L'economia e la rivoluzione marginalista
L'economia inizia a nascere durante la fine del XIX secolo. Arrivò una rivoluzione che impose confini precisi tra le due discipline. I marginalisti rivoluzionarono la teoria del valore. Il valore di scambio di una merce non risiedeva più nel tempo in cui essa veniva prodotta, ma nell'utilità marginale che aveva nei confronti dell'acquirente. Il lavoro rimane la precondizione per l'esistenza delle merci perché se qualcosa è abbondante in natura non ha alcun valore. Il lavoro umano trasforma la natura creando ciò che non si può trovare in natura in maniera abbondante. Il lavoro umano crea qualcosa di raro e scarso in natura. L'utilità della merce sarà determinata dalla sua rarità/scarsità.
L'utilità è situazionale e le preferenze soggettive determinano anch'essi l'utilità. Il valore di scambio di una merce sarà proporzionale alla sua utilità assoluta (oggettiva) e percepita (soggettiva). Sono i singoli individui sul mercato che, attraverso le loro preferenze soggettive, determinano il valore della merce. Il valore di scambio è dinamico in funzione della sua disponibilità. Di consumo in consumo un valore di una merce diminuirà a sua volta.
Focus sul mercato e sull'individuo
Il focus si sposta dalla produzione al mercato e dalla collettività al singolo individuo. L'individuo è libero e calcolatore (sia consumatore che produttore); l'individuo sa ottimizzare le scelte per perseguire la massimazione del risultato che persegue. Il problema è la ricerca dell'equilibrio generale che il mercato dovrebbe riuscire a realizzare in modo spontaneo. L'individuo è un calcolatore; la rivoluzione marginalista slega il valore del lavoro. Il valore si ferma sul mercato; i soggetti non sono più assunti come interpreti di un ruolo di produzione, ma sono liberi di seguire il proprio interesse individuale e contrattare sul mercato.
Si sposta così l'analisi da una dimensione di aggregati collettivi ad una dimensione di soggetti. L'unità di analisi sarà l'individuo e non più le strutture sociali. L'individuo è libero e calcolatore; l'individuo è dotato di razionalità assoluta ed è in grado di perseguire la massimizzazione del risultato.
Teoria dell'equilibrio generale di Walras
Ricerca dell'equilibrio generale che il mercato deve realizzare in modo spontaneo. Teoria dell'equilibrio generale di Walras: tre assunti preliminari:
- Risorse mobili: assenza di restrizioni all'accesso di risorse.
- Assenza di monopoli ed oligopoli: gran numero di venditori.
- Attori dotati di razionalità assoluta: hanno completezza di informazioni su tutto ciò che vogliono, come fare per averlo e che alternative ci sono per raggiungere quell'obiettivo.
Il consumatore è un essere razionale e sa cosa vuole e come redistribuire la spesa del suo reddito per massimizzare la propria soddisfazione. Le sue scelte (che costituiscono la razionalità assoluta) e la domanda porteranno il produttore a creare il prodotto perfetto per il consumatore. Il produttore (anch'esso razionale) cercherà appunto di massimizzare il proprio profitto, cioè rendere massima la differenza tra il valore della produzione venduta e i costi totali che deve sostenere. Dovrà combinare i fattori di produzione nel modo più efficace possibile per far sì che possa creare un prezzo di mercato perfetto, il quale andrà a coincidere con l'utilità marginale del consumatore (ovvero il consumatore si ritroverà perfettamente nel prezzo offerto dal produttore perché entrambi sono due esseri razionali).
L'equilibrio si raggiunge solo tramite un mercato concorrenziale:
- Se il prezzo è inferiore al costo marginale, quindi equivale o è inferiore al valore della produzione, rimarranno solo le imprese «più capaci» di combinare i fattori produttivi.
- Se il prezzo è superiore al costo marginale, altre imprese entreranno nel mercato e produrranno lo stesso bene, aumenterà la quantità prodotta e il costo tenderà a scendere fino a raggiungere il costo marginale.
La concorrenza determina quindi l'equilibrio tra utilità marginale e costo marginale. La distribuzione dei redditi è legata alla domanda dei consumatori. Walras dimostra l'efficienza allocativa del mercato attraverso la tensione all'equilibrio. L'economa dovrebbe ricercare le leggi universali di funzionamento del mercato secondo il comportamento regolare di tutte le persone. Osservazione dei processi economici e osservazione dei fenomeni della società.
