Storia della comunicazione visiva
Lezione introduttiva
Metodologia di Giuseppe Ciribini: tabelle esigenziali (prestazioni, bisogni per arrivare a un prodotto con caratteristiche particolari).
Design: progetto, proiettare: lanciare in avanti: immaginare, prevedere, progettare un futuro. È un'attività che contiene in sé l’idea di futuro.
Definizione di Maldonado 1961, design: attività che permette di coordinare i fattori (funzionali, simbolici, culturali e di produzione tecnico-economici, costruttivi, sistemici) del processo costruttivo della forma del prodotto. Definizione adottata dall’Icsid (International Council of Societies of Industrial Design), oggi WDO. Oggi riguarda anche i servizi, strategie, sistemi legati alla sostenibilità ambientale. Relazione tra uomo e artificiale.
Cancellato e Celli: design è ascoltare la società, sfidare punti di vista consolidati.
Comunicazione visiva: per Albe Steiner riguarda la pubblicità, gli avvisi, i cartelli, gli imballaggi, gli inserti quotidiani, TV, cinema… collega tutta la comunicazione del prodotto al prodotto stesso. Sono tutti strumenti al servizio di un potere economico. Comunicazione legata alla civiltà (def. politica strettamente legata al periodo storico del dopoguerra). Per Bruno Munari, "Design e Comunicazione Visiva" (1968), la comunicazione visiva è tutto ciò che vediamo (anche un’architettura, la corporate image di un’azienda), può essere causale (nuvola) o intenzionale (messaggi di fumo).
Storia del design
Impresa interdisciplinare, incontro tra esse. Castelnuovo: fare storia del design vuol dire fare tante storie (grafica, arte, architettura, economia…). "Per una storia del design", 1989. Mai scritta in modo definitivo (Pasca).
Lezione 3
Il momento in cui c’è il dibattito sul tema delle arti decorative, nella metà dell’800 fino a inizio '900, correlazioni intuitive tra arte decorative e quello che sarà il design. Esposizione universale 1851, Crystal Palace. Passaggio che coincide con la seconda rivoluzione industriale, ci si pone il problema di capire quale fosse lo stato dell’arte per quanto riguarda l’industria, le merci e anche il disegno delle merci. Questa esposizione fa emergere dubbi proprio legati alla qualità del disegno, e progetto delle merci, inglesi ma non solo. Problema sta nell’incapacità di conciliare il saper fare le cose (la tecnologia) con un disegno appropriato: risultato abbondanza di decorazione, anni in cui sia in architettura che nelle arti applicate era ancora forte la tendenza allo storicismo (stile del 1820-1890) tendenza in Inghilterra a non avere uno stile definito ma attingere a un repertorio molto vasto, rifacendosi a determinati stili passati.
In questa abbondanza ci si interroga su quale dovesse essere quindi la forma più appropriata per gli oggetti (autocritica su determinati e invece attenzione d’interesse su altri, soprattutto quelli americani: oggetti tecnici, funzionali e oggetti l’aratro, pistole.. oggetti che gli inglesi trovavano particolarmente ben fatti anche per quanto riguarda la riproducibilità oltre che alla funzionalità stessa).
In Inghilterra, si creano due risposte a questo problema:
- Riformatori: Risposta degli ideatori stessi dell’esposizione del '51, pubblicazione di una rivista “Journal of Design” in cui venivano pubblicati ad es. campioni di tappezzeria per indicarne i modelli migliori. Rivista pioniera di questi aspetti di design. Un esponente ne era Henry Cole, un funzionario statale che nel 1851 diede una mano a costruire l’esposizione. Attento ai temi della rinnovazione, dell’industria e sposò la causa di dare maggiore qualità alla progettazione. Pubblica sei numeri della rivista tra il 1849 e il 1852, ed è lui che sta dietro alle attività delle scuole di design che in Inghilterra si iniziano a formare dal 1837. C’è volontà di cambiamento. Altri personaggi del momento: Gottfried Semper, Owen Jones (colore). Questi riformatori vengono anche considerati positivisti, che con molto senso pratico inquadrano la scienza e la tecnica come mezzo per il cambiamento. Henry Cole disegna dei prodotti (con uno pseudonimo) stilisticamente minimal, parla di Art Manufactures, anticipando tutta una serie di temi anche della Bauhaus. Nelle scuole si inizia a studiare L’art Botany, idea che attraverso lo studio della natura si potesse risalire a un disegno tecnico da usare poi anche per questioni progettuali (es. tavola di Dresser di un servizio da the in cui cerca di capire attraverso lo studio della geometria quali possano essere le conformazioni più ottimali e funzionali per una teiera. Principi di design decorativo, 1873). Nuova proposta per una visione rivoluzionaria delle cose, stile geometrico che sembra fuori contesto rispetto a quegli anni. Dresser è molto interessato anche alla questione dell’oriente, subisce le influenze Giapponesi (Japanisme, tendenza artistica) sintomo di globalizzazione.
