Concetti Chiave
- Rousseau è un autore complesso del Settecento, caratterizzato da contraddizioni e conflitti con la società e la cultura del suo tempo.
- Nel "Discorso sulle scienze e le arti", sostiene che il progresso culturale non porta a un miglioramento morale ma a una decadenza della virtù civica.
- Critica la cultura del suo tempo, evidenziando come la civiltà raffinata nasconda ipocrisia e immoralità, rivelando una società basata sull'apparire piuttosto che sull'essere.
- La disuguaglianza è vista come la fonte principale del male nella società, dove gli individui sono costretti a sfruttarsi a vicenda per sopravvivere.
- Rousseau ritiene che la società sia irrecuperabile, proponendo solo cure palliative attraverso le scienze e le arti per distrarre gli uomini dalle loro occupazioni più violente.
L'autore complesso del Settecento
È uno degli autori più complessi del Settecento, e più difficili da interpretare, perchè la sua opera e la sua personalità hanno molte facce e sono percorse da un tormento continuo. Soprattutto fu un uomo pieno di contraddizioni, lacerato da conflitti e in continua tensione con la società e la cultura del suo tempo. Frequentò i filosofi illuministi, ma se ne distaccò presto. Fu avversario sia dei materialisti sia del clero bigotto. Rousseau è un teorico della democrazia, che sente l’avversione per il mondo contemporaneo, al quale contrappone le virtù civiche di Sparta e della Roma repubblicana. Una corruzione della vera natura dell’uomo, giudica la storia della società non un progresso, ma una decadenza da una condizione originaria di innocenza; eppure sostiene che solo nella condizione sociale e grazie al diritto politico l’uomo può, se sa farne buon uso, nobilitarsi ed elevarsi a una condizione di vera moralità.
In pochi filosofi moderni l’opera è così strettamente intrecciata con la personalità e la biografia come in Rousseau, a partire dal suo tormentato rapporto con gli illuministi.
• Progresso culturale e decadenza morale
Progresso culturale e decadenza morale?
Con il Discorso sulle scienze e le arti (1750) Rousseau afferma l’idea che in ogni epoca il progresso delle scienze e delle arti è stato direttamente proporzionale all’indebolimento della “virtù”. In altri termini, il progresso culturale e materiale non comporta un miglioramento della morale, tutt’altro. Con “arti” si parla sia di tecniche (che generano lusso e infiacchimento) che di belle arti (che favoriscono gusto estetico a danno delle virtù morali). Con “virtù” intende soprattutto la virtù civica, cioè l’amore del cittadino per la libertà e la patria. Una vita più comoda e raffinata espone alla corruzione che deriva dal lusso. La cultura raffinata è espressione di una società falsa, fondata sull’apparire e non sull’essere. Sotto la parvenza della civiltà raffinata si nasconde una forma di oppressione dell’individuo ben più crudele della stessa tirannide. Rousseau critica la cultura del suo tempo e le imputa i guasti che gli illuministi attribuivano invece all’ignoranza e alla superstizione.
Critica alla cultura e disuguaglianza
Aveva però alle spalle una lunga tradizione cristiana in cui la semplicità evangelica era contrapposta alla raffinatezza profana. Dalla sua educazione calvinista traeva sia il disprezzo per il lusso che corrompe, sia l’idea di una povertà nutrita di virtù e fatta di volontaria limitazione ai soli bisogni naturali. Ma al vecchio tema morale aggiungeva una nuova dimensione, quella politica. La cultura nasconde la falsità, l’ipocrisia, l’immoralità, e l’ingiustizia su cui si fonda la società. È ormai talmente pervertita che non c’è più speranza di correggerla. Si possono solo somministrare cure palliative, servendosi di quegli stessi mezzi che hanno causato la malattia: le scienze e le arti. Intrattengono gli uomini e li distraggono da occupazioni più violente e pericolose.
La fonte prima del male è la disuguaglianza: nella società gli uomini sono tenuti insieme dal legame dello sfruttamento, hanno bisogno gli uni degli altri per rapinarsi a vicenda; per questo sono costretti a essere in un modo e a sembrare in un altro. La causa del male non è né la natura dell’uomo né il peccato originale, ma la società, con le sue inevitabili disuguaglianze.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Rousseau sul progresso culturale e la morale?
- In che modo Rousseau critica la cultura del suo tempo?
- Qual è il legame tra la disuguaglianza e il male nella società secondo Rousseau?
- Come si riflette la biografia di Rousseau nella sua opera?
- Qual è la posizione di Rousseau riguardo alla virtù civica?
Rousseau sostiene che il progresso delle scienze e delle arti porta a un indebolimento della virtù, affermando che la cultura raffinata è espressione di una società falsa, dove il lusso corrompe e non migliora la morale (come indicato nel "Discorso sulle scienze e le arti").
Rousseau critica la cultura contemporanea per la sua ipocrisia e immoralità, sostenendo che essa nasconde una forma di oppressione più crudele della tirannide, e attribuisce i guasti sociali non all'ignoranza, ma alla cultura stessa.
Rousseau afferma che la disuguaglianza è la fonte principale del male, poiché gli uomini sono costretti a sfruttarsi a vicenda, creando un legame basato sull'oppressione e sull'ingiustizia, piuttosto che sulla vera solidarietà.
L'opera di Rousseau è profondamente intrecciata con la sua personalità e biografia, evidenziando il suo tormentato rapporto con gli illuministi e le contraddizioni che caratterizzano il suo pensiero.
Rousseau considera la virtù civica, ovvero l'amore per la libertà e la patria, come fondamentale, ma ritiene che la vita comoda e raffinata porti alla corruzione, allontanando gli individui dalla vera moralità.