessariamente l'anima deve essere ingenerata e immortale". Necessariamente non può non essere così: se l'anima è principio del movimento non può ricevere movimento da qualcos'altro, altrimenti quest'ultimo sarebbe il principio, contraddizione. Per lo stesso ragionamento possiamo dire che è immortale. Quindi l'anima è eterna.

Platone usa un mito per spiegare cosa lui intenda per anima. Definire quale sia la natura dell'anima sarebbe molto complicato, proviamo ad usare un’immagine, più facile da capire e più breve: nel Fedro propone il mito della biga alata: l'auriga deve tenere a bada due cavalli, bianco e nero. Il primo è buono e trascina il carro verso l'alto, il secondo è cattivo e trascina il carro verso il basso. Il compito dell'auriga è tenere a bada il cavallo nero cosicché si possa salire in alto.

Secondo Platone l'anima è composta da tre parti:

  • Auriga: parte razionale, che si colloca nella testa, rappresenta la consapevolezza e la riflessione. Quindi la riflessione consapevole che spinge l'essere umano verso il suo destino;
  • Cavallo bianco: l'anima irascibile, si trova nel cuore, la parte delle passioni nobili, il coraggio, passione che può, se ben guidata dalla ragione, portare verso l'alto;
  • Cavallo nero: l'anima concupiscibile, l'anima che comprende i desideri carnali, l'anima che trascina l'intero carro alato verso il basso, costringendola dentro il corpo. La fame, la sete, l'appetito sessuale, sono desideri che non sono mai completamente soddisfatti, ci costringono a stare dentro il mondo dei corpi che non ha la stessa dignità del mondo in alto, al quale dobbiamo aspirare.

L'anima infatti deve avere questo movimento verso l'alto, perché nel mondo in alto, la sede delle idee, c’è la bellezza del sapere, la sede del bene. Il mondo per Platone si divide in due livelli:

  • Il mondo dei corpi: in cui siamo costretti a vivere durante la vita mortale;
  • Il mondo delle idee: il mondo del bello e del giusto, il mondo divino, il mondo ideale di cui i corpi sono delle copie mal riuscite. È a questo mondo che l'anima deve portarsi, perché è fatta della stessa materia.

Dato che l'anima cerca di ricongiungersi con le idee, si nutre di tutto ciò che lo spinge in alto, il sapere ad esempio. L'anima conduce verso l'alto e si eleva verso il mondo delle idee. Nel dipinto di Raffaello, Platone indica il cielo.

Nel pensiero di Platone ci sono due livelli ontologici, una sorta di dualismo. Ciò che è brutto è in basso, mentre la verità, il bene e tutto ciò che è bello e giusto si trova in alto. L'anima per tutta la vita è intrappolata, ma tenderà ad arrivare all'IPERURANIO, il mondo celeste delle idee. Esso è straordinario e meraviglioso e non si può toccare, ma può essere contemplato solo dall'intelletto, cioè la parte più nobile dell'anima.

Perché le idee sono il modello vero dei corpi? Pensiamo ad esempio alla geometria, una scienza che si occupa dei corpi che troviamo intorno a noi. Noi cerchiamo sempre di portare la realtà ad una struttura di fondo, è l'idea platonica. Noi indaghiamo a partire dal mondo che ci circonda andando al di là dell'oggetto, per capire la sua struttura. Questa concezione spiega uno dei modi in cui ci eleviamo è la conoscenza. Noi riconosciamo le copie delle idee che abbiamo già visto, perché l'anima è eterna, e quindi vive una serie di incarnazioni. Per Platone è importante il tempo che l'anima trascorre nel mondo delle idee tra una vita e un’altra. L'anima passa un tempo nella contemplazione delle idee, e nel momento in cui torna in un corpo l'anima dimentica, ma non completamente, ciò che ha visto. Quindi quando anima riconoscerà l'idea, si solleverà verso il mondo delle idee.

L'altro 'ascensore' è l'amore, l'idea che l'amore è la bellezza. Nell'al di là l'anima segue un Dio, e a seconda del Dio che segue nella contemplazione delle idee avrà un modello di bellezza che ritroverà nel mondo, nel corpo amato che risveglierà il senso del bello, elevandolo. L'amore non è inteso come passione carnale, la quale spingerebbe l'uomo verso il basso, l'amore platonico, come qualcosa di più nobile, anche se Platone sapeva l'importanza di un rapporto d'amore con la sua complessità (sesso). L'anima alla morte, si trova nel mondo delle contemplazioni per il tempo necessario, a seconda di come si è elevato nella sua vita terrena. Nessuno punisce l'anima, quindi non è vero che l'anima viene punita entra nel corpo di un tiranno, poiché significa che tale anima si è occupata per tutta la precedente vita di questioni solo terrene; ad esempio, l'anima che si occupa del bello, l'anima del filosofo, necessariamente passerà più tempo nel mondo della contemplazione, perché è più leggera rispetto ad un’anima che si occupa solo delle cose terrene.

