Concetti Chiave
- L'esistenzialismo afferma che l'esistenza precede l'essenza, evidenziando che l'uomo si definisce solo dopo essere nel mondo, senza una natura umana predefinita.
- La libertà umana è vista come una condanna, costringendo l'individuo a "inventarsi" in solitudine, senza valori o norme predefiniti a guidarlo.
- Il progetto dell'uomo è totalitario, poiché può decidere non solo per sé stesso, ma anche per gli altri, nonostante i limiti della sua capacità di azione.
- La morte rappresenta la nullificazione delle possibilità umane, sottolineando l'equivalenza delle azioni e la mancanza di orientamenti definiti per le scelte.
- Heidegger critica l'esistenzialismo per il suo eccessivo focus sulla libertà, proponendo una visione in cui l'uomo è sempre situato storicamente e condizionato da una dimensione d'essere.
Qual è la definizione dell'esistenzialismo?
L’esistenzialismo viene definito come la dottrina per la quale «l’esistenza precede l’essenza», nel senso che «l’uomo esiste innanzi tutto, si trova, sorge nel mondo, e che si definisce dopo. […] Così non c’è una natura umana, poiché non c’è un Dio che la concepisca». L’esistenzialismo come umanismo è dunque ateismo; l’uomo è «condannato, perché non si è creato da solo, e ciò non di meno libero, perché una volta gettato nel mondo è responsabile di tutto quanto fa».
Libertà e responsabilità umana
Condannato a vivere la sua condizione senza appoggio né aiuto, è costretto a «inventarsi» nella solitudine della sua libertà. L’esistenzialismo esce così definito come un pessimismo della teoria (→nichilismo) e un ottimismo dell’azione: l’uomo può farsi da sé, quindi può farsi qualsiasi cosa; non esistono essenze, valori o norme che predispongano o guidino il suo farsi, ma non esiste neppure un limite di questo farsi, un non-possibile che delimiti in avanzo le sue possibilità.
Progetto totalitario dell'uomo
Non essendoci nulla che possa sottrarsi alla sua libertà e alla sua responsabilità, il progetto fondamentale dell’uomo è un progetto totalitario: decide non solo dell’essere di chi lo sceglie ma anche dell’essere degli altri e della totalità del mondo; perciò, posso anche decidere ciò che appare «inumano» (guerre, torture, campi di concentramento), ma «non ci sono situazioni disumane», in quanto la mia libera decisione è umana e «scegliendomi, io scelgo l’uomo». Il progetto fondamentale può essere ad ogni momento mutato o distrutto: e per il suo carattere totalitario è inevitabilmente destinato allo scacco, perché l’uomo non è Dio, cioè non dispone di un’infinita potenza per realizzarlo; la morte è nullificazione assoluta delle possibilità, ci ricorda l’inconsistenza delle azioni umane e la loro equivalenza: non c’è alcuna condizione di fatto o di valore che possa comunque orientare la scelta di essi o servire a giudicarla. «È la stessa cosa, in fondo, ubriacarsi in solitudine o condurre i popoli».
Critica di Heidegger all'esistenzialismo
Heidegger rifiuta questa interpretazione dell’esistenzialismo, perseguendo invece l’obiettivo di porsi su un piano in cui c’è principalmente l’essere: contro il rischio di rapportare tutta la realtà all'uomo e alla sua libertà, egli difende una concezione in cui l’uomo, in quanto sempre storicamente “situato”, è sempre anche condizionato, «gettato» in una dimensione d’essere di cui non è completamente padrone.
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione fondamentale dell'esistenzialismo?
- In che modo l'esistenzialismo affronta il tema della libertà e responsabilità umana?
- Qual è la critica di Heidegger all'esistenzialismo?
L'esistenzialismo è definito come la dottrina secondo cui «l’esistenza precede l’essenza», affermando che l'uomo esiste prima di definirsi, senza una natura umana predefinita, poiché non c'è un Dio che la concepisca.
L'esistenzialismo sottolinea che l'uomo, pur essendo «condannato» a vivere senza aiuto, è libero e responsabile delle proprie azioni, potendo «inventarsi» nella solitudine della sua libertà, senza essenze o norme predefinite.
Heidegger critica l'esistenzialismo per il suo focus sull'uomo e la sua libertà, proponendo invece una visione in cui l'uomo è storicamente “situato” e condizionato da una dimensione d’essere di cui non è completamente padrone.