Storia del pensiero politico contemporaneo
13/09/18
Libro: “La politica e gli stati”, solo autori fatti in aula + “La politica come professione” di Weber. Esonero interamente su Weber, quindi secondo libro, poi un altro esame sulla parte istituzionale dell’altro libro. Entrambe le prove saranno fatte in forma scritta, che consiste in 6 domande da 4 righe.
Caratteristiche fondamentali degli autori classici
Autori classici che presentano 3 caratteristiche fondamentali:
- Sono grandi interpreti del proprio tempo. Il filosofo inglese Thomas Hobbes, che attraverso sue opere è stato uno dei principali interpreti e lettori della rivoluzione inglese della metà del 600 che stava vivendo e dove non c’è più un’autorità e tutti sparano contro tutti, proprio come sta succedendo adesso in Siria. Un altro filosofo, Locke, che nel 1690 scrive l’opera “Due trattati sul governo”, la quale è riflessione su ciò che ha sotto gli occhi, ovvero la rivoluzione del 1688 che ha portato in Inghilterra i principali del costituzionalismo. Autore classico è colui che sa interpretare il proprio tempo.
- Sono autori che trascendono il proprio tempo e fissano categorie che continuano a valere oltre l’orizzonte della loro epoca storica. I greci del pensiero politico durante il V secolo a.C., il libro “Le storie” di Erodoto, si raccontano le guerre persiane e in cui c’è il dialogo triplico in cui tre principi persiani si chiedono, dopo la morte di Serse, la migliore forma di governo che si può dare alla Persia; uno di questi, Otane, sostiene il governo democratico, Megamizzo, che sostiene l’oligarchia o l’aristocrazia, e infine Dario la monarchia. Questi hanno dato il via a una teoria delle forme di governo. Un altro esempio: Weber, autore che scrive tra la fine dell’800 e inizio 900, elabora una categoria del capo carismatico e nella sua opera è trovato questo argomento dove stila il profilo di grandi politici carismatici del suo tempo che poi si rispecchiano nei capi carismatici dei tempi successivi.
- Sono autori che vengono letti e reinterpretati ad ogni successiva generazione, spesso in maniera drastica diversa. Gli interpreti di generazione e generazione cambiano la loro interpretazione perché i classici si possono rileggere in chiave diversa man mano che cambiano i tempi. Rousseau è stato considerato come uno dei padri che parla in termini diversi di politica, è considerato padre della democrazia. “Le origini della democrazia totalitaria” sostiene che le radici dei totalitarismi vanno ritrovate in Rousseau perché in lui c’è il germe del totalitarismo, quindi da padre della democrazia diventa padre del totalitarismo.
Montesquieu, “Lo spirito delle leggi”.
Tema della separazione dei poteri. Là dove i poteri si concentrano nelle mani di un soggetto, persona o istituzione, lì c’è il rischio del dispotismo. Bobbio sosteneva che Weber è stato l’ultimo dei pensatori classici.
Tutti gli autori che studiamo hanno ragionato sulla politica avendo come punto di riferimento essenziale della politica lo stato, lo stato sovrano con il parlamento, un capo del governo etc. Da 30 anni a questa parte, nell’età della globalizzazione, lo stato sta cessando di essere sempre di più un attore fondamentale della politica stessa. La dimensione statale nazionale della politica è tramontata, le decisioni politiche che vengono prese non sono più gli stati a prenderle ma sono o organismi sovrastatali, NATO, ONU, o le grandi reti della finanza e della economia mondiale. La politica è subordinata all’economia oggi.
Esempio di come il potere decisionale dello stato è cambiato in 100 anni: nel 1929 c’è stata una grande crisi mondiale che parte dall’America e si estende in tutto il mondo, questa ha portato a rivoluzione come il New Deal in America, lo stato interviene nel meccanismo dell’economia mentre oggi in questi ultimi anni ci siamo confrontati con una cosa simile alla crisi del 29, la crisi attuale ha molti tratti in comune con quella del 29 però gli stati oggi non hanno nessun potere nei meccanismi economici.
Madison è uno degli autori del “Federalista” dopo la rivoluzione americana e teorizza la forma federale dello stato con i suoi vari problemi ed è uno dei più acuti lavori politici di livello mondiale.
Questi autori ci faranno riflettere su due grandi strutturali processi:
- Avvento e sviluppo del capitalismo moderno.
