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L'ottocento: nascita di una nuova coscienza culturale

Le innovazioni tra settecento e ottocento

Tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, vi furono diverse innovazioni tecnologiche e industriali. Si delineava un contesto culturale in profondo mutamento culturale, politico ed economico.

La rivoluzione francese e la diffusione degli ideali

Nel 1789, a Parigi, la rivoluzione francese e la dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino rappresentarono il punto cardine che portò alla definitiva fiamma rivoluzionaria del 48. Gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità si diffusero in tutti i maggiori centri europei, creando un’entità culturale completamente rinnovata. Si mescolavano nuove idee intellettuali favorite da una schiera di intellettuali, ideali nazionalisti, e si diffuse inoltre l’uso della stampa come elemento cardine per la diffusione di idee, pensieri, ideali.

Il congresso di Vienna del 1815

Nel 1815, fu ridisegnata la cartina geopolitica dell’Europa, secondo i principi di legittimità, soppressione del liberalismo, potenza ed equilibrio. Volevano ristabilire gli antichi equilibri europei in un contesto che stava mutando sotto tre punti di vista: sociale, economico e politico.

Progresso tecnologico e cambiamenti sociali

Il progresso tecnologico risultò essere un’arma a doppio taglio: da un lato aumentò lo sviluppo economico, industriale e statale. Nacque inoltre una nuova classe sociale, la classe operaia, mentre sul fronte opposto le città risultavano essere luoghi sporchi di degradazione sociale, luoghi in cui gli individui venivano sottopagati e sfruttati all’interno delle industrie. Inoltre, stava scomparendo completamente la classe sociale dei piccoli artigiani, i quali dilagarono con diverse rivolte civili (1844 i tessitori della Slesia e i stampatori di cotone di Praga dilaniarono in un conflitto civile). Nacquero anche movimenti politici cittadini che garantivano la tutela dei diritti delle classi sociali operaie.

Il manifesto del partito comunista e Zola

Nel 1848, fu pubblicato a Londra il manifesto del partito comunista di Marx e Engels. Mentre Zola scrisse l'Assomoir: storia di degradazione sociale e alcolismo.

I nazionalismi europei e la questione polacca

La questione polacca rappresentava una delle questioni nazionali di maggiore rilievo dal punto di vista politico e coinvolgeva il diretto interesse di Francia, Germania e Austria. I francesi erano favorevoli alla causa, mentre i tedeschi erano preoccupati per l’avanzata russa in Europa, motivo per cui vedevano con favore il ripristino di uno stato che facesse da controparte. Per quanto riguarda la Germania, il comitato preparatorio per poter creare un futuro stato tedesco decise di incidere nell’assemblea, delegati di Prussia orientale e occidentale, lasciando i polacchi completamente esclusi i quali costituivano circa la metà della Prussia occidentale. Questo scatenò un conflitto tra tedeschi e polacchi per la questione della Posnania, nel quale i polacchi della regione, nonostante costituissero la minoranza, avevano costituito un comitato nazionale che aveva assunto poteri governativi. Il problema polacco fu oggetto di un dibattito specifico dell’assemblea costituente del luglio del 1848.

Il nazionalismo tedesco e i problemi etnici

Il nazionalismo tedesco s’incontrava con il problema etnico: Cechi e sloveni sarebbero dovuti rientrare nel progetto geopolitico della Germania, ma i cechi si rifiutarono di mandare delegati al parlamento.

Situazione politica francese dopo il Congresso di Vienna

Dopo il Congresso di Vienna del 1815, nel 1824 furono rimessi al trono i Borboni. Questa decisione politica destò numerosi tumulti nello stato francese. Nel 1830 ci fu un'insurrezione popolare a Parigi. Carlo X abdicò e subentrò D’Orleans. Il nuovo re francese riconobbe che la sua carica era avvenuta per volontà del popolo e non per volontà divina. Nel parlamento vi erano ancora divisioni tra i legittimisti e i liberali. A Parigi, tra gli anni Trenta e Quaranta, si diffusero anche idee socialiste. Al governo vi era Guizot (idee di giusto mezzo) tra assolutismo e repubblica. Promulgò il suffragio universale e si portò avanti per una politica estera pacifista. La manifestazione a Parigi del 1848 funse da detonatore per lo scoppio dei movimenti rivoluzionari. Luigi Filippo d’Orleans fuggì a Londra.

