Concetti Chiave
- La Sinistra italiana nacque nel 1876 per volontà di Vittorio Emanuele II, a seguito di un voto parlamentare che evidenziò l'inadeguatezza della politica conservatrice.
- Le principali riforme introdotte dalla Sinistra includevano l'ampliamento del diritto di voto e l'istruzione obbligatoria fino al nono anno, mentre il decentramento amministrativo non fu raggiunto.
- La politica protezionista della Sinistra causò una crisi economica, con l'aumento dei prezzi di beni essenziali e una guerra commerciale con la Francia, aggravando la situazione agraria.
- Crispi, per affrontare la conflittualità sociale, ampliò i poteri della pubblica sicurezza e attuò riforme, ma si trovò a fronteggiare tensioni crescenti nella società.
- Giovanni Giolitti adottò un approccio di mediazione politica per risolvere i conflitti sociali, ma la sua incapacità di reprimere la rivolta dei Fasci siciliani portò a uno scandalo e alle sue dimissioni.
Qual è la nascita della sinistra italiana?
Nel 1876 in seguito di un voto parlamentare l’Italia non fu più considerata adeguata a guidare il paese perché era basata su una politica troppo distaccata dalla società. Vittorio Emanuele II affidò ad Agostino Depretis di formare un governo di Sinistra. Nacque così la Sinistra.
La sinistra, nella quale si raccolsero gli scontenti e i delusi dalla politica della Destra, assunse posizioni sempre meno radicali, era un raggruppamento politico misto e raccoglieva il consenso anche del ceto medio.
Riforme e modernizzazione
La sinistra manifestò tendenze modernizzatrici, tra le quali:
- Estensione del diritto di voto
- Difesa degli interessi dei proprietari latifondisti
- Alleggerimento delle tasse fondiarie
- Aumento della spesa pubblica al sud
La riforma indotta da Depretis provvedeva:
- Ampliamento del diritto di voto (ottenuto, anche se non completamente)
- Decentramento amministrativo (non ottenuto)
- Istruzione obbligatoria (ottenuta, fino al nono anno di età)
- Prelievo fiscale meno gravoso (abolizione della tassa sul macinato)
Corruzione e protezionismo
Il voto era pesantemente condizionato dalla corruzione, aggravata dall’affarismo (gestire la vita parlamentare e politica attraverso accordi e scambi di favori tra deputati). Depretis stipulò dei patti fra i deputati e i vari gruppi di potere con il fine di diminuire la distinzione fra destra e sinistra e tenere sotto controllo gli estremisti di sinistra (l’Estrema).
La sinistra introdusse una politica protezionista che causò una crisi economica, specialmente agraria, che durò dal 1873 al 1896.
Effetti negativi del protezionismo furono l’aumento del prezzo del pane e della pasta e guerra commerciale con la Francia. Ma grazie al protezionismo gli imprenditori poterono operare sul mercato interno in condizioni di vantaggio rispetto alla concorrenza straniera
Effetti della crisi agraria:
1) Nelle aree padane diminuì la redditività delle colture agricole, si svilupparono altre colture e l’allevamento. Nel meridione si incentivarono le colture arboree.
2) Nascita di partito degli agrari che per scoraggiare le importazioni premeva perché fossero imposti dei dazi sul grani di importazione.
Politica industriale e coloniale
La sinistra attuò anche una politica industriale che favorì:
- Lo sviluppo della Pirelli
- Completamente della rete stradale e ferroviaria
- L’apertura del traforo del San Gottardo che permetteva le comunicazioni con l’Europa Centrale.
Depretis si avvicinò alla Triplice alleanza, formata da Austria-Ungheria-Germania. Questo patto prevedeva reciproca difesa in caso di aggressione, specialmente da parte della Francia. Depretis evitò così l’isolamento internazionale. Nel 1881 la Francia si impadronì della Tunisia, che interessava da tempo all’Italia.
L’Italia, per prestigio internazionale, desiderava dare il via a un espansione coloniale, per questo aumentò le spese militari e creò una flotta da guerra. L’Italia decise di puntare sul Corno d’Africa. Le truppe italiane occuparono l’Eritrea ma nel tentativo di penetrare più a fondo nel paese vennero fermati dall’Etiopia che le distrussero.
Alla morte di Depretis (1887) il governo del paese fu affidato a Francesco Crispi, che lo manterrà fino al 1896.
