Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • I Rohingya sono una popolazione musulmana sunnita con una lunga storia nella regione di Rakhine, al confine tra Bangladesh e Myanmar.
  • Le radici del conflitto risalgono al periodo coloniale britannico, dove la classificazione etnica ha portato a considerare i Rohingya estranei al territorio birmano.
  • Il sentimenti anticoloniale e nazionalista birmano nel XX secolo hanno portato a violenze contro i Rohingya, costringendoli a fuggire dal loro paese.
  • Dopo il 2010, le riforme politiche in Myanmar hanno aggravato il nazionalismo estremo e le politiche islamofobe, intensificando le violenze contro i Rohingya.
  • Attualmente, oltre 600.000 Rohingya vivono in accampamenti sfollati in Bangladesh, dopo aver subito violenze e tentativi di pulizia etnica.

La tragedia dei Rohingya

I Rohingya costituiscono una popolazione di religione musulmana sunnita che, per secoli, ha sempre occupato la regione di Rakhine, situata al confine tra il Bangladesh e il Myanmar (ex Birmania).

I questi ultimi tempi essi fuggono dalle loro case, subendo violenze senza fine da parte dei militari birmani; essi cercano di attraversare il fiume Naf per raggiungere il Bangladesh, che fa di tutto per respingergli. Vediamo di individuare le cause storiche di questa tragedia umana che non ha molta risonanza sui media mondiali.

Le radici storiche del conflitto

Quando la ex Birmania (ora Myanmar) fu inclusa nell’India Britannica, molti Indiani vi migrarono per lavorare o fare del commercio. Nella regione di Rakhine, il governo britannico fece allora di tutto per tenere separata la popolazione autoctona dei Rohingya dai nuovi arrivati, provenienti dal Bengala. In Gran Bretagna, si era fatta strada l’idea secondo la quale gli abitanti della Birmania andavano classificati in funzione delle etnie di appartenenza che si distinguevano in base a differenze biologiche ed ereditarie. Per questo motivo, si arrivò a considerare i musulmani di Rakhine un gruppo sostanzialmente estraneo al territorio, non tenendo presente che essi vivevano nella regione da generazioni. Questa valutazione molto arbitraria e rimasta in vita ancora oggi e sta alla base dell’idea che considera i Rohingya estranei al territorio birmano.

L'escalation di violenze

All’inizio del XX secolo, in Birmania cominciò a circolare un forte sentimenti anticoloniale contro gli Inglesi che trovò un elemento di coesione nel Buddismo e che prese ben presto una piega sciovinista, nazionalista e xenofoba. La volontà di separazione del Paese dall’India britannica, avvenuta di fatto nel 1937, trovò un sostegno nella preoccupazione dei Birmani che gli emigranti sottraessero posti di lavoro alla popolazione locale. In un clima simile, sia gli Indiani che i Rohingya diventarono il bersaglio privilegiati degli atti di violenza e tra gli anni Trenta e Quaranta moltissimi furono coloro che fuggirono; tale esodo fu accentuato dall’occupazione militare giapponese.

Finita la Seconda guerra mondiale, le forze nazionalistiche birmani erano tali da rendere impossibile un ritorno di coloro che erano fuggiti.

Nel 1948, i Rohingya subirono di nuovo ondate di violenze e persecuzioni da parte dell’esercito birmano, ragion per cui essi cominciarono a cercare di riparare oltre il confine con il Bangladesh. Molti di loro lottarono contro la politica discriminatoria, dimostrando di essere cittadini birmani. Dopo il 2010, la situazione è notevolmente peggiorata perché in Birmania è stata varata tutta una serie di riforme ed una nuova costituzione, ma tale democratizzazione ha purtroppo accentuato un’impennata di nazionalismo estremo di orientamento buddista, unitamente a politiche islamofobe. All’interno del gruppo Rohingya si è formato un Esercito della Salvezza Arakan Rohingya (ARSA) che è stata accusata, spesso accusati di presunti attacchi; questo ha provocato un’escalation di violenze da parte delle forze governative.

La situazione attuale dei Rohingya

Ad oggi, più di 600.000 Rohingya sono scappati in Bangladesh, portando con loro racconti di brutalità e violenze che sembrano puntare verso una pulizia etnica. Il Bangladesh ha chiusole frontiere ed essi sono costretti a vivere in appositi accampamenti sfollati. Da segnalare che la presidente Aung San Suu Kyi stata accusata di complicità nell’oppressione militare dei Rohingya.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Quali sono le origini storiche della crisi dei Rohingya?
  2. Le origini della crisi risalgono all'epoca coloniale britannica, quando i Rohingya furono considerati un gruppo estraneo al territorio birmano, nonostante vivessero nella regione di Rakhine da generazioni. Questa classificazione ha alimentato l'idea di estraneità e ha contribuito al conflitto attuale.

  3. Come si è evoluto il sentimento anti-Rohingya nel corso del XX secolo?
  4. All'inizio del XX secolo, il crescente nazionalismo birmano, unito a sentimenti anticoloniali, ha portato a una crescente xenofobia contro gli Indiani e i Rohingya, che sono diventati bersaglio di violenze, specialmente tra gli anni Trenta e Quaranta.

  5. Qual è stata la reazione dei Rohingya alle persecuzioni subite?
  6. I Rohingya hanno cercato di dimostrare la loro cittadinanza birmana e, dopo ondate di violenze nel 1948, molti hanno tentato di fuggire in Bangladesh, continuando a lottare contro le politiche discriminatorie.

  7. Quali eventi recenti hanno aggravato la situazione dei Rohingya?
  8. Dopo il 2010, la democratizzazione in Birmania ha portato a un aumento del nazionalismo buddista e a politiche islamofobe, culminando in un'escalation di violenze da parte delle forze governative contro i Rohingya e la formazione dell'Esercito della Salvezza Arakan Rohingya (ARSA).

  9. Qual è la situazione attuale dei Rohingya in Bangladesh?
  10. Attualmente, oltre 600.000 Rohingya sono fuggiti in Bangladesh, vivendo in accampamenti sfollati e affrontando una situazione di emergenza umanitaria, mentre il governo del Bangladesh ha chiuso le frontiere per contenerli.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community