Concetti Chiave
- Nel Settecento, le colonie americane erano caratterizzate da una diversità culturale e sociale, con forti differenze tra le colonie del Nord, del Centro e del Sud, ciascuna con le proprie economie e credenze religiose.
- Le tensioni tra coloni e madrepatria britannica aumentarono a causa di nuove tasse e leggi, dando origine a un forte movimento di resistenza che culminò in eventi come il Boston Tea Party.
- La Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776 sancì la rottura con la Gran Bretagna, affermando i diritti inalienabili degli uomini e l'uguaglianza, diventando un simbolo della lotta per la libertà.
- La vittoria nella battaglia di Saratoga nel 1777 rappresentò un punto di svolta, portando al sostegno francese per gli americani e contribuendo alla sconfitta finale delle forze britanniche.
- La nuova Costituzione degli Stati Uniti stabilì una confederazione con una divisione dei poteri, garantendo la sovranità popolare e i diritti fondamentali, ma mantenne la schiavitù nel Sud, evidenziando contraddizioni sociali e politiche.
redir: https://www.skuola.net/storia-moderna/rivoluzione-americana.html
- La rivoluzione americana
- Le colonie americane nella seconda metà del Settecento
Nel Nordamerica l’impero coloniale inglese continuava a ingrandirsi dal 1500 (scoperta dell’America). L’Inghilterra ha il Canada e la Florida.
Nel Settecento i coloni che vivono in queste zone sono inglesi (la maggior parte), ma anche francesi, scozzesi, olandesi e tedeschi. Il 20 % della popolazione (centinaia di migliaia) sono gli schiavi neri e i nativi americani.
I coloni tendevano a espandersi verso ovest.
Le colonie del Sud sono di più antica fondazione (Virginia, Georgia...): la fede è anglicana e sono strettamente legate alla madrepatria. Vi è una fiorente agricoltura di piantagione e si produceva soprattutto tabacco, riso e indaco (dalle foglie di questa pianta si ricava una sostanza blu-violacea usata per colorare i tessuti); infatti, il cotone verrà solo più tardi. Il sistema di piantagione ha bisogno di molta manodopera, che sono gli schiavi africani, concentrati appunto proprio nelle colonie del Sud. Vi era una piccola proprietà che produceva i beni per il mercato nel luogo.
Le colonie del Nord (Massachusetts, Connecticut...): la fede è puritana (vi è molta operosità - predestinazione, operosità che porta alla grazia divina - e non vi è sfarzo, ma sobrietà di costumi). Si sviluppa commercio, pesca e l’industria cantieristica, ma anche qui l’attività principale è l’agricoltura, ma destinata al consumo locale perché non vi erano grandi proprietà terriere. In una delle quattro colonie del Nord (New England) il puritanesimo si era spento lasciando spazio a una società più aperta e libera.
Le colonie del Centro erano più nuove delle altre (New York, Pennsylvania...) e la popolazione era di olandesi e svedesi, e poi di irlandesi, scozzesi e tedeschi. Vi è un vero crogiolo di culture, quindi vi è tolleranza religiosa e pluralismo (filantropismo). Le terre bagnate dall’Hudson sono rigogliose e produttive: il Centro diventa il granaio d’America. Ma non solo l’agricoltura era molto sviluppata: anche il commercio, per la presenza dei porti e delle città più importanti dell’America.
•• La struttura sociale delle colonie riprendeva quella della madrepatria, ma con delle differenze: - non esisteva nobiltà terriera (vi erano comunque privilegiati, ma la società era più omogenea e fluida); - la mobilità sociale era molto elevata: infatti anche i contadini possedevano la terra che coltivavano e questa terra non era uno status symbol ma una “semplice” fonte di reddito, quindi venivano abbondate le terre quando si trovava qualcosa di migliore. In sintesi: la società dei coloni era continuamente in evoluzione.
•• La giurisdizione era simile a quella della madrepatria: vi sono diritti e principi inalienabili. Questi principi valgono solo per i banchi e non per gli schiavi africani, considerati “non-persone” senza diritti, trattati come merci e sottoposti a violenze brutali, addirittura previste negli “slave codes”, i codici degli schiavi.
Le donne erano trattate sia nelle colonie sia in Inghilterra allo stesso modo: senza diritto di voto, di istruzione (non potevano frequentare le scuole superiori), ma avevano lo stesso diritto degli uomini per il divorzio.