La situazione italiana era critica, la scelta protezionistica manifestava i rimi effetti negativi (l’Italia importava di più di quanto esportasse) e si stava diffondendo voglia di insurrezione nella società.
Crispi e le riforme sociali
Crispi decise di accrescere l’autorità e il prestigio dello stato. Assunse le cariche di presidente del consiglio, ministro degli Esteri e degli Interni, riducendo il ruolo del parlamento.
Riforme attuate da Crispi:
- Ampliamento del diritto di voto nelle elezioni amministrative
- Eleggibilità dei sindaci nei comuni con più di 10.000 abitanti e aumento dei poteri dei prefetti
- Riforma sanitaria e della pubblica assistenza, diminuendo la presenza della Chiesa in questi campi e aumentando quella dello stato
- Approvazione di un nuovo Codice penale, che aboliva la pena di morte e consentiva lo sciopero, purché pacifico.
Per fronteggiare la conflittualità sociale ampliò i poteri della pubblica sicurezza.
Rivolte e conflitti sociali
Le condizioni di vita nelle campagne italiane erano pessime: fatiscenti abitazioni, inadeguato regime alimentare, altissima mortalità per malattia. La reazione si compose di rivolte e l’emigrazione. Nelle campagne padane invece si sviluppò un proletariato agricolo che aveva l’obbiettivo era ottenere un aumento della paga, il controllo del collocamento e regole che vincolassero gli agrari nell’assunzione di braccianti. Nel 1901 nacque Federaterra, organizzazione contadina.
Giolitti e la crisi dei Fasci
Crispi dovette dimettersi e fu sostituito da di Rudinì e poi da Giovanni Giolitti. Giolitti era convinto che il conflitto sociale andasse affrontato con la mediazione politica e le riforme. Scoppiò in Sicilia la rivolta dei Fasci siciliani, un movimento che chiedeva la revisione dei patti agrari, la diminuzione delle imposte e l’abolizione dei dazi. Giolitti si rifiutò di reprimerli, unito a uno scandalo bancario della Banca di Roma, Giolitti dovette dimettersi.
Crispi fu richiamato al governo, represse i Fasci siciliani, decretando lo stato d’assedio dell’isola, sciogliendo i Fasci stessi che subirono condanne pesantissime. Nel 1894 fece approvare leggi eccezionali anti anarchiche, che in realtà colpirono soprattutto i socialisti.
Crispi adotto una politica colonialista finalizzata a dirottare verso l’esterno le tensioni sociali nel paese.
Grazie a un accordo con l’Etiopia l’Italia ottenne l’Eritrea, che prese il nome di colonia Eritrea. Successivamente Crispi tentò di sottomettere anche l’Etiopia ma non riuscì nell’impresa. Crispi dovette dimettersi.
Domande da interrogazione
- Qual è stata la causa principale della nascita della Sinistra italiana nel 1876?
- Quali riforme significative furono introdotte dalla Sinistra durante il governo di Depretis?
- Quali furono gli effetti negativi della politica protezionista adottata dalla Sinistra?
- Come affrontò Crispi la conflittualità sociale durante il suo governo?
- Quale approccio adottò Giolitti nei confronti dei conflitti sociali e dei Fasci siciliani?
La Sinistra italiana nacque nel 1876 a seguito di un voto parlamentare che evidenziò l'inadeguatezza della politica distaccata dalla società, portando Vittorio Emanuele II a incaricare Agostino Depretis di formare un governo di Sinistra.
Sotto la guida di Depretis, la Sinistra ottenne l'ampliamento del diritto di voto, l'istruzione obbligatoria fino al nono anno di età e l'abolizione della tassa sul macinato, mentre il decentramento amministrativo non fu realizzato.
La politica protezionista portò a una crisi economica, con l'aumento dei prezzi di beni essenziali come pane e pasta, e una guerra commerciale con la Francia, aggravando la situazione agraria dal 1873 al 1896.
Crispi cercò di accrescere l'autorità dello stato e attuò riforme sociali, ampliando il diritto di voto e aumentando i poteri della pubblica sicurezza per fronteggiare le rivolte e le tensioni sociali.
Giolitti credeva nella mediazione politica e nelle riforme per affrontare i conflitti sociali, rifiutandosi di reprimere i Fasci siciliani, ma alla fine dovette dimettersi a causa di uno scandalo bancario e della crescente tensione.