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Appunti del corso storia del giornalismo e della comunicazione

Prof. Gabriele Paolini

La televisione

La televisione è un derivato della radio nel senso che sviluppa un principio base delle onde di trasmissione; possiamo dire che la televisione rispetto alla radio parte con circa 20-25 anni di ritardo. Abbiamo i primi esperimenti di radio tra il 1900 e il 1910, e la TV a fine anni '20-'30 con i primi esperimenti. Lo stesso ritardo di circa 20 anni vale per le trasmissioni che sono iniziate nel 1936 in Gran Bretagna con un'emittente, la BBC, che nasce per la radio e si sviluppa per la TV. Era un programma di informazione di 1 ora, 1 ora e mezzo, limitato alla città di Londra a causa di problemi di trasmissione. Gli USA, che sono sempre all'avanguardia, seguono di pochi anni e nel 1939 c'è la prima trasmissione televisiva quando si usano le telecamere per rispondere al discorso di Roosevelt.

Per tutti gli anni '40 non ha molto sviluppo, ma bisogna attendere la fine della seconda guerra mondiale e l'inizio degli anni '50 per parlare di utilizzo della TV in USA, con un pubblico radiotelevisivo. Qui si suppone il discorso della radio che vale a maggior ragione per la TV, ovvero che abbiamo due modelli:

  • Americano: Di natura privata con grandi major e investitori che decidono di scommettere su questo nuovo ritrovo, fanno anche informazione oltre che da TV commerciale. Il modello americano nasce come TV commerciale. In America le frequenze sono limitate per un aspetto tecnico e quindi non c'è diffusione esponenziale per la radio.
  • Europeo: Per esclusione è di natura pubblica e non solo perché c'è monopolio pubblico, una sola rete o più reti della stessa proprietà che è pubblica; la TV è orientata al servizio pubblico. Non solo per il fatto che si finanzia con il canone, ma c'è un discorso diverso per l'uso del mezzo rispetto agli USA, si vuole dare un contenuto tendenzialmente pedagogico.

In Italia, la data ufficiale di inizio delle trasmissioni, in maniera sistematica, è il 3 gennaio 1954. La Rai (Radioaudizioni Italiane) esisteva già nel 1945, mantiene il nome radio, anche se in realtà la TV è il suo focus principale. I programmi trasmessi dalla Rai degli anni '50 sono cerimonie, inaugurazioni, momenti di fiere, sviluppo economico (anni di ripresa e poi del boom economico), e quindi la ricostruzione diventa oggetto delle telecronache televisive. Non c'è una regolamentazione precisa per legge, l'aspetto televisivo rientrava genericamente nelle competenze del Ministero delle poste e telecomunicazioni, essendo un ufficio del governo stesso era soggetto all'influenza governativa, come direttori e giornalisti risentono di questa impostazione.

L'opposizione comunista e socialista degli anni '60 non è rappresentata nella Rai del tempo. Le trasmissioni hanno un'impostazione per il clima dell'epoca dominato dalla DC e società moralista, con una linea moralistica; le Tribune elettorali all'inizio non esistono alla Rai, questi nasceranno nei primi anni '60. Prima di questo momento si faceva la telecronaca politica, ma non c'era confronto politico. Difficilmente il successo sarebbe stato conquistato se si dava spazio solo alla maggioranza.

La radiotelevisione è qualcosa di eccezionale, con immagini che arrivano nelle case e sono ancora limitate. Nel 1954, dopo la nascita della TV, ci sono circa 80.000 abbonati alla TV. L'apparecchio ha un costo molto alto e un canone che se lo possono permettere solo gli esercizi pubblici come i bar, circoli in cui si fa conoscenza di questo nuovo strumento.

  • Uso della TV per trasmettere canzoni con il cantante che si vede. La prima edizione televisiva del festival di Sanremo è dal 1954 trasmesso via TV (nel 1951 nasce Sanremo).
  • I giochi a premi: nel 1955 arriva la più antica trasmissione "Lascia o raddoppia" di Mike Buongiorno (italo-americano).

La televisione diventa rapidamente un grande rito collettivo nei primi anni '60, quando a fronte dell'aumento del tenore di vita degli italiani (aumentano gli stipendi) e si comprano molti televisori. Dagli 80.000 abbonati del 1954 si passa ai 4 milioni e 300 mila del 1963, che sono una cifra enorme. Questi sono gli apparecchi e non gli spettatori; prima assumeva un ruolo importante come rito collettivo in famiglia ed esercizi pubblici. La televisione sulla base del palinsesto si organizza e sistematizza nel corso della settimana. Nel 1954 iniziano le trasmissioni regolari e si trasmetteva solo poche ore al giorno. Anche negli anni '60-'70 non si trasmette 24 h su 24, ma in alcune fasce orarie e poi ci sarà la trasmissione completa solo negli ultimi 35-40 anni.

