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Cap 1 sociologia

Definizione e oggetto di studio

“Scienza che studia la società, ovvero la vita associata delle collettività, e i fenomeni che in essa si concretizzano. Tali fenomeni si sviluppano all’interno di contesti socialmente strutturati e contingenti allo spazio e al tempo.”

La sociologia è lo studio scientifico del funzionamento, mantenimento e cambiamento della società.

In particolare si occupa dell’influenza che le dinamiche sociali producono sull’agire dei soggetti di una determinata società e momento storico.

  • Per società si intendono gruppi più o meno ampi di individui, legati da particolari vincoli sociali codificati che influenzano il pensiero e l’azione del singolo.

La “vita associata delle collettività” rimanda al concetto di contesto sociale, l’insieme delle condizioni sociali, culturali, economiche che caratterizzano la collettività in un dato tempo e luogo. Esso è formato da più sotto sfere, a loro volta articolate, quindi il contesto si dice “socialmente strutturato”.

  • Per “contesti socialmente strutturati” si intendono le strutture sociali, ovvero gli aspetti culturali (norme comportamentali, politica, economia...) che orientano il modo di agire in una particolare società, e producono fenomeni sociali. Es. la divisione classista (struttura sociale) produce disuguaglianza. Anche le azioni più semplici della vita quotidiana sono strutture sociali. Es. gestualità.
  • Per “fenomeni che in essa (società) si concretizzano” si intendono i fenomeni sociali, cioè i modi con cui le collettività si organizzano, e i modi di agire socialmente appresi.

Tra le macro e micro strutture, c’è una quantità di fenomeni di ampiezza diversa, ma tutti sono fenomeni sociali. Tutte le azioni che facciamo sono sociali o a scopi di mediazione sociale.

Non c’è un rapporto totalmente deterministico tra strutture e fenomeni sociali.

“Gli oggetti di studio della sociologia sono molteplici ed eterogenei: dalle grandi e complesse strutture sociali, fino alle azioni della vita quotidiana.”

La sociologia studia strutture, processi e fenomeni:

  • Estremamente ampi e complessi (es. la globalizzazione, la cultura di una nazione, ecc.).
  • Di livello intermedio (le organizzazioni intermedie che strutturano la società, ad esempio le imprese, le burocrazie pubbliche, la scuola, i partiti politici).
  • Fino a fenomeni di scala ridotta (piccoli gruppi, azioni quotidiane).

Lo statuto scientifico della sociologia

Scienza: “Un’attività umana orientata a generare una conoscenza del mondo e dei suoi fenomeni attraverso la loro osservazione empirica, descrizione e spiegazione.”

La differenza tra senso comune e scienza è il fatto che il primo si basa su spiegazioni esperienziali, mentre la seconda si basa su costrutti di secondo grado, cioè problematizza metodicamente ciò che è dato per scontato, considerato ovvio, dal senso comune.

Il senso comune – doxa - è basato su quelli che la teoria sociologica fenomenologica chiama costrutti di primo grado, cioè fondati sull’esperienza del mondo quotidiano e, sulla base di questo, fa un ragionamento di tipo pratico. Quindi il senso comune si basa su spiegazioni esperienziali, pratiche, che diventano patrimonio comune (dato per scontato, “autoevidente”) della società per spiegare un fenomeno. Non c’è una cultura più alta o più bassa, ma la scienza è senz’altro più complessa e spesso va a scontrarsi col senso comune.

La scienza cerca di scoprire le cause, le leggi generali dei fenomeni. Offre una spiegazione non convenzionale del mondo, basata su: osservazione metodica, ragionamento logico e metodo sperimentale. Kant diceva: “la scienza vuole rendere più chiaro ciò che è opaco”.

Anche la sociologia è una scienza, ma ha tre particolarità:

  1. L’apparato teorico e metodologico di cui si avvale per spiegare i fenomeni.
  2. I suoi stessi oggetti di studio.
  3. Implicazioni delle sue analisi vanno al di là di quelle strettamente scientifiche.

Le teorie sociologiche possono portare a un impatto pratico, di significativa influenza sul modo di vivere degli individui. Ad esempio: teoria delle classi ➝ rivoluzione russa.

Una scienza multiparadigmatica

La sociologia è multiparadigmatica, cioè differenti paradigmi* teorici e metodologici convivono in essa, talvolta in conflitto, talvolta senza influenzarsi.

