Concetti Chiave

  • I sintomi principali nei parassiti intestinali includono diarrea acquosa, dimagramento e edemi, dovuti a problemi di pressione oncotica causati dall'ipoalbuminemia.
  • La diagnosi dell'ostertagiosi di tipo I è semplice in autunno, poiché gli animali giovani al pascolo ingeriscono molte larve, risultando spesso in un esame fecale positivo.
  • Per l'ostertagiosi di tipo II, non tutti gli animali presentano sintomi, rendendo la diagnosi più complessa e aumentando il rischio di mortalità per mancato trattamento.
  • L'anamnesi e l'esame copromicroscopico quantitativo sono fondamentali nella diagnosi, permettendo di quantificare le larve e differenziare tra vari tipi di parassiti intestinali.
  • Metodi innovativi, come la ricerca di anticorpi specifici, sono utili ma costosi; la diagnosi e il trattamento possono essere semplificati attraverso pratiche consolidate nel tempo.

Indice

  1. Sintomi e diagnosi iniziale
  2. Diagnosi ostertagiosi tipo I
  3. Ostertagiosi tipo II e complicazioni
  4. Metodi diagnostici e differenziazione
  5. Anemia e metodi innovativi

Sintomi e diagnosi iniziale

I sintomi sono abbastanza simili perché ci sono comunque diarrea acquosa, dimagramento degli animali e edemi dovuti all’ipoalbuminemia (per esempio edema a bottiglia da Fasciola), quindi, ci sono problemi di pressione oncotica, i liquidi fuoriescono dai vasi, vanno nei tessuti e lì si accumulano, dando edema.

Diagnosi ostertagiosi tipo I

La diagnosi della ostertagiosi di tipo I in autunno è tutto sommato abbastanza facile perché se gli animali giovani vanno al pascolo, ingeriscono tante larve e si ammaleranno in molti, ci sono molti soggetti infetti. Se si facesse un esame delle feci, questo risulterebbe positivo perché comunque alcuni di quelli vanno avanti, diventano adulti e depongono delle uova, quindi, la diagnosi è facile.

Ostertagiosi tipo II e complicazioni

Nell’ostertagiosi di tipo II, invece, non sono colpiti tutti gli animali perché dipende moltissimo dalla risposta immunitaria dell'ospite, quante larve sono sopravvissute in inverno, quante si riattivano in primavera. Quindi, non tutti i soggetti giovani hanno la diarrea, ce ne sono solo alcuni, se si fa l'esame delle feci non si trovano ancora le uova perché tendenzialmente le L4 si sono riattivate, ma non ci sono ancora gli adulti che producono le uova. Questo spiega perché spesso le mortalità sono maggiori, semplicemente perché non si diagnosticano correttamente e, quindi, non si va a trattare in maniera adeguata. Tant'è che in passato sono state utilizzate diverse metodiche, non solo gli esami copromicroscopici, ma, banalmente, si proponeva anche il dosaggio ematico del pepsinogeno, che era molto utile nell’ostertagiosi di tipo II, proprio perché la distruzione della mucosa porta a un maggiore assorbimento di pepsinogeno.

Metodi diagnostici e differenziazione

Nella diagnosi è fondamentale l'anamnesi, cioè l'età dei soggetti, i trattamenti effettuati e la carica delle larve sul pascolo. La diagnosi è molto semplice: si fa un esame copromicroscopico quantitativo perché non interessa solo sapere se ci sono, ma anche quanti ce ne sono. Siccome le uova sono tutte uguali, se si vuole sapere se è Haemonchus piuttosto che Cooperia si fa una coprocultura, cioè si fanno sviluppare in laboratorio le L1, L2 e L3, poi si va a classificare le larve di terzo stadio, perché sono abbastanza facili da riconoscere. Ostertagia dà diarrea, diminuzione delle produzioni, Haemonchus dà un vero e proprio stato anemico.

Anemia e metodi innovativi

Nella foto si vede quanto è pallida la congiuntiva di quest'animale. È chiaro che se c’è anemia, l'animale a un certo punto sarà anche debole, avrà difficoltà nel movimento e si può addirittura avere la morte al pascolo dei soggetti. Questo è un esempio che il prof fa non perché lo utilizzeremo, ma per far capire come spesso bisogna sviluppare dei nuovi metodi e come spesso, i metodi che sono semplici, sono semplici perché c'è stato un grandissimo lavoro prima. Questo è un metodo che ha permesso di ridurre in maniera significativa la necessità di trattamento negli animali ed è un'idea veramente molto buona. Si può anche andare a cercare gli anticorpi specifici nei soggetti, ma, nella pratica, non si fa perché ha un costo elevatissimo.

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono i sintomi principali dell'ostertagiosi?
  2. I sintomi includono diarrea acquosa, dimagrimento degli animali e edemi dovuti all’ipoalbuminemia, che causano problemi di pressione oncotica e accumulo di liquidi nei tessuti.

  3. Come si diagnostica l'ostertagiosi di tipo I?
  4. La diagnosi è relativamente semplice in autunno, poiché gli animali giovani al pascolo ingeriscono molte larve, risultando in un esame delle feci positivo grazie alla presenza di uova deposte da adulti.

  5. Qual è la differenza nella diagnosi tra ostertagiosi di tipo I e II?
  6. Nell'ostertagiosi di tipo II, non tutti gli animali mostrano sintomi e le uova potrebbero non essere presenti nelle feci, rendendo la diagnosi più complessa e aumentando il rischio di mortalità.

  7. Quali metodi diagnostici sono utilizzati per identificare l'ostertagiosi?
  8. È fondamentale l'anamnesi e si utilizza un esame copromicroscopico quantitativo per determinare la carica larvale, con eventuale coprocultura per differenziare le specie di parassiti.

  9. Qual è l'importanza dell'anemia negli animali affetti da ostertagiosi?
  10. L'anemia può portare a debolezza e difficoltà di movimento negli animali, aumentando il rischio di mortalità, e sottolinea la necessità di sviluppare metodi diagnostici innovativi per una gestione efficace.

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