Concetti Chiave
- L'Italia, sotto la dominazione spagnola dal 1559, includeva territori come Sicilia, Sardegna e Napoli, con la Spagna che esercitava un'influenza diretta e indiretta su diversi stati.
- La Repubblica di Venezia mantenne la propria autonomia, nonostante una graduale perdita di potere commerciale e conflitti con il papato per l'espansione delle proprietà ecclesiastiche.
- Le rivolte contadine, come quella guidata da Masaniello a Napoli nel 1647-1648, scaturirono dall'impoverimento e dall'inasprimento fiscale, ma mancarono di una guida politica efficace.
- Il fallimento della rivolta napoletana fu dovuto all'assenza di un ceto borghese che potesse sostenere e organizzare il movimento contro la dominazione spagnola, a differenza della borghesia olandese.
- La dominazione spagnola portò a un significativo sfruttamento delle risorse italiane, con conseguenze economiche disastrose e una grave epidemia di peste che colpì il territorio.
Dominazione spagnola in Italia
L’Italia, dopo la pace di Cateau Cambresis, nel 1559 si ritrovò sotto la dominazione degli spagnoli che dominavano direttamente su Sicilia, Sardegna, Napoli e ducato di Milano e Stato dei presidi, ma anche gli altri stati erano influenzati indirettamente: la repubblica di Genova era quella maggiormente legata alla Spagna. I suoi banchieri finanziavano la corona spagnola per le guerre, subendone le conseguenze poiché fu costretta a dichiarare bancarotta, inoltre faceva da cerniera tra lo sbocco spagnolo e quello tedesco dell’Impero. Lo stato della Chiesa gravitava intorno al potere spagnolo perché Filippo II e il successore si fecero alfieri della controriforma, il papa non aveva perciò motivo di contrapporsi all’egemonia spagnola, piuttosto assunse un controllo più deciso mediante una politica di espansione territoriale.
Influenza spagnola sugli stati italiani
Gli altri piccoli ducati presero a modello la modalità di governo spagnola, gli atteggiamenti dei nobili e lo stile di vita. In Toscana il legame con la Corona iberica era testimoniato dalla presenza dello Stato dei presidi, il duca Emanuele Filiberto era rientrato in possesso della Savoia e del Piemonte grazie all’alleanza militare con la Spagna e grazie a lui vi fu la creazione di un esercito nazionale attraverso l’imposizione dell’obbligo di leva.
Declino e resistenza di Venezia
L’unico Stato che invece mantenne autonomia fu la repubblica di Venezia che fra la seconda metà del 500 e l’inizio del 600 vide ridimensionare i propri traffici con un potere commerciale in fase calante: perse basi importanti come Cipro nel 1573 dopo la vittoria a Lepanto da parte degli ottomani, poi la perdita di Creta nel 1669 che segnarono le tappe del declino. Venezia ad inizio 600 era comunque uno Stato forte, considerato un mito per la sua indipendenza e per la libertà culturale che era riuscita a mantenere.
Conflitto tra Venezia e il papato
Sentiva la pressione del papa che mirava ad espandere il proprio potere e a far valere i diritti del clero e cercò di imporre il proprio potere, così di fronte all’espansione delle proprietà ecclesiastiche in terra veneziana, il governo fu infastidito e preoccupato, il partito dei giovani d’altra parte aveva stabilito rapporti economici e diplomatici con l’Europa protestante, perciò ci fu lo scontro tra il papa e il doge. Il motivo ufficiale fu l’arresto di due ecclesiastici che il papa pretendeva di processare, mentre Venezia rivendicò la propria giurisdizione, in precedenza c’era stato anche un divieto da parte del governo veneziano a costruire nuove Chiese senza il loro permesso. Il papa lanciò allora un interdetto sulla repubblica di Venezia sospendendo la somministrazione di sacramenti al popolo veneziano. Venezia non cedette e si fece forza della capacità giuridica di un frate servita, Paolo Sarpi.