- Filone che porta alla nascita delle Arts and Crafts: Risposta più emotiva al tema. Per contrastare la spinta di industrializzazione che da un punto di vista “umano” aveva molte sfaccettature ombrose, come lo sfruttamento descritto da Dickens, un paese che si sta espandendo sempre di più (verso ad es. la globalizzazione) ma che sta perdendo a mano a mano tutta la qualità. Gli esponenti di questo filone vivono sulla propria pelle questo disagio, e trovano risposta nella filosofia di guardare al passato come modello per cercare di sistemare il presente, forte l’ispirazione gotica, del medioevo. John Ruskin, architetto Pagin, uno dei primi a riproporre l’arte gotica come adatta per una società da riformare, forte l’influenza cattolica. Ruskin diventa il divulgatore di questa visione, ne scrive libri e fonda la prima corporazione (guild of saint george) sorta di laboratorio artigianale, che sarà poi il prototipo di tutte le altre guild. Corporazioni, comunità, in cui gli artigiani si riuniscono in cooperative. Il pensiero di John Ruskin influenza anche William Morris, considerato il padre del movimento delle Arts and Crafts. L’idea di artigianalità in contrapposizione all’industriale. Morris è amico degli artisti preraffaelliti (movimento artistico che si rivolge a un medioevo pre-corruzione, quello da cui è giusto attingere) soprattutto di Rossetti. I temi di questo movimento sono: il ritorno al medioevo, la passione per l’arte, per le cose fatte bene, per la gioia del lavoro. Ruskin si opponeva alla filosofia di Smith (economia), per loro il lavoro fatto bene è quello fatto in un contesto contrario a quello delle industrie e anzi fatto con un approccio corporativistico. Morris nel 1871 fonda una vera e propria impresa con i preraffaelliti e inizia con questo spirito di corporazione artigianale a produrre oggetti, mobili, vetrate, fino alla tappezzeria e tessuti. Red House 1859, la casa in cui andrà a vivere che fa costruire dall’architetto P. Webb, con mattoni rossi nella facciata esterna, a mo' delle abitazioni dei vescovi inglesi. Una casa che si rifà al passato anche nella volumetria esterna, completamente differente dallo stile vittoriano, negli interni usa largamente tappezzerie con motivi ornamentali e citazioni all’architettura gotica (pinnacoli, archi acuti…). Neo-gotico + altro. Il gruppo di lavoro per la costruzione della casa è di ispirazione alla formazione di questa piccola azienda formata nel 1861, in Oxford Street: Morris and Company. Negozio con vetrine dietro al quale era collocato il laboratorio di produzione, per cui l’idea che la produzione venga fatta non in ambienti sporchi, alienanti ma confortevoli che godono della gioia del fare, senza l’utilizzo di macchine non davvero necessarie (poi introdotte). Il fatto di fare a mano le cose comporta l’uso di materiali più nobili e più tempo di lavorazione e di conseguenza costi più alti, produzione inadeguata per cambiare ed educare il gusto delle persone a questo nuovo modo di fare le cose, perché inaccessibile ai più. Progetto con iniziative democratiche quindi fallimentare perché ovviamente elitario. Nobile il versante ideologico di questa proposta. Morris divide la produzione di arredamento in due filoni:
- Mobili da tutti i giorni (dovevano costare poco, accessibili a tutti, ed essere utilizzati quotidianamente).
- Mobili speciali, pezzi unici (costosi, dipinti a mano dai pittori preraffaelliti con storie medievali e religiose, pezzi da mettere nel salotto buono, pochi ma esclusivi).
Nell’editoria contribuisce aprendo una casa editrice e si mette a stampare libri con pagine decorate riccamente su ispirazione dei libri medievali nei caratteri e nei disegni, per portare la qualità anche nel mondo della grafica arricchendo il libro anche attraverso carte raffinate, rendendo il libro molto costoso.