Alla fine degli anni '60 la programmazione era questa: c'era una fascia oraria dedicata ai ragazzi e bambini che andava dalle 17:30 alle 19:00 (fascia per ragazzi) e poi una per gli adulti dopo il telegiornale delle 20:00, dalle 20:45 fino alle 23:30. La mattina iniziavano tardi, quasi dopo il TG delle 12:30. Abbiamo un solo canale dal 1954 al 1961. Dal 1961 avremmo il secondo canale. Rai 3 arriverà a metà degli anni '70. I due canali della Rai non confliggevano, cercando di offrire una copertura senza danneggiarsi. La serata era il momento più partecipato e vissuto, in cui si dedicavano maggiori fondi per creare spettacoli e intrattenimenti.

La settimana era divisa così: lunedì si proiettava un film (i cinema non risentono molto fino ad ora), martedì programma di canzoni (Canzonissima), giovedì il quiz "Lascia e raddoppia", sabato varietà televisivo con spettacolo con ballerine, artista, ospite straniero, attore. La televisione non è fondamentale perché orienta i gusti del pubblico, ma in quanto arriva in Italia in un momento di grandissima trasformazione.

Gli storici hanno detto che si è più trasformata l'Italia dagli anni '40 agli anni '60, più dei secoli precedenti, a livello di società ed economia. È un paese fondamentalmente agricolo a fine anni '40, perché la maggior parte della popolazione abitava in campagna (le industrie c'erano e nel Nord era elevato ma la maggioranza della popolazione viveva in campagna). Negli anni '50-'60 si abbandonano le campagne in quanto le industrie ulteriormente sviluppate attirano popolazione e svuotano le campagne. E spesso sono migrazioni interne consistenti (come migrazioni dal Mezzogiorno vero le grandi città del Nord); la TV fa anche la cronaca di questi avvenimenti, racconta il costume e di come cambia le abitudini, e gli anziani imparano l'italiano che parlavano solo il dialetto. Questo contribuisce all'unificazione del paese, unificazione dei gusti e delle tendenze e delle mode che è fatta anche dalla pubblicità televisiva.

L'aspetto interessante è che all'inizio c'è una vera diffidenza da parte degli operatori della cultura e delle gerarchie tradizionali verso la TV, poi la TV viene sdoganata e incentivata. Ad esempio, la chiesa cattolica che non la vedeva in modo favorevole, poi capì l'importanza del mezzo e la utilizzò per trasmettere in diretta la messa la domenica mattina, ma utilizzò anche come strumento di mobilitazione delle coscienze.

La pubblicità all'inizio non esisteva, nei primi 4-5 anni era limitata. Questo perché la struttura era piccola e il canone faceva carico di tutti i bisogni degli apparati Rai. Ingrandendosi l'apparato della Rai, il canone non basta e quindi si ricorre alla pubblicità. La BBC fa pagare il canone ma ha poca pubblicità. In Italia dal 1961 nella TV compare più pubblicità, perché arriva come direttore generale della Rai Ettore Bernabei che è vicino ad uno dei notabili della DC Fanfani; Bernabei aveva diretto alcuni giornali DC e cattolici toscani, arriva alla Rai e starà fino al 1975. Da metà degli anni '70 arriveranno le TV commerciali anche in Italia. Con Bernabei abbiamo una crescita enorme della TV pubblica, egli ha una visione in grande ed utilizza in maniera forte la pubblicità.

La Rai utilizza il sistema del Carosello, che è la pubblicità di una marca di qualunque tipo ma viene inserito in una piccola storia di 6-10 minuti da attori che recitano, alla fine viene rivelato il prodotto (Gassman, Vianello). Creava una storia comica che alla fine si concludeva con l'esibizione del prodotto come pasta, dentifricio ma era subordinata allo sketch e quindi questo ci fa capire la differenza con oggi. Nonostante fosse un momento, queste pubblicità costavano e solo pochi grandi marchi potevano permetterselo. La pubblicità si vede che funziona molto, allora si vede che drena dalla stampa alla TV. Il merito fu anche di questa trovata di fare annunci di 30 secondi-1 minuto, ma inserirle in una storia. Si aspettava questo carosello nelle famiglie. Da un lato la pubblicità era confinata in un angolo ma era enfatizzata dall'attesa.