L'economia come disciplina autonoma
I marginalisti fanno sì che nascano le condizioni per rappresentare l'economia come disciplina autonoma. Due linee di pensiero che si rapportano differentemente con la sociologia:
- Via analitica: spiegazione dei fenomeni economici; la sociologia sta accanto al servizio dell'economia pura. La sociologia studia i fatti concreti non logici che influenzano la razionalità pura.
- Via empirica: l'economia deve ambire a studiare l'economia concreta. L'homo economicus deve essere studiato attraverso comportamenti che devono essere ricercati tramite il mondo concreto. La sociologia è un residuo, è una prospettiva destinata ad estinguersi perché è destinata ad essere superata dall'economia.
Sociologia declinata in storia (che spiega i fenomeni di tutte le epoche). Tutto ciò avviene in un clima di crescente e incondizionata fiducia nella tecnica, nel progresso e nella scienza positivismo. La sociologia può essere subalterna e segregata (ovvero storia) oppure in esaurimento totale; si tratta in tutti e due i casi di imperialismo economico, ovvero il pensare economico si impone e si imporrà. Tutto ciò non deve sorprendere, perché tutto ciò avviene durante il positivismo, ovvero nella fiducia piena del progresso.
La reazione della sociologia
La sociologia reagisce, attaccando l'assunzione del positivismo come paradigma sociologico. La sociologia come studio dell'insieme: società come organismo biologico con leggi generali di funzionamento. La sociologia è superiore all'economia: studio della società nel suo complesso. Fuga e rifiuto del paradigma positivista e ripiegamento su un approccio storicista. Irriducibilità della complessità dell'uomo e rifiuto di spiegazioni causali.
Emancipazione della sociologia grazie a Max Weber. Egli si formò all'interno della scuola storicista, ma insieme a dei suoi colleghi comincia a prendere le distanze da questa corrente di pensiero ed incomincia a gettare le basi della sociologia economica. Weber contesta l'assunto di una serie di contrapposizioni che la scuola storicista dà per scontato. Scienza della società e della natura non si distinguono per le caratteristiche dell'oggetto di studio; entrambi gli studi, infatti, operano per concetti e generalizzazioni perché è il processo di conoscenza che lo richiede. Scienze sociali e scienze naturali si distinguono per l'obiettivo, poiché è diverso: le scienze sociali sono intente a spiegare fenomeni storici nella loro individualità.
Un assunto comune tra Weber e gli storicisti è che gli uomini agiscono in base a motivazioni mutevoli (soggettive e variabili nel tempo e nello spazio). Per gli storicisti, le motivazioni sono uniche, le quali determinano azioni uniche. Ciò si può descrivere, ma non spiegare; non si può individuare né prevedere alcuna regolarità (bisogna trattare la storia come un postulato). Weber invece afferma che è possibile spiegare le motivazioni, le azioni e la loro realizzazione. Per Weber, l'oggetto della sociologia è l'agire sociale, un agire riferito all'atteggiamento degli altri individui ed è orientato nel suo corso in base a ciò. L'oggetto della sociologia, infatti, non è l'individuo ma l'agire sociale. L'agire sociale è soggettivo, ma c'è un orientamento intenzionale. Il senso riferito all'azione di ogni individuo è dato, parzialmente, dal contesto in cui ogni soggetto è inserito, il quale lo condiziona (agire sociale, agire in relazione) azioni basate su aspettative degli altri.
Per Weber, la sociologia è quella scienza che si occupa di comprendere l'agire sociale, e in particolare il senso che l'agente dà alle proprie azioni sempre riferito alle aspettative che gli altri agenti hanno riferito alla società. Tutto è spiegabile tramite la disciplina economica; essa nasce con la teoria neoclassica. La sociologia sfrutta l'insieme ed ambisce a vincere rispetto all'economia ed al clima positivista presente all'epoca. Weber sposta il focus sull'agire sociale, un agire dato dall'atteggiamento degli altri il quale ci condiziona. Le relazioni sociali sono basate sulle aspettative degli altri. Sociologia scienza che si occupa di comprendere l'agire sociale e in particolare il senso che l'agente dà alle proprie azioni.
Tipi di agire sociale secondo Weber
- Azione razionale secondo lo scopo: la gente valuta i mezzi secondo lo scopo; agire economico.
