Concetti Chiave
- La sindrome femoro-rotulea, nota anche come dolore rotuleo, presenta problematiche di danno cartilagineo e instabilità della rotula.
- L'instabilità della rotula si manifesta principalmente verso l'esterno, influenzata da difetti rotazionali degli arti inferiori e displasie muscolari e trocleari.
- La displasia della troclea femorale può ridurre la stabilità della rotula, rendendola vulnerabile anche a flessioni superiori ai 30°.
- La rotula alta, presente in soggetti lassi, richiede un'angolazione maggiore per inserirsi nella troclea, aumentando il rischio di instabilità.
- I soggetti lassi, pur avendo maggiore mobilità, sono più soggetti a traumi articolari e possono beneficiare di un aumento del tono muscolare per migliorare la stabilità.
La sindrome femoro-rotulea ha diversi nomi: anterior knee pain, dolore rotuleo, condromalacia, condropatia di rotula. Presenta due tipi di problematiche: il danno cartilagineo e l’instabilità, a volte interconnessi.
Indice
Anatomia e instabilità della rotula
Da un punto di vista anatomico il nostro ginocchio ha un valgo fisiologico di 5-7°: la rotula, che corre tra il femore e la tibia, si trova a lavorare con un angolo di circa 5-7°, pertanto la trazione del quadricipite quando si contrae fa sì che la rotula tenda a traslare leggermente verso l’esterno.
L’instabilità della rotula è sempre un’instabilità verso l’esterno. Tra i principali fattori di instabilità ci sono:
Fattori di instabilità della rotula
- I difetti rotazionali degli arti inferiori. Alla nascita si osserva una antiversione del collo del femore, condizione che rende i neonati non pronti a camminare. Man mano che si acquisisce la capacità di deambulare autonomamente, il collo del femore tende a ridurre l’antiversione: il femore segue il collo nella sua posizione extraruotando.
- Altro fattore di instabilità della rotula è la displasia dell’apparato muscolare: quando la porzione del vasto mediale o del vasto mediale obliquo del quadricipite è deficitaria, prevale la trazione da parte del vasto esterno, il quale tira la rotula verso l’esterno creando instabilità;
- Anche la displasia della troclea femorale, che essendo troppo piatta non presenta una concavità adeguata ad accogliere la rotula, determina instabilità. Nell’immagini si osserva la rotula in proiezione assiale: è a forma di ali di gabbiano, con la faccetta laterale più accentuata rispetto a quella mediale, e presenta una cresta centrale che deve correre nella troclea femorale come all’interno di un binario. Quando si arriva a 30° di flessione la rotula viene ingaggiata, entra a contatto con il femore, entra nel solco trocleare e man mano che si flette il ginocchio la rotula va sempre più dentro: quindi dai 30° in poi la rotula è stabile perché è entrata nel binario. Se il paziente invece presenta una troclea piatta a causa di una displasia, il “binario” non è molto sviluppato, pertanto la rotula sarà instabile anche oltre i 30° di flessione.
- In caso di rotula alta il tendine rotuleo è più lungo del normale. La rotula alta entra nella troclea femorale più tardivamente, perché essendo più alta è necessaria una flessione maggiore (50-60° rispetto ai 30° del soggetto normale) per farla entrare nel solco femorale, lasciando più spazio in cui è instabile. Questa condizione di trova generalmente nei soggetti lassi*.
Caratteristiche del soggetto lasso
Il soggetto lasso è un soggetto che ha strutture ligamentose e capsulari normali ma più lunghe del dovuto. Il sacchetto articolare è più ampio e non perfettamente contenitivo e quindi l’articolazione è più mobile. Si giudica lasso un soggetto che presenta: iperestensione delle dita rispetto alla mano; possibilità di toccare il pollice con l’avambraccio flettendolo internamente; la possibilità di toccare a terra con i palmi delle mani a ginocchia estese; recurvato di gomito. Il soggetto lasso ha “un vantaggio” in termini di mobilità, ma è più esposto ai traumi articolari. Può avere dolore di rotula perché questa “balla un po’ troppo” e ha spesso distorsioni di caviglie. Per compensare questa eccessiva mobilità si consiglia di aumentare il tono muscolare di difesa, in quanto più muscolo c’è più la struttura sarà stabile.
Domande da interrogazione
- Quali sono i principali fattori di instabilità della rotula?
- Come influisce la displasia della troclea femorale sulla stabilità della rotula?
- Cosa caratterizza un soggetto lasso e quali sono le sue implicazioni?
- Qual è il ruolo del vasto mediale e del vasto esterno nella stabilità della rotula?
- In che modo la posizione della rotula alta influisce sulla sua stabilità?
I principali fattori di instabilità della rotula includono i difetti rotazionali degli arti inferiori, la displasia dell’apparato muscolare e la displasia della troclea femorale, che possono compromettere la stabilità della rotula durante il movimento.
La displasia della troclea femorale, essendo troppo piatta, non offre una concavità adeguata per accogliere la rotula, causando instabilità anche oltre i 30° di flessione, quando la rotula dovrebbe essere stabilizzata nel suo "binario".
Un soggetto lasso ha strutture ligamentose più lunghe del normale, rendendo l'articolazione più mobile e vulnerabile ai traumi. Sebbene abbia un vantaggio in termini di mobilità, è più esposto a dolori e distorsioni articolari.
La displasia della porzione del vasto mediale o del vasto mediale obliquo può portare a una prevalenza della trazione del vasto esterno, causando instabilità della rotula, poiché tira la rotula verso l'esterno.
La rotula alta, avendo un tendine rotuleo più lungo, entra nella troclea femorale più tardi, richiedendo una flessione maggiore (50-60°) per stabilizzarsi, il che aumenta il periodo di instabilità rispetto a una rotula normale.