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Storia contemporanea lezione 1: premessa, l’eredità dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese

L’affermazione degli ideali illuministici di tolleranza e di libertà di pensiero si tradussero sul piano politico nella lotta decisa al dispotismo delle classi privilegiate a favore di una società composta da “cittadini del mondo” dove tutti erano ugualmente degni di rispetto.

Sul piano politico, l’Illuminismo vide il contributo di Montesquieu, il quale sostenne la necessità di separazione dei poteri al fine di sconfiggere qualunque forma di tirannia, era favorevole ad una monarchia costituzionale. Il nuovo movimento culturale affermatosi nel corso del secolo fu l’Illuminismo che pur avendo radici in Gran Bretagna ebbe largo seguito in Francia e da qui si diffuse in tutta Europa.

Jean Jacques Rousseau era più vicino ad un liberalismo di matrice democratica. La diffusione degli ideali dell’Illuminismo si combinò nel corso del 700 con la cosiddetta Rivoluzione Industriale → soprattutto in Gran Bretagna che conobbe una prima fase di industrializzazione già a metà del XVIII. La Borghesia fece circolare i saperi e le idee dell’illuminismo dando vita alla prime forme di “opinione pubblica”.

Tanto gli ideali illuministici di libertà ed uguaglianza, quanto il protagonismo della nascente borghesia industriale furono i tratti caratterizzanti delle due grandi Rivoluzioni che, nella seconda metà del Settecento, sconvolsero il panorama europeo e nordamericano.

La Rivoluzione americana del 1776, condotta dalle 13 colonie inglesi della costa atlantica del Nord America contro la madrepatria, non solo portò all’indipendenza delle colonie e alla nascita degli Stati Uniti d’America (1783), ma espresse, attraverso la Dichiarazione d’Indipendenza tutti i principi della filosofia illuminista.

La ribellione della borghesia francese contro Luigi XVI si manifestò il 14 luglio del 1789 alla Bastiglia, la prigione-fortezza parigina simbolo a un tempo del potere e della repressione. La Rivoluzione Francese, infatti, non solo affermò con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino → i principi di libertà e sovranità popolare quali fondamenti del potere politico ma innescò una serie di eventi.

Napoleone Bonaparte fra il 1796 e il primo decennio del XIX secolo, conquistò con il suo esercito gran parte del continente europeo, riuscendo a consolidare in Francia una dittatura personale. Nel 1802 si proclamò console a vita e due anni dopo a Parigi si incoronò come imperatore dei Francesi.

Le sue campagne militari favorirono il sorgersi di identità nazionali presso quei popoli che subirono l’invasione delle truppe francesi. Si stava formando un’idea moderna di “nazione” condivisa. La sconfitta di Napoleone nel 1815, chiuse la fase delle turbolenze dovute dalla Rivoluzione Francese, ma non riuscì a placare le speranze e le rivendicazioni della nascente borghesia Europea.

L’Europa dopo Vienna e Congresso di Vienna

Nell’Europa del 1814, Napoleone viene sconfitto. L’Europa ha attraversato un lungo periodo di guerre. Napoleone torna in Francia dando vita ad un esperimento che dura 100 giorni, a Waterloo, la grande battaglia vinta dal condottiero britannico Richards Wallis che sconfigge Napoleone. Nel 1815 l’Europa è in guerra.

Che cosa significa il termine guerra?

Significava spese per lo stato (gli eserciti dovevano essere armati), crollo demografico, stravolgimento dei confini, carestie (gli eserciti devono essere alimentati).

Le armate Napoleoniche erano le armate della rivoluzione, non erano eserciti di mercenari ma eserciti di Leva, i Francesi dopo la rivoluzione si definiscono “cittadini”. Prima erano una monarchia che trovava “il principio di legittimità” consacrato dalla tradizione e dalla religione, il re è considerato tale in quanto legittimo. La sovranità non è più nel diritto dei re ma è nella Nazione.

Quando l’Europa sconfigge Napoleone si trova a dover rimettere insieme un coccio in mille pezzi, i sovrani si possono ripristinare, ma il problema è la diffusione delle idee da parte degli eserciti, di fatto inizia per l’Italia con l’ideale della Rivoluzione Francese “la rottura dell’ancien regime che viene messo in crisi dalla rivoluzione stessa”.

La Restaurazione è un laboratorio politico con cui ci si confronta con l’eredità della stagione rivoluzionaria. L’Europa si trova in una situazione difficile, secondo Evans in questi anni di guerra 1792-1815 possiamo dire che ci sono state 5 milioni di vittime in una percentuale uguale a quella della Prima guerra mondiale.