- Massificazione della vita politica e sociale.
Montesquieu
Vissuto dal 1689-1755; prima della rivoluzione francese, la sua opera è “L’esprit des loix”, su cui lavora 20 anni e che viene stampata nel 1748. Francia interamente sotto il giogo dell’assolutismo, monarchia assoluta, tra Luigi XIV e Luigi XV, la sua opera è una polemica contro l’assolutismo, egli guarda con favore e come ad un modello all’UK dopo la gloriosa rivoluzione del 1688-89, origine allo stato costituzionale e parlamentare inglese.
L’assolutismo è il potere solutus ab, ossia sciolto da ogni tipo di controllo, despota non sottoposto alla legge, mentre il governo costituzionale britannico è un governo i cui i poteri sono divisi e sottoposti alle leggi, anche il monarca si sottopone alle leggi del regno. Montesquieu è un pensatore reazionario, critica l’assolutismo dal punto di vista della grande aristocrazia, guarda al passato come rimedio contro il presente, che è l’assolutismo, è un esponente della reazione aristocratico-nobiliare dell’assolutismo, prima che l’assolutismo dilagasse i monarchi sono primi fra pari, ora i primi e basta, gli altri sono pareggiati in una condizione di sudditi.
Paladino di una reazione aristocratico-nobiliare all’assolutismo, con la teoria della separazione dei poteri fissa uno dei punti cardinali della politica dei secoli successivi, c’è dappertutto ed egli ne è il primo grande teorico. È esponente del potere giudiziario.
Lo spirito delle leggi
Temi centrali:
- Definizione di spirito delle leggi, concezione relativistica della politica, ogni popolo che ha certe credenze e sistemi economici ha leggi diverse che regolano la sua vita collettiva. Teoria del clima, quelli che abitano in luoghi caldi non hanno voglia di fare niente e sono dominati da un tiranno, mentre dove fa freddo sono più democratici.
- Teoria delle forme di governo.
- Teoria della separazione dei poteri: i poteri non devono essere concentrati, ma divisi tra organi, soggetti e persone differenti. Se i poteri non vengono separati si corre il rischio di cadere nel dispotismo.
I tre temi sono legati da una riflessione sulla decadenza della monarchia francese, sui rischi dispotici cui la Francia sembra sempre più esposta, sui possibili rimedi a questi rischi in vista di una difesa della libertà.
La definizione di “spirito delle leggi”
Non si interroga su quale sia la migliore forma di governo o la costituzione ideale. È anche distante dal modello giusnaturalistico. Con il metodo sperimentale e comparativo, raccogliendo una grande documentazione, si interroga sulle forme specifiche che la politica e la società assumono in differenti contesti storici, sociali, geografici, culturali.
Le leggi, con il loro spirito, danno espressione a queste differenti condizioni e condizionamenti e improntano di sé le istituzioni politiche e sociali. Esse rispondono a principi generali, ma sono di volta in volta peculiari e relative a differenti situazioni. Non sono migliori o peggiori ma più o meno adatte alla realtà e al contesto di cui sono espressione.
La teoria delle forme di governo
- La teoria classica delle forme di governo: Erodoto, Platone, Aristotele, Polibio, fino al Novecento.
- Numero di governanti.
- Bene comune.
- Migliore forma di governo.
- Si ha la monarchia contro la tirannide, l’aristocrazia contro l’oligarchia, la politia contro la democrazia.
- Si ha un governo misto.
- Il Principe e Discorsi sulla prima deca di Tito Livio.
- Il caso di Machiavelli: si hanno le repubbliche contro i principati; si guarda alla grandezza di Roma.
La teoria di Montesquieu fissa due criteri di classificazione:
- Natura: è la specifica struttura della forma di governo.
- Principio: è l’insieme delle passioni che la muovono.
Individua tre diverse forme di governo: dispotismo, monarchia, repubblica.
Dispotismo: è il governo di uno solo non sottoposto alla legge e a controlli. Concentrato e arbitrario. Il principio è la paura, si adatta a stati di grandi dimensioni ed è tipico del mondo orientale.
Monarchia: è il governo di uno solo sottoposto alla legge e a controlli. Corpi intermedi e divisione dei poteri. Il principio è l’onore, si adatta a stati di medie dimensioni ed è tipico del mondo occidentale.
