Concetti Chiave

  • Socrate, attraverso il suo processo, si difende dalle accuse di empietà e corruzione dei giovani, sostenendo di non essere sapiente ma di aver ricevuto un vaticinio dall'oracolo di Delfi.
  • A differenza dei sofisti, Socrate ricerca la verità attraverso la dialettica, rifiutando il relativismo e sostenendo che la virtù è conoscenza, quindi esiste un'unica verità.
  • La struttura del dialogo socratico si divide in due parti: la pars destruens, che critica le risposte superficiali, e la pars construens, che cerca definizioni più profonde e universali.
  • La religiosità di Socrate è razionale e critica, rifiutando le rappresentazioni degli dei come soggetti a passioni umane, e seguendo una voce interiore che lo guida dalle azioni sbagliate.
  • L'intellettualismo etico di Socrate afferma che la virtù coincide con la conoscenza, implicando che chi agisce male lo fa per ignoranza del bene, quindi la responsabilità morale deriva dalla conoscenza.

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IL PENSIERO DI SOCRATE

IL TEMA DELL'IGNORANZA SOCRATICA

E' un brano tratto dall'Apologia di Patone in cui si parla di Socrate, che non ha scritto nulla perchè appartiene a una cultura ancora legata all'oralità. Ci offre una testimonianza e una sua immagine storicamente attendibile il suo allievo Platone.
Quando Socrate raggiunge circa i 70 anni di età vengono sollevate contro di lui accuse quali:
⦁ empietà, indagare la natura e il divino in maniera non ortodossa
⦁ corrompere i giovani, diffondendo queste teorie
⦁ non riconoscere gli dei della poleis
Nell'Apologia si descrive il processo e il discorso di Socrate per rispondere alle accuse. E' un discorso in difesa di se stesso, ha origine dal fatto che la dichiarazione preliminare di innocenza di Socrate portò i magistrati a chiedersi perchè venissero sollevate delle accuse contro di lui: qualcosa deve pur aver fatto, pensano. Socrate si dichiara innocente sostenendo che non è lui a essersi dichiarato sapiente ma è stato l'oracolo di Delfi. A questo punto è descritta la nascita della sua vocazione filosofica, che parte da un vaticinio della Pizia "sei il più intelligente tra gli uomini". Socrate dice di non essere un sapiente e se qualcuno dice che lui è sapiente, dirà che questo è completamente falso. Il paradosso di fronte al quale si trova il filosofo è che essendo un vaticinio parola rivelata di un dio, deve essere per forza vero, quindi deve scoprire l'enigma. L'enigma è una delle esperienze dell'uomo greco, ed è tragica: scoprendolo si scopre la verità, quindi anche il proprio destino. Inizia così la sua indagine filosofica, ossia la ricerca del significato del responso dell'oracolo. L'indagine sarà molto scomoda perchè distruggerà l'autorevolezza e l'apparenza di credibilità di certi individui della poleis. Si domanda cosa siano la virtù, il divino, la giustizia... e mostra come tutte le risposte comunemente accettate non siano valide. Questi individui dunque non sanno, ma credono di sapere, è una scoperta scomoda perchè essi, specialmente i politici, trovano conveniente saper dire cosa è bene e cosa è male. Questo è l'atteggiamento genuino nel quale Socrate indaga, la conoscenza di se stesso e la consapevolezza di non sapere.

SOCRATE E I SOFISTI

Nel brano di Platone vengono elencati i capi d'accusa di Socrate, tra questi ce n'è uno che dice che Socrate era imputato di praticare un'arte che faceva apparire forte il discorso debole e debole quello forte. Questo significa praticare l'arte sofista, è dunque un sofista lui? Che cosa lo accomuna o differenzia dai sofisti? Egli è una personalità non inquadrabile in un'unica categoria. Certamente conosceva i sofisti, si dice anche che fosse amico di Euripide.
Tratti comuni
⦁ stesso destinatario: si rivolgevano ai giovani ateniesi, con la differenza che i sofisti si facevano pagare, Socrate no
⦁ stessa attività di insegnamento: nonostante Socrate nono presentasse l'attività come tale
⦁ oggetto dell'indagine viene spostato dalla natura all'uomo
⦁ strumento dell'indagine è la parola, linguaggio, discorso
Differenze
⦁ I sofisti aderiscono al relativismo, mentre Socrate vi si oppone. Questo ha conseguenze molto forti perchè il linguaggio era concepito dai sofisti come strumento di persuasione, mentre da Socrate come strumento di ricerca della verità. La verità può persuadere, ma non tute le persuasioni sono vere, dunque per i sofisti vi sono più verità, per Socrate una.
⦁ La tecnica messa a punto da Socrate per raggiungere la verità attraverso il linguaggio è la dialettica, cioè arte del discorso. I sofisti applicano l'arte del discorso LUNGO, cioè comunicano agli allievi la capacità di fare discorsi contrapposti, si pensi a Protagora. Nella loro attività i sofisti non dialogavano con gli allievi, miravano solo a creare discorsi persuasivi. Socrate applica invece l'arte del discorso BREVE, usa strumenti logici ereditati dalla tradizione parmenidea e sofista. Si parla di dialogo socratico, tramandato dal suo allievo Platone.

