Estratto del documento

Storia della comunicazione scritta

Xhelili Sabiona

Storia della comunicazione scritta | Prof. Infelise (2013)

La scrittura come fenomeno storico

La scrittura, essendo un’invenzione umana e quindi non esistente in natura, viene messa in contrapposizione con il metodo basico della comunicazione umana, ovvero la parola nella forma di comunicazione orale.

La scrittura è stata ‘inventata’ attorno al 3000 a.C. (sono state create diverse forme di scrittura in luoghi e tempi diversi. Nel 3000 a.C. in Mesopotamia ci sono le prime forme di scrittura alfabetica – Fenicio -, e per questo viene presa come indice di riferimento), mentre l’alfabetizzazione generalizzata è piuttosto giovane (circa 100 anni).

La scrittura ha avuto un’enorme influenza sull’organizzazione societaria delle diverse culture umane.

Attorno al 2700 a.C. si diffuse in Europa uno stesso modo di scrittura, declinato tuttavia a diversi supporti (legno, pietra, carta, cera; fino alla moderna digitalizzazione).

La scrittura può essere affrontata da molteplici punti di vista (antropologia, storia, neurologia, la quale si occupa delle differenze di ragionamento tra popolazioni che hanno stadi di oralità diversa).

Di tutte le invenzioni la scrittura è stata quella che più ha avuto influenza sulla società umana, ristrutturandone la forma mentis. Il funzionamento delle società anche solo parzialmente alfabetizzate è molto diverso da quello delle società ad oralità primaria (con questo termine, nel saggio di Ong, si intendono le società che non sono mai venute a contatto in nessun modo con scrittura). Poiché tutto il pensiero astratto è derivato dalla scrittura, i ragionamenti matematici, geometrici, o anche filosofici, che sono legati all’astrazione del pensiero, sono derivati dall’interiorizzazione della scrittura nella società.

Commento [D1]: Nel Fedro di Platone la scrittura viene descritta da Socrate come qualcosa di denaturalizzante e di estraneo all’essere umano, e messa quindi in contrapposizione alla parola molto più naturale. Tuttavia Platone non avrebbe potuto esprimere un simile concetto se non avesse interiorizzato la scrittura. Paradossale è inoltre il fatto che usi proprio la scrittura per questa sua apologia dell’oralità.

La scrittura, in noi, è un sistema astratto interiorizzato fin dall’infanzia, e che per di più è stato caratterizzato dallo stesso sistema riproduttivo negli ultimi 500 anni (stampa), fino all’era della digitalizzazione informatica.

Essa ha la capacità di registrare, tramite pochissimi segni, qualsivoglia suono.

Commento [D2]: Dialogo sui massimi sistemi (1632) – Galileo Galilei. Che invenzione straordinaria fu quella di quel tale che trovò il modo di comunicare nello spazio e nel tempo qualsivoglia pensiero. Parlare con quelli che stanno nelle Indie ma anche con chi deve ancora nascere. E tutto questo avviene con vari accozzamenti di questi venti caratteruzzi.

Il vantaggio fondamentale di un sistema fonetico rispetto ad uno ideogrammatico sta nella facilità di apprendimento: se ad ogni carattere corrisponde un suono ne risulta che tutte le lingue possono essere trascritte con lo stesso alfabeto.

Luis Jorgès – Finzioni (La Biblioteca di Babele). Attraverso quest’arte (la letteratura) tu puoi contemplare la variazione di 23 lettere.

Evoluzione dei sistemi di trascrizione

Fenicio (non sono presenti le vocali) Greco (comparsa delle vocali)

Storicamente ci sono (o sono stati) diversi metodi grafologici per la rappresentazione di una lingua.

Le scritture ideografiche sono però state concepite in tempi e luoghi differenti, mentre la scrittura fonetica ha avuto una sola origine.

