Concetti Chiave
- Il "diritto morale alla vita" è controverso e alcuni studiosi lo limitano a chi ha capacità di relazione, giustificando l'aborto post natale per malformazioni.
- Ci sono due concezioni opposte: una che sostiene la sacralità della vita umana e l'altra che si concentra sulla qualità della vita, ritenendo degna di tutela solo quella "vivibile".
- La concezione funzionalista valuta la vita in base a criteri esterni, come i costi per il servizio sanitario, aprendo a possibili pratiche eutanasiche.
- La qualità della vita diventa un tema importante quando è l'individuo a interpretarla, sollevando questioni di diritto positivo riguardo al diritto a disporre della propria vita.
- Si pone il dilemma se il diritto alla vita implichi anche un diritto a morire, un aspetto cruciale nel dibattito bioetico contemporaneo.
Diritto morale alla vita
Fra gli studiosi di bioetica vi sono coloro i quali sostengono che il «diritto morale alla vita» vada riconosciuto solo a chi è in grado di avere capacità di relazione; ciò li induce ad ammettere anche l’«aborto post natale» di chi nasce con malformazioni che avrebbero potuto giustificare l’interruzione della gravidanza.
Non si tratta solo di affermazioni di principio. Il diritto alla vita, secondo queste posizioni, non andrebbe riconosciuto a chi non possiede, o ha perso, autocoscienza e la capacità di rapportarsi all’ambiente: quindi, potenzialmente, neppure ai ritardati mentali gravi e a chi è in coma irreversibile.
Concezioni opposte sulla vita
Si entra così nella valutazione del momento in cui un individuo sviluppa (o mantiene) le sue potenzialità: invece la nostra Costituzione sposa una concezione «ontologica» della persona, considerandola un «fine in sé» (nel senso kantiano, la cui dignità cioè «vale perché vale»). In sintesi, si confrontano due concezioni opposte: quella che afferma la sacralità o inviolabilità della vita umana e quella che, facendo perno sulla «qualità della vita», ritiene che non è la vita in quanto tale che merita tutela, ma solo quella «degna di essere vissuta». All’«eguale valore della vita» viene contrapposta la valutazione, nelle varie circostanze, del valore di una determinata vita: una concezione funzionalista che subordina la vita ad altri valori (persino, estremizzando, i costi che il servizio sanitario pubblico deve affrontare per mantenere in vita una persona). In tal modo, però, superando il confine inviolabile della vita, si può aprire la strada a pratiche di eutanasia a fini eugenetici che la storia ha tragicamente conosciuto (si pensi al programma nazista Aktion T4 che provocò circa 200 mila vittime).
Qualità della vita e diritto
Il tema della «qualità della vita» assume un profilo diverso allorché di tale qualità diviene interprete la singola persona, in piena autonomia. Qui, al di là dei profili etici, si pone una domanda riferita al diritto positivo italiano: il diritto alla vita implica anche il diritto a disporre della propria vita? Può ritenersi tutelato, in breve, un diritto a morire?
Domande da interrogazione
- Qual è la posizione degli studiosi di bioetica riguardo al diritto morale alla vita?
- Come si confrontano le diverse concezioni sulla vita secondo il testo?
- Il diritto alla vita implica anche il diritto a disporre della propria vita secondo il diritto positivo italiano?
Alcuni studiosi sostengono che il diritto morale alla vita debba essere riconosciuto solo a chi ha capacità di relazione, ammettendo anche l'«aborto post natale» per chi nasce con malformazioni (testo).
Si confrontano due concezioni opposte: una che afferma la sacralità della vita umana e l'altra che valuta la vita in base alla sua «qualità», ritenendo che solo la vita «degna di essere vissuta» meriti tutela (testo).
Si pone la questione se il diritto alla vita includa anche un diritto a morire, evidenziando la necessità di considerare l'autonomia della singola persona nella valutazione della qualità della vita (testo).