Repubblica: è il governo dei più capaci e può essere democratica, popolo decide, o aristocratica, pochi. I principi sono virtù, democrazia e moderazione; si adatta a stati di piccole dimensioni.
La teoria della separazione e dell’equilibrio dei poteri
I precedenti: la teoria della separazione e dell’equilibrio dei poteri ha illustri precedenti: 1) la repubblica romana, 2) la Magna Carta, 3) Machiavelli, 4) Locke. Diventerà vero e proprio virtuosismo con i federalisti americani e poi un dato stabile nelle costituzioni moderne e contemporanee. A questa idea si contrappone la teoria Hobbes e Rousseau.
È centrale in Montesquieu, che guarda in questo caso al modello dell’Inghilterra della “gloriosa rivoluzione” e al contromodello dell’assolutismo continentale e francese. Il principio generale è che il potere tenda a concentrarsi e a sfuggire a ogni controllo. Non può essere contenuto con frasi e formule. Se non si contrappone potere a potere attraverso meccanismi e dispositivi di controllo e bilanciamento si precipita nel dispotismo e nel potere arbitrario. Il che mette a rischio la libertà. Montesquieu la interpreta guardando al passato, ma così facendo fissa un problema tipicamente moderno.
I tre grandi poteri dello stato sono: esecutivo, legislativo, giudiziario.
Il potere esecutivo è il potere specifico del governo, è attribuito al sovrano, al re, legittimato dinasticamente. Ha significativi margini di autonomia, ma agisce nei limiti della legge. Si contrappone ed è bilanciato dal potere legislativo.
Il potere legislativo è il potere di fare le leggi. Montesquieu lo attribuisce a un parlamento bicamerale, in parte limitatamente elettivo e in parte ereditario. Ha l’essenziale potere di bilancio e controlla l’esecutivo. Il punto di equilibrio è la Camera dei Lords.
Il potere giudiziario è il potere di amministrare la giustizia. Montesquieu lo affida a una magistratura dotata di forte indipendenza, che agisce però su casi singoli. È il deposito delle leggi e il presidio della libertà.
I tre poteri non sono rigidamente separati, ma interagiscono e si controbilanciano in modo sistematico. La separazione dei poteri non è soltanto un fatto di ingegneria istituzionale, ma ha radici nel pluralismo sociale.
Oltre alle idee di Montesquieu è presente il governo di Gabinetto; dove il potere neutrale lo ha il re che regna ma non governa, il potere esecutivo lo ha il premier, il potere legislativo è diviso tra la Camera dei comuni e dei Lords, ed infine il potere giudiziario lo detiene il sistema giudiziario.
27 settembre 2018
Montesquieu suddivide i tre poteri e attribuisce al sovrano, sul trono per diritto di nascita, il potere esecutivo, e al parlamento, in parte elettivo, quello legislativo.
1748 scrive “L’esprit des loix”, e questo rapporto tra parlamento e sovrano è già stato sostituito nei fatti. Montesquieu non vede che alla sua epoca non c’è più un sovrano che governa e un parlamento, ma si è creato già un governo di gabinetto, il re non governa più: “regna ma non governa”, l’esecutivo vero e proprio è affidato da un re a un primo ministro, premier, che deve ottenere la fiducia del parlamento. Il re ha un potere neutrale.
L’esecutivo è nelle mani di un premier che gode della fiducia del partito di maggioranza in parlamento. Ciò vuol dire che il capo del potere esecutivo è al tempo stesso il capo del partito che ha la maggioranza nel parlamento, che ha potere legislativo. E questo è ciò che accade in tutti i sistemi parlamentari, oggi in Germania, Francia, Italia, ecc. è così: la separazione dei poteri non è più così netta.
Il sistema politico che ha incarnato e incarna oggi una vera rigida separazione dei poteri è il sistema presidenziale americano, dove il Presidente, capo dell’esecutivo, ha un potere davvero indipendente e contrapposto a quello del parlamento. Hanno sfere di azione completamente indipendenti l’una dall’altra. In USA il parlamento non ha alcuno strumento per sfiduciare il presidente. In Inghilterra se il premier non ha la fiducia del parlamento se ne deve andare, in USA non è così, Clinton ha avuto un parlamento a maggioranza opposta e ha portato a termine il suo mandato. Sono molto più forti e capaci di decidere i sistemi parlamentari che funzionano.
