Introduzione: concetti e metodo
Unità 1
Il vocabolario che adoperiamo è fondamentale in ogni scienza. Nella scienza politica, il vocabolario è in gran parte in condivisione con il linguaggio comune. Capire i concetti politici, imparare a definirli con precisione senza perdere la loro ricchezza, è il primo passo per diventare protagonisti del mondo politico. Sono proprio i concetti a permettere l'osservazione e l'analisi della realtà che ci circonda. Useremo una “bussola”, uno strumento di navigazione nello spazio politico, che ci consentirà di orientarci nella complessità dei significati, dei casi empirici, delle teorie. Al tempo stesso, grazie a questa bussola, metteremo i concetti in relazione l'uno con l'altro. Solo comprendendo le relazioni si può cogliere la pluralità – il pluralismo – delle idee che fanno la ricchezza della politica.
Al centro della nostra analisi ci saranno termini chiave come partito, burocrazia, costituzione, elezioni, opinione pubblica. Ma nel definire e approfondire ciascuno di questi concetti ne utilizzeremo molti altri, attingendo a un vocabolario selezionato di 100 termini. Il risultato saranno delle mappe concettuali in cui ciascun termine centrale verrà definito grazie alle relazioni – logiche, teoriche, empiriche – che si istituiscono con gli altri termini. La mappa concettuale è la rappresentazione grafica della rete di relazioni tra più concetti, a partire da quello centrale.
Unità 2
Per semplificare al massimo il punto un po’ snodale che ci troviamo ad affrontare nell’analisi dei concetti, facciamo l’esempio di “partito”: ma cosa hanno a che vedere i partiti dell’800 in Inghilterra con i partiti di massa, o con i partiti personali che ci sono oggi in Italia? Ma questo problema si pone ancor di più, per esempio, se cambiamo oltre al tempo storico, lo spazio geopolitico, e cioè: ma l’idea di partito che ha un cinese, o un indiano, ha qualcosa a che vedere con l’idea di noi occidentali?
Intanto dobbiamo essere consapevoli del problema, che quanto più saliamo sulla scala d’astrazione, quanto più il termine tende a contenere una grande quantità dei fenomeni, rischia tanto più di non essere capace di individuare quello che veramente ci interessa. Il dilemma della scala d’astrazione non si riesce a risolvere se si affronta e si cerca di definire un concetto alla volta, è il rapporto dinamico fra i diversi concetti che è la chiave che di volta in volta ci fa capire cosa veramente intendiamo per partito o per burocrazia o democrazia. La soluzione è abbastanza semplice, perché ogni volta che noi usiamo un termine, in realtà lo usiamo insieme ad altri termini. Quando diciamo che un partito è un gruppo di persone legate dalla stessa ideologia, stiamo parlando di gruppi, di ideologie, di cittadini. Quindi noi queste relazioni le adoperiamo continuamente, ma spesso in maniera inconsapevole. Se invece chiariamo questi rapporti attraverso una metodologia sufficientemente lineare, semplice e intuitiva che possiamo condividere, a questo punto possiamo risolvere la sfida della complessità dei significati senza perdere in chiarezza e precisione.
Ogni scienza deve affrontare tre sfide:
- Definire il proprio specifico vocabolario;
- Porre ogni concetto in relazione con gli altri, inserire cioè ogni concetto in un dato contesto;
- Stabilire il livello di generalizzazione dei concetti.
Il dizionario può essere un primo tentativo di spezzare le parole, specialmente quelle di natura complessa, nelle loro parti costitutive, in modo da determinare in che modo e fino a che punto esse siano legate ad altre parole. Il dizionario rappresenta però un progetto troppo ampio e allo stesso tempo troppo ristretto: cerca di coprire l’universo delle parole conosciute e, allo stesso tempo, stabilisce solo associazioni fra parole di tipo elementare, essenzialmente ricercando sinonimi e contrari.
La scienza politica non sempre ha definito con precisione i referenti delle proprie categorie concettuali né i confini fra un concetto e l’altro. Il significato di un concetto non dipende solo dalle parole e dalle frasi che si utilizzano per la sua definizione ma anche dalla scelta del contesto. Il ruolo della teoria è appunto quello di approfondire il rapporto fra concetti e contesto, collocando i primi in relazione fra loro. I concetti sono parole che rispecchiano la complessità dell’esperienza, che dunque, però, non possono essere considerate in modo indipendente dal contesto in cui sono poste.