Forme di scrittura e supporti

Le prime forme di scrittura non erano fonetiche, ed era la destinazione sociale di un testo a comportare l’uso di un determinato supporto (così come in parte avviene anche oggi).

I più antichi metodi di scrittura in area mediterranea sono la scrittura cuneiforme (su argilla) e i geroglifici (pietra).

Attorno al 1000 a.C. si ebbe, col Fenicio, la prima forma di scrittura fonetica, le cui lettere erano derivazione dei pittogrammi nella maggior parte dei casi; essa inoltre non prevedeva l’uso delle vocali, come avviene oggi per l’arabo e per l’ebraico.

Si passa dalla rappresentazione della faccia del bue per indicare l’animale (Bue=Aleph), alla lettera fenicia Aleph (considerata consonante), fino alla lettera A dell’alfabeto greco e latino.

Fu solo durante l’VIII sec. a.C. si sviluppò in area greca il primo alfabeto completo, contenente anche le vocali.

Commento [D3]: Vengono chiamati alfabeti solo i metodi di scrittura fonetici.

Evoluzione dei supporti di scrittura

Mondo romano: nei dipinti murali pompeiani si vedono uomini e donne intenti alla lettura di rotoli di papiro (gli uomini per erudizione. Le donne invece più che altro per svago o per motivi religiosi).  Ritratto di Menandro (Pompei) nell’affresco il poeta legge un rotolo di papiro in una posizione “moderna”, seduto su una poltrona.

Nel mondo antico le biblioteche erano luoghi dediti allo studio, alla conservazione e soprattutto alla riproduzione dei testi su supporti papiracei. Era il papiro infatti il principale supporto dell’era classica. Ma presentava dei problemi: la sua estrema deperibilità portava alla necessità di riscrivere sempre le opere. Quando si tratta di supporto papiraceo si parla di VOLUMEN, costituiti da strisce di papiro incollate tra di loro e arrotolate attorno a due bastoni, per la lunghezza di 9/10 metri.

Medioevo: Tra il I° e il II° sec. d.C. avviene una rivoluzione dei supporti con l’introduzione della pergamena. Essa caratterizza tutto il medioevo, e trasforma il volumen in CODEX, modificandone anche la forma e il metodo di lettura (invece dell’operazione di srotolamento si sfogliano delle pagine, rendendo la lettura meno faticosa).

Commento [D4]: Secondo il ‘mito’ la pergamena ebbe i suoi natali in Asia, a Pergamo, a causa dell’aumento del prezzo del papiro.

L’uso del papiro continua per un certo periodo contemporaneamente a quello della pergamena, ma al primo viene affidato il sapere classico, e quindi tradizionale, mentre alla seconda la cultura cristiana.

La pergamena era molto congeniale all’uso che si faceva nell’antichità della scrittura: si conservava solo ciò che meritava di esserlo, e quindi un supporto molto più durevole (ma anche più costoso) era più adatto ad un’operazione di conservazione selettiva.

A causa di questa selettività e della lunga durata del processo di copia dei testi tra il V° e il VI° secolo, quando si copiarono sul nuovo supporto i testi classici, molte opere antiche furono perdute, poiché non ritenute ‘degne’ di essere trascritte.

Il codex, con la legatura (la copertina odierna) inventa la forma del libro contemporaneo. Il testo poteva essere semplice o miniato, riprodotto su due colonne oppure su una sola. Nei manoscritti c’erano inoltre delle peculiarità: molto spesso le parole sono attaccate e ci sono una moltitudine di abbreviazioni che ci rendono ostica la comprensione del testo, e che derivano da una lettura d’abitudine.

Commento [D5]: È questo un residuo di oralità, poiché noi parlando non separiamo le parole, ma in effetti pronunciamo ‘tutto attaccato’.

