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Concetti Chiave

  • La classe dirigente romana si evolve con nuove figure come governatori e pubblicani, creando squilibri economici all'interno delle famiglie romane.
  • Il Plebiscito Claudio del 218 a.C. segna la nascita dell'ordo equester, limitando il possesso di navi ai senatori per evitare conflitti di interesse tra economia e politica.
  • L'ordo equester è composto da affaristi ricchi che esercitano una forte influenza economica, ma non partecipano direttamente alla politica, creando una pressione sul ceto politico.
  • Il ceto equestre ha avuto un impatto significativo sulle decisioni politiche, specialmente durante conflitti come la guerra giugurtina, dove i loro interessi economici hanno prevalso.
  • Il legame tra il ceto equestre e le famiglie senatorie permette una forte influenza senza intervento diretto nella politica, contribuendo a limitare la corruzione nel sistema romano.

La classe dirigente romana

La classe dirigente romana, attraverso queste nuove figure che mette in campo (governatore: pro-console o pro-pretore, uomini che all'uscita esercitano ancora un anno il loro potere; pubblicani: coloro che riscuotono le tasse, figure che all'inizio non sono necessariamente ricche, ma che rapidamente si arricchiscono, in quanto la riscossione dei tributi in provincia diventa ben presto un grande affare economico, per il governatore, che manda a Roma a meno di quello che riscuote, per i pubblicani, che maltrattano i sudditi perché con tracotanza possono voler riscuotere più di quello che i sudditi devono), nel giro di mezzo secolo si trova permeata da fratture, non tanto di status (le magistrature restano le stesse), ma di tipo economico (alcuni, i più furbi e malfattori, riescono a diventare molto più ricchi di altri): all'interno delle stesse famiglie romane alcuni divengono ricchissimi, mentre altri continuano ad avere un patrimonio non particolarmente elevato; si manifestano in questo modo forti squilibri di ricchezza, che cominciano a caratterizzare la classe dirigente romana.

Il plebiscito Claudio e le sue conseguenze

Il riflesso di tutto ciò appare in un provvedimento, il Plebiscito Claudio (218 a.C.), di cui ci sono pervenute pochissime informazioni (tutte le cose più importanti sono spesso ricordate en passant nelle fonti) e che, sebbene susciti forte irritazione nel Senato (approvato in Senato soltanto da Gaio Flaminio), dev'essere comunque approvato (i plebisciti non passano attraverso il Senato, ma vengono approvati dai concilia plebis, che la lex Hortensia del 287 aveva equiparato alle leggi comiziali); esso viene considerato alla base della nascita dell’ordo equester: mentre sinora c’è sempre stato un unico ordo senatorius, al cui interno, semmai, poteva esserci una differenza tra patricii e plebei, l’unico ordo (classe, ordine nel senso di ceto sociale) che componeva la classe politica dirigente, dal 218 i senatori (ex magistrati che hanno fatto carriera politica) non possono possedere navi con una capienza maggiore di 300 anfore. Possedere una nave del genere significava non poter (per forza e capacità) solo risalire o discendere il Tevere, o passare da un’area fluviale alla foce, ma attraversare il mare: non si sta negando ai senatori romani il commercio tout court, il che sarebbe un paradosso (il commercio nel mondo antico non vive senza capacità terriera ed ogni senatore, che non è più un piccolo proprietario terriero, ma un grande proprietario terriero che ha impianto sui suoi territori un’azienda agricola capace di produrre per lo smercio), ma permette lo smercio dei prodotti in un’area limitata (il grande commercio transmarino è negato ai senatori: una nave che può portare più di 300 anfore è una grande nave commerciale, che dall'Italia può arrivare in Spagna, Africa, Grecia e che significa possedere capitali enormi e condurre un’attività che, per vari motivi, mal si concilia con quella politica); questa legge impigrisce il conflitto di interesse: un grande uomo d’affari, che possiede navi capaci di smerciare prodotti in tutto il Mediterraneo, ha evidentemente degli interessi economici nei rapporti con le provinciae (da cui riscuote tributi, a cui porta le merci e da cui prende altre merci) così complicati e vasti da non poter poi decidere per l’interesse pubblico quando siede in Senato o esercita una magistratura.

