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Sociologia generale

Cos'è la sociologia

Il senso comune sociologico è il patrimonio delle proprie conoscenze, legato all’esperienza diretta, che ognuno utilizza per orientarsi nella vita sociale.

  • Esperienza personale
  • Limiti di questo sapere: è concentrato nel presente? Lo spazio sociale personale è limitato? È facilmente influenzabile e deformabile dal “sentito dire”?

La sociologia formula interrogativi sulla base di una riflessione teorica fissa e cercando risposte a questi interrogativi sulla base di informazioni raccolte sistematicamente.

L'oggetto della sociologia

La sociologia è lo studio scientifico della società, ovvero di coloro che si conoscono e sono riconosciuti da altri (istituzioni universitarie, esperti in altre discipline) come raccolta di studi di sociologi. La sociologia può aiutarci a comprendere meglio il mondo in cui viviamo, ma non può darci certezze assolute: può solo darci certezze ragionevoli.

Società: la popolazione è una comunità stabilita in modo permanente in un'area delimitata, il rapporto è abbastanza lungo da riprodurre la sopravvivenza, soddisfare bisogni importanti e la precipitazione di una cultura comune determina le regole di vita nella comunità.

Confini della sociologia rispetto alle altre scienze della società

A questo interrogativo si è cercato di dare risposta in modi diversi:

  • Soluzione gerarchica → Comte (1798-1857); Illuminismo?
  • Soluzione residuale → Runciman (1970); anni 70?
  • Soluzione analitica/formale → Simmel (1858-1918)?

Le origini

La nascita della sociologia è stata accompagnata da tre grandi “rivoluzioni”:

  • La rivoluzione scientifica?
  • La rivoluzione industriale?
  • La rivoluzione francese?

Rivoluzione scientifica (17esimo secolo)

Indica un periodo di notevoli risultati come lo sviluppo scientifico caratterizzato da nuove teorie e scoperte scientifiche e l'analisi che rende un privilegio osservare i fatti empirici e cercare le cause di questi fatti. La rivoluzione scientifica ha dato un nuovo approccio metodologico che influenzerà le scienze naturali oltre che le discipline umanistiche. Verso la fine del 18esimo secolo le persone iniziarono ad avere fiducia nella possibilità di estendere gli stessi principi dei metodi scientifici agli esseri umani e agli studi sociali e culturali.

Rivoluzione industriale

In Inghilterra, verso la fine del 18esimo secolo, indica un periodo di innovazioni a livello sociale, economico e tecnologico che ridefinisce la società. La sociologia nasce come necessità di comprendere quelle profonde e ambivalenti trasformazioni, che delineano quella che sarà la società moderna.

Rivoluzione francese

In Francia, verso la fine del 18esimo secolo, si assiste simbolicamente alla fine di un’era e a un ordine politico basato su principi dinastici e potere assoluto. Lo scettro fu trasferito dalle mani del re al popolo e furono affermati i valori di uguaglianza e libertà.

Paradigmi e dilemmi teorici

Vi sono alcuni temi “forti” che attraversano la storia della disciplina e restano tuttora al centro della riflessione sociologica. Su tali temi si sono costruite formulazioni diverse, che si sono poi consolidate in veri e propri paradigmi, tra i quali:

  • Paradigma dell’ordine?
  • Paradigma del conflitto?
  • Paradigma della struttura?
  • Paradigma dell’azione?

Il paradigma dell'ordine

Che cosa tiene insieme la società e come è possibile l’ordine sociale in un’epoca in cui enormi trasformazioni economiche, sociali e culturali hanno infranto la credenza nella sacralità della tradizione e della religione? → Importante la secolarizzazione, ossia la fine della centralità della religione.

  • Thomas Hobbes (1582-1679)
  • Adam Smith (1723-1790)
  • Herbert Spencer (1820-1903) e Auguste Comte (1798-1857)
  • Georg Simmel (1858-1918)
  • Emile Durkheim (1858-1917)

Per comprendere cosa tiene insieme la società occorre individuare la profonda connessione tra forme di divisione del lavoro e forme di solidarietà.

  • Società pre-moderne = divisione del lavoro scarsa = solidarietà meccanica?
  • Società moderna = divisione del lavoro avanzata = solidarietà organica?