Egli punta anche a realizzare sceneggiati, le grandi produzioni sceneggiate con adattamenti di classici della letteratura come "I promessi sposi" (anni '60 proiettata), che si prestavano per la realizzazione interna con ambientazione borghese ("Il Mulino del Po'" romanzo degli anni '40 che parla della storia di una famiglia della Pianura Padana attraverso le varie generazioni visti con lo specchio di questa famiglia che lavora in questo mulino lungo il Po, questo romanzo a puntate ottenne grande successo). È diverso dalla fiction, in quanto sceneggiavano i grandi attori del cinema. Il colore ancora non c'è nella TV, ma arriverà nel 1977 la TV a colori. Il cinema oltre al grande schermo può offrire la bellezza dei colori Technicolor, e resiste fino a fine anni '70-'80' la concorrenza della TV.

A fine anni '60 la stampa sente il colpo da questa concorrenza. La diretta TV di un evento sembra conferire il massimo dell'obiettività, ma sono aspetti che non vengono colti (come la manipolazione) e a maggior ragione da un pubblico che legge sempre meno volentieri. Quindi questi anni '60 sono la stagione d'oro della TV, in quanto ha primato indiscusso dal punto di vista commerciale e fonte di finanziamento che pare inesauribile, (Celentano e Mina amatissimi e conosciuti tramite la TV), mezzo presente in quasi tutte le case come 10 milioni a fine anni '60 e unito al fatto che la TV ha una duplice entrata: carosello e canone, vengono spesi per fare varietà all'avanguardia al punto tale da essere studiati dall'estero. Questo problema non fu regolamentato, infatti i giornali denunciavano la concorrenza sleale sotto il punto di vista delle forme di finanziamento.

Cambiamenti negli anni '70

Rimane immutato fino a metà degli anni '70 tutto questo: segnano una svolta per la televisione per due ordini di motivi:

  • Il primo elemento è fortemente collegato al quadro politico. Abbiamo detto della stagione degli anni '70 col terrorismo, a seguito della contestazione e fenomeni anche criminali, stragisti di alcuni settori dei servizi segreti, estrema destra, c'è un periodo che vede un progressivo avvicinamento del PC all'area di governo per rispondere a questi problemi del paese (illusione), un PC in trasformazione in quanto c'è Berlinguer e non più Togliatti. Dopo il 1968, primavera di Praga, con repressione di creare un socialismo dal , prende le distanze dall'URSS e la condanna. Tutto questo unito ad una situazione di crisi economica degli anni '70, arresto alla crescita economica lo citiamo alla TV perché si riflette sulla gestione. Fino ad allora era stato un monopolio dei partiti di governo, dal 1974-75 viene gestita con il coinvolgimento dell'opposizione (che possa diventare un PCI che si esaurisce nel 1976-78). Aldo Moro e Berlinguer e il compromesso DC e PCI. Il partito socialista era al governo dal 1963, con gli anni '70 ne beneficia il PC in quanto viene varata una legge che disciplina alcuni aspetti importanti del servizio radiotelevisivo. La riforma del 1975 stabilisce che il controllo e la vigilanza sulla Rai spetti ad una Commissione vigilanza, sottratta alla sfera all'azione di stampo governativo e viene delegata al Parlamento, quindi non è più il governo di turno che si pronuncia sulle nomine dei vertici della Rai. Questo meccanismo è inalterato anche oggi. La Commissione di vigilanza rispecchia le forze politiche presenti e quindi non si può ignorare i comunisti e includere anche loro in questa azione di controllo e condizionamento.
  • La commissione si dice che segua una logica spartitoria, x numero spetta a te, a te y persone. Si assumeva con il bilancino, alla DC tot giornalisti, socialisti tot, e socialisti meno. Rai 3 nasce in quanto negli anni '70 erano nate le Regioni, e vi erano state le prime elezioni regionali in quanto andavano create delle televisioni radicate nel territorio con sedi Rai nelle varie regioni che trattavano argomenti più locali a vocazione territoriale. Si crea anche perché così si trova il modo di accontentare il partito comunista in quanto dopo il 1975 fino alla crisi della 1 repubblica 1993-1992, la logica era che Rai 1 era di ambito e orientamento democristiano, Rai 2 era dedicata ai partiti socialisti e laici (repubblicani, liberali), Rai 3 in ambito comunista. La televisione era tarata in tutti i canali nel medesimo modo. La logica del parlamentino della Rai. Le redazioni erano composte di conseguenza con questo schema partitico. Si tenderà a perpetuare un regime di assunzioni tarato sul sistema politico. Questo è la prima trasformazione che segnerà l'Italia fino a fine anni '90.