Dopo la campagna di Russia, Napoleone viene sconfitto e non riesce ad opporsi agli alleati che conosciamo come grandi potenze (vittoria delle guerre rivoluzionarie napoleoniche, quelle che per rilevanza democratica, economica hanno sostenuto il peso della sconfitta dell’imperatore e sono: Il Regno Unito, la Prussia (potenza militare affermata come tale con Federico il Grande è uno stato con un esercito) ) Il 30 Maggio 1814 impongono una pace il primo trattato di Parigi, la Francia viene ristabilita nei confini che aveva al primo gennaio 1792, gli permetteva di mantenere il contado venassino, Avignone (cattività avignonese, la rivoluzione Francese aveva annesso Avignone alla Francia e rimane anche la Savoia che aveva tratto origine da una signoria dei Savoia), tante colonie vengono restituite alla Francia, era necessario trovare un equilibrio. Era stato deciso che in Francia si voleva che tornassero i Borbone.

Che cos’è la Restaurazione?

Si indica l’epoca di ristabilimento sul trono di Francia del ramo primogenito dei Borbone, dopo la Rivoluzione e l’impero Napoleonico. Termine con il quale si indica il ritorno della monarchia legittima in Francia, con Luigi 18°.

Luigi 18° è contento perchè non si sentiva parte della Francia rivoluzionaria, impone l’antico titolo di re di Francia, si accontenta di perseguire quelli che avevano ucciso il fratello. Rifiuta l’eredità rivoluzionaria, la ghigliottina che aveva tagliato le teste alla grande aristocrazia. Viene richiamato il re perché a lui risiedeva il titolo di legittimità (manifesto principale della restaurazione, i monarchi traggono il loro diritto dalla storia; sanno che quello gli è stato concesso da Dio).

Luigi 18° fa una carta concessa. Alla morte di Luigi 18° il Fratello Carlo X, nel luglio 1830 quando i francesi insorgono, scappa in Gran Bretagna e al suo posto nasce la figura di Filippo d’Orléans che diventa il re dei francesi.

Dopo il tratto di Parigi emerge la necessità di fare un congresso a Vienna nell’autunno del 1814, va avanti fino al giugno 1815 dopo la definitiva sconfitta di Napoleone, il quale aveva richiamato nella capitale dell’impero asburgico tutte le grandi potenze europee con l’obiettivo di tracciare un nuovo ordine geopolitico dell’Europa dopo gli sconvolgimenti seguiti alla Rivoluzione Francese e alle guerre Napoleoniche.

Gli stati riunitesi a Vienna vollero innanzitutto riportare sui troni europei i Sovrani riconosciuti come tali per diritto divino che erano stati spazzati via dalle conquiste napoleoniche. I veri protagonisti del Congresso di Vienna furono l’Inghilterra, Russia, la Prussia, l’Austria, infatti un ruolo significativo fu svolto dal ministro degli esteri austriaco Metternich, che incarnerà la Restaurazione.

I protagonisti

  • Al Congresso vennero invitati tutti gli stati.
  • Venne ammessa anche la Francia che si trovava in una situazione particolare: da un lato era la potenza sconfitta; dall’altro non era più rappresentata da Napoleone ma da Luigi XVIII, ristabilito sul trono dai vincitori.
  • Il ruolo principale spettò alle potenze vincitrici: Austria, Inghilterra, Prussia e Russia.
  • A lato il ritratto del principe di Metternich, ministro degli esteri dell’Impero d’Austria e principale protagonista del congresso.

Obiettivi del Congresso di Vienna

  • I vincitori avevano l’esigenza di rimettere in ordine un continente geopoliticamente sconquassato da vent’anni di guerra.
  • Non era possibile restaurare in modo tale e quale a prima della Rivoluzione Francese.
  • Contenere le novità ripristinando secondo convenienza il principio della legittimità monarchica.
  • Configurare un nuovo ordine internazionale fondato sul principio di equilibrio tra le potenze.
  • Le vertenze andavano affrontate attraverso il confronto collegiale tra le potenze.

La Gran Bretagna vuole trovare un accordo rapido anche se le potenze conservatrici vogliono tornare indietro; ci sono degli scontri, lo stesso Napoleone ritorna dall’esilio all’Isola d’Elba (i 100 giorni: 20 marzo-7 luglio 1815) li aiuta a decidere, facilitando le intese.

Napoleone si muove nell’ultima battaglia Waterloo, per gli Inglesi è una grande vittoria, Napoleone viene sbaragliato definitivamente in questa battaglia che si conclude il 18 giugno 1815 e qui si decide che l’Elba era troppa vicina e lo si manda a Sant’Elena sotto il controllo degli inglesi e questa sfida è d’aiuto per gli alleati.