Ferdinand Tonnies (1855-1936)

La comunità è organica fondata su rapporti di intimità, riconoscenza, condivisione e in cui gli individui si sentono uniti gli uni agli altri. La società è meccanica fondata sul rapporto di scambio e l’interesse personale che mettono in relazione non gli individui nella loro totalità, ma soltanto le loro prestazioni.

Il paradigma del conflitto

Karl Marx (1818-1883)

In ogni società i rapporti sociali fondamentali sono quelli che si instaurano nella sfera della produzione e distribuzione dei beni e servizi che servono alla società stessa per funzionare e riprodursi. In ogni società esistono due fondamentali classi contrapposte, i cui rapporti determinano la struttura di classe e sono conflittuali, in quanto presuppongono interessi antagonisti. Il conflitto di classe è la grande forza della storia, il motore del mutamento sociale.

Max Weber (1864-1920)

Il conflitto non si riduce alla lotta di classe. Le classi non sono l’unica (e neppure la prevalente) struttura, intorno alla quale si organizzano gli interessi in conflitto. La sfera economica non è l’unica nella quale si manifesta il conflitto. Accanto a essa si collocano le sfere della politica, del diritto, della religione. Le varie sfere non sono isolate l’una dall’altra, ma reciprocamente connesse. Il conflitto non è una condizione patologica della società, ma la sua condizione normale che può generare sia ordine sia mutamento.

Il paradigma della struttura

Concezione olistica del sociale: la società è l’unità prioritaria di analisi, gli individui sono veicoli attraverso i quali la società si esprime. Per spiegare i comportamenti umani, bisogna ricondurli alle coordinate sociali nelle quali si manifestano.

Emile Durkheim

La società viene prima degli individui. I fatti sociali possono essere spiegati solo da altri fatti sociali, non si può partire dal comportamento degli individui, dalle loro motivazioni e dalla loro personalità, per arrivare alla società. Un classico esempio è il suicidio, non vi è comportamento considerato più individuale, eppure in esso operano cause sociali.

Il paradigma dell'azione

Individualismo metodologico: i fenomeni macroscopici devono essere ricondotti alle loro cause microscopiche (le azioni individuali). Non si possono imputare azioni a entità astratte o ad attori collettivi di cui si ipostatizza l’unità. Per spiegare le azioni individuali è necessario tener conto dei motivi degli attori.

Max Weber:

Per spiegare i fenomeni sociali, di qualsiasi natura essi siano, è sempre necessario ricondurli ad atteggiamenti, credenze e comportamenti individuali e di questi si deve cogliere il significato che rivestono per l’attore.

Compatibilità tra paradigmi

I paradigmi della struttura e dell’azione siano tra loro compatibili? Il passaggio dall’azione alla struttura è teoricamente decisivo nel quadro del paradigma dell’azione. Il concetto di effetto non intenzionale è in questo contesto di grande importanza. Merton (1949): concetto di profezia che si autoavvera?

Teoria e ricerca empirica

Teoria: corpus di concetti generalizzati, logicamente interdipendenti, dotati di un riferimento empirico: una teoria è rilevante sul piano empirico se da essa possiamo ricavare delle congetture passibili di confutazione. Il rapporto tra teoria e ricerca empirica in sociologia si articola come un rapporto di scambio reciproco = la teoria alimenta la ricerca/la ricerca pone nuovi interrogativi alla teoria. La difficoltà (o l’impossibilità) di sottoporre a prova empirica teorie molto generali ha indotto Robert Merton a sostenere che la sociologia debba orientarsi verso la formulazione di teorie a medio raggio.

  • Ricerche descrittive: il cui intento è prevalentemente esplorativo o descrittivo?
  • Ricerche applicative: volte a verificare (o falsificare) un’ipotesi teorica, vale a dire una proposizione nella quale siano messi in relazione fenomeni da spiegare (variabili dipendenti) e fenomeni che li spiegano (variabili indipendenti)?

La formazione della società moderna

La società nasce tramite le 3 grandi rivoluzioni (francese, industriale e scientifica). L’idea del mutamento: la società è in continuo mutamento/evoluzione, tant’è che tra il 16esimo e il 19esimo secolo la popolazione occidentale, assiste ad una trasformazione:

  • Economica?
  • Politica?
  • Giuridica?
  • Culturale?