Nascita della seconda repubblica francese

Nascita della seconda repubblica: governo provvisorio. Formato da rappresentanti repubblicani, instaurarono il suffragio universale e l’abolizione della schiavitù e gli Ateliers Nationaux (struttura che assicurava ai disoccupati l’impiego in opere pubbliche). Il 22 giugno, con la dichiarazione della chiusura degli Ateliers Nationaux, scoppiò una rivoluzione di massa. Cavignac si occupò di sedare le rivolte e successivamente salì al governo. Nel 1848 venne stabilito che il presidente della repubblica dovesse essere eletto a suffragio universale. Il 10 dicembre ci furono elezioni francesi: vittoria schiacciante di Luigi Napoleone Bonaparte. Vinse perché ricordava la figura di un mito comune in patria francese, si creò così un governo conservatore sostenuto dal partito dell’ordine (repubblicani, conservatori, monarchici).

Clima austriaco e rivolte in Italia

Il 13 marzo del 1848, le sollevazioni popolari indussero Metternich (cancelliere austriaco) a dimettersi: detonatori di fiamme rivoluzionarie sia in Italia che in Austria. Il 15 marzo un proclama imperiale annunciava la convocazione di un’assemblea costituente. Il 17 l’imperatore Ferdinando accordò agli ungheresi la nomina di un proprio governo responsabile nei confronti della Dieta. L’agitazione continuò fino all’8 aprile quando Vienna acconsentì ad alcune concessioni in loro favore. L’impero ungherese veniva a creare un’entità nazionale con un governo a Budapest. Problemi etnici interni: presenza di Slovacchi, romeni, croati e serbi. Nei mesi si consumò una sanguinosa guerra etnica, e guerra tra Ungheria e Austria. Gli ungheresi furono sconfitti dalle truppe russe (lo zar russo Nicola I era motivato ad essere garante dell’ordine e era animato da avversioni nei confronti di movimenti rivoluzionari) insieme a quelle austriache.

Causa nazionale italiana

Dopo il Congresso di Vienna, con la restaurazione dei Borboni a Napoli, il Regno di Sicilia aveva cessato di esistere e l’isola era stata incorporata al Regno delle Due Sicilie, inoltre la costituzione concessa fu abolita, motivo per cui, a partire dal 1820 in Italia si diffusero moti rivoluzionari. Nacquero le sette (Carboneria) come simboli d’opposizione politica all’idea di stato monarchico. Giuseppe Mazzini fu il padre fondatore della Giovine Italia e della Giovine Europa con il grido ‘costruire l’Italia in nazione una, indipendente, libera e repubblicana’. Fu arrestato e mandato in esilio nel 1831. Gioberti padre fondatore del progetto neoguelfo secondo il quale l’unità nazionale poteva essere raggiunta attraverso il collegamento del discorso nazionale con quello religioso (religione come strumento d’unità nazionale, ‘primato morale e civile degli italiani’). L’Italia era succube dell’egemonia austriaca.

Episodi rivoluzionari e il ruolo di Metternich

Gli episodi rivoluzionari del centro austriaco e francese si diffusero in Italia, in un clima già fortemente nazionalistico. Per Metternich, l’Italia era un punto geopolitico d’equilibrio da mantenere sotto la propria egemonia. La notizia delle dimissioni del cancelliere austriaco suscitarono a Milano una rivolta contro il governo austriaco. Nel 1846 fu eletto Pio IX, diede notevole impulso alle correnti neoguelfe, voleva consolidare il legame tra papato, religione e nazione. La vera ondata rivoluzionaria iniziò a partire dal 1846 e terminò nel 1849. A Milano e nella capitale Lombardo-Veneto la tensione tra la popolazione e lo stato austriaco era già ampiamente presente: nel gennaio del 1848 la popolazione decise di attuare uno sciopero sul fumo, per non pagare le tasse sul tabacco.

Rivolte e guerra d'indipendenza

Il 22 gennaio 1848 a Palermo scoppiò una rivolta, simbolo del primo segnale rivoluzionario. L’azione rivoluzionaria vera e propria iniziò dopo che in Italia si diffuse la notizia delle dimissioni di Metternich. Milano dilagò nelle proteste, il 18 marzo la città si sollevò contro il governo austriaco, dopo cinque giorni di combattimenti nelle città, le truppe austriache comandate dal feldmaresciallo Radetzky dovettero lasciare Milano e si ritirarono nella zona del cosiddetto quadrilatero (Verona, Peschiera, Mantova e Legnano). Contemporaneamente a Venezia, un'insurrezione popolare proclamò la ricostruzione della repubblica, dopo che le truppe austriache avevano abbandonato la città.