La trattazione dell'anima la troviamo nel Fedone, dialogo ambientato durante la morte di Socrate, che ha già bevuto la cicuta. Il piacere e il dolore fisici inchiodano l’anima al corpo, la rendono corredea. Se un individuo prova un dolore molto forte difficilmente riesce a filosofare. L'anima assume le stesse opinioni del corpo che abita, quindi quando il corpo muore, se l'anima è contaminata essa ricade subito n un altro corpo. L'anima inchiodata al corpo ha poco di divino. L'anima del filosofo per tutta la vita non ha fatto altro che esercitarsi ad allontanarsi dal corpo, e quindi il filosofo non vede l'ora di morire, di modo da liberarsi dalla schiavitù del corpo. Non significa di abbandonare il corpo prima del tempo, perché gli dèi lo mettono a fare il suo compito e quindi lui deve svolgere il suo tempo. Quindi il filosofo si impegna a contemplare le idee anche nella vita mortale, quindi l’anima del filosofo rimane nell'iperuranio per molto tempo, ma non potrà rinunciare alla reincarnazione. Qual è il motivo? Perché il filosofo deve insegnare agli altri, per mostrare agli altri come uscire dal mondo terreno, dal mondo dei corpi, mostrando loro la verità delle cose e contemplare poi la verità.

Aristotele (385-323 a.C)

Aristotele parte dalla considerazione del legame stretto tra anima e corpo, parte da un’osservazione precisa. Nel De Anima afferma che, prendendo in considerazione gli affetti e le emozioni dell’anima e considerandole come reali, osserviamo che il legame con il corpo è stretto, perché quando si prova un’emozione forte, essa si esprime attraverso la manifestazione fisica corporea (ad esempio, la paura aumenta il battito cardiaco). Se consideriamo le affezioni dell’anima, anche nelle loro manifestazioni corporee, notiamo manifestazioni diverse: possono dare il dialettico (filosofo platonico) o il fisico (filosofo materialista). (Che fa riferimento all’ambito corporeo atomisti). Platone è interessato agli aspetti corporei maggiormente rispetto ad Aristotele. Nel dipinto di Raffello (la scuola di Atene) abbiamo Platone che punta il dito verso l’alto, verso il mondo delle idee, mentre Aristotele punta il dito in avanti, ovvero verso la realtà delle cose: avranno opinioni diverse su cosa sia la collera.

Cos’è la collera? Un dialettico affermerebbe che sia il desiderio di molestare a propria volta, farebbe riferimento cioè alle intenzioni, ad una forma più astratta legata al senso di quella emozione, all’interno del comportamento dell’individuo. Il fisico la descriverebbe in termini materiali, ebollizione del sangue intorno al cuore. Il fisico indica la materia, il dialettico indica la forma.

Forma e materia

Forma e materia sono importanti per il discorso di Aristotele, la forma è l’essenza. L’essenza di una cosa è la sua forma, e ciò che fa di quella cosa quella cosa lì specifica; la materia è il materiale di cui è costituita quella cosa. La casa: ha una forma legata alla sua funzione, il riparo che difende dalle intemperie, ma è fatta di una materia; materiale, che sono pietra, mattoni o legno. La collera, forma: desiderio di nuocere a qualcuno a propria volta; materia: ebollizione del sangue intorno al cuore.

La forma di una casa è data dai materiali in ordine, non messi a caso. La forma, quindi, è l’essenza di ciò che fa di una cosa ciò che quella cosa è. La forma può essere la funzione, essa definisce l’essenza di qualcosa.

Aristotele introduce il termine sostanza, dal latino substanza, qualcosa che sta sotto, che sorregge. La sostanza sorregge proprietà che possono esserci o meno, senza che cambi l’essenziale di qualcosa: la sostanza di una sedia è l’essenza che fa di quella sedia ciò che è, la forma, e questa sostanza è ciò su cui appoggiano una serie di proprietà che sono accidentali, che possono esserci o meno. La sedia può essere di legno o di ferro, possono essere diverse le dimensioni, ma rimarrà sempre sedia. Se io riconosco la sostanza in questo senso, io riconosco essa come la forma, ma la sostanza alle volte è anche la materia, perché senza di essa quella cosa non potrebbe esserci, quindi sostanza potrebbe essere l’insieme di materia e forma. Ha 3 definizioni: Il concetto di materia e forma è stato chiamato ilomorfismo dai termini greci (ilè e morfè).

Anima: è una sostanza nel senso di forma, nel senso che è la forma, l’atto di un corpo naturale che ha la vita in potenza (i materiali accatastati, per essere una cosa c’è bisogno del concetto di casa). La materia è potenza, la forma è l'atto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rori21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Steila Daniela.
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