*paradigma: insieme di teorie, leggi e metodi condivisi dagli scienziati di una disciplina in un dato momento della tradizione di ricerca (detto “periodo di scienza normale”). Il paradigma corrente influenza la ricerca, sin dalla scelta dell’oggetto da indagare fino al modo in cui vengono interpretati i risultati. Il paradigma viene adottato finché le spiegazioni che fornisce non sono più considerate valide, e viene quindi superato da un nuovo paradigma.

Nessun paradigma si impone come dominante nella sociologia. Le spiegazioni e interpretazioni dello stesso fenomeno sociale possono essere molto differenti a seconda dell’approccio metodologico adottato, che può essere tradizionalmente di due tipi: quantitativo, che mira a trovare le cause dei fenomeni da spiegare tramite leggi universali, e qualitativo, che mira a comprendere e spiegare interpretativamente la vita sociale (modalità di pensiero, comportamento, credenze contingenti al tempo/luogo dei loro produttori).

La complessità dei fenomeni sociali oggetto della sociologia

La caratteristica multi-paradigmatica della sociologia implica che in essa vi sia:

  • Cumulatività “settoriale”: ciò che viene elaborato in un paradigma non ha effetto sull’altro.
  • Pluralità di interpretazioni di uno stesso fenomeno, a seconda del paradigma teorico e metodologico adottato per studiarlo. Questo fatto non dipende solo dall’aspetto multi-paradigmatico della sociologia, ma anche dai suoi stessi oggetti di studio: i fenomeni sociali.

Essi infatti hanno natura umana, e pertanto sono culturalmente, storicamente determinati e caratterizzati dal conferire significati e un senso al mondo.

Perciò, si avrà una spiegazione contingente a spazio, tempo, cultura in cui è prodotto il fenomeno sociale, cioè una spiegazione dipendente dal contesto e dal modo sociale di conferire significato.

Ne consegue che non vi sia linearità causale, ma spesso una pluralità di cause del fenomeno; a volte si prendono in esame solo alcune delle cause possibili, e ciò genera una pluralità di interpretazioni.

Cap 2 cenni epistemologici

Epistemologia: “teoria sulle condizioni di possibilità di produrre un’analisi e conoscenza scientifica dei fenomeni”. Costituisce la base di ogni scienza, ne definisce fondamenti, metodi e limiti di validità.

Ontologia: “riflessione logica sulla natura della realtà, ovvero sulle proprietà e caratteristiche dei fenomeni osservabili”. Essa è la definizione di che cosa sia la realtà, essenziale per l’epistemologia: la definizione della realtà ha implicazioni su come essa si possa conoscere scientificamente.

Bisogna però considerare che tutte le scienze sono condizionate dall’osservatore, cioè l’uomo, e non esiste una conoscenza scientifica assoluta. Vale anche per le scienze naturali, come la fisica (esiste infatti il principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo cui il ricercatore è costretto a compiere una scelta tra conoscere la velocità o la posizione di una particella). Il principio di indeterminazione implica che nel processo di produzione della conoscenza intervenga la dimensione soggettiva, per cui non esiste una oggettività conoscitiva in senso stretto, come confermato anche da studi recenti.

La conoscenza scientifica è per definizione parziale, probabilistica e mediata dalla soggettività.

In sociologia vi sono due approcci epistemologici opposti: oggettivismo e soggettivismo.

Oggettivismo

Nascita e influenze Comte è il fondatore della disciplina, che chiama “fisica sociale”, inaugurando una corrente sociologica che dal 1830 in poi sarà fortemente influenzata dal positivismo (e determinismo).
Visione della società (ontologia) Approccio altamente materialistico e razionale, la società è vista come “oggetto”, esterno e indipendente rispetto ai suoi membri e all’osservatore. Sostiene una prospettiva deterministica secondo cui ogni fenomeno sociale e modo d’agire è prodotto dall’organizzazione sociale, articolata nelle strutture sociali e culturali che si impongono coercitivamente sui soggetti.
Epistemologia Si propone di pervenire a una conoscenza nomologica, cioè individuare leggi universali, fondate su rapporti causali delle variabili dei fenomeni sociali. Tali leggi si basano su una spiegazione deduttiva, cioè dalle leggi generali si deduce la spiegazione del singolo caso.
Metodo Per lo più di tipo quantitativo, che consente:
  • L’analisi di relazioni tra variabili misurabili matematicamente (si cerca la variabile che più determina il fenomeno).
  • Possibilità di generalizzazione, e quindi di formulare leggi universali.
  • Analisi di macro livello, ovvero di grandi strutture sociali, determinanti per spiegare micro fenomeni.

