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Concetti Chiave

  • L'esistenzialismo è una corrente filosofica che si concentra sull'esistenza dell'uomo, con molteplici sfaccettature e influenze, tra cui quella di Kierkegaard.
  • Sartre esplora l'immaginazione come una coscienza irrealizzata, evidenziando la separazione tra percezione e realtà, e la libertà di distaccarsi dal mondo.
  • Nell'opera "Essere e Nulla", Sartre distingue tra l'essere dell'uomo, caratterizzato da libertà e movimento, e l'essere delle cose, che è statico e necessario.
  • Il paradosso della libertà afferma che l'uomo è condannato ad essere libero, ma non può scegliere di non esserlo, rendendolo responsabile dei significati dati alla realtà.
  • La condizione umana è segnata dalla nausea, una presa di coscienza della banalità dell'esistenza, che può portare l'individuo a cercare rifugio nella religione o nella metafisica.

L’esistenzialismo è una corrente filosofica nata durante le due guerre mondiali.

Non si definisce scuola perché esistono diverse sfaccettature dell’esistenzialismo. Si parla di esistenzialisti: tutti coloro che hanno punti comuni che sintetizzano questa corrente ovvero l’esistenza dell’uomo al centro di tutto. Il precursore dell’esistenzialismo è Kierkegaard.

I temi fondamentali sono l’esistenza, il tempo, i limiti. (Ermetismo in letteratura ha gli stessi temi)

Il primo filosofo a parlare di esistenzialismo è Martin Haldegar che ne parla in un libro nella parte dell’analitica prendendone, però, le distanze.

Col passare del tempo essere esistenzialista diventa una moda.

Sartre e l'immaginazione

Jean Paul Sartre, in una sua opera giovanile, afferma che l’immaginazione non corrisponde mai alla percezione reale.

L’immaginazione si identifica con la coscienza irrealizzate ovvero ciò che si ha nella mente non corrisponde alla realtà.

L’immaginazione ha il potere di immaginare l’oggetto anche senza la sua percezione. Il fatto che esista un’immagine senza la sua percezione da la possibilità di negare il mondo. L’uomo è sintetizzato in libertà di coscienza.

Da qui si ha la possibilità di emergere dal mondano e distaccarsi dal mondo. Questa libertà, però, non è onnipotenza e dunque è esercitabile in quanto coscienza che si trova in una situazione nel mondo.

Essere e Nulla di Sartre

Nel 1943 scrive “Essere e Nulla” in cui espone l’opposizione tra essere dell’uomo (libertà, movimento, attività, divenire) ed essere delle cose (necessità, inerzia).

Sartre descrive la bivalenza dell’essere:

• Essere in-sé : uomo cosciente presente a se stesso ed alle cose attribuisce significato a ciò che è

• Essere per-sé : ciò con cui la coscienza entra in rapporto in vista del fine delle cose.

Dunque da significato all’in-sé e lo nullifica.

Qual è la libertà e il paradosso umano?

L’uomo è quell’essere in virtù del quale il nulla viene al mondo. La conseguenza è che l’uomo è libero perché nega la realtà in sé alla luce dei significati.

Se libertà è nullificazione del mondo, l’uomo non può fare a meno di dare significati. Questa è la struttura dell’esistenza e della libertà.

Non c’è possibilità di essere libero in quanto non sono libero di scegliere se essere libero o meno.

La conseguenza della libertà è che l’uomo diventa responsabile di sé e del mondo per i vari significati che ognuno da alle cose.

Ogni tentativo di realizzazione della libertà è fallimentare a causa del condizionamento dei nostri valori. Non è possibile realizzarsi come libertà.

Inoltre siamo in assenza di punti di riferimento con cui confrontare la realtà concreta che io ho realizzato.

Ogni realizzazione è sconfitta della libertà.

La libertà esiste quando in-sé e per-sé coincidono. Questa coincidenza, però, è possibile solo in Dio.

L’uomo che tenta di essere libero, sta tentando di diventare Dio = tentativo fallimentare.

La condizione umana si presenta paradossale perché:

• L’uomo è libero ed è condannato ad esserlo per sempre in quanto gli manca la possibilità di scegliere se essere libero o meno

• I fini delle cose nascono con l’uomo (dare significato a ciò che non ne ha uno).

La condizione umana e la nausea

Quando l’uomo scopre il paradosso in cui vive, prova un sentimento particolare: la nausea.

Si ha la totale equivalenza della realtà. La propria esistenza è banale, non ha più senso, sia come significato che come finalità.

L’uomo rischia di rifugiarsi nella religione e nella metafisica.

Conclusioni:

• I fini nascono con l’uomo (prima esiste l’esistenza e poi l’essenza)

• La condizione originaria si trova quando tutto è privo di senso (non ha significato o fine)

• L’uomo è destinato al fallimento poiché tutti i comportamenti sono fallimentari.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il concetto centrale dell'esistenzialismo?
  2. L'esistenzialismo pone l'esistenza dell'uomo al centro di tutto, evidenziando la libertà e la responsabilità individuale, come sottolineato nel testo.

  3. Chi è considerato il precursore dell'esistenzialismo?
  4. Kierkegaard è riconosciuto come il precursore dell'esistenzialismo, avendo influenzato profondamente questa corrente filosofica.

  5. Qual è la differenza tra "essere in-sé" e "essere per-sé" secondo Sartre?
  6. "Essere in-sé" si riferisce all'uomo cosciente che attribuisce significato, mentre "essere per-sé" riguarda ciò con cui la coscienza entra in rapporto per dare significato, come spiegato in "Essere e Nulla".

  7. Qual è il paradosso della libertà umana?
  8. L'uomo è condannato a essere libero, ma non può scegliere di non esserlo, il che lo rende responsabile dei significati che attribuisce alla realtà, come evidenziato nel testo.

  9. Che sentimento prova l'uomo di fronte alla sua condizione esistenziale?
  10. L'uomo prova la nausea, un sentimento di banalità e mancanza di significato nella propria esistenza, come descritto nel testo.

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