La I guerra d'indipendenza italiana

Il 23 marzo, il re di Sardegna (comprendeva Piemonte e Sardegna) dichiarò guerra all’Austria. Pio IX, grande sostenitore del progetto neoguelfo, decise di schierarsi neutralmente rispetto alla guerra in quanto era combattuta da cristiani contro altri cristiani. Questa decisione creò un senso di delusione nazionale e la conseguente fine del progetto neoguelfo. Le operazioni militari condotte dall’esercito piemontese contro quello austriaco, tra marzo e aprile del 1848, riscontrarono una serie di successi in seguito ai quali Carlo Alberto proclamò le annessioni di Lombardia, Veneto e dei Ducati. La controffensiva dell’esercito austriaco sconfisse le truppe del Regno di Sardegna a Custonza, vanificando così i precedenti successi dei piemontesi. Il 9 agosto fu firmato un armistizio, i soldati asburgici riprendevano il controllo della Lombardia e del Veneto.

La repubblica romana e la crisi politica

A Roma nel frattempo, Pio IX nominò capo del governo Pellegrino Rossi, un giurista autorevole di fama internazionale. Il 15 novembre, fu assassinato da un gruppo di carbonari romani, il 24 il Papa abbandonò la città e si rifugiò a Gaeta nel territorio delle Due Sicilie. Iniziò un confuso periodo politico che si risolse nel gennaio del 1849 con un’assemblea costituente che il 9 febbraio proclamò l’istituzione della repubblica romana. Il 29 marzo, l’assemblea costituente decise di affidare il governo a un triumvirato: Mazzini, Armellini e Aurelio Saffi. Nel frattempo, a Torino, Carlo Alberto era desideroso di un riscatto dalla sconfitta del 1848, decise così di proseguire la guerra contro l’Austria. Ma questa iniziativa si concluse disastrosamente per il Regno di Sardegna (Piemonte) con una sconfitta a Novara il 23 marzo 1849. Successivamente, Carlo Alberto abdicò e salì al trono suo figlio, Vittorio Emanuele II.

Ripresa del controllo austriaco in Italia

La definitiva sconfitta del Regno di Sardegna segnò la ripresa del ripristino del controllo austriaco sull’intera penisola: le truppe asburgiche approdarono dapprima a Modena per poi muoversi verso la Toscana il 26 aprile, arrivando successivamente il 25 maggio a Firenze. Nel frattempo, la repubblica romana veniva messa in crisi dai numerosi tentativi di voler porre fine all’esperimento. Il 18 febbraio, il Cardinale Giacomo Antonelli si rivolse ai governi di Francia, Austria, Spagna e Napoli, per chiedere un intervento armato al fine di ristabilire lo stato pontificio. Luigi Napoleone Bonaparte si mosse per ottenere il sostegno dell’elettorato cattolico (per le imminenti elezioni del 1849) e per contrastare l’egemonia austriaca sulla penisola, considerata un punto geopolitico di forte rilievo. Inviò nel 1849 un corpo di spedizione a Civitavecchia, le truppe furono fermate dai tentativi di resistenza della repubblica; il 3 giugno iniziò l’assedio di Roma da parte dell’esercito francese che pose fine all’esperienza della repubblica romana. L’ultima città a capitolare il 22 agosto fu Venezia.

Ascesa del regno di Sardegna

La potenza asburgica usciva dal conflitto rafforzata: il Lombardo-Veneto fu posto sotto l’assedio delle autorità militari fino al 1857 mentre i contingenti dell’esercito asburgico rimasero nei Ducati in Toscana e Romagna. L’egemonia austriaca era contrastata dalla presenza nella Penisola del contingente francese il quale aveva stabilito una sua presenza nella penisola con il sostegno del Papa e dello Stato Pontificio. Nonostante le sconfitte subite, paradossalmente il Regno di Carlo Alberto era quello che ne uscì rafforzato: fu l’unico stato che mantenne in vigore il regime costituzionale (statuto ispirato dalla costituzione francese) conservando la sua indipendenza dall’Austria. Nel regno di Sardegna vi era un’ampia libertà politica ed intellettuale, essa divenne un punto di riferimento per i sostenitori della causa nazionale e per diverse regioni della penisola; con l’aggiunta del territorio genovese, il regno di Sardegna diveniva una piccola potenza marittima, proiettata verso le dinamiche mediterranee.

Il ruolo di Cavour

Cavour fu la figura predominante di quell’epoca: l’aristocratico piemontese apprezzava in larga misura il sistema britannico (mercato libero, modernizzazione agricola e industrializzazione). Nel 1852 fu chiamato a formare il nuovo governo, costituito da un’ampia maggioranza in parlamento e formato dal centro e dalla sinistra liberale. La politica di Cavour era basata sulle idee di Guizot di giusto mezzo, rivolta alla modernizzazione del Piemonte, con una politica liberoscambista e la costruzione di linee ferroviarie. Il Piemonte vide un fiorente sviluppo industriale mentre la Sardegna versava in una condizione d’arretratezza economica. Dal punto di vista internazionale Cavour era ben consapevole delle sue peculiari caratteristiche: era uno stato cuscinetto tra impero Asburgico e Francia. Assunta questa consapevolezza, egli sapeva di potersi assumere il rischio di provare un’espansione territoriale in quanto in caso di ipotetico insuccesso a nessuno sarebbe convenuto l’indebolimento del proprio territorio. Inoltre Cavour puntò sull’appoggio di un’altra grande potenza europea per poter affrontare il nemico Austriaco.

