Concetti Chiave
- Nel Seicento, il Mezzogiorno italiano fu teatro di complesse rivolte contro il dominio spagnolo, parallele a conflitti simili in Europa.
- La rivolta di Palermo del 1647 nacque da carestie e tasse oppressive, portando a riforme temporanee nell'amministrazione cittadina.
- A Napoli, la rivolta del 1647-1648, iniziata da Masaniello, vide anche il coinvolgimento della borghesia contro l'organizzazione politica spagnola.
- La peste del 1656 e il fallimento delle rivolte aggravarono le condizioni socio-economiche, ma stimolarono una rinascita culturale successiva a Napoli.
- La rivolta di Messina del 1674-1678, supportata brevemente dalla Francia, finì con una dura repressione spagnola dopo il ritiro delle truppe francesi.
Indice
Rivolte antispagnole a Napoli e in Sicilia
Gli studi recenti hanno evidenziato l’importanza e la complessità delle rivolte che colpirono il Mezzogiorno italiano a metà Seicento, nello stesso periodo in cui si verificarono rivolte e guerre civili in Spagna, Inghilterra e Francia.
La rivolta di Palermo del 1647
La rivolta scoppiò nel maggio del 1647 a causa di una grave carestia e del malcontento provocato dalle pesanti tasse imposte dagli spagnoli. La popolazione si ribellò attraverso saccheggi e incendi di abitazioni. Il viceré spagnolo fu costretto ad abolire le tasse più odiate e ad approvare una riforma dell’amministrazione cittadina. Questa riforma affidava alle maestranze, cioè alle corporazioni dei lavoratori, il controllo della distribuzione dei viveri e della polizia. In seguito, però, queste concessioni furono gradualmente eliminate e diversi capi della rivolta vennero condannati a morte.
La rivolta di Napoli del 1647-1648
La crisi del dominio spagnolo fu ancora più grave a Napoli. La rivolta iniziò il 7 luglio 1647, quando venne introdotta una nuova tassa sulla vendita della frutta. A guidare inizialmente la protesta fu Tommaso Aniello, detto Masaniello, un pescivendolo napoletano. Dietro di lui, però, agivano anche alcuni esponenti della borghesia, che volevano modificare l’organizzazione politica della città e del regno. Dopo appena dieci giorni, Masaniello venne ucciso da alcuni suoi stessi seguaci. Tuttavia, la rivolta continuò grazie all’organizzazione politica e militare creata dagli insorti, che riuscirono per diversi mesi a resistere al viceré, il duca d’Arcos, e alle sue poche truppe.Nel frattempo, anche nelle campagne scoppiarono rivolte contro i baroni e i loro uomini, accusati di opprimere la popolazione.
Nell’ottobre del 1647, i rivoltosi proclamarono la Repubblica napoletana e chiesero l’aiuto del re di Francia. Il cardinale Mazzarino, tuttavia, non volle impegnarsi direttamente in un territorio così lontano e sostenne solo in parte l’iniziativa del duca di Guisa, un nobile francese che sperava di conquistare il regno con l’appoggio della nobiltà locale.
La peste e il fallimento della rivolta
Il fallimento della rivolta e la terribile peste del 1656 peggiorarono ulteriormente la situazione economica e sociale del Mezzogiorno.Si perse così la possibilità di creare un’alleanza tra i ceti medi e popolari delle città e i contadini contro il potere dei feudatari.
La situazione, però, non tornò completamente a quella precedente alla rivolta. Nella seconda metà del Seicento, i viceré spagnoli cercarono di limitare gli abusi dei baroni, combattere il banditismo e favorire la crescita del ceto civile e amministrativo.
Quest’ultimo contribuì alla rinascita culturale di Napoli, che tra Seicento e Settecento diventò uno dei centri intellettuali più vivaci e aperti ai rapporti con il resto d’Europa.
La rivolta di Messina del 1674-1678
Un ultimo tentativo di ribellione contro il dominio spagnolo si verificò a Messina, città siciliana rivale di Palermo. Nel 1672 scoppiò una prima sommossa popolare contro l’aumento del costo della vita. Nel 1674 la protesta si trasformò in una rivolta più ampia, sostenuta da diversi gruppi sociali, che volevano liberarsi dal dominio spagnolo e fondare una repubblica indipendente.Gli insorti chiesero aiuto al re di Francia Luigi XIV, che in quel momento era in guerra contro la Spagna. Il sovrano francese inviò una flotta che occupò Messina.
Tuttavia, il resto della Sicilia rimase fedele alla Spagna. Quando nel 1678 venne firmata la pace, i francesi lasciarono la città, che rimase così esposta alla dura repressione spagnola.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause principali delle rivolte antispagnole a Napoli e in Sicilia nel Seicento?
- Quali furono le conseguenze immediate della rivolta di Palermo del 1647?
- Chi fu il leader iniziale della rivolta di Napoli del 1647-1648 e quale fu il suo destino?
- Quali furono gli effetti della peste del 1656 sulla situazione economica e sociale del Mezzogiorno?
- Come si concluse la rivolta di Messina del 1674-1678 e quale fu il ruolo della Francia?
Le rivolte furono causate principalmente da gravi carestie e dall'imposizione di pesanti tasse da parte degli spagnoli, che provocarono malcontento tra la popolazione.
La rivolta portò all'abolizione delle tasse più odiate e a una riforma dell'amministrazione cittadina, affidando alle corporazioni dei lavoratori il controllo della distribuzione dei viveri e della polizia.
Il leader iniziale fu Tommaso Aniello, detto Masaniello, un pescivendolo napoletano, che fu ucciso dai suoi stessi seguaci dopo dieci giorni dall'inizio della rivolta.
La peste del 1656 peggiorò ulteriormente la situazione economica e sociale, contribuendo al fallimento della rivolta e impedendo la creazione di un'alleanza tra i ceti medi e popolari contro i feudatari.
La rivolta si concluse con la firma della pace nel 1678, dopo che la Francia, inizialmente intervenuta a sostegno degli insorti, ritirò le sue truppe, lasciando Messina esposta alla repressione spagnola.