Concetti Chiave
- La crisi aziendale può portare a un licenziamento collettivo, che deve rispettare criteri predeterminati per la selezione dei lavoratori coinvolti.
- La legge italiana prevede la consultazione dei sindacati prima di procedere ai licenziamenti, per esplorare soluzioni alternative.
- Il licenziamento collettivo si applica quando ci sono almeno cinque licenziamenti in 120 giorni e l'azienda ha almeno 15 dipendenti.
- L’istituto della mobilità è stato sostituito nel 2017 dalla Naspi, che offre un'indennità economica inferiore ai lavoratori in cerca di occupazione.
- Esistono similitudini tra la normativa del licenziamento collettivo e quella del licenziamento individuale, evidenziando le regole comuni.
Che cos'è la crisi aziendale e il licenziamento collettivo?
La crisi aziendale è spesso dovuta a un’eccedenza del personale. Per far fronte al problema, il datore di lavoro interessato può disporre un licenziamento collettivo, con l’obbligo di tutelare al contempo i dipendenti che ne sono vittime.
Nel 1991 l’Italia ha recepito la direttiva europea in materia, pubblicando una legge che impone ai datori di scegliere i lavoratori inclusi nel licenziamento sulla base di criteri predeterminati. La legge ha anche accolto l’istituto della mobilità, che eroga ai lavoratori idonei alla CIGS un’indennità economica per un massimo di 4 anni al fine di incentivarne la riassunzione da parte di terzi. In pratica, però, dalla mobilità non scaturivano quasi mai nuove occupazioni: essa si limitava a mantenere in vita posti di lavoro ormai decaduti,; per questo motivo nel 2017 l’istituto è stato sostituito dalla Naspi. La nuova assicurazione sociale per l’impiego prevede un’indennità inferiore per importo e durata.
Consultazione sindacale e procedura
In generale, prima di procedere al licenziamento collettivo, il datore deve consultare i sindacati, i quali possono proporre soluzioni alternative e meno drastiche. Solo alla conclusione di questa procedura, i licenziamenti saranno efficaci.
La legge 223/1991 definisce le ipotesi in cui ricorre il licenziamento collettivo:
- quando l'imprenditore intende effettuare almeno cinque licenziamenti entro 120 giorni in ciascuna unità produttiva dell’azienda;
- se i licenziamenti sono dovuti alla cessazione o all’organizzazione dell'attività aziendale.
In ogni caso, il licenziamento si può considerare collettivo solo se l'impresa occupa almeno 15 dipendenti. La relativa disciplina si applica anche all'estromissione di un dirigente.
Normativa speciale e generale
Esistono, inoltre, alcuni punti in comune tra la normativa speciale del licenziamento collettivo e quella generale del licenziamento individuale.
Domande da interrogazione
- Qual è la causa principale della crisi aziendale che porta al licenziamento collettivo?
- Qual è il ruolo dei sindacati nella procedura di licenziamento collettivo?
- Quali sono i requisiti per considerare un licenziamento come collettivo secondo la legge italiana?
La crisi aziendale è spesso causata da un’eccedenza del personale, che spinge il datore di lavoro a considerare il licenziamento collettivo per gestire la situazione, tutelando al contempo i dipendenti coinvolti.
Prima di procedere al licenziamento collettivo, il datore di lavoro deve consultare i sindacati, che possono proporre soluzioni alternative. Solo dopo questa consultazione i licenziamenti diventano efficaci.
Un licenziamento è considerato collettivo se l'imprenditore intende effettuare almeno cinque licenziamenti entro 120 giorni in ciascuna unità produttiva e se l'impresa occupa almeno 15 dipendenti.