•• Tra le colonie vi erano spesso rapporti di conflitto, per via delle rivalità economiche e di confini. Tutte le colonie erano isolate, essendo assenti le vie di comunicazioni. Ma la madrepatria non voleva che le colonie collaborassero tra loro (divide et impera) e siccome dovevano solo servire la madrepatria, era meglio se fossero rimaste divise.
•• Tutte le colonie dal Settecento venivano controllate dalla Corona britannica. Ogni colonie aveva un consiglio, un governatore (potere esecutivo) nominato dal re e un’assemblea legislativa eletta dal popolo (con differenza da colonia a colonia: nel Nord solo i maschi), nel Sud solo ai proprietari terrieri).
Ma i coloni erano fieri di appartenere alla madrepatria, per le tradizioni civili e per la forma esemplare di governo (monarchia parlamentare).
•• Le tredici colonie dovevano commerciare (vendere e acquistare) esclusivamente solo con la madrepatria (monopolio che ricorda il mercantilismo).
•• Ma questa situazione viene aggirata con il contrabbando (commercio di merci vietato per legge) delle merci monopolizzate. I coloni con il contrabbando (nel commercio triangolare) ricavano enormi profitti. In più le colonie nel Settecento erano molto produttive, e producevano quasi più metalli (ferro e ghisa) della madrepatria e l’industria cantieristica creava le flotte navali dell’Inghilterra.
Nelle colonie del Nord vi è una classe borghese autonoma che è stanca dei limiti imposti dalla madrepatria. E anche al Sud i grandi proprietari terrieri erano un’élite autonoma.
- I contrasti con la madrepatria
La guerra dei Sette anni termina con la pace di Parigi e segna la vittoria dell’Inghilterra sulla Francia, che è costretta ad andarsene dai possedimenti americani. Da questa liberazione, i coloni inglesi potevano espandersi verso ovest, ma la madrepatria non voleva un’espansione aggressiva con i nativi e non poteva poi permettersi di mantenere controlli su un così vasto territorio. Infatti, con il Royal Proclamation (1763), il governo di Londra impedisce di colonizzare quei territori lasciandoli agli indiani. Cominciano i conflitti tra coloni e madrepatria.
•• Dopo la guerra dei Sette anni, l’Inghilterra era debole soprattutto economicamente (il debito pubblico è raddoppiato) e secondo questa erano i coloni che si erano arricchiti da tutto questo, quindi era giusto che “pagassero” non solo con le tasse, ma anche con il monopolio. Dunque dalla seconda metà del Settecento vi è più controllo doganale (il contrabbando è a rischio) e più autorità britannica, grazie a provvedimenti come il Revenue Act (per eliminare il contrabbando e si aumentano i dazi per l’importazione che non sia con la madrepatria e questo porta allo Sugar act, perché si importava lo zucchero dalle colonie francesi e spagnole) e lo Stamp Act (e cioè l’uso di un bollo per qualsiasi documento o transazione commerciale da pagare in sterline. Era una tassa fastidiosa che colpiva tutti).
•• Le colonie reagiscono sostenendo che, non essendoci rappresentati dei coloni in Parlamento, questo non aveva il diritto di imporre tasse alle colonie (no taxation without representation, niente tasse senza rappresentanza). I coloni si sentivano prima britannici che americani e volevano gli stessi diritti e privilegi degli abitanti della Gran Bretagna. Ma la madrepatria diceva che il diritto di imporre tasse non aveva a che fare con la rappresentanza e che il Parlamento di Londra era “virtualmente” il parlamento di tutti i sudditi.
•• Ai coloni questo non sta bene e tutte le classi sociali si uniscono creando un senso “nazionale”. Si fanno manifestazioni pubbliche contro lo Stamp Act e nascono delle associazioni di resistenza, come i Figli della libertà. Alla fine il Parlamento revoca lo Stamp Act, ma ribadisce che i coloni sono sempre sudditi e ha quindi il diritto di imporre tasse (Declaratory Act).
•• Dopo anni di pace con piccoli contrasti, nascono gli incidenti: a Boston l’esercito inglese reprimono con le armi da fuoco una rivolta dei coloni contro una tassa sull’importazione del tè (Towsend Act) e vengono uccise cinque persone (si chiama infatti Massacro di Boston). Con il Tea Act il Parlamento dava solo alla Compagnia delle Indie Orientali la possibilità di vendere il tè nelle colonie americane, ma questo fermava i guadagni dei coloni con l’importazione clandestina (contrabbando) di tè dall’Olanda.