Più raramente l’oggettivismo ammette analisi qualitative su scala ridotta, ma anche in questo caso l’analisi è volta a confermare la tesi per cui le strutture sociali (insieme di norme, valori, ruoli, credenze ecc.) interiorizzate dai soggetti si impongano su tutti gli aspetti del loro agire e pensare.

Autori Le teorie che si fondano sulla prospettiva oggettivista sono quelle di Comte, Marx, Durkheim, il funzionalismo di Parsons e in parte le teorie di Merton.

Soggettivismo

Nascita e influenze Nasce a cavallo tra Ottocento e Novecento, nel dibattito metodologico delle scienze sociali, e si sviluppa negli Stati Uniti dagli anni ‘60. Sebbene questa posizione epistemologica riprenda una parte di teoria Weberiana, l’autore non è da considerarsi padre del soggettivismo ma precursore del superamento della dicotomia oggettivismo-soggettivismo. Il fondatore non riconosciuto del soggettivismo è Simmel, consapevole (a suo dire) che non avrebbe avuto “eredi spirituali” post-mortem.
Visione della società (ontologia) La realtà sociale è prodotta dagli uomini attraverso le loro interazioni, azioni e negoziazioni. Si può dire che la realtà sociale sia un effetto emergente delle attività dei suoi produttori; ne consegue che essa non possa esistere come realtà autonoma scissa dagli uomini.
Epistemologia Si propone di pervenire a una conoscenza idiografico-induttiva, vale a dire una descrizione analitica e contingente del fenomeno. Dunque, sulla base dell’osservazione empirica, i soggettivisti formulano delle teorie (procedimento induttivo) che spieghino il fenomeno considerando il contesto spazio-temporale e culturale. Tali teorie sono estendibili solo in pochissimi casi simili a quello che descrivono.

L’unica cosa generalizzabile è che i soggetti attribuiscono sempre un significato e un senso alla situazione e alle azioni proprie e altrui.

Per i soggettivisti le strutture sociali non sono coercitive, ma forniscono ai singoli solo guide generali, scripts, ai soggetti, che le applicano con un ampio margine di interpretazione, adattamento e negoziazione. Ne consegue che comportamenti individuali e pensieri dei soggetti si spiegano in modo ermeneutico, ovvero interpretativo.

Metodo Il metodo è di tipo qualitativo, perché fornisce strumenti adatti agli obiettivi analitico-conoscitivi del soggettivismo (comprendere interpretativamente le azioni dei singoli): osservazione non partecipante, interviste, analisi di storia di vita ecc. Tutto ciò che riguarda le spiegazioni che gli attori danno alla situazione e alle azioni, proprie e altrui, diventa rilevante, pertanto l’analisi è condotta strettamente a micro-livello.
Autori Simmel, microsociologie: fenomenologia (Schutz), etnometodologia (Garfinkel), interazionismo simbolico (Blumer, Becker), approccio drammaturgico (Goffman).

Intorno agli anni ’70 del novecento, si sviluppa una terza posizione epistemologica volta a superare la dicotomia oggettivismo-soggettivismo. Non ha un nome preciso come nel caso del soggettivismo e dell’oggettivismo, perché è composta da una pluralità di teorie sociologiche.

Sebbene formalmente diverse, le teorie di questa terza posizione epistemologica hanno in comune il fondamento secondo cui il senso dell’agire dei soggetti è attribuibile solo all’interno di criteri sociali che orientano il loro agire sociale e danno ad esso forma e contenuto.

Oltre l’opposizione oggettivismo/soggettivismo

Nascita e influenze Intorno agli anni ’70 del novecento, si sviluppa una terza posizione epistemologica volta a superare la dicotomia oggettivismo-soggettivismo. Non ha un nome preciso come nel caso del soggettivismo e dell’oggettivismo, perché è composta da una pluralità di teorie sociologiche.

Sebbene formalmente diverse, le teorie di questa terza posizione epistemologica hanno in comune il fondamento secondo cui il senso dell’agire dei soggetti è attribuibile solo all’interno di criteri sociali che orientano il loro agire sociale e danno ad esso forma e contenuto.