STRUTTURA DEL DIALOGO SOCRATICO

1. PARS DESTRUENS, parte critica o negativa. L'interlocutore di Socrate in genere si presenta come sapiente e il filosofo si rivolge a lui perchè, in quanto non sapiente, vuole capire cos'è la sapienza. L'interlocutore risponde non con una proprietà che definisce l'insieme ma indicando un individuo dell'insieme o un'azione precisa (esempio che cos'è la parità? il numero 18)
E' anche detta parte ironica, si parla di ironia socratica, una nobile ironia (analizzata da un pensatore danese tardo romantico dell'Ottocento) per la quale si definisce qualcosa attraverso il suo contrario. E' una simulazione? Si può far corrispondere ironia e simulazione? La coscienza che Socrate aveva di se stesso era quella di essere sapiente o non sapiente? No, Socrate era genuinamente convinto di non essere sapiente, non simulava, si trova ad avere una sapienza che non aveva mai cercato di ottenere e che non rivendica nel dialogo con l'interlocutore.
Nel rispondere l'interlocutore cade in contraddizione, finendo immobile senza più sapere cosa rispondere. Viene così messo dal filosofo sulla strada della ricerca dell'universale, contenuto nella fase successiva...
2. PARS COSTRUENS, parte costruttiva e positiva. La situazione iniziale si inverte, Socrate attraverso le domande si pone come sapiente e l'interlocutore come non sapiente. Questa parte non è mai giunta a mostrare un vero e proprio risultato compiuto, solo con Platone avremo un completamento dell'indagine socratica. Questa inversione è una messa in scena del procedimento della dimostrazione per assurdo, che inizia dalla negazione della tesi dalla quale scaturiscono risultati inaccettabili. Socrate dimostra per assurdo la propria sapienza partendo dall'assunto opposto, cioè la non sapienza. L'interlocutore comincia a cercare l'uno tra i molti, quindi la ricerca della definizione.
Socrate ha esemplificato queste due parti del dialogo socratico riferendosi ai suoi genitori. Diceva di essere figlio di uno scultore, il cui lavoro era quello di togliere e mettere, coerente con la definizione della pars destruens. Infatti come lui, Socrate ha tolto la falsa sapienza, cosa che ognuno dovrebbe fare nelle prime fasi della conoscenza. Diceva poi di essere figlio di una levatrice, che incarna la pars costruens detta anche maieutica. Infatti non era Socrate a "partorire" ma si limitava ad assistere aiutando l'anima dell'interlocutore a mettere in luce la verità che era in lui.
Da questo punto di vista Socrate è profondamente diverso dai sofisti, i quali si dicevano in grado di dare la verità a chi non la possedeva. Alcuni presentavano il proprio insegnare come un ridare la vista ai ciechi, ma Platone diceva che il problema non era tanto vedere, ma guardare nella giusta direzione, bisogna rivolgere gli occhi dell'anima dall'oscurità alla luce. L'atteggiamento socratico era sterile, non produceva verità, ma indicava all'anima, per usare la metafora platonica, a muoversi in direzione della luce.