La riorganizzazione della Germania

Intesa come area geografica:

  • Il Sacro Romano Impero era stato sciolto nel 1806 da Napoleone.
  • Un contesto che presentava una fortissima frammentazione politica e territoriale (oltre 300 stati).
  • Il Congresso decise di non ricostituirlo. Al suo posto formò la Confederazione Germanica che raggruppava 38 stati (notevole semplificazione).
  • La presidenza della confederazione venne riconosciuta agli Asburgo d’Austria, ex detentori del titolo di Sacro Romano Imperatore.
  • Rafforzamento politico e territoriale della Prussia.
  • Si profila subito una rivalità tra Austria e Prussia per l’egemonia nell’area tedesca.

C’erano due focolai di dissenso: la riorganizzazione dell’area tedesca e italiana (penisola che inseriva nel mediterraneo), vi era una grande frattura di tipo morale che andava restaurata.

Nell’area italiana che nel 1808-1809 viene annessa all’impero francese, attraversata da elementi di perturbazione. L’Italia della restaurazione viene definita da Metternich un’espressione geografica ovvero combattere lo spirito nazionale suscitato dagli anni francesi e napoleonici.

Si conferma nell’Italia della restaurazione una frammentazione politica, furono di fatti ristabiliti quasi tutti gli antichi Stati. Si fece un’eccezione per le Repubbliche: Genova che viene annessa al Regno di Sardegna, Venezia ai possedimenti Asburgici, Lucca (eretta momentaneamente in un ducato autonomo e promessa alla Toscana) non vennero restaurate.

Il principio di legittimità valeva solo per le monarchie. La sistemazione della Penisola decisa a Vienna sancì una netta supremazia austriaca. Direttamente (nel regno Lombardo-Veneto) indirettamente con rami cadetti (Massa, Modena, Parma, Toscana) o per legami matrimoniali (Regno di Sardegna e Regno delle Due Sicilie) gli Asburgo esercitavano un’influenza egemonica.

Uno dei principi del congresso è quello della legittimità; le potenze sono rette da delle monarchie assolute. Il congresso di Vienna utilizza il principio della legittimità per le potenze, scompaiono repubbliche marinare come Venezia e Genova che viene annessa ai Savoia.

Gli stati cuscinetto per contenere la Francia: Regno dei Paesi Bassi, Regno di Sardegna, possedimenti renani della Prussia. La Polonia che Napoleone aveva tentato di ricostruire come Ducato di Varsavia fu nuovamente divisa tra Austria, Prussia e Russia.

Anche nella penisola italiana furono reintrodotti i sovrani deposti dalle trasformazioni seguite all’arrivo delle truppe napoleoniche: Ferdinando III di Asburgo-Lorena tornava a reggere il granducato di Toscana; il ducato di Parma e Piacenza veniva assegnato a Maria Luisa d’Austria e quello di Modena e Reggio a Francesco IV di Asburgo; il Regno di Napoli, ribattezzato nel 1816 Regno delle Due Sicilie, ritornava alla dinastia dei Borbone.

Anche lo Stato pontificio rientrava in possesso di tutti i suoi vecchi territori, compresi quelli dell’area emiliano-romagnola che gli erano stati sottratti da Napoleone. Al Regno di Sardegna, guidato dalla dinastia dei Savoia, fu assegnata la Liguria, anch’essa soggetta alla dominazione francese durante l’età napoleonica.

La Germania, organizzata dal Sacro Romano Impero che era una frammentazione incredibile di 300 staterelli, sciolto nel 1805 da Napoleone. Più tardi gli Asburgo si auto-proclamano imperatori d’Austria. Vi è una grossa razionalizzazione con l’ingrandimento della Prussia sul reno.

Il nuovo capo della Germania, u nuovo organismo che tiene insieme i principi tedeschi viene chiamata “confederazione tedesca” che raggruppava 38 stati. I territori dell’Europa centrale, compresi parte di quelli prussiani ed austriaci, vennero infatti uniti nella Confederazione germanica che risultava formata di 39 Stati di lingua tedesca. La confederazione fu posta sotto la presidenza dell’imperatore d’Austria e venne dotata di un impianto istituzionale la cui Dieta aveva sede a Francoforte.

La presidenza della confederazione viene riconosciuta agli Asburgo d’Austria, ex detentori del titolo di Sacro Romano Imperatore, vi è anche un rafforzamento politico e territoriale della Prussia, per tale motivo vi è una forte rivalità tra Austria e Prussia per l’egemonia nell’area tedesca.

