Riassunto intrigo internazionale
New York nell'autunno del 1964 è un mix di upper class, working class, fan e star.
James Bond, Andy Warhol, Susan Sontag e Victor J. Banis sono spie e celebrità di ordini culturali diversi, icone, emblemi di un elitarismo di massa. Si concentrano sull'ironia, celebrano l'eccesso. Sono centrali le storie di spie, trame segrete, doppi giochi, tradimenti, sogni rivelatori e falsi indizi. Viene rappresentata la cultura delle celebrità, l'isteria del consumo, una società sempre più in tensione.
Nel 1964 si apre a New York una stagione memorabile nella storia della cultura, dello spettacolo, del costume. Niente attrae più dell'eccesso. L'economia del segreto inquadra la produzione culturale transatlantica nella seconda metà degli anni Sessanta. La star è creata dai fan, dal pubblico.
James Bond e la Bondmania
La celebrità più famosa nella cultura pop di fine 1964 è James Bond e ha il volto di Sean Connery, l'agente dei servizi segreti britannici creato da Ian Fleming. Il terzo film tratto da Fleming è Missione Goldfinger e segna la svolta americana nelle avventure seriali di 007, rappresenta il prototipo della serie cinematografica. Con la presentazione di Goldfinger si assiste a una promozione e partecipazione di pubblico mai viste. L'attrice Honor Blackman alla prima del film indossava un goldfinger di 10000 sterline.
Lo straordinario successo londinese raggiunge anche gli Stati Uniti, annunciando una nuova incursione della British Invasion in atto dall'estate del '63 con le performance dei Beatles seguite da quelle dei Kinks e dei Rolling Stones. Si moltiplicano così i sintomi di un'ossessione collettiva, di una Bondmania, vengono pubblicate pubblicità di capi d'abbigliamento che promettono un look alla Goldfinger e di tutto quanto riguarda 007.
Tom Wolfe, Warhol e le nuove celebrità
Il maestro di questa stagione è un giovane new journalist, Tom Wolfe, che con la sua capacità di intercettare il momento fonderà uno stile e il proprio stesso personaggio di dandy. Egli celebra gli anni Sessanta con il suo articolo "La ragazza dell'anno", rappresentando l'atmosfera frenetica, euforica e modaiola della New York di Andy Warhol.
Baby Jane Holzer è l'eroina del pezzo di Wolfe, la nuova celebrità del tardo 1964. Ella non ha compiuto gesta ma appare ogni volta che accade qualcosa, vale nella sua capacità di esserci nel luogo giusto nel momento giusto. Riassume in sé tutto quanto vi sia di nuovo e chic dal punto di vista della moda. Baby Jane rientra nella categoria dello pseudo-evento, ella è nota perché è nota.
Uno pseudo-evento è un evento che nasce per essere trasmesso in via mediatica, come Sanremo, un'intervista, un dibattito politico, attacchi terroristici; senza il frame mediale non avrebbero luogo. Nella metà degli anni Sessanta l'elitarismo è fondato sul primato del nuovo, del giovane, del trasgressivo.
La ragazza dell'anno è un'istituzione di produzione seriale di icone. Ogni anno ce ne sarà una diversa. Aver valore non è più tradizione ma la capacità di intercettare il nuovo. La ragazza dell'anno è la nuova figura, per forza qualcuno di giovane. Con la moda affermo la mia posizione elitaria, si rinnova in continuo.
I Nuovi Artisti