La nascita delle TV private

  • L'altro grande aspetto di innovazione è la nascita delle prime TV private. La prima nasce a Biella nel 1971, di lì a poco saranno tantissime quelle che nascono nel Nord (Piemonte e Lombardia). Queste TV private hanno due caratteristiche: sono ricevibili in un territorio ristretto di qualche provincia, e sono TV private orientate sul commerciale anche se rispetto a quelle americane hanno più commerciale il nome che la sostanza. C'è dietro una finanziaria, un imprenditore ma hanno capitali di partenza molto bassi. Gli investimenti fatti a lungo tempo sono piccoli e quindi tanti di numero ma poco influenti su un bacino più ampio. C'è il problema anche della ricezione in quegli anni. Questa proliferazione delle TV private fu ostacolata da parte della Rai, che nonostante avesse un raggio d'azione limitato temeva la concorrenza di queste TV. Si tentò di dimostrare che queste TV erano prive di autorizzazione, in quanto mancava la legge quadro di riferimento del 1975.
  • Ci sarà un pronunciamento della Corte Costituzionale, nel 1976 stabilisce 2 cose: la prima è che il monopolio della Rai sui telegiornali in diretta e sulle trasmissioni estese a tutto il territorio nazionale, quindi la Rai è legittimata ma a livello locale c'è la libertà d'antenna in quanto tutti possono trasmettere, anche se le frequenze sono limitate (senza satellitare o cavo ancora). Quindi la sentenza conferma la situazione di fatto, la Rai come monopolio a livello nazionale ma si legittimano le TV nate a livello locale. Le TV fino a fine anni '70 cercavano di fare il verso alla Rai, con un'infinità di mezzi in meno, la tendenza era questa, forse c'era più varietà, divertimento, evasione e spettacolo ma il modello rimaneva quello bene o male.

Silvio Berlusconi

Chi innova fortemente a livello di contenuti e chi investirà capitali massicci è Silvio Berlusconi, imprenditore dell'edilizia (Milano 2, Milano 3). Lui a partire dal 1976 investe buona parte dei guadagni nel settore delle televisioni, tutto parte da una TV privata, TeleMilano, che nasce nel 1976. Berlusconi ha capito alla fine degli anni '70 che la società italiana è cambiata e cambierà ancora di più in quanto anticipa quella stagione di riflusso dalla politica militante (degli anni '70). Gli anni '80 segneranno il rovesciamento di questa idea con il ritorno alla dimensione privata in cui la politica non investe tutti gli ambiti di vita. Si consuma più TV e inoltre c'è un fortissimo mercato potenziale in Italia (domanda) di TV commerciale sul modello americano che non significa tante TV che non hanno risorse per innovarsi, ma una TV commerciale che fa servizio pubblico (TG anche se non possono farli per la sentenza della corte) e dicendo che la Rai sta diventando antiquata rispetto alla società italiana.

Nel 1979 la Rai è la solita di quelli di 15-20 anni prima. Berlusconi capisce che c'è più tempo per il consumo con fasce orarie più lunghe e appetito di cose nuove. La sua intuizione è l'acquisto in esclusiva di serie televisive che vengono dall'America come i diritti di Dallas, Dynasty su un formato americano e acquista il format di tante telenovelas brasiliane e sudamericane che costano poco ma hanno una grande audience. Questi sono una serie di prodotti che la Rai non ha, in quanto è ancorata al servizio pubblico come missione e pensa che sia spazzatura i telefilm.

TeleMilano e le altre TV di Berlusconi, e Italia 1 e Rete 4 saranno acquistate successivamente. Italia 1 fino al 1982 è di Rusconi Edilio che aveva Oggi, Rete 4 è di Mondadori. Dall'1984 inizia ad affermarsi il gruppo di oggi Mediaset. Berlusconi ha quell'appendice del giornale di Montanelli. Prima ancora di acquistare Italia 1 e Rete 4, Berlusconi si erano irrobustite sfruttando una lacuna normativa della sentenza della Corte: la sentenza non si dice che potevano esistere delle TV che trasmetteressero su tutto il territorio nazionale. La sentenza del 1976 fotografava la situazione tecnica, in quanto sembrava impossibile creare una rete nazionale da un privato. In realtà, l'innovazione tecnologica è l'elemento che consente di superare questo gap. Tra fine anni '70-'80 non solo Telemilano (dal 1980 Canale 5) ma anche Italia 1 di Rusconi e Rete 4 di Mondadori usano lo stratagemma dell'interconnessione ovvero non potevano trasmettere su tutto

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giusing.94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del giornalismo e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Paolini Gabriele.
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