A Londra, nel 1875, nello stesso periodo viene aperto un negozio “Liberty” (cognome del proprietario) da cui il nome darà i natali allo stile italiano floreale chiamato dai francesi “art nouveau” dalla fine dell’800 e i primi del 900. Questo negozio importa merci dall’oriente, vende prodotti delle corporazioni e diffonde quindi questo nuovo gusto floreale. L’arts and Crafts quindi si incrocia con i gusti dell’art nouveau che nasce nello stesso periodo in tutto il mondo i cui legami sono visibili anche nella sezione di Liberty della gioielleria, in cui si iniziano a produrre spille che hanno tutte le caratteristiche dell’art nouveau: la linea fluida, organica…
Nel 1875 viene rifondata l’attività di Morris come Morris and Co, gli enti sono abbastanza maturi che dal 1880 in poi in Inghilterra, soprattutto a Londra, i laboratori artigianali, le corporazioni diventano una cosa comune. Le più famose: Century Guild (1882) e la Guild and School of Handicraft (1888).
Il 1888 è l’anno in cui ci si interroga sulla location dei laboratori, fino a questo momento sparsi per la città, li si voleva rendere ancora più aperti al pubblico per rendere ancora più visibile il lavoro svolto. Nasce così l’Arts and Crafts Exhibition Society: una galleria in Regent Street a Londra in cui vengono fatti riviste periodiche in cui le guild si presentano (manifesto in cui l’artista stringe la mano all’artigiano l’idea di-designer- -l’operaio-: questo filone delle arts and crafts in opposizione a Cole, portano avanti l’idea di unire l’aspetto ideativo e creativo con quello del fare. È attuale oggi questa concezione).
Un grafico dell’epoca: Charles Ricketts, che illustra i romanzi di Oscar Wilde, con influssi dell’arte giapponese. Audrey Beardsley è un altro illustratore, linee stilizzate. La linea diventa fondamentale nella grafica, es. Will Bradley (loie fuller) uso della linea evocativa e forte. Japonisme: tendenza molto importante, forte impatto in tutti i paesi. Godwin: architetto inglese che realizza mobili definiti anglo-giapponesi, che mescolavano le due culture. Tendenze giapponesi visibili nella forte geometria, non voluminosa, tagliente, e uso del legno (funzionale all’igiene). La decorazione viene eliminata anche per una questione funzionale, acchiappava la polvere.
Art Nouveau
Già intorno alla fine dell’800 in Inghilterra ci sono tutti i presupposti per poter parlare di questo stile. Victor Horta (es. hotel di casa Tassel con interno: armonia di fondo di tutti gli elementi, disegno sulla balaustra, capitelli, mosaico…) architetto belga considerato il padre del movimento dell’art nouveau.
Sul finire dell’800 si diffonde tra architetti, progettisti, disegnatori, artisti, questo gusto per il floreale. In Belgio il tema di fondo organico prevale, con decorazioni a 360 gradi ben orchestrate, organizzate, non pesanti. Gli interni del periodo vengono chiamate opere d’arte totali (tutte le discipline, le arti, confluiscono in un soggetto che si costituisce e diventa opera, es Red House di Morris). Horta introduce in maniera molto evidente il nuovo tipo di linea anche detta à coup de fouet per restituire l’andatura di una frusta in movimento. La curva ci permette più espressività rispetto alla spigolosa geometrica, più movimento, più soggettività e attività in opposizione all’alienazione delle macchine fredde e amorfe.
Van de Velde, belga, “rivale” di Horta, artista con forte interesse per Morris e Ruskin, quindi legante tra l’ambiente inglese delle Arts and Crafts e i nuovi movimenti dell’art nouveau in Belgio pochi anni dopo. Da pittore diventa disegnatore di mobili, architetto. Nei primi del '900 contribuirà in Germania a una nuova corrente. “La linea è una forza”. Si muove tra Belgio, Francia e Germania dove viene invitato per progetti, es. manifesto per un’azienda di un genere alimentare Tropon, 1898: uso della linea geometrica e ancora legata al floreale, disegna oggetti (sedie), vestiti… Nel 1902 viene chiamato a Weimar, dove nel '19 verrà fondata la Bauhaus, e apre la sua prima scuola di arti applicate che poi dopo la guerra riaprirà come Bauhaus. Atelier di Van de Velde, laboratorio in cui produce i suoi mobili.