La protesta ha fine con il Boston Tea Party, quando sessanta coloni si travestono da indiani per salire sulle navi della Compagnia delle Indie e butta al mare un intero carico di tè. Con questo, comincia la rivoluzione americana.
•• La madrepatria reagisce molto duramente con una serie di leggi che gli americani (coloni) chiamano Intolerables Acts: il porto di Boston viene chiuso e si riuniscono gli oppositori per portarli in Inghilterra per sottoporli a giudizio. In più, i territori dell’ovest vengono dati al Canada (Quebec Act, che inasprisce ancora di più gli americani).
•• Le rivalità tra le colonie vengono accantonate e si uniscono tutte contro la madrepatria nel Primo congresso continentali a Filadelfia (nasce una coscienza politica unitaria). In questo i coloni decidono i boicottare le merci inglesi e per convincere il Parlamento britannico a rimuovere le tasse.
•• A questo punto i coloni si dividono in patrioti (proprietari terrieri o commercianti che sostenevano l’indipendenza contro la madrepatria, e per questa erano i ribelli), pacifisti (come i quaccheri, anglicani protestanti, che non assumevano alcuna posizione e volevano smorzare i conflitti) e lealisti (conservatori come funzionari regi, militari dell’esercito inglese e membri della Chiesa anglicana che difendevano la Corona e si sentivano sudditi leali).
•• La ribellione si accende: i patrioti si organizzano in Comitati per pianificare i boicottaggi, raccogliere armi e munizioni, formare un forte esercito e scrivere liste di patrioti (attivisti) e “non-patrioti” (nemici). Nel 1775 l’esercito inglese si scontra contro quello dei coloni patrioti, e questi vincono sull’inglese.
•• I Comitati (patrioti) riuniscono a Filadelfia il Secondo congresso continentale. Qui decidono di non potersi accontentare più di organizzare proteste, ma di diventare un governo. Infatti si conia una moneta e si gestisce autonomamente il commercio, il sistema postale e l’esercito unificato (Continental Army) comandato da George Washington. Questo esercito si schiera davanti al porto di Boston, difeso dagli inglesi, alzando una nuova bandiera (tredici strisce rosse e bianche a simboleggiare l’unità coloniale e un riquadro della bandiera britannica segnava la fedeltà alla Corona).
- La Dichiarazione d’indipendenza e la nascita degli Stati Uniti
Infatti, il Congresso voleva tutelare i diritti dei coloni senza rompere con la Gran Bretagna. Per via della coscienza politica unitaria, circolano molti libelli politici (piccoli libri repubblicani), e il più importante era il Common Sense (il Senso Comune) scritto da Paine, che sosteneva il bisogno di indipendenza delle colonie dalla madrepatria. Ma quando cominciava a spargersi la voce di un imminente attacco britannico, il Congresso decide di rendere all’unanimità tutte le colonie autonome e sciolte dalla madrepatria e chiede a ognuna di loro una carta costituzionale. Da quel momento le colonie diventano “Stati liberi e indipendenti”.
•• Il Congresso vota all’unanimità la Dichiarazione d’indipendenza (4 luglio 1776) e nel preambolo si leggeva dell’uguaglianza di tutti gli uomini perché Il Creatore li ha dotati di diritti inalienabili come la vita, la libertà e la ricerca della felicità. I governi servono per garantire e tutelare questi diritti e derivano il potere dal contratto tra i cittadini. Quando non vengono tutelati, i cittadini possono distruggere il governo o riformulare il patto. Nella Dichiarazione si studiano le origini, i compiti e i limiti di un governo ed è redatto il diritto delle “colonie unite” di diventare “Stati liberi e indipendenti”. Il 4 luglio è festa dell’indipendenza americana.
•• La Dichiarazione era un riassunto del pensiero dei Lumi. Tra gli autori vi era anche Benjamin Franklin, che ha legami con intellettuali europei. È il lieto fine/inizio: tutti festeggiano l’indipendenza e vengono bruciati i ritratti di Giorgio III e decapitate le statue per rievocare la rivoluzione che aveva decapitato il sovrano Carlo I.
