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Termine razza

In termini biologici, non ha alcun fondamento scientifico il termine razza, etnia o gruppo culturale. Altri studiosi sostengono che eliminare il termine razza contribuirebbe a rendere ancora più invisibile il fenomeno del razzismo (studiosi postcoloniali).

Il pensiero sociologico classico

Max Weber

Gruppo etnico: formato da un raggruppamento di individui che condividono la convinzione soggettiva di appartenere ad una stessa discendenza, somiglianza fisica, pratiche culturali comuni, comune memoria storica (dimensione soggettiva). Il gruppo sociale si percepisce omogeneo sulla base di caratteristiche culturali quali la religione, lingua, tradizioni… Caratterizzata dall’esistenza di tratti ereditari comuni legati al fatto di far parte di una comune razza: presenza di caratteristiche ereditarie, innate che rappresentavano l’essenza di una discendenza persona (aspetto esteriore, costituzione fisica) (concezione essenzialista).

Oggi non vi sono dei criteri oggettivi che ci consentono di isolare una presunta razza da un’altra. Sono le nostre percezioni, il nostro modo di pensare e di relazionarci agli altri che ci fanno classificare le persone in gruppi ritenuti omogenei.

Etnia e razza

Etnia: gruppo sociale a cui il sistema classificatorio attribuisce una discendenza comune basata sulla percezione di somiglianze culturali.

Razza: gruppo sociale a cui il sistema attribuisce una discendenza comune sulla base della percezione di somiglianze fisiche considerate innate. Somiglianze frutto di una percezione carattere costruito delle categorie concettuali utilizzate: sono il frutto di un processo di costruzione sociale, cioè di una percezione sociale diffusa ma producono effetti tangibili (concezione costruttivista). Razza è una costruzione sociale.

Razzializzazione ed etnicizzazione

Questi processi producono diseguaglianze.

Processi di razzializzazione: assegnano a determinati gruppi o collettività una serie di caratteristiche negative che vengono considerate naturali, ascritte, immodificabili, che creano gerarchie e rapporti di potere. Ciò agevola il mantenimento dei privilegi, un processo che ha comportato l’inferiorizzazione dei poteri neri.

Processi di etnicizzazione: dispositivi che servono a escludere e separare da noi coloro che vengono percepiti come diversi, estranei e inferiori. Ad esempio, la bianchezza è una costruzione sociale prodotta da un gruppo dominante che razzializza se stesso imponendosi come la norma neutrale, naturalizza i propri privilegi e razzializza gli altri condannandoli alla subalternità.

Razzismo e sue manifestazioni

Il razzismo gerarchizza l’umanità in gruppi superiori e gruppi inferiori. È un fenomeno complesso, con una componente umana radicata e una paura aggressiva latente che i nostri privilegi siano minacciati (A. Memmi). Ha molteplici definizioni, fenomeni razionali ma anche dimensioni psichiche profonde, ed è legato alla sfera delle percezioni.

Trasformazioni del pensiero razzista

Il razzismo è un prodotto dell’era moderna, particolarmente esito delle grandi scoperte: colonialismo, migrazioni, capitalismo e industrializzazione. È una problematica moderna perché la discriminazione nasce dalle particolari condizioni sociali e struttura economico-produttiva dell’Occidente. Si costruisce una giustificazione ideologica allo sfruttamento e al dominio. Il razzismo è una malattia sociale della modernità (Touraine), a partire dal 1700 ma già dal 1500 con l’espansione coloniale.

Modalità di manifestazione del razzismo

Il razzismo si manifesta attraverso due modalità:

  • Razzismo scientifico fine ‘700: Ideologia e teorie che affermano che esistono differenze tra individui riconducibili a tratti biologici. Afferma che esistono razze pure caratterizzate da superiorità che conferisce loro privilegi e dominanza. Concomitanza di idee sul concetto di razza con quelli di nazione: nazionalismo, colonialismo e imperialismo, nazismo e antisemitismo.
  • Comportamento concreto: Dal secondo dopoguerra, declino del razzismo scientifico e sua delegittimazione. La scomparsa del concetto di razza non ha portato alla totale scomparsa del razzismo istituzionale. Verso il nuovo razzismo e la sua trasformazione, elemento talmente radicato che diventa strutturale nel funzionamento delle società che garantisce la dominazione di una parte di una società su un’altra (1967 – Black Power). Non fa riferimento a idee ma ad azioni o pratiche, forme non intenzionali di discriminazione, razzismo culturale.

Il nuovo razzismo

(Barker) Non si parla più di caratteristiche naturali ma si enfatizzano le presunte differenze in termini di cultura, lingua, religione e tradizioni (razzismo differenzialista). Fondamentalismo culturale: la cultura sostituisce il concetto di razza e diventa un nuovo terreno semantico chiave. Non più come inferiori ma come potenziali minacce all’omogeneità culturale. I migranti sono percepiti come minacce alla nostra identità. La cultura è considerata come se fosse un dato oggettivo e immutabile, l’appartenenza nazionale contro la minaccia della contaminazione e ibridazione.

Le espressioni del razzismo

  • Pregiudizio: giudizio che viene espresso prima di una conoscenza/esperienza diretta. Sono credenze, emozioni e atteggiamenti negativi, stereotipi volti ad alimentare o giustificare atteggiamenti discriminatori nei confronti di alcuni gruppi. Pre-giudizio (Adorno): filtro che si frappone tra noi e gli altri, generalizzazione semplificata, opera a livello di idee, credenze e convinzioni.
  • Discriminazione: provoca un danno ad altri individui poiché riguarda azioni concrete e li svantaggia sulla base della loro appartenenza a un gruppo sociale.
    • Individuale: riguarda singoli individui in quanto membri di un gruppo sociale.
    • Istituzionale: forme di discriminazioni legate all’operato di istituzioni (leggi che escludono i membri di un gruppo). È sia un processo (segregare), sia un risultato che vede l’emarginazione di un gruppo in spazi separati e logica di differenziazione (es. apartheid).
  • Violenza: simbolica, psicologica e fisica.

Colonialismo e le relazioni con l'altro

Il lascito del saggio Renate Siebert: L’esperienza del fascismo non ha innescato una forma di autocritica riflessiva nel dopoguerra. Non vi è stata una critica dell’esperienza del fascismo soprattutto in Italia, ci è stata una rielaborazione assenza di consapevolezza sui rischi che il razzismo avrebbe potuto comportare nella socializzazione delle nuove generazioni.

Razzismi

Anti-semitismo, colonialismo e imperialismo sono state tappe essenziali per l’avvento dei totalitarismi. Razzismo si sviluppa con colonialismo con l’idea che alcune razze fossero inferiori ad altre (razzismo biologico).

Il colonialismo italiano

Rimozione della memoria legata al passato coloniale, alimentato da alcuni fattori:

  • Sconfitta bellica
  • Fine del fascismo e perdita delle colonie sembrava che la questione fosse risolta
  • Con la fine della guerra ci fu la necessità di pacificare il paese italiano fortemente diviso, si decise di praticare una sanatoria sui crimini di guerra e mancate condanne
  • Nazionalismo della società italiana
  • Scarsa adesione al processo di decolonizzazione, fretta di voltare pagina e sanare
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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