La collaborazione tra le potenze permette di trovare degli accordi per governare questi cambiamenti, si fanno delle alleanze che prendono atto della necessità che le potenze si debbono confrontare sulle questioni europee: Sono tutte monarchie assolute tranne la Gran Bretagna in cui vi è un parlamento.

  • Quadruplice alleanza, fu formalizzata il 20 novembre 1815 (regno Unito, Austria, Prussia, Russia che si accordano intorno al metodo della consultazione), la Francia venne riammessa più tardi nel 1818, ormai integrata nel nuovo sistema di valori della Restaurazione (Quintuplice Alleanza). Non si arriva a definire un organismo che può convocare le potenze al congresso. Vi è una nuova visione delle relazioni internazionali: le crisi dovevano essere affrontate convocando dei congressi tra i firmatari del trattato (Concerto Europeo). L’Obiettivo primario era quello di mantenere l’equilibrio: non si doveva replicare la situazione in cui si tentava di stabilire la sua egemonia nel continente. Vi erano anche scopi diversi tra i firmatari: per la Gran Bretagna l’alleanza doveva limitarsi esclusivamente allo scacchiere europeo, per l’Austria avrebbe dovuto assumere un più netto spirito conservatore, se non reazionario. Si sancisce così l’influenza del sistema delle 5 grandi Potenze che avrebbero caratterizzato la politica Europea fino alla Grande Guerra.
  • Santa Alleanza (26 settembre 1815), monarchie conservatrici accumunate da valori cristiani, su ispirazione dello Zar Alessandro III Austria, Prussia e Russia si unirono per difendere L’Europa cristiana e il diritto divino dei sovrani. Metternich la trasforma in un meccanismo a favore del mantenimento del sistema di Vienna. La Gran Bretagna non aderisce, non si volevano accordi che costringessero un intervento automatico. Questo sistema viene messo alla prova rapidamente. Questa alleanza servì a Metternich per garantire la conservazione del nuovo equilibrio raggiunto a Vienna di fronte ai moti nazionali di importa indipendentista che già tra gli anni Venti e Trenta dell’800 si riaffacciarono sul continente europeo. Al termine del congresso di Vienna, quindi la cartina geopolitica dell’“Europa Restaurata” rimandava ad un’immagine per molti aspetti simile a quella che il continente aveva avuto prima della Rivoluzione Francese. In Spagna ritornava sul trono il re Ferdinando VII di Borbone che pose immediatamente fine alle garanzie costituzionali introdotte dalla Costituzione di Cadice nel 1812 (Si tratta della costituzione spagnola è la carta costituzionale promulgata il 19 marzo 1812 dalle Cortes, il parlamento iberico, in opposizione all’occupazione napoleonica e al regime di Giuseppe Bonaparte. Stabiliva la monarchia costituzionale con la limitazione dei poteri del re, la separazione dei poteri, il suffragio universale maschile, la libertà d’impresa).

La Spagna viene lasciata sola nell’impresa coloniale, perché il crollo della sovranità spagnola aveva ripercussioni in Europa per la Gran Bretagna non era necessario aiutarla.

Il Concerto Europeo alla prova

I moti del 1820-21

  • Spagna (1° gennaio 1820) = costituzione.
  • Sicilia (15 Giugno 1820) = indipendenza da Napoli.
  • Napoli (1-2 Luglio 1820) = costituzione.
  • Grecia (22 febbraio 1821) = indipendenza dagli ottomani.
  • Torino (6 marzo 1821) = costituzione.

I moti del 1820-1821 furono tentativi di insurrezione contro i regimi assolutisti, che nacquero in Spagna e si diffusero poi in altri paesi europei, tra cui diversi stati italiani.

Il 1° gennaio 1820 scoppiano moti in Spagna per una costituzione, ci si ribella con il colpo di stato militare, ritornava sul trono il re Ferdinando VII di Borbone che pose immediatamente fine alle garanzie costituzionali introdotte dalla Costituzione di Cadice nel 1812.

In Spagna si accese una ribellione guidata da alcuni ufficiali dell’esercito presso il porto di Cadice, essi si rifiutarono di partire alla volta delle Americhe per stroncare i governi indipendentisti che si stavano creando. Il tentativo parve riuscire: fu concessa una costituzione e fu convocato il parlamento, ma dopo quei successi la rivolta fu soffocata nel sangue. I soldati francesi misero definitivamente fine ai disordini.

In Sicilia (15 giugno 1820) ci fu l’indipendenza da Napoli, ispirati al colpo di stato che convivevano con un ufficiale massonico presente nella carboneria. Interessante per questi moti nell’ottobre del 1820 ci riunisce al cong

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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