•• Ma l’esercito inglese attacca le città più importanti, come New York e Filadelfia. Infatti l’esercito inglese era molto più forte, grande, armato e preparato di quello americano. Eppure viene sconfitto nella battaglia di Saratoga (1777) dall’esercito americano con a capo Washington e si riconquista Filadelfia, sede del Congresso.
•• Franklin va in Europa per chiedere aiuto alla Francia. Va nei centri di cultura per esporre che gli ideali della rivoluzione americana coincidono con quelli della cultura dei Lumi. Il re di Francia accetta perché vuole anche la rivincita sulla sconfitta alla guerra dei Sette Anni.
•• Alla Francia si unisce anche la Spagna (che voleva riconquistare Gibilterra). Si forma la lega della Neutralità armata (tra Russia, Olanda e altri paesi europei) e la Gran Bretagna è sola contro tutti. Anche se gli inglesi sono isolati, non si riesce a sconfiggerli perché Washington non riesce a tenere compatto l’esercito che si divide di nuovo tra rivoluzionari e lealisti (una sorta di guerra civile).
•• Ma l’esercito inglese viene finalmente sconfitto a Yorktown, in Virginia. Da qui, il Parlamento di Londra si arrende e riconosce una Confederazione di Stati americani indipendenti con il trattato di pace di Versailles (1783).
•• Con questa pace gli americani non fanno più parte della Gran Bretagna. Ma qual era la forma di governo da dare alle colonie? Tutte le tredici colonie hanno già una propria Costituzione (la prima, che faceva da modello alle altre, è quella della Virginia).
Ogni Stato era autonomo e indipendente; la sovranità è popolare e i governanti hanno poteri limitati, tra cui quello di tutelare i diritti fondamentali e inalienabili dell’uomo (vita, libertà e felicità).
•• Nella pratica, ogni Stato ha una diversa forma di governo (tante Costituzioni, tante Americhe). Per esempio nel Massachusetts (colonia del Nord) vi erano più repubblicani conservatori e il diritto di voto era solo per i proprietari benestanti. Mentre negli Stati con repubblicani “radicali”, nel senso di totali, il diritto viene dato a tutti, anche ai neri. (per esempio nella Pennsylvania, colonia del Centro).
•• Si vuole superare questa frammentazione istituzionale e i patrioti credono che serva un unico governo centrale. Il Congresso continentale di Filadelfia crea una Costituzione intitolata “Articoli di Confederazione” (la confederazione è un’alleanza di Stati indipendenti che rappresenta un unico soggetto in politica internazionale) e crea la confederazione degli Stati Uniti d’America. Questi stati però mantengono in ogni caso l’autonomia e la propria Costituzione. L’organo confederale centrale è proprio il Congresso che deve garantire la pace tra gli Stati membri e si interessa di relazioni internazionali. Ma questa autorità centrale non vede tutti favorevole e ci vorranno quattro anni prima di approvarla.
- I princìpi e gli ideali della Costituzione americana
•• Le ex-colonie vengono chiamate Stati Uniti d’America. Per risolvere una pesante crisi politica, economica e sociale, si crea una banca centrale (i singoli stati non possono più battere moneta) e l’economia si sviluppa a livello internazionale.
•• Dopo una serie di rivolte, Washington convoca a Filadelfia una Convenzione dove si lavora a una nuova Costituzione federale che prevede una confederazione (unione politica sovrastatale), che garantisce l’equilibrio tra autorità centrale e singoli stati e la parità tra i singoli stati membri.
•• Nella nuova Costituzione vi è la divisione dei poteri (grazie alle idee di Montesquieu) in: legislativo federale (Congresso, formato da due Camere e il Senato); esecutivo (presidente quadriennale, che gestiva il governo, o gabinetto, e aveva ampi poteri); giudiziario (Corte suprema che comandava su tutti i singoli tribunali federali di ogni Stato). •• Tra federalisti (favorevoli) e anti-federalisti (contrari all’unione, soprattutto patrioti, che vedevano nell’autorità centrale una limitazione dell’autonomia dei singoli Stati) vincono i primi e si forma il primo governo degli Stati Uniti d’America e George Washington è il primo presidente.
•• Anche la nuova Costituzione, come la Dichiarazione, riscuote molto successo in Europa e qui viene tradotta e studiata. La nuova repubblica federale è fondata sulla sovranità popolare (novità rivoluzionaria). Ma nel Sud la schiavitù resta e solo le élite maschili hanno la cittadinanza politica. Nel Nord la schiavitù viene lentamente abolita.