Visione della società (ontologia) La realtà sociale è un costrutto umano, prodotto dalle relazioni sia tra gli stessi agenti sia tra gli agenti e il contesto socio-culturale in cui agiscono.

Una volta costruita, la realtà sociale viene pensata, interpretata e vissuta dai soggetti come se fosse oggettiva, quindi si dice oggettivata.

Essendo un costrutto umano, la realtà sociale ha bisogno di essere mantenuta o cambiata dalle azioni e interazioni dei soggetti, che a loro volta sono vincolate dalle condizioni strutturali in cui avvengono. Dunque la realtà sociale è un processo di mutua costitutività tra attori e strutture entro cui essi agiscono.

Epistemologia *Solo se si considerano struttura e azione si possono dare spiegazioni non riduzionistiche (azioni o della realtà sociale, cioè spiegazioni che non siano date solo da un fattore strutture, a seconda dell’approccio sociologico soggettivista od oggettivista).

Perciò, la logica di analisi è di tipo dialogico: considera sia strutture che azioni, ed è basata su una causazione di tipo circolare, secondo cui ogni variabile fenomenologica influenza ed è influenzata da altre variabili e dal contesto.

Non esistono variabili indipendenti.

Metodo Il metodo è quali-quantitativo, cioè sia qualitativo sia quantitativo. Le analisi statistiche macrostrutturali servono per inquadrare il quadro generale in cui avviene il fenomeno, e poi ad esse si uniscono approfondimenti di tipo qualitativo, ad esempio le interviste.

Vi è quindi un uso della combinazione dei due metodi, sebbene si ottenga un metodo complesso e dispendioso.

Autori Struttural-costruttivismo: Berger e Luckmann, Giddens, Bordieu*.

Spiegazione del professore

La realtà sociale è prodotta dagli esseri umani, quindi essi la possono cambiare in parte o totalmente. Il cambiamento avviene entro certe condizioni, ma il costrutto non è fuori portata degli agenti che lo hanno rappresentato in maniera oggettivata.

Mutua costitutività tra struttura e azione:

Devono esistere condizioni strutturali e dei soggetti che in esse agiscano, anche cambiandole.

Le strutture trovano negli attori sociali i fattori che permettono la loro stessa riproduzione o cambiamento. Esse non danno soltanto vincoli alle azioni delle persone, ma anche delle risorse, rendendo possibile agire in maniera sensata.

Cap 3 la sociologia come autocomprensione della società

Scienza riflessiva, critica e in-situazione

La sociologia è una scienza particolare perché è multi-paradigmatica, e perché è immersa e influenza il suo stesso oggetto di studio, cioè i fenomeni sociali (ha quindi un impatto sociale).

In particolare, la sociologia è una scienza riflessiva e critica, cioè si costituisce come autocomprensione della società. Questo significa che essa problematizza la realtà sociale, interrogandosi su principi, meccanismi e processi che comunemente vengono considerati dagli attori sociali come scontati, e pertanto attivati in maniera irriflessa, inconsapevole e non intenzionale.

L’aspetto critico della sociologia è legato al fatto che essa non solo amplia le conoscenze sul mondo sociale, ma lo mette costantemente in discussione individuando le problematiche in esso.

Infatti la sociologia è anche una scienza in-situazione, ovvero è calata nel suo oggetto di ricerca e vi partecipa influenzandolo con implicazioni pratiche e politiche.

La sociologia non è neutrale rispetto ai suoi oggetti di studio: con le sue analisi contingenti al contesto e al momento storico, offre alle persone strumenti di comprensione della società, e le rende coscienti del fatto che le strutture sociali possano essere cambiate.

Le quattro domande fondamentali della sociologia

L’immaginazione sociologica è la capacità di individuare la relazione tra le esperienze individuali e il grande contesto dei fatti storici, cioè cogliere come gli sviluppi della società nel suo complesso si riflettono nella vita quotidiana dei soggetti. Il metodo e la prospettiva dell’immaginazione sociologica si concretizzano in quattro domande fondamentali per la sociologia:

  1. In che modo la società influenza l’agire sociale individuale e collettivo?

I pensieri e le azioni dei soggetti sono immersi e condizionati dalle strutture sociali. Quindi per comprendere il senso de

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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