La nascita dell'ordo equester

Tale plebiscito poneva una differenza sostanziale tra chi voleva fare politica e chi, invece, voleva arricchirsi; perciò, il Plebiscito Claudio è alla base della nascita dell’ordo equester, il nuovo ceto di affaristi, uomini potenti e ricchi che decidono di uscire dalla politica per arricchirsi: esso detiene una forza economica tale da renderlo un ceto di pressione sul ceto politico, ma non di governo (due concetti distinti: un conto è avere una certa influenza su membri più o meno corrotti della politica, che pensano prioritariamente all'interesse pubblico e poi anche al proprio interesse privato, un altro è ribaltare la situazione, cioè introdurre in politica i propri interessi economici) e questo si evince dall'aspetto che Roma assume successivamente (sul modo in cui tratta sudditi e cittadini).

Qual è l'influenza del ceto equestre?

L’ordine equestre (il ceto dei “cavalieri”, perché dal punto di vista censitario esso non coincide con una delle 18 centurie di cavalieri, i cittadini che appartengono alla prima classe di censo, ma viene assimilato a quelli perché molto più ricco di loro) è composto da membri spesso appartenenti alla stessa famiglia in cui il padre o un fratello si occupa di politica: Roma, che è la prima a dividere il concetto di politica da quello di economia e a creare un ceto (che comunque ha una certa pressione politica) che non agisca direttamente in politica, è anche la prima testimonianza di come leggi possano essere facilmente raggirabili e di come questa forza di pressione spesso abbia di fatto il sopravvento; nella gestione di alcune guerre (come quella giugurtina), in cui gli interessi economici di questo ceto sociale sono molto forti, la forza di pressione del ceto equestre ha la meglio sul tentativo del Senato e dei politici di mestiere di mantenere la stabilità, il conservatorismo e di non intervenire per creare altre provincie, altri sudditi e a dare nuove cariche. È indubbio che il ceto equestre sia d’ora in poi composto da membri della stessa famiglia dei senatori e che su di essi mantenga una forte influenza, ma anche che non possa intervenire direttamente sulla politica (la corruzione resta fortemente limitata); proprio nel funzionamento delle assemblee, nel modo in cui Roma elabora i poteri elettorali, si vede come questa dirigente, ora organizzata in due ordines, è di fatto (fino a Caio Gracco, che intuisce la potenzialità politica dell'ordo equester e proverà a strumentalizzarlo) una classe dirigente declinata ad allearsi e ottenere la maggioranza nelle assemblee ogni volta che è importante averla: è il sistema elettorale delle due maggiori assemblee romane a garantire la priorità della prima classe di censo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'impatto del Plebiscito Claudio sulla classe dirigente romana?
  2. Il Plebiscito Claudio del 218 a.C. ha portato alla nascita dell'ordo equester, separando i ceti politici e economici e limitando la capacità dei senatori di possedere navi di grande capacità, per evitare conflitti di interesse tra affari e politica.

  3. Come si è evoluta la classe dirigente romana nel corso del tempo?
  4. La classe dirigente romana ha subito fratture economiche, con alcuni membri che si sono arricchiti notevolmente mentre altri sono rimasti con patrimoni modesti, creando forti squilibri di ricchezza all'interno delle stesse famiglie.

  5. Qual è la differenza tra il ceto equestre e il ceto senatoriale?
  6. Il ceto equestre è composto da affaristi ricchi che non partecipano direttamente alla politica, ma esercitano una forte influenza economica, mentre il ceto senatoriale è tradizionalmente legato alla carriera politica e alla gestione degli affari pubblici.

  7. In che modo il ceto equestre ha influenzato le decisioni politiche a Roma?
  8. Il ceto equestre ha esercitato una pressione significativa sulla politica romana, specialmente in contesti come la guerra giugurtina, dove i loro interessi economici hanno prevalso sulle decisioni del Senato, dimostrando la loro influenza nonostante la mancanza di un ruolo diretto nel governo.

  9. Quali sono le conseguenze della separazione tra economia e politica a Roma?
  10. La separazione tra economia e politica ha portato alla creazione di un ceto equestre che, pur non governando direttamente, ha potuto influenzare le decisioni politiche, rivelando come le leggi possano essere aggirate e come gli interessi economici possano prevalere sulla stabilità politica.

Domande e risposte

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