Il federalista
1788 anno di pubblicazione del Federalista, 40 anni dopo Lo spirito delle leggi di Montesquieu, 1748. Prima della rivoluzione francese.
Gli autori sono tre: Alexander Hamilton (1755-1804), James Madison (1751-1836 e 4° presidente USA) e John Jay (1754-1829). Hamilton è un tipico pensatore realista, è un conservatore, Madison è più progressista, più aperto, anche se con un atteggiamento un po’ sprezzante verso la democrazia.
Tema del libro
- Raccolta di articoli pubblicati in cui gli autori cercano di giustificare e sostenere la nuova costituzione che gli USA stanno per approvare. Sono articoli di propaganda scritti per sostenere la causa della nuova costituzione, redatta nella convenzione di Philadelphia.
- È il testo che cerca di spiegare il significato della costituzione illustrandone tutti gli elementi fondamentali. Sono ottantacinque articoli di una decina di pagine l’uno. Hanno una portata teorica molto rilevante e significativa al punto che ha ispirato molto profondamente tutta la tradizione successiva del pensiero federalista, tanto che le riflessioni di Ventotene, sull’Europa, si ispirano a questo. Questo testo ha ispirato a fondo la tradizione del pensiero liberale.
- Un’opera straordinaria, in cui, in particolare Hamilton e Madison, si immaginano una cosa che non esiste da nessuna parte, immaginano gli USA come sono oggi, prima ancora della rivoluzione francese.
Cenni storici della rivoluzione americana
La data iniziale della storia USA è il 1776, 13 anni prima della rivoluzione francese, è in quegli anni che gli americani, coloni dell’impero britannico, entrano in collisione con la madre patria e a un certo punto nel 1776 dichiarano la propria indipendenza, fanno una secessione, proclamando la propria indipendenza, perché come tutti i paesi a dominio esterno vengono sfruttati, soprattutto con le tasse, senza essere rappresentati in parlamento, pur essendo inglesi a tutti gli effetti.
Loro sarebbero anche disposti a pagare le tasse richieste da Londra, ma in cambio vogliono essere rappresentati nelle istituzioni nella Madre Patria. I britannici non riconoscono niente, Tea Party, atti di sabotaggio. Inizia una vera e propria guerra tra il neonato stato americano e la Gran Bretagna. È anche una guerra civile, perché ci sono americani che vogliono rimanere con la GB.
Tale guerra dura dal 1776 al 1783 e si conclude con la pace di Parigi con la quale la GB riconosce l’indipendenza dell’America. Durante la guerra gli americani si danno una prima costituzione, decidendo un testo che definisca i rapporti tra le tredici colonie, ora tredici stati, che diventa ufficiale nel 1781. Tale costituzione si chiama “Articoli di confederazione” e introduce negli USA una struttura politica che si può etichettare come confederale.
È proprio tale struttura che pochi anni dopo, nel 1787, alla convenzione di Philadelphia, viene drasticamente riscritta dando luogo a quella seconda e ultima costituzione degli USA che tutt’ora, con qualche emendamento importante, continua ad essere in vigore. E quella costituzione è di tipo federale, non più confederale, e per illustrare tale nuova costituzione Hamilton, Madison e Jay scrivono questa raccolta di articoli.
Temi fondamentali
- Lunga e articolata riflessione contro la guerra, sono ossessionati dal problema della guerra e si chiedono come possa essere superata, e si rispondono con la federazione.
- Secondo tema è come si può neutralizzare, sconfiggere, il dispotismo. Come creare un sistema politico liberale, libero, senza dispotismo.
Secondo questi autori guerra e dispotismo sono reciprocamente legate l’una all’altra, uno stato continuamente in guerra tende a diventare dispotico, perché serve che l’esecutivo si muova velocemente, non si devono fare discussioni, si deve agire. Dove ci sono regimi dispotici è più facile che scoppino guerre.
Al tempo stesso, guerra e dispotismo sono i due tipici mali che affliggono l’Europa, vista come un continente in cui c’è la guerra continuamente, ci si fa la guerra continuamente e ci sono regimi dispotici. Inizia da qui la visione di un’Europa continuamente bellicosa, e vogliono contrapporsi ad essa, mantenendosi il più lontano possibile, per non venire risucchiati dalla sua tendenza.
Contro il dispotismo: la separazione dei poteri
Come si può neutralizzare e sconfiggere il dispotismo, senza concentraz
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