1000-1800: all’epoca i libri erano pochi e l’alfabetizzazione una questione di nicchia (basti pensare che nel 1861 in Italia solo il 10/15 % della popolazione sapeva leggere e scrivere), e quindi lettura e scrittura erano patrimonio di pochissimi. Durante l’alto medioevo nemmeno gli aristocratici sapevano leggere, ed essa era un’abilità esclusivamente ecclesiastica. Un’altra ‘stranezza’ è che all’epoca si insegna a leggere e a scrivere in tempi diversi. Prima veniva la lettura, più utile, e poi dopo, se se ne aveva la necessità, si imparava a scrivere. Molti dotti medievali possedevano appena una manciata di libri.

Commento [D6]: Basti pensare alle raffigurazioni pittoriche dei santi in studio, come San Girolamo, o anche quelle di Petrarca.

Si faceva poco affidamento ai testi scritti, peraltro poco disponibili, e molto invece sulla memoria, che veniva sviluppata e ‘insegnata’.

Con lo sviluppo del commercio i mercanti si trovarono ‘costretti’ a imparare a leggere e a scrivere per poter intrattenere una corrispondenza commerciale, a volte con luoghi molto distanti.

Commento [D7]: Francesco Datini, mercante di Prato, ha lasciato 150.000 lettere commerciali che spaziano dalla Siria a Londra, più quelle destinate ai familiari.

A partire dal 1200, grazie al forte sviluppo commerciale e ai conseguenti scambi mercantili, cominciò a diffondersi in Europa la carta, un materiale molto più economico della pergamena creato in Cina e già da qualche secolo diffuso presso i popoli Arabi, che la importarono nel vecchio continente tramite la Spagna già nell’VIII° secolo.

Essa veniva inizialmente prodotta tramite la macerazione di stracci, peraltro non facilmente reperibili, e solo successivamente tramite quella della polpa di legno. Venne utilizzata fin da subito dai mercanti, cui serviva un supporto poco costoso ma non fragile quanto il papiro.

Commento [D8]: Nel 1461 due tipografi tedeschi stamparono 250 copie delle Epistole di Cicerone, ma non riuscirono a smaltirle nemmeno andando a Roma. Nel 1469 Giovanni Spina si trasferì a Venezia, dove il mercato poteva far fiorire l’attività tipografica, visto che da Venezia i libri potevano partire verso altre destinazioni.

Senza l’invenzione della carta quella della stampa non sarebbe stata possibile. I primi tipografi però, non molto stranamente, non ebbero nemmeno un soldo dal loro lavoro, e lo stesso Gutenberg fallì. La stampa produceva più di quello che il mercato poteva consumare, e poiché i libri stampati non possedevano qualità estetiche come i manoscritti miniati, essi non erano tenuti in gran pregio. I tipografi si spostarono presto in Italia, dove la richiesta era più forte, ma nemmeno lì ebbero molto successo.

Commento [D9]: Per il principio secondo il quale ogni nuovo prodotto tenta di copiare quello che già esiste, e solo successivamente si sviluppa come qualcosa con caratteristiche proprie peculiari.

La stampa, come tutte le grandi invenzioni, cambiò radicalmente le abitudini culturali, ma perché agisse sulla società ci volle il tempo di interiorizzarla.

I primi libri stampati erano indistinguibili dai codex medievali; pian piano però le miniature cominciarono a scomparire e i formati si ridussero fino al raggiungimento del ‘tascabile’, che portò alla lettura fuori dagli studi e dalle biblioteche e alla perdita della sacralità del libro.

Commento [D10]: All’inizio del ‘500 Aldo Manuzio a Venezia cominciò a stampare in formato tascabile (formato VIII°).

Si posero in questo modo le basi sociali e culturali per la nascita del romanzo.

Con la diffusione del libro ci si pose il problema del come conservare tanti volumi: servo

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 14
Storia della comunicazione scritta - Appunti Pag. 1 Storia della comunicazione scritta - Appunti Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della comunicazione scritta - Appunti Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia della comunicazione scritta - Appunti Pag. 11
1 su 14
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nallasxh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della comunicazione scritta e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Infelise Mario.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community