Lo scontro ebbe un rilievo internazionale, ma si arrivò ad un accordo grazie alla mediazione del re francese e alla volontà spagnola di mantenere la pace in Italia. Per quanto riguarda la dominazione politica spagnola, il principale organo di controllo era il Consiglio di Italia, istituito nel 1555 da Filippo II, inoltre era attiva l’Inquisizione spagnola, mentre la monarchia era rappresentata dai viceré, ad eccezione del governato del ducato di Milano. L’Italia fu vista dal regno spagnolo come un territorio da sfruttare per soddisfare le esigenze della Corona, le risorse andavano in Spagna, non rimanevano sul suolo italiano, i cittadini erano stremati dalla fiscalità, e in più ci fu la diffusione di una nuova epidemia di peste gravissima negli anni '30 e '50, frutto dell’impoverimento.
Rivolte contadine e Masaniello
Ovviamente questa situazione fece sì che si scatenassero rivolte contadine che non riuscirono ad imporsi, mancando di una guida politica. La più importante di queste si verificò a Napoli nel 1647 e 1648. Questa rivolta esplose in particolar modo a causa dell’introduzione di un’ennesima gabella sulla frutta e fu guidata da Tommaso Agnello, detto Masaniello. Questi riuscì a ottenere i patti giurati del vice re spagnolo, con i quali si chiese di diminuire le tasse e di cambiare l’amministrazione. Il vice re accettò e rese Masaniello duce, conducendolo in gita a Posvetico, lusingandolo in modo tal che Masaniello cascasse nella trappola, infatti, lo stile di vita sfarzoso che questi assunse condusse la popolazione a ucciderlo.
Fallimento della rivolta napoletana
Il capo di questa rivolta fu Gennaro Annese, un armaiolo che riuscì a proclamare una Repubblica dopo aver cacciato il vice re e avendo come punto diriferimento la Repubblica olandese. Fu chiesto l’appoggio della Francia di Mazzarino che però non aveva intenzione di scontrarsi con la Spagna, mentre Enrico di Guisa accettò di diventare capo militare della Real Repubblica di Napoli, ma malgrado questo la rivoluzione non si radicò e fu facile preda per il re che inviò un contingente di truppe che cannoneggiarono Napoli nel 1648, ripristinando l’ordine pubblico con repressioni feroci.
La rivolta fallì perché mancò quel ceto sociale borghese che, con proprie finanze e capacità di guida, potesse dare uno sbocco positivo, vi era una situazione di arretratezza che non consentiva di rovesciare la situazione come invece era riuscito alla borghesia olandese nella lotta contro gli spagnoli per ottanta anni tra il 1560 e il 1648 e di essere riconosciuta autonoma con la tregua del 1609.
Domande da interrogazione
- Quali territori italiani furono direttamente sotto la dominazione spagnola dopo il 1559?
- Come influenzò la dominazione spagnola gli altri stati italiani?
- Quale stato italiano mantenne la propria autonomia durante la dominazione spagnola?
- Quali furono le cause principali della rivolta contadina a Napoli nel 1647-1648?
- Perché la rivolta napoletana fallì nonostante i tentativi di proclamare una Repubblica?
Dopo la pace di Cateau Cambresis nel 1559, l'Italia si trovò sotto la dominazione spagnola su Sicilia, Sardegna, Napoli, ducato di Milano e Stato dei presidi.
Gli altri piccoli ducati adottarono il modello di governo spagnolo, mentre la repubblica di Genova, legata alla Spagna, subì gravi conseguenze economiche, culminando in una bancarotta.
La repubblica di Venezia mantenne la propria autonomia, nonostante il declino commerciale e le pressioni del papato per espandere il proprio potere.
La rivolta, guidata da Masaniello, scoppiò a causa dell'introduzione di una nuova gabella sulla frutta e della crescente oppressione fiscale da parte del vice re spagnolo.
La rivolta fallì per la mancanza di un ceto sociale borghese che potesse fornire supporto finanziario e politico, a differenza della borghesia olandese che aveva avuto successo nella sua lotta contro gli spagnoli.