Le signorie territoriali

Per definizione le signorie territoriali sono una forma di Potere non collegata alle persone, bensì collegata solo al territorio, che si posiziona allo stesso tempo come presupposto e manifestazione primitiva dello Stato moderno.

Sullo sfondo delle vicende che abbiamo illustrato finora si trova uno dei fenomeni politici più rilevanti del X e XI secolo: la moltiplicazione dei poteri signorili e il parallelo indebolimento del potere dei re.

Carlo Magno e l'organizzazione del potere

Carlo Magno aveva creato un’organizzazione per l’esercizio del potere e la tenuta della sua compagine politica basata su legami di natura diversa.

Da un lato, sulla scorta della tradizione romana, l’imperatore aveva previsto la suddivisione del territorio in circoscrizioni dette comitati (o marche, se collocate in aree di confine), che affidava a funzionari pubblici (conti e marchesi), per raccogliere le tasse, amministrare la giustizia e organizzare la difesa in ognuna delle circoscrizioni. Le rendite ricavate dalle terre pubbliche comprese nella circoscrizione remuneravano anche il funzionario che, per il tempo in cui era in carica, esercitava dei poteri pubblici che appartenevano al sovrano.

L’altro principio prevedeva vincoli di natura personale tra un signore (dal latino senior, «quello anziano») e un vassallo (da una parola celtica per «ragazzo, garzone»). Alla fine dell’VIII secolo il rapporto di vassallaggio era diventato cruciale per garantire le risorse militari. Anche conti e marchesi erano vassalli del sovrano.

Il rapporto di vassallaggio

Il rapporto di vassallaggio Il vassallo prestava al signore il cosiddetto omaggio, un solenne giuramento di fedeltà, mettendo le proprie mani nelle sue: s’impegnava a portargli, al bisogno, aiuto armato e consiglio. In cambio il signore gli concedeva un vantaggio economico, denominato beneficio o feudo, con l’atto dell’in­vestitura. Malgrado si riferisse, nella sua etimologia germanica, a una ricchezza mobile (per esempio del bestiame), il feudo significò presto un bene immobile di natura terriera; non entrava però a far parte delle proprietà personali del vassallo e non era di per sé trasmissibile agli eredi. Poteva anzi essere sottratto al vassallo, se questi violava gli impegni promessi.

Il ruolo del re franco

Qualunque persona dalle larghe risorse economiche poteva farsi signore di un vassallo. Era tuttavia il re franco, il maggiore proprietario fondiario del regno, a legare a sé la più vasta clientela armata, costituita in buona parte di aristocratici (capaci di anticipare i notevoli costi che comportavano le armi e il combattimento a cavallo).

Ogni suddito era tenuto a obbedire al re, tuttavia il vassallaggio creava un vincolo più intenso: personale, forte e ritualizzato. Era uno strumento che instaurava un raccordo tra il re e l’aristocrazia e all’interno della stessa aristocrazia. In questo modo il vertice della società franca era unito da una stretta rete di legami personali e comuni interessi, necessaria in un’epoca nella quale non esisteva ancora un concetto di organizzazione statale simile a quella odierna.

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