Economica

Trasformazioni nella sfera economica: la nascita del capitalismo. Marx ha una concezione materialistica e dinamica della società, confronta i bisogni degli uomini e i rapporti tra di loro nella sfera della produzione. I modi di produzione sono: schiavistico, feudale e capitalistico; in quest’ultimo i possessori del capitale dominano le forze produttive salariate (il tutto dura fino a quando il conflitto di classe passa a comunismo).

Trasformazioni dell’agricoltura

Fino al 17esimo secolo la società agricola è di tipo:

  • Feudale: più estensiva, poco produttiva e poco innovativa.
  • Epoca moderna: i capitalisti agrari sono motivati ad introdurre innovazioni, a migliorare la produttività e quindi anche il profitto.

Il ruolo delle attività mercantili

Il ruolo del commercio, secondo gli studiosi, mutua dal feudalesimo al capitalismo, in due modi differenti:

  • La formazione di un ricco ceto di grandi mercanti e la creazione di un mercato di dimensioni mondiali sono stati il vero fattore di dissoluzione e disgregazione dei rapporti economici feudali.
  • Le attività mercantili non sono incompatibili con un’economia feudale. Non si dà passaggio al modo di produzione capitalistico, se non quando le trasformazioni avvengono nella sfera della produzione.

Il commercio nasce in epoca feudale tenendo in considerazione sempre la maggiore circolazione dei beni e la maggiore richiesta di manufatti e prepara il capitalismo industriale creandone le condizioni in maniera importante, come in Inghilterra tramite il lavoro domestico, o in modo meno visibile, come in Italia. Mercanti e banchieri si trasformano lentamente in imprenditori ed industriali.

Le trasformazioni dell’artigianato

La tesi dell’origine religiosa dello spirito capitalistico, consiste sull’intraprendenza, sulla concorrenza, sull’innovazione, che inizia a scheggiare anche nel mondo tradizionale dell’artigianato. Weber, contemporaneo di Durkheim, ha formato l’ipotesi dello spirito del capitalismo, che non solo ha fondamenti economici, ma anche etici. Questo spirito di capitalismo trae origine da Calvino. La dottrina del Calvinismo dice che, di fronte all’incertezza del destino non ci si distacca dalla vita economica, bensì si cerca di dominarla, ovvero di promuovere il lavoro.

Politica

Lo stato moderno nell’epoca dell’assolutismo. Il passaggio dallo stato feudale (in cui dominava una dimensione localistica e uno stato perenne di guerra) allo stato assoluto si realizza attraverso una serie di momenti decisivi che determinarono la creazione del:

  • Monopolio militare: eserciti più grandi?
  • Monopolio fiscale: cambiamento nel ruolo funzionario?
  • Monopolio monetario: diritto di battere la moneta?
  • Monopolio dell’amministrazione della giustizia: lo stato garantisce protezione giuridica?

Sovranità: in epoca assolutista, il sovrano aveva il potere assoluto → il potere è legittimo quando chi ubbidisce lo fa perché ritiene che chi comanda abbia il titolo per farlo. Le 3 grandi rivoluzioni portano ad una nuova concezione di Stato, che vede l’insieme dei cittadini. Si afferma anche il principio di cittadinanza, ovvero che diventa un vantaggio per gli individui, in quanto membri di un popolo. → Parlamento, luogo in cui si esprime la sovranità del popolo. Nasce l’idea di “stato di diritto” tramite la costituzione (la quale è molto rigida) che vincola i diritti e i doveri.

Cultura

L’individualismo è il valore dominante della libertà di autorealizzazione dell’individuo garantito soltanto dalla comparsa della società moderna, anche se già presente nell'antichità del pensiero occidentale. L’uomo viene apprezzato per le caratteristiche che lo distinguono dagli altri rendendolo unico dotato di uno status acquisito in base ai suoi meriti e alle sue capacità; in passato la posizione che occupava una persona nella società, era determinata dalla sua origine (status ascritto) e presente fin dalla sua nascita. L’individuo diventa padrone della sua esistenza, libero di scegliere il suo destino e diventa responsabile di fronte alle sue scelte e alla sua coscienza; in campo:

  • Religioso, può vivere un rapporto immediato con la divinità?
  • Economico, può disporre della sua proprietà?
  • Politico, può esprimere le sue opinioni?