- I primi passi del governo federale
••Anche nello stato federale continuano scontri tra federalisti e anti-federalisti: questi ultimi volevano la tutela di alcuni diritti ai cittadini, non contenuta nella Costituzione. Il Congresso approva e modifica la Costituzione con 10 emendamenti (Bill of rights, Dichiarazione dei diritti) per tutelare le libertà individuali di parola, stampa e religione: vi è divisione tra Stato e Chiesa (Primo emendamento).
•• Hamilton, ministro del Tesoro, cerca di estinguere il debito pubblico accumulato durante la guerra centralizzando quello dei singoli Stati in uno solo, così tutti gli abitanti dovevano estinguerlo versando tributi (tasse). Ha una politica protezionistica (alti dazi d’importazione) e crea una Banca Centrale federale. Questo era favorevole per gli Stati del Nord, ma non per quelli del Sud.
•• Thomas Jefferson, repubblicano, era avversario di Hamilton, federalista, e crea un Partito repubblicano autonomo che favorisce ugualmente il Nord e il Sud.
(I federalisti favorivano il Nord industrializzato con una Banca centrale, con un debito unico centralizzato e con il protezionismo; gli anti-federalisti sono i repubblicani che sono vicini al Sud agrario).
- L’espansione nelle terre dell’Ovest (oltre i monti Appalachi)
•• La lotta per l’indipendenza vede protagonisti anche i nativi americani, i quali preferivano la madrepatria, che garantiva loro la libertà e l’autonomia, ai coloni, aggressivi e assetati di terre. Addirittura si assiste a una spaccatura tra i nativi, perché c’era chi appoggiava la madrepatria, chi i coloni. Si assiste a un’altra sorta di guerra civile.
••Gli ex-coloni (dopo la Rivoluzione) cominciano la conquista verso ovest e il Congresso avrebbe esteso in futuro la Costituzione anche a queste terre tutelando la libertà e vietando la schiavitù.
•• La conquista verso ovest porta allo sterminio degli indiani, perché l’Ordinanza ignorava del tutto i diritti inalienabili dei nativi. Gli unici diritti che avevano erano il non vedersi privati delle proprie terre senza consenso, l’essere trattati con giustizia e umanità e la conquista dei territori solo con legittime guerre autorizzate dal Congresso. Gli indiani si ritrovano senza terra e cacciati con violenza. Le regioni oltre i Monti Appalachi si trasformano in nuovi Stati. Soprattutto nell’Ottocento i nativi vengono sterminati e portati in apposite riserve (trattati come - o peggio degli - animali).
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali caratteristiche delle colonie americane nel Settecento?
- Come reagirono i coloni alle nuove tasse imposte dalla madrepatria?
- Qual è il significato della Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776?
- Quali furono le conseguenze della vittoria americana nella battaglia di Saratoga?
- Come si sviluppò la nuova Costituzione degli Stati Uniti dopo la guerra d'indipendenza?
Le colonie americane nel Settecento si dividevano in tre gruppi: le colonie del Sud, con agricoltura di piantagione e schiavi africani; le colonie del Nord, con una società puritana e un'economia basata su agricoltura e commercio locale; e le colonie del Centro, un crogiolo di culture con tolleranza religiosa e agricoltura sviluppata.
I coloni reagirono con proteste e manifestazioni, sostenendo il principio di "no taxation without representation", ovvero che non dovevano pagare tasse senza avere rappresentanza in Parlamento. Questo portò alla formazione di associazioni di resistenza come i Figli della libertà.
La Dichiarazione d'indipendenza affermava l'uguaglianza di tutti gli uomini e i diritti inalienabili alla vita, libertà e ricerca della felicità. Essa sanciva la separazione delle colonie dalla Gran Bretagna e il diritto dei cittadini di riformulare il governo se non tutelava i loro diritti.
La vittoria americana a Saratoga nel 1777 fu cruciale perché portò alla formazione di alleanze con la Francia e la Spagna, che supportarono gli americani contro l'Inghilterra, contribuendo così al successo finale della rivoluzione.
Dopo la guerra d'indipendenza, si creò una nuova Costituzione che stabiliva una confederazione di Stati con un governo centrale, garantendo la divisione dei poteri e la sovranità popolare. Tuttavia, la schiavitù rimase un problema irrisolto, specialmente nel Sud.