La guerra in Crimea e gli accordi di Plombières

La prima occasione gli fu data durante la guerra in Crimea (Francia e Inghilterra chiesero l’appoggio del regno di Sardegna, il quale aderì inviando truppe contro l’esercito russo). Cavour poté così partecipare al congresso di Parigi del 1856 dove gli fu permesso di pronunciare sulla questione italiana (aumento dell’importanza dal punto di vista internazionale). Nel 1858 Napoleone III decise d’incontrare Cavour a Plombières; (accordi di Plombières) i due governi decisero d’intraprendere per l’anno seguente una guerra contro l’Austria. Il piano stabiliva che il regno di Sardegna avrebbe esteso i suoi territori fino al Lombardo-Veneto, lasciando ai francesi Savoia e Nizza. Lo scenario però non prevedeva un’ipotetica unificazione italiana in quanto non era vista di buon occhio da Napoleone, il suo riassetto prevedeva quattro stati (azione segreta diplomatica del tempo).

Guerra e annessioni in Italia centrale

Torino preparò l’esercito e arruolò volontari con l’obiettivo finale di provocare lo stato austriaco, il quale il mese di aprile spedì un ultimatum: iniziò una guerra che vide l’alleanza degli eserciti italiani e francesi contro quelli austriaci. (II guerra d'indipendenza) L’Austria subì una sconfitta prima a Magenta poi a Solferino, San Martino. L’8 giugno Vittorio Emanuele e Napoleone III entravano insieme a Milano. Nel frattempo in Italia centrale, in seguito alle notizie dello scoppio della guerra, vi furono alcune insurrezioni popolari intente a favorire le condizioni di un allargamento dei confini del Piemonte più ampi di quelli stabilito da Napoleone III. Le sollevazioni provocarono la cacciata del granduca di Toscana da Firenze, dai sovrani ai Ducati di Parma e Modena, delle autorità dello stato Pontificio fino ad arrivare a Bologna e Romagna. Cavour mandò dei commissari regi a sostenere i nuovi governi provvisori. Vi era la preoccupazione di un ipotetico intervento della Prussia al fianco dell’Austria, e alcuni movimenti dell’esercito di quest’ultima sul Reno, confermarono questi timori. L’imperatore francese decise così di stipulare un armistizio con l’Austria l’11 luglio a Villafranca. L’Austria cedette gran parte della Lombardia (escluso il quadrilatero) alla Francia la quale la cedette al Regno di Sardegna. Cavour, escluso dalle trattative, si dimise.

Annessione e unificazione

Durante l’estate le assemblee elettive a Firenze, Modena, Parma e Bologna, si pronunciarono a favore dell’unione al regno che si andava costituendo nel nord Italia, dove a giugno il Piemonte aveva annesso formalmente la Lombardia. Napoleone non vedeva di buon occhio queste annessioni, mentre la Gran Bretagna era favorevole all’unificazione italiana (contrastava la potenza francese). Le dichiarazioni di Londra nel 25 novembre sbloccarono la situazione, nel 1860 Cavour tornò alla testa del governo, mentre l’11 e il 12 marzo vennero fissati i plebisciti che avrebbero sancito l’annessione: in Emilia Romagna e Toscana la maggioranza era favorevole.

Spedizione dei Mille e il ruolo di Garibaldi

La situazione italiana venne a complicarsi nel 1860: in Sicilia si erano alzate delle ennesime turbolenze popolari contro il potere borbonico napoletano, le effervescenze rivoluzionarie furono l’occasione per Giuseppe Garibaldi nell’organizzare una spedizione rivoluzionaria, chiamata la ‘spedizione dei Mille’. Cavour rispetto a quest’impresa era scettico, convinto che la sua realizzazione fosse impossibile. Il regno delle Due Sicilie implose nel giro di quattro mesi, sia grazie all’aiuto garibaldino, sia grazie alle rivolte popolari. Tutto questo avveniva in un contesto internazionale di rivalità tra le potenze inglesi e francesi, riguardo alla questione mediterranea. Il 25 giugno, con un atto sovrano, il re nominò come ministro dell’interno Liborio Romano, adottò politiche di liberalizzazione. La spedizione era composta da volontari ‘male armati’ provenienti da diverse regioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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