Concetti Chiave
- Le lettere erano fondamentali per i Romani per mantenere i contatti con familiari e amici durante i frequenti allontanamenti dalla capitale.
- Non esistendo un servizio postale, le lettere venivano consegnate da schiavi noti come "tabellarii cursores" e talvolta utilizzate per la propaganda politica.
- Il linguaggio delle lettere variava in base al rapporto tra mittente e destinatario, spaziando da registri informali a formali e retorici.
- Le lettere avevano formule fisse all'inizio e alla fine, come "salutem dicit" e "Vale", con data e luogo di spedizione indicati.
- Scrittori epistolari noti includono Cicerone, Seneca e Plinio il Giovane, le cui lettere sono spesso spontanee e familiari.
L'importanza delle lettere a Roma
Visto che i domini di Roma erano estesi e che molti Romani conducevano una vita assai movimentata dovendosi allontanare spesso dalla capitale per motivi commerciali, politici, militari o perché inviati in esilio, è ovvio che essi scrivessero molte lettere; l’invio di “epistulae” diventava, allora l’unico mezzo per tenere vivi i rapporti con i familiari e gli amici.
Mezzi di invio e propaganda
Non esistendo un servizio statale, le lettere erano inviate tramite schiavi, addetti a questo ruolo (= tabellarii cursores). A volte, però, la lettera diventava anche un mezzo di propaganda politica. Coloro che avevano un incarico politico od aspiravano a ricoprirne uno, erano soliti scrivere una sorta di “lettere aperte”, con un destinatario fittizio in cui, per attirasi le simpatie, esponevano il proprio programma o giustificavano le decisioni prese. Quindi la lettera diventava, così, un mezzo per far circolare le idee e le informazioni.
Formule e linguaggio epistolare
Ovviamente il registro linguistico adoperato era diverso a secondo dei rapporti esistenti fra mittente e destinatario ed anche in funzione del contenuto: linguaggio parlato, familiare, sostenuto, retorico, formale.
Le lettere iniziavano e terminavano con delle formule fisse; all’inizio era riportato il nome del mittente (al nominativo), il nome del destinatario (al dativo) e la formula “salutem dicit” oppure “salutem pluriman dicit ”abbreviate rispettivamente in S.D. e S.P.D.
A questa espressione, a volte. ne seguiva un’altra S.T.V.B.E. (= si tu vales bene est = se tu stai bene, va bene”)
La lettera terminava con “Vale” oppure con “Fac ut valeas” (= Fa’ in modo di stare bene). Poi, si aggiungeva la data, il luogo da cui era stata spedita (in ablativo, a volte, in locativo).
Esempi e scrittori epistolari
Esempio: “D. XIV Kal. Quintiles Thessalonica” significa “ Spedito da Tessalonica il 18 giugno.
Gli scrittori epistolari più noti sono: Cicerone, Seneca, Plinio il Giovane e Frontone (precettore del futuro imperatore Marco Aurelio)
L’epistolario di Cicerone comprende 37 libri che raccolgono le lettere scritte al l’amico Attico, ai suoi familiari, al fratello e a Bruto, colui che organizzò l’assassinio di Giulio Cesare. Poiché Cicerone non pensava che le sue lettere sarebbero state pubblicate esse sono più spontanee e frequentemente presentano espressioni familiari.
Domande da interrogazione
- Qual era il ruolo delle lettere nella vita dei Romani?
- Come venivano inviate le lettere a Roma?
- Quali erano le caratteristiche del linguaggio epistolare romano?
Le lettere, o "epistulae", erano fondamentali per mantenere i rapporti con familiari e amici, specialmente per i Romani che si allontanavano spesso da Roma per motivi vari. Esse rappresentavano l'unico mezzo di comunicazione a distanza.
Le lettere venivano inviate tramite schiavi, noti come tabellarii cursores, poiché non esisteva un servizio postale statale. Inoltre, le lettere potevano servire anche come strumento di propaganda politica, con mittenti che scrivevano lettere aperte per attirare consensi.
Il linguaggio delle lettere variava in base al rapporto tra mittente e destinatario e al contenuto, utilizzando registri che andavano dal familiare al formale. Le lettere seguivano formule fisse di apertura e chiusura, come "salutem dicit" e "Vale".