Mostra della secessione, Monaco, 1898: gusto presentato anche in Germania che dialoga con quello che stavano già facendo i tedeschi, poco in ritardo rispetto agli altri sul tema., qui VdV presenta la scrivania a forma di boomerang. Tutto quello che viene fatto in quel periodo prende le caratteristiche del colpo di frusta.
In Spagna, Gaudi, Barcellona, molto simile a VdV (sedia ad intaglio per casa Calvet), in Spagna questo periodo viene chiamato Modernismo, quello che coincide con il Liberty italiano e l’art nouveau francese/belga, e Gaudi ne rappresenta l’esponente d’architettura ed edilizia principale, con opere d’arte totali con uno stile molto personale.
In Francia, tutti gli artisti più importanti che hanno contribuito al momento sono presenti nell’esposizione universale di Parigi del 1900 - contesto già attraversato dall’idea di modernità (auto, fotografia, cinema elettromagnetismo) - noto il tapis-roulant per visitare la mostra stando fermi. Anche la Francia risente delle influenze del giapponismo (Manet, ritratto di Zola). Aprono molti negozi-gallerie come quello di Liberty a Londra, Samuel Bing (mercante d’arte) apre una galleria chiamata “L’art Nouveau Bing” e vende mobili allestiti come ad un museo di questa nuova arte, anche pezzi di Morris, e lampade Tiffany (vetri con fattezze organiche). Un ponte tra culture diverse. Il socio di Bing apre un altro negozio la maison moderne (Il liberty prima di chiamarsi così si chiamava Modern Style) che diventa una galleria di diffusione fondamentale di questo stile caratterizzato dalla linea organica e motivi naturalistici. Anche lui espone all’esposizione del 1900, è l’autore più sensibile, produce molti mobili d’arredamento e si occupa della ricerca, esegue anche l’ingresso della porta della metropolitana inventandosi sculture ancora oggi usate riproducendo nel ferro le stesse forme e figure sinuose di Horta.
Tra i centri “minori” di Parigi, legati allo sviluppo industriale, si ricorda la scuola di Nancy 1901, Gallé, maggior esponente della scuola, espone a Parigi ma lavora lì, socialista, grande innovatore nel settore del vetro, ossessionato dal tema della natura. Passa la vita a fare ricerca, per trasmettere le caratteristiche della natura negli oggetti. Si cita anche Majorelle, sviluppo di mobili nati per essere esclusivi e non democratici.
L’affichisme
Nascita del manifesto legato al periodo Liberty, la litografia tradizionale diventa cromografia, pubblicità artistica portata avanti dai pittori, come Chéret, e di qui a poco si emancipa anche questo settore con la nascita della figura del grafico. Amico di Toulouse-Lautrec, che pur essendo un artista, contribuisce enormemente allo sviluppo del manifesto, anche nel modo dei tagli delle scene, dei colori etc. Fino a che questi protagonisti degli anni '20 come Mucha, unico addetto alla comunicazione con i manifesti per Sarah Bernhardt 1898, pubblicità varie per qualsiasi tipo di merce. Sempre più forte il legame tra aziende e artisti, questo viene definito anche lo stile Mucha dall’esposizione del 1900.
In Italia
È a Torino, con l’esposizione universale del 1902, a diffondersi ampiamente questa corrente dell’art nouveau che qui si delinea come Liberty. Adolf Hohenstein, Metlicovitz, Dudovich, Cappiello (formato in Francia) – figure iconiche cambia il modo di intendere il manifesto – interessanti grafici dell’area di Milano che lavorano intorno all’editoria “Officine grafiche ricordi” con stamperia. I manifesti sono relativi al teatro, cinema e merci.
In Germania il liberty prende il nome dello Jugendstil – dalla rivista “Jugend” e cioè giovane, uno stile nuovo, moderno. 1896, un po' di ritardo. Si diffondono diverse riviste in quel periodo (anche in Inghilterra: The studio) per intenditori d’arte e caratterizzate da illustrazioni di gusto liberty. Altra rivista “Pan”, illustrazione di Behrens, a Monaco in quegli anni si crea un circolo di artisti sensibili alla nuova corrente, figura maschile e femminile che si intrecciano, linee curve.. manifesto dello jugendstil. Behrens da artista grafico diventerà un designer. August Endell, architetto (atelier Elvira colpo di frusta, portoni decorati, elementi vegetali) – designer tedeschi sono più asciutti e scarni di decorazioni rispetto ad altri paesi.
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