Alla base del valore dell’individuo, stanno i valori di:

  • Eguaglianza: tutti gli uomini alla nascita hanno pari dignità e diritti;
  • Libertà: autonomia nel governare la propria esistenza.

Alla base dell’individualismo moderno ci sono i concetti di diritto naturale (originari della specie umana e non concessi da qualcuno) e di contratto sociale (patto stabilito tra uomini liberi che si associano per dar vita a uno stato).

Razionalismo: la ragione diventa in epoca moderna un valore sociale dominante: l’uomo è dotato della facoltà di perseguire la ricerca della verità sostituendo alla fede la ragione mediante il processo di:

  • Razionalizzazione: processo storico che investe e trasforma gli ordinamenti sociali;
  • Razionalità: attributo specifico dell’azione umana.

La trama del tessuto sociale

Forme e proprietà delle relazioni sociali

Weber richiama l’oggetto di azione sociale; ovvero un agire che sia riferito, secondo il suo senso, intenzionato dall’agente/dagli agenti, al comportamento di altri individui, e orientato nel suo corso in base a questa. Questo equivale a dire che la società è fatta di individui che si influenzano reciprocamente, agendo l’uno per l’altro e contro l’altro; l’azione sociale è dunque il primo concetto di base della sociologia. Esistono 4 tipi di azioni sociali:

  1. Razionale rispetto allo scopo: valuta gli obiettivi proposti e considera gli obiettivi relativi alle possibili conseguenze.
  2. Razionale rispetto al valore: agisce tramite valori (responsabilità, dignità, religione) senza pensare alle conseguenze, bensì solo alla causa giusta.
  3. Determinata affettivamente: manifestazioni di emozioni.
  4. Tradizionale: espressione di abitudini acquisite.

Generalmente l’attore si comporta razionalmente, per questo è opportuno considerare prima un’azione come razionale e solo dopo classificarla in modo differente.

Se poniamo l’attenzione su più soggetti, si individuano altri elementi:

  • La relazione sociale: possono essere stabili e profonde, ma anche transitorie e superficiali, così come cooperative ma anche conflittuali.
  • L’interazione sociale: il processo secondo i quale più soggetti in relazione tra loro agiscono, reagendo alle azioni degli altri; si realizza, produce e cambia nel tempo.

I gruppi sociali

Con gruppi sociali si intende un insieme di persone fra loro in interazione con continuità secondo schemi relativamente stabili (i cosiddetti ruoli), le quali si definiscono membri del gruppo e sono definite come tali da altri. Una classe o una categoria sociale non sono definiti gruppi, possono però, essere la base per la formazione di gruppi di vario genere.

Proprietà relative alle dimensioni

I caratteri del gruppo cambiano con la loro dimensione, difatti troviamo:

  • L’interazione diretta: faccia a faccia;
  • L’interazione indiretta: esempio l’azienda;
  • Le diadi: se un membro decide uscire dalla relazione, il gruppo scompare;
  • Le triadi: formati da 3 individui e si dividono i seguenti ruoli:
    • Mediatore: colui che convince ad accordi in dispute;
    • Tertius gaudens: colui che si approfitta della disputa;
    • Divide et impera: colui che crea le dispute per controllo generale.

La formazione di un gruppo avviene tramite comportamenti degli individui che sono in una certa misura reciproca e persistente di interazione. Il ruolo è l’insieme di comportamenti che ci si aspetta da una persona in un determinato gruppo, di cui esso ne fa parte. Il ruolo può essere specifico, ossia che riguarda un insieme di comportamenti limitato e precisato, oppure, diffuso ossia che riguarda un insieme di comportamenti più ampio e meno definito. I criteri di appartenenza a un gruppo possono essere più o meno chiari e definiti:

  • Gruppo formale: prevede regole specifiche sui requisiti, le procedure di ammissione e i comportamenti da tenere per continuare a farne parte.
  • Gruppo informale: si forma in modo spontaneo ed è tacito dalle regole del gruppo formale.
  • Gruppi primari: piccole dimensioni, ruoli diffusi, contenuti affettivi e molto personalizzati.
  • Gruppi secondari: grandi dimensioni, ruoli specifici, relazioni più fredde e non personalizzate.
  • Gruppi totalitari: impegnano tutti i ruoli o quasi di un individuo (carcere).
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentina-calabrese di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Cervini Giovanna.
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