RELIGIOSITA' DI SOCRATE

La religiosità di Socrate era molto razionale ed egli tendeva ad avere un atteggiamento critico nei confronti di alcuni discorsi sul divino presenti nella cultura greca. Non dava ascolto ai discorsi che facevano apparire gli dei come dominati da passioni umane, che gli facevano compiere azioni non nobili come quelle umane. Quando parlava degli dei non simulava, nonostante ciò il suo discorso poteva risultare strano.
PERCHE' SOCRATE NON ADERISCE AL RELATIVISMO? Il relativismo etico asserisce che non esiste un unico bene, ma tanti beni quante sono le azioni buone e gli individui che agiscono. Non esiste un minimo comun denominatore tra questa pluralità di beni: non c'è un bene che sia più buono di un altro, sono tutti uguali. Il relativismo politico sostiene la stessa tesi ma per quanto riguarda le giustizie, perchè ognuno presenta la sua. Socrate risponde che ciò non può essere accettato poichè per dire che tutte queste azioni sono giuste o buone devo supporre che abbiamo un tratto (carattere) comune all'insieme delle azioni giuste o buone. Se non ce l'hanno vengono così chiamate solo per omonimia. Questo tratto in comune che ci deve essere è quello che verrà poi chiamato da Platone l'universale, ovvero l'idea, e viene da Socrate definito "uno nei molti".

RICERCA DELLA DEFINIZIONE

Socrate aveva spostato l'oggetto dell'indagine dalla natura all'uomo , egli indagava le virtù, che non possono essere concepite come oggetti naturali, ma come "oggetti morali" e sono ad esempio la giustizia, il coraggio, la moderazione... Questi oggetti da lui indagati venivano presentati come attributi delle azioni umane (esempio una persona è prudente perchè il suo agire, il suo comportamento è prudente) Socrate si pone dunque il problema della conoscenza della vita morale dell'uomo, attraverso sempre il suo agire.
Ciò che viene definito da Platone l'universale è un insieme di oggetti definito da una proprietà comune a tutti che definisca la loro appartenenza. Per definirli è quindi necessario indicare la proprietà, chiamata segno di appartenenza (esempio: se ho un insieme di oggetti per definirlo devo indicare la proprietà attraverso cui un individuo appartiene all' insieme. Per i numeri pari, la proprietà è essere multiplo di due. Per gli oggetti rossi, la proprietà è il colore rosso. per le azioni giuste, la proprietà è "essere giuste")
Ma un individuo che appartiene a un insieme corrisponde o non corrisponde alla proprietà che determina l'appartenenza all'insieme? No, una cosa sono gli individui che godono della proprietà dell'insieme, un'altra cosa è la legge di appartenenza all'insieme stesso. La classe o insieme non può coincidere con nessuno dei singoli individui all'interno. Questo è il significato della critica al relativismo (esempio: deve esistere un'unica giustizia, non tante e questa deve essere caratteristica delle singole azioni giuste)
Socrate, attraverso delle domande, guida il suo interlocutore a capire che delle definizioni spesso portano a conclusioni contraddittorie tra loro che non possono essere accettate (esempio: che cosa è considerato giusto o sbagliato dagli dei dipende, perchè alcuni dei possono avere opinioni differenti). Utilizza quindi il metodo della dialettica e della riduzione all'impossibile in maniera virtuosa.