- Azione razionale secondo il valore: azione conforme ai principi di valutazione ma si agisce in base alle proprie idee rimanendo fedeli ad esse.
- Azione affettiva: è una sorta di manifestazione dei sentimenti dettata dalle emozioni e non dai sentimenti.
Azioni affettive sono quelle al limite, ma quelle che ci permettono più facilmente di ipotizzare una certa azione o un certo comportamento in base a delle determinate emozioni. Comprendere le motivazioni sottostanti un comportamento per Weber non esclude la spiegazione. Anche il sociologo può formulare ipotesi esplicative, si pongono due problemi:
- La soggettività dello studioso nella formazione dell'ipotesi.
- Il tipo di spiegazione della sociologia.
Risposte:
- Ipotizzare non è sufficiente per parlare di una scienza sociale; le ipotesi rispecchiano i valori dello studioso e la orientano. La verifica empirica delle ipotesi fa sì che si garantisca la validità delle ipotesi. Verifica empirica: si immette l'ipotesi nella società, ma dato che la realtà è la mia quindi è soggettiva.
- La spiegazione sociologica è la spiegazione condizionale: individuare le condizioni che agli occhi dello studioso sono particolarmente importanti per il verificarsi di un fenomeno. Un altro studio può verificare la stessa condizione ma trovare effetti differenti perché la sua realtà sarà diversa da quella dello studioso principale.
La sociologia non deve trovare un nesso causale (ricadrebbe nel positivismo) necessario per il verificarsi di quel fenomeno, ma le condizioni che rendono possibile il verificarsi di quel fenomeno appunto sono ipotesi, danno solo delle premesse, poiché quel fatto potrebbe anche non verificarsi; ma dato per esempio eventi passati che con determinati avvenimenti precedenti al principale hanno dato determinati effetti, si danno delle condizioni proprio su di esse.
Tipi di agire sociale e tipi ideali
- Le classi: classificazioni, strumenti conoscitivi utili nella misura in cui riflettono oggettivamente raggruppamenti empirici sulla base di quelli comuni. Strumento privilegiato utilizzato dalle scienze naturali.
- I tipi ideali: strumento principale delle scienze sociologiche; si notano gli eventi storici e se ne desume una regolarità osservandoli; sono desunti dalla realtà empirica, subiscono un processo di astrazione (a diversi gradi), e il risultato di tale astrazione (il tipo ideale) non corrisponde mai completamente ad uno specifico fatto osservato.
Per Weber i tipi ideali sono lo strumento principale del sapere sociologico, sono il mezzo attraverso cui orientare la conoscenza. L'oggetto della sociologia è la spiegazione di un determinato agire storico (ovvero del tutto). La sociologia economica è in ultima istanza l'analisi istituzionale dell'economia; studia l'economia non attraverso una prospettiva storicista, ma attraverso generalizzazioni e spiegazioni.
Joseph Schumpeter e l'innovazione
Joseph Schumpeter, economista, si allontana dall'economia neoclassica perché:
- Non riesce a spiegare l'innovazione.
- Non riesce a spiegare le rotture.
- Non riesce a spiegare le rivoluzioni produttive.
Le rivoluzioni produttive, secondo Schumpeter, non sono spiegabili solo con fattori esogeni (ovvero carestie, trasformazioni demografiche, ecc.) ma è necessario far rientrare nella spiegazione anche i fattori endogeni (ovvero le nuove combinazioni dei fattori produttivi). Le innovazioni sono di diverso tipo:
- Lancio di un nuovo prodotto sul mercato.
- Nuovo modo di organizzare la produzione.
- Apertura di un nuovo mercato.
- Nuove fonti di approvvigionamento.
L'innovazione è centrale per spiegare il sistema economico capitalista, è il suo motore. Secondo Schumpeter, il capitalismo è animato da una distruzione creatrice: distrugge ciò che esiste per ricostruirlo in un processo ricorsivo e procede per rotture successe da rivoluzioni. Schumpeter descrive anche le caratteristiche salienti del processo di innovazione:
- Ogni innovazione garantisce un profitto e un vantaggio transitorio e procedono a grappolo/sciame.
- Hanno due fasi: la fase espansiva, ovvero dove un settore dell'economia si espande ai massimi livelli per poi seguire una fase recessiva e di depressione dove l'espansione si interrompe, le imprese falliscono e tutto si riavvicina allo stato di equilibrio.
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