Andare oltre l’impianto di un comune dizionario pone due problemi, che costituiscono un vero e proprio dilemma nel processo di formazione dei concetti:
- Si può cercare di aumentare i referenti empirici di un concetto, accrescendo così la sua estensione (o denotazione), dove per estensione di una parola si intende «la classe di cose alle quali si applica» (Sartori 2011).
- Oppure, si può tentare di rendere più ampio il significato del concetto, intervenendo sulla sua intensione (o connotazione), vale a dire «l'insieme delle proprietà che stabiliscono a quali cose la parola è applicabile» (Sartori 2011).
Per risolvere questo dilemma fra estensione e intensione, sviluppiamo una metodologia che ci aiuti a vedere al tempo stesso la complessità di un concetto e l’ampiezza e la precisione dei suoi riferimenti empirici. Difficilmente, tuttavia, possono essere conseguiti entrambi gli obiettivi. Il limite principale negli approcci tradizionali all’analisi di un concetto sta nel fatto che se ne analizza uno alla volta.
Hyperpolitics può essere definito come un sistema per la navigazione relazionale attraverso i concetti, permettendo l’analisi in profondità di un singolo termine mettendo in luce le sue relazioni con altri termini. Ciò avviene con una sintassi – alcune regole elementari di combinazione logica – che viene riproposta nell’analisi di ciascun concetto. In tal modo le diverse definizioni si presentano collegate dallo stesso impianto logico, entrando in una relazione sistemica. L’impostazione modulare può anche essere vista come una fotografia di come la mente umana realmente funziona, seguendo percorsi di tipo modulare. Freud ha chiamato questo modo di procedere "associazione libera". Si può affermare che in questo caso si procede per modelli piuttosto che seguendo un’argomentazione lineare che vada dal concetto al referente empirico o dalla premessa alla conclusione.
Unità 3
Quando noi pensiamo a democrazia, stiamo pensando ad un certo tipo di partito, stiamo pensando a un certo tipo di ideologia. Quindi, i termini sono compresenti nel nostro sistema mentale. Quello che, però, non riusciamo a fare è esplicitare questo sistema relazionale, ed è quello che con le mappe concettuali cercheremo di fare.
Un primo passo è quello di scegliere un vocabolario; convenire su un vocabolario politico presuppone un lavoro di ricerca, un lavoro di scavo e anche approcci diversi. Qualcuno potrebbe dire: prendiamo tutti i discorsi parlamentari e vediamo i termini usati più frequentemente. È un’operazione che oggi potremmo fare grazie ai progressi dell’informatica; oppure, prendiamo i dizionari di 20 paesi e vediamo che termini adoperano. Questa lista non serve a determinare in maniera univoca quali sono i termini con i quali possiamo ragionare, serve a darci un repertorio sufficientemente ricco, col quale poi saremo noi ad interagire e a comporre le nostre mappe. Per capire un concetto, dobbiamo capirne insieme tanti altri; per fare questo dobbiamo chiarire i rapporti che si costituiscono tra i concetti chiave della nostra vita politica.
Hyperpolitics è un progetto sperimentale sviluppato grazie ad una collaborazione fra l’Università di Napoli Federico II e la Cornell University, NY, condotto da Mauro Calise e Theodore Lowi. Le principali componenti del progetto Hyperpolitics sono riassumibili in tre punti:
- La selezione dei concetti;
- La costruzione di un modello logico per l’analisi relazionale dei concetti;
- L’utilizzo di una piattaforma interattiva per l’analisi e la costruzione dei concetti. E per la navigazione nel sistema delle loro relazioni.
Il nostro primo compito consiste nel selezionare i termini che ci interessano: Sia perché li riteniamo rilevanti nel lessico politico e, quindi, oggetto di una nostra analisi specifica. Sia perché possono concorrere a definire meglio i concetti centrali, quelli, cioè, cui dedicheremo, in prima battuta, il nostro sforzo di chiarificazione. Se, ad esempio, una definizione elementare di partito può essere quella di «un gruppo di persone unite dalla medesima ideologia», stiamo utilizzando, accanto al lemma partito anche i lemmi gruppo e ideologia. Per poter procedere a definizioni esaurienti abbiamo, dunque, bisogno di un vocabolario che comprenda i termini più frequentemente utilizzati nel discorso politico.
