Ergonomia dell’esercizio fisico (Risposte aperte)
1) Descrivere le aree di specializzazione dell’ergonomia e gli obiettivi di ciascuna di esse
L’ergonomia è la disciplina che studia l’attività dell’uomo in relazione alle condizioni ambientali, strumentali e organizzative in cui si svolge. Questa interazione tra uomo e ambiente ha ripercussioni a livello fisico, mentale e sociale, e per questo motivo esistono tre aree di specializzazione dell’ergonomia: ergonomia fisica, ha l’obiettivo è quello di riduzione stress fisico (infortuni) e ottimizzazione della performance fisica; ergonomia cognitiva, ha l’obiettivo di valutare il lavoro mentale nello svolgimento di un compito per la riduzione dello stress psichico. Da non confondere con quello emotivo; ergonomia organizzativa, ha l’obiettivo di ottimizzare i processi di gestione del lavoro ovvero tempo e risorse umane.
2) Perché Ramazzini è considerato il precursore dell’ergonomia?
Nel 1717 Bernardino Ramazzini, professore di medicina a Padova e Modena, pubblicò un libro dal titolo “Trattato delle malattie degli artefici” che potremmo tradurre come “Le malattie del lavoro”. Ramazzini è considerato il precursore dell’ergonomia perché, anche senza il supporto di strumenti scientifici per supportare le sue scoperte, documenta la relazione tra la tipologia di lavoro eseguito e i danni psico-fisici proponendo diverse soluzioni innovative per migliorare la postazione di lavoro.
3) Percorrere brevemente la storia dell’ergonomia dagli anni ’50 agli anni ’90
Negli anni 50 si sviluppa l’ergonomia militare, applicata appunto ad apparecchiature militari nel campo aeronautico ed aerospaziale. Successivamente, negli anni 60, si sviluppa l’ergonomia industriale per monitorare le condizioni di salute dei lavoratori nei processi di lavorazione industriale e si ha la nascita delle società Italiana ed Internazionale di Ergonomia. Col boom del settore terziario si sviluppa appunto l’ergonomia del settore terziario, e successivamente con l’avvento dei computer, l’ergonomia dell’interazione uomo-computer, con l’introduzione del rischio da videoterminali. Infine negli anni 90 nasce l’ergonomia organizzativa, con l’obiettivo di ottimizzare le procedure di lavoro e la gestione delle risorse.
4) Qual è la differenza tra ergonomia di correzione e l’ergonomia progettuale?
Negli anni ’90 l’ergonomia entra nel percorso progettuale come fattore esterno che si concretizza in interventi correttivi, collocati a posteriori rispetto all’iter progettuale, viene definita perciò ergonomia di correzione. Invece oggi l’ergonomia e l’approccio User-Centered contribuiscono alla fase di progettazione, alla fase di sviluppo, alla realizzazione ed uso dei prodotti. Possiamo parlare di ergonomia progettuale.
5) Quali sono gli obiettivi generali dell’ergonomia e chi beneficia del suo apporto?
Gli obiettivi generali dell’ergonomia sono:
- Adattare il lavoro alle esigenze psico-fisiche dei lavoratori (Pino Odeleschi, 1970);
- Ottimizzare l’interazione e quindi la compatibilità uomo-ambiente dal punto di vista fisico, cognitivo e sociale per rispettare le limitazioni psico-fisiche dell’uomo e potenziarne le capacità operative.
L’ergonomia è quindi positiva per:
- Il lavoratore, perché aiuta a prevenire malattie del sistema muscoloscheletrico e lo stress psichico;
- Per l’azienda, perché migliorare il benessere psichico, gestionale e relazionale aumenta la produttività, inoltre riduce i costi dovuti all’assenza per malattia;
- Per lo stato, perché riduce i costi del sistema sanitario.
6) In cosa consiste la valutazione e la prevenzione del rischio da DMS di cui si occupa l’ergonomia fisica?
La valutazione del rischio riguarda la valutazione del rischio di sviluppare un determinato tipo di patologia del sistema muscolo-scheletrico associato all’esposizione di uno specifico agente fisico.
Le caratteristiche rilevanti di questa esposizione sono:
- L’intensità dell'esposizione;
- La durata dell’esposizione;
- La frequenza dell’esposizione.
La prevenzione riguarda la definizione e l’implementazione di misure per la riduzione del rischio di sviluppare disturbi del sistema muscolo-scheletrico. Queste misure si concentrano sui metodi di lavoro che possono ridurre l’intensità, la durata e la frequenza dell’esposizione agli agenti fisici dannosi per il sistema muscolo-scheletrico e, come richiesto dal legislatore, si devono attuare già durante la progettazione degli ambienti di lavoro e la definizione dei processi lavorativi.
7) Quali sono le conseguenze dei DMS lavoro-correlati a livello sociale ed economico?
Le conseguenze sono pesantissime: per i lavoratori perché procurano sofferenze personali e possibile riduzione del reddito; per i datori di lavoro perché riducono l’efficienza aziendale, per il paese perché incidono sulla spesa sanitaria e previdenziale.
8) Quali sono gli aspetti salienti della direttiva europea 90/269/CEE?
Con la direttiva europea 90/269/CEE si fa riferimento esplicito al termine ergonomia. Si parla di rischio di patologia di un distretto muscolo-scheletrico ("dorso-lombare") per i lavoratori. Si invita il datore di lavoro a prevenire il rischio biomeccanico con delle misure preventive specificate in un allegato tecnico.
9) Qual è la differenza tra infortunio sul lavoro e tecnopatia, e tra tecnopatia "classica" e DMS lavoro correlati?
