Indice

  1. Situazione dell'Europa orientale nell'età preindustriale
  2. Il rafforzamento della servitù della gleba
  3. L’organizzazione delle campagne e il lavoro contadino
  4. Il peggioramento delle condizioni dei contadini
  5. La situazione dei contadini in Russia
  6. L’abolizione della servitù della gleba

Situazione dell'Europa orientale nell'età preindustriale

Le regioni situate a est di un’immaginaria linea che andava dalla foce del fiume Elba fino a Trieste presentavano due caratteristiche che le distinguevano nettamente dalle zone più occidentali d’Europa.
Innanzitutto, comprendevano enormi estensioni di terreni pianeggianti e potenzialmente fertili. Inoltre, erano scarsamente popolate. Mentre in Italia, Germania, Francia e Inghilterra la densità demografica raggiungeva o superava i 40 abitanti per chilometro quadrato, in Prussia, Polonia e Ungheria scendeva a 10-12 abitanti, mentre in Russia era inferiore a 5.
In queste regioni, quindi, il problema principale non era la mancanza di terre coltivabili, ma la scarsità di manodopera. Inoltre, rispetto all’Europa occidentale, le città, le comunità di villaggio e le istituzioni statali erano molto meno sviluppate. Di conseguenza, mancavano organismi abbastanza forti da contrastare il potere dell’aristocrazia fondiaria.

Il rafforzamento della servitù della gleba

In queste condizioni, la diffusione dell’economia di mercato ebbe conseguenze importanti. Da un lato, offrì nuove possibilità di esportazione dei cereali, soprattutto alle regioni che si affacciavano sul mare, come la Polonia e la Prussia. Dall’altro, spinse i grandi proprietari terrieri a procurarsi il denaro necessario per acquistare prodotti di lusso.
Per aumentare la produzione agricola, i signori ricorsero al metodo più semplice a loro disposizione: la coercizione dei contadini, cioè l’imposizione del lavoro attraverso la forza e l’obbligo giuridico, anziché attraverso normali rapporti economici. A partire dal XV secolo, la servitù della gleba, chiamata anche «secondo servaggio», venne quindi rafforzata e fu introdotta persino nelle regioni dell’Europa orientale in cui prima non esisteva. Inizialmente, questo processo fu avviato dai singoli signori fondiari. Successivamente, venne sostenuto e regolamentato anche dai poteri statali, che dipendevano socialmente dall’aristocrazia e ne favorivano gli interessi.

L’organizzazione delle campagne e il lavoro contadino

Nei villaggi della Prussia, della Polonia e della Russia, il territorio agricolo era generalmente diviso tra una o due grandi proprietà signorili e numerosi piccoli poderi contadini. Le famiglie che vivevano nei piccoli poderi, generalmente in usufrutto e non in piena proprietà, ricavavano dai propri campi il necessario per sopravvivere. Tuttavia, dovevano dedicare una parte considerevole del loro tempo e delle loro energie a lavorare gratuitamente le terre del signore. Questo lavoro obbligatorio veniva svolto utilizzando l’aratro e il bestiame da lavoro, quando disponibili, oppure ricorrendo direttamente alla forza delle proprie braccia.
I figli e le figlie dei contadini erano inoltre impiegati nei servizi domestici presso le abitazioni dei nobili. Durante i mesi invernali, quando i lavori agricoli diminuivano, la manodopera contadina poteva essere utilizzata anche in altre attività, come la produzione di birra e vodka e l’estrazione mineraria.
I prodotti agricoli che superavano il fabbisogno della famiglia signorile venivano venduti sui mercati. Il denaro ricavato serviva per acquistare beni di lusso e manufatti provenienti dall’Europa occidentale.
Questo sistema di sfruttamento era possibile perché i contadini servi erano completamente sottomessi all’autorità del signore. Quest’ultimo amministrava la giustizia e riscuoteva persino le imposte per conto dello Stato.

Il peggioramento delle condizioni dei contadini

Tra il XVI e il XVII secolo, le condizioni di vita dei contadini dell’Europa orientale peggiorarono progressivamente, anche a causa di una situazione economica sfavorevole.
In Polonia, tra il 1500 e il 1650 circa, le dimensioni medie delle proprietà signorili raddoppiarono. Parallelamente, aumentò notevolmente anche la durata del lavoro obbligatorio dei contadini, che passò in media da 1,7 a 5 giorni alla settimana.
In Danimarca, un podere di medie dimensioni doveva garantire al signore almeno 200 giornate di lavoro all’anno.
Anche nella monarchia austriaca, i cui territori rappresentavano una zona di transizione tra l’Europa centrale e quella orientale, gli obblighi lavorativi variavano molto da una regione all’altra. Nel 1679-1680 vennero stabiliti per legge limiti diversi alla durata delle corvées. In Bassa Austria, il lavoro obbligatorio non poteva superare le 12 giornate all’anno, mentre in Boemia poteva arrivare a 156 giornate.

La situazione dei contadini in Russia

In Russia, la situazione era ancora più difficile, perché accanto alla servitù della gleba esisteva anche la vera e propria schiavitù personale, alla quale era sottoposto circa il 10% della popolazione.
I contadini potevano essere comprati e venduti indipendentemente dalla terra su cui lavoravano. Inoltre, le leggi emanate dagli zar resero sempre più difficile per loro ottenere la libertà attraverso la fuga.
Con il codice del 1649 venne infatti eliminato qualsiasi limite di tempo per la cattura dei servi fuggiaschi da parte dei signori. Ciò significava che i proprietari potevano continuare a cercare e reclamare i contadini scappati senza essere vincolati da una scadenza temporale.

L’abolizione della servitù della gleba

Soltanto con le riforme introdotte nella seconda metà del Settecento le pretese dei signori fondiari cominciarono a essere limitate dalla legge.
La servitù della gleba, tuttavia, non venne abolita immediatamente. La sua eliminazione avvenne gradualmente soltanto nel corso del XIX secolo, segnando una trasformazione fondamentale dei rapporti sociali ed economici nelle campagne dell’Europa orientale.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community