Al tempo stesso, è importante che questo vocabolario non sia troppo esteso. Solo utilizzando un numero selezionato e controllato di termini possiamo fare in modo che le nostre analisi guadagnino in estensione senza perdere in intensione. Per la stesura delle nostre definizioni sono utilizzati circa cento lemmi, la cui selezione è avvenuta sulla base della frequenza riscontrata in dieci dizionari di scienza politica. Questi dizionari provengono da cinque diverse culture – e quattro lingue – offrendo un ventaglio ampio, anche se, certo, non esauriente. Ciò che, in questa sede, interessa, tuttavia, è che i concetti selezionati ci consentano di costruire le nostre definizioni in modo logicamente rigoroso e coprendo una pluralità di ambiti semantici.
Le relazioni tra i concetti
Unità 1
Il punto di partenza è quello di capire come si costruisce la nostra bussola. Gli assi cartesiani che sono un sistema estremamente economico e potente per ordinare una grande quantità di informazioni classificandole in modo relazionale. In generale nelle scienze sociali questo strumento viene usato per mettere in relazione variabili quantitative che ci fotografano in modo più preciso il rapporto fra i suoi assi a seconda naturalmente di cosa noi mettiamo su quegli assi.
Un caso tipico è l’analisi dei comportamenti elettorali nella quale mettiamo in relazione il voto per il partito democratico o per il partito repubblicano in America con il genere oppure con l’età o il livello di istruzione. Questa matrice nel nostro caso, invece, la adopereremo per inquadrare i rapporti fra i concetti.
Costruendo tutti i nostri concetti con la stessa metodologia matriciale noi saremo in grado di rendere queste nostre mappe comprabili, perché faranno parte di uno stesso sistema semantico. Ed è proprio questo l’obiettivo fondamentale, da una parte semplificare l’analisi dei singoli concetti al tempo stesso ricavandone sempre quattro quadranti (sottotipi) che ci restituiscono la complessità di quei concetti senza fermarci alla singola mappa, ma grazie alla ripetizione dello stesso metodo nella costruzione dei concetti metterci in condizione di navigare fra le mappe e fra i concetti che le costituiscono.
La definizione dei concetti richiede un metodo rigoroso di confronto tra studiosi perché essi rispecchiano le prospettive di coloro che li definiscono o utilizzano. L'analisi delle singole dimensioni di un concetto permette l'identificazione di continuum entro il quale posizionare i suoi referenti empirici.
Un esempio di spazio delle proprietà a due dimensioni. La matrice di Hyperpolitics richiama e arricchisce la stessa logica delle tabelle a doppia entrata. Costituisce infatti la struttura con la quale si definisce un concetto attraverso le relazioni con gli altri. Ciò equivale a riconoscere che i concetti sono sempre definiti rispetto ad un contesto di riferimento. E che quindi ogni definizione è plurima (dipende dal contesto scelto) e provvisoria (cambia al mutare del contesto).
La matrice consente di definire per ogni concetto quattro spazi delle proprietà (property space) di cui si compone un concetto, così delineando quattro sottotipi del concetto in questione. Tipi di cui già conosciamo le relazioni reciproche: «In primo luogo, i quattro spazi di proprietà nelle nostre matrici sono nominati e specificati da due concetti aggiuntivi, che qualificano e integrano le due estremità degli assi in ogni quadrante. Ogni definizione risulta così in quattro sottotipi, ciascuno comprendente quattro concetti. Essendo parti della stessa matrice, tutti i sottotipi sono logicamente correlati. Presentano anche la stessa configurazione».
Unità 2
Gli assi cartesiani nel nostro caso identificano le due variabili più importanti per capire e descrivere un determinato concetto. La scelta di queste variabili è soggettiva. Non si tratta di dare la definizione univoca di un determinato concetto; al contrario, la nostra metodologia ci consente proprio di modificare queste mappe a seconda della sensibilità dei diversi autori e anche a seconda del taglio che vogliamo dare alla nostra interpretazione, di quello che davvero ci interessa capire di un fenomeno. Ci restituisce la complessità dei fenomeni che stiamo analizzando.