La malattia professionale, detta anche tecnopatia, è la patologia che il lavoratore contrae in occasione dello svolgimento dell'attività lavorativa a causa della presenza di fattori nocivi presenti nell'ambiente nel quale presta servizio. Si distingue dall'infortunio sul lavoro perché l'infortunio si verifica in modo tendenzialmente immediato che incide istantaneamente e in modo traumatico sulla salute del lavoratore, mentre la malattia professionale si sviluppa nel tempo per l'esposizione ad un fattore nocivo.
Mentre i DMS lavoro-correlati, a differenza delle malattie professionali per le quali è riscontrabile una causa-effetto diretta tra un agente nocivo e la malattia, sono definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2004) come "malattie ad eziopatogenesi multifattoriale", cioè fattori di rischio endogeni ed esogeni coesistono, in quanto riscontrabili anche nella popolazione non esposta e causate, secondo la letteratura medica, da ulteriori fattori extra-lavorativi quali:
- Invecchiamento;
- Traumi pregressi;
- Patologie croniche.
10) In cosa consiste la ricerca del NIOSH del 1997 e come si lega al concetto di origine multifattoriale dei DMS lavoro-correlati?
Nel 1997 il NIOSH ha effettuato una revisione di oltre 600 studi epidemiologici mostrando 3 livelli di evidenza (forte evidenza, evidenza, evidenza insufficiente) tra determinati fattori di rischio e DMS in determinati distretti del sistema muscolo-scheletrico (collo, spalla, gomito, polso e mano, rachide lombare).
11) Spiegare anche graficamente quali sono e in cosa consistono le variabili che caratterizzano i 4 agenti fisici identificati da EU-OSHA
Secondo l’Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro* (EU-OSHA) i fattori di rischio, però, sono rimandabili a specifici agenti fisici che sono identificabili in:
- Forza;
- Postura;
- Movimento;
- Vibrazioni.
Ciascun agente fisico è caratterizzato da tre variabili:
| Agente fisico | Intensità | Ripetitività | Durata |
|---|---|---|---|
| Forza | Forza generata o applicata | Frequenza di applicazione | Tempo in cui la forza è applicata |
| Postura | Angolo articolare | Frequenza | Tempo in cui è mantenuta |
| Movimento | Velocità | Frequenza del movimento | Tempo di esposizione al movimento |
| Vibrazioni | Accelerazione | Frequenza della vibrazione | Tempo di esposizione a vibrazione |
12) Definire i DMS da sovraccarico biomeccanico lavoro-correlati
I disturbi muscolo-scheletrici (o DMS) da sovraccarico biomeccanico lavoro-correlati presentano diverse classificazioni a seconda della fonte e sono conseguenza dell’esposizione (di specifica intensità, durata e frequenza) ad un agente fisico. Essi sono definiti come patologie a carico delle strutture muscolo-tendinee, nervo-vascolari o osteo-articolari dovute a posture incongrue, ipersollecitazioni funzionali o sovraccarichi articolari che si manifestano nei luoghi di lavoro.
13) Quali sono gli aspetti salienti del Titolo V del DL/1994?
Nel titolo V del DL 626/1994, in sintesi, si definisce cosa si intende per movimentazione manuale dei carichi e di lesioni dorso-lombari (art. 47), si definiscono gli obblighi del datore di lavoro per la prevenzione e la sorveglianza del rischio (art. 48) e, infine, si definisce l'obbligo del datore di lavoro ad informare i lavoratori sul rischio (art. 49).
14) Percorrere brevemente l’iter normativo italiano in materia di sicurezza sul lavoro
L’evoluzione normativa italiana in materia di ergonomia fisica, che si presenta piuttosto frammentata a seconda del diverso grado di recepimento degli indirizzi comunitari, si può suddividere in tre principali periodi, cui corrispondono altrettanti approcci regolatori:
- Prima fase: ante DL 626/1994, l’attenzione del legislatore è stata esclusivamente rivolta alla tutela delle fasce considerate più “deboli” della popolazione lavorativa, ossia giovani, genere femminile e lavoratrici madri, fissando limiti per il sollevamento dei carichi e divieti a svolgere mansioni faticose;
- Seconda fase: DL 626/1994, "Tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro" che per 14 anni è stata la principale fonte di riferimento in materia e vede per la prima volta utilizzato il termine "ergonomia" in una normativa italiana;
- Terza fase: DL 81/2008, noto come "Testo unico in materia sicurezza sul lavoro e tutela della salute del lavoratore", si completa la terza fase evolutiva delle norme in materia di ergonomia fisica. Il DL 81/2008 apporta alcune modifiche e importanti novità rispetto al precedente in materia di ergonomia fisica.
15) In che maniera il DL 81/2008 indica di valutare il rischio di esposizione a vibrazioni meccaniche?
Ad occuparsi di tutela della salute del lavoratore per esposizione a vibrazioni meccaniche nel DL 81/2008 è il Capo III “Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a vibrazioni” del Titolo VIII “Agenti fisici” con gli articoli da 199 a 205 e l’Allegato XXXV all’art. 202 sulla valutazione dell’esposizione alle vibrazioni. Questo capo riprende il DL 187/2005 che a sua volta attua in toto la direttiva 2002/44/CEE sia negli articoli che nell’allegato tecnico.
16) Quali sono le differenze rilevanti tra DL 626/1994 e DL 81/2008 in materia di ergonomia fisica?
Le differenze rilevanti tra il DL 626/1994 e Dl 81/2008 si concentrano sui titoli in materia di MMC (Movimentazione Manuale dei Carichi) che possono essere identificate in differenze terminologiche e di sostanza. Mentre al comma 2 lettera a) dell'art. 47 "Campo di applicazione" del DL 626/1994 si parla esclusivamente di "rischi di lesioni dorso-lombari", al comma 2 lettera a) dell'
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