L'IDENTIFICAZIONE DI VIRTU' E SAPERE

Come abbiamo detto dunque, Socrate pone al centro del suo pensiero l'indagine delle virtù. La virtù è un universale rispetto alle sue singole manifestazioni perchè esistono tante virtù diverse, tante forme di agire morale caratterizzate dal loro bene.
Socrate si è posto due domande: domanda sulle singole virtù e domanda sulle virtù in generale. Quindi non solo si è domandato cosa fossero le singole virtù e si è opposto al relativismo socratico, ma si è posto anche la domanda sulle virtù nel loro insieme, se effettivamente avessero una caratteristica comune presente in tutte esse. La risposta è che ciò che è comune a tutte le virtù è la conoscenza, agisce dunque bene solo chi conosce. Le virtù sono tante e ciascuna di esse è un universale perchè intesa come conoscenza dell'universo. Alla domanda che cosa sono le virtù in generale risponde che coincidono con il sapere. E' una risposta innovativa perchè tradizionalmente nella società greca si pensava che la virtù scaturisse da un'appartenenza a una stirpe. A questa concezione si contrappongono Socrate e i sofisti, che sostengono che le virtù non si possiedono per sangue, ma che siano insegnabili (concetto di insegnabilità delle virtù) Per i sofisti però, come nel caso di Protagora, la virtù consiste nel possesso dell'arte retorica, l'arte dei discorsi persuasivi. Secondo Socrate invece corrisponde all'agire che è accompagnato dal conoscere e da un retto pensiero. Da qui la definizione socratica secondo cui la virtù coincide con il sapere, il sapere è insegnabile, perchè la finalità del dialogo socratico è trovare il vero sapere, che è già nell'animo dell'interlocutore di Socrate.
Questa tesi che equipara virtù e conoscenza si chiama INTELLETTUALISMO ETICO: VIRTU'=CONOSCENZA=SAPERE
L'intellettualismo etico e' la dottrina secondo cui la virtù coincide con il conoscere e il sapere, e veramente virtuoso è colui che agisce conoscendo, quindi con cognizione di causa. La virtù è una qualità dell'agire, non del conoscere. La conseguenza dell'intellettualismo è quindi per Socrate che solo chi veramente sa può agire bene. Se qualcuno non agisce bene vuol dire che non sa. Colui che conosce agisce sempre secondo il bene. Su un piano etico sostiene quindi che noi non siamo effettivamente responsabili del male etico che compiamo, se infatti sapessimo qual'è il bene che corrisponde a quell'agire lo seguiremmo. Questo è un modo di concepire la NON RESPONSABILITA' umana delle azioni. Anche Gorgia riflette su questo, ma secondo lui l'uomo è preso da forze superiori, emerge il concetto di forza, che può essere parola persuasiva, potenza dell'immagine o altro se comunque superiore non si può resistere. Se quindi per Gorgia l'individuo non è accusabile perchè in preda a forze maggiori, per Socrate il soggetto non è eticamente responsabile per la sua non conoscenza del bene.
Per semplificare la riflessione socratica sulla responsabilità umana, nell' Apologia egli prima di introdurre il suo discorso giustificatorio, dice ai giudici che lui vuole difendersi perchè intende evitare che essi facciano del male a loro stessi non sapendo e non potendo quindi agire bene.
IL DAIMONION
Un altro aspetto del pensiero socratico è quello religioso. Socrate racconta che quando si trova davanti ad una decisione sente dentro di sè una voce demonica (cioè divina) che interviene più per dissuaderlo da compiere qualche azione che per indicargli il giusto, ha quindi un carattere negativo. C'è una correlazione con la politica perchè questa voce si leva specialmente quando il filosofo vuole parlare con i cittadini dell'agora di politica. A questa voce sono state date varie interpretazioni: si tratta della coscienza, che nel caso di Socrate è una voce demoniaca con un atteggiamento di carattere religioso.
Dal punto di vista della politica, è difficile inquadrare una sua adesione. Durante il governo dei trenta tiranni Socrate era amico personale di Crizia. I trenta stavano forzando le istituzioni democratiche ateniesi e pensavano di avere anche lui come sostenitore, dandogli l'incarico di arrestare un loro avversario politico, che lui però rifiuta. La strategia da loro usata è quella di condividere con altri un azione illecita per poi ricattarli. Oltre a non apprezzare il regime tirannico, sarà avverso anche al successivo democratico che si fonda a sua detta su falsa sapienza

IL PROBLEMA SOCRATE

Socrate non ha scritto nulla direttamente, di lui abbiamo solo testimonianze, ovvero fonti indirette di coloro che hanno ascoltato i suoi insegnamenti. Di fronte a queste testimonianze però gli storici hanno trovato caratteri tra loro contraddittori e divergenti. La figura di Socrate che ci viene presentata da Platone è diversa da quella che ci descrive Aristofane e quella delle scuole socratiche minori. Di fronte alle discordanze delle testimonianze gli storici si sono interrogati sull'origine di queste ambiguità. La risposta è che queste testimonianze erano il frutto di una interpretazione, rielaborazione e assimilazione personale del pensiero socratico. Il problema Socrate si sviluppa quindi su diversi livelli
FONTI: non ci sono fonti scritte direttamente dal filosofo
TESTIMONIANZE: si contraddicono e divergono tra di loro
INTERPRETAZIONI: E' possibile individuare le principali versioni e raggruppare i nodi interpretativi della figura di Socrate? Si, a partire dal 1700 si è giunti a porre questioni interpretative:
1. se Socrate sia esistito o meno. Buona parte della filologia per un periodo ha ritenuto che Socrate fosse una figura letteraria creata da Platone per dare un volto all'interlocutore dei dialoghi senza che questo avesse una consistenza storica. Un'altra parte della filologia ha invece ritenuto che Socrate fosse un concreto individuo storico. Oggi siamo propensi a ritenere che egli sia realmente esistito, tuttavia è altrettanto vero che Platone ne ha plasmato l'immagine in maniera creativa ed efficace. Ha dato un volto a un atteggiamento filosofico costante nel pensiero dell'uomo, che è quello della domanda e del domandare: non c'è filosofia senza domanda, senza l'enigma che si impadronisce dell'uomo e lo spinge a cercare delle risposte. Platone è stato sensibile a questo aspetto, ha plasmato la figura di Socrate dandogli un atteggiamento originario che è alla base della filosofia.
2. fin dove è giunta l'indagine socratica, dove finisce il pensiero di Socrate e dove inizia quello di Platone. Non sappiamo se Socrate abbia indicato la strada degli universali come strada che permette una via d'uscita dal relativismo, ma non ha indicato che tipo di esistenza potessero avere. Ci pone domande come: che tipo di esistenza fanno le virtù? Sono indipendenti rispetto a chi agisce? Dove e come agiscono? Sono simili a oggetti fisici? Questi interrogativi sul tipo di esistenza degli oggetti orali se li porrà Platone dando alle virtù una base ontologica. In Platone nasce un'ontologia del mondo ideale diverso dal mondo fisico a partire dall'esigenza di dare una base ontologica alle teoria socratiche sulla virtù. Gli storici si sono interrogati se Socrate sia arrivato a dare una risposta alla domanda cos'è la virtù o se si è limitato a constatare la contraddizione delle varie risposte, senza però individuare una vera risposta. Quest'ultima possibilità è quella che indica Socrate come un pensatore aporetico.
3. se Socrate sia un pensatore aporetico o meno. E' un aggettivo che deriva da aporia, l'impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema, difficoltà a proseguire in un ragionamento. Alcuni storici lo hanno definito un pensatore tale perchè è particolarmente abile nell'individuare le contraddizioni insite nelle risposte dei suoi interlocutori, senza tuttavia dare una risposta vera e propria. Socrate sa in quale direzione andare, quella dell'universale, quella della ricerca e della definizione: probabilmente qualcosa di più di un pensatore aporetico.
4. eredità di Socrate, gli storici su questo punto sono divisi, secondo alcuni l'eredità socratica è stata quella di aver aperto l'indagine sugli oggetti morali, per altri non è importante che cosa sia stato indagato, ma come sia stato fatto. Non è possibile fissare un'immagine univoca del pensiero di Socrate . In realtà ci sono scuole diverse a seconda di quale parte del dialogo socratico è stata valorizzata, per Platone la parte positiva o maieutica, per le scuole socratiche minori la parte critica o negativa. Per la scuola dei cinici e per i megarici non ci può essere un indagine che non abbia un esito aporetico dell'essere, l vero insegnamento di Socrate per loro è l'impossibilità di conoscere.

Domande da interrogazione

  1. Quali sono le accuse mosse contro Socrate durante il suo processo?
  2. Socrate fu accusato di empietà, di corrompere i giovani e di non riconoscere gli dei della poleis. Queste accuse furono esaminate nell'Apologia, dove Socrate si difese affermando la sua innocenza e la sua ricerca della verità (testo).

  3. In che modo Socrate si differenzia dai sofisti?
  4. A differenza dei sofisti, che praticavano il relativismo e si facevano pagare per insegnare, Socrate cercava la verità attraverso la dialettica e non si considerava sapiente. La sua indagine era orientata alla ricerca della verità, non alla persuasione (testo).

  5. Qual è il significato della dialettica socratica?
  6. La dialettica socratica si compone di due parti: la pars destruens, che critica le false credenze, e la pars construens, che guida l'interlocutore verso la verità. Socrate utilizzava domande per far emergere contraddizioni nelle risposte altrui, stimolando la ricerca di definizioni universali (testo).

  7. Come si collega la virtù alla conoscenza nel pensiero di Socrate?
  8. Socrate sosteneva che la virtù coincide con la conoscenza, affermando che solo chi conosce agisce bene. Questo concetto, noto come intellettualismo etico, implica che la vera virtù è insegnabile e non deriva da una stirpe (testo).

  9. Qual è il ruolo del daimonion nella vita di Socrate?
  10. Il daimonion è una voce interiore che dissuade Socrate da azioni sbagliate, fungendo da guida morale. Questa voce ha un carattere negativo e si manifesta soprattutto quando Socrate si confronta con questioni politiche (testo).

Domande e risposte

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