La scelta degli assi sarà determinante per l’inquadratura del fenomeno, nel caso del partito noi scegliamo per esempio un asse che ci identifica il fenomeno delle origini dei partiti politici (se nascono all’interno del Parlamento o della società) e uno, invece, ci identifica la struttura organizzativa (se è più leggera o più complessa/pesante/sedimentata/gerarchizzata). Queste due variabili che noi consideriamo importanti, nel momento in cui si incrociano determineranno quattro quadranti che sono i quattro quadranti nei quali si articolerà la nostra mappa concettuale, che descrive il partito politico. È particolarmente importante che la scelta di questi assi corrisponda a dei grandi interrogativi teorici; questo lo possiamo fare ragionando, studiando, attingendo alle conoscenze sedimentate della scienza politica. Proprio questo lavoro di costruzione ci metterà in condizione di vedere svilupparsi i nostri concetti, insieme al nostro ragionamento.
SCOPO: chiarire concetti importantissimi per la nostra vita associata, ma farlo con un lavoro continuo di controllo, verifica, discussione, interazione, che il sistema delle matrici ci consente di condividere. Scelto un concetto politico, il primo passo per costruirne la matrice è identificare due dimensioni particolarmente rilevanti per la sua analisi. Queste daranno vita a due assi principali (orizzontale e verticale), ai cui estremi saranno collocati due concetti in tensione analitica o anche in opposizione (per esempio group e individual). Secondo un percorso che non può che seguire le preferenze e le finalità di ogni singolo studioso:
Incrociando gli assi si ottiene una cross-tabulazione che porta a circoscrivere i quattro spazi degli attributi della nostra mappa concettuale: i "quadranti" della matrice. Il risultato è una tipologia che presenta, per ogni concetto, quattro principali sottotipi. Questi quattro spazi possono identificare quattro diversi aspetti di un fenomeno oppure quattro stadi della sua evoluzione. E possono essere rappresentati da:
- Referenti empirici;
- "Risultati";
- Attori;
- Processi;
- Sottocategorie;
- Sotto-concetti;
- Sottotipi, del concetto centrale o dei suoi referenti empirici.
In questo modo, sulla base della direzione indicata dagli assi, i quattro quadranti stabiliscono i contenuti dell'analisi del concetto centrale. I concetti periferici partecipano alla definizione dei quadranti, contribuendo a specificarne il significato rispetto al concetto centrale. Possono avere diversa natura e modalità di relazione con il concetto centrale, come indicato nella precedente slide. Inoltre, questi concetti, che insieme al concetto centrale e i due concetti posti sugli assi chiudono fisicamente il quadrante, sono in relazione:
- Tra di loro;
- Con i concetti posti sugli assi che definiscono il quadrante;
- Con le dimensioni tracciate dagli assi;
- Con i concetti spaziali, che sono collocati al centro dei quadranti e che partecipano alla specificazione del loro significato.
Come una rete, una matrice riesce a "pescare" conoscenza. Ciò però dipende, nell'uno e nell'altro caso, da come esse sono costruite. La tenuta della matrice, e dell'argomentazione che questa propone, dipende dalla scelta dei concetti con cui è stata costruita. Per questa ragione è auspicabile che:
- Ogni asse definisca in modo chiaro uno spazio logico;
- I quadranti siano solidi, vale a dire, che abbiano dei referenti empirici chiari e si collochino allo stesso livello di astrazione, che mostrino un chiaro riferimento alla letteratura (anche dove intendano distanziarsene) e che siano costruiti secondo una logica comune;
- I concetti periferici appartengano alla stessa classe (attori, processi ecc.) e abbiano un simile 'peso analitico';
- La matrice stessa sia equilibrata e abbia un obiettivo chiaro.
Unità 3
La matrice ci consente di disporre in modo logicamente correlato, 12 concetti intorno al termine centrale che stiamo cercando di definire. Quindi costruiamo una mappa in cui ci sono quattro quadranti e in cui in ogni quadrante, grazie alla logica degli assi cartesiani, individua delle relazioni molto precise con gli altri. In pratica da un lato stiamo conservando il termine nella sua ampiezza e complessità, e al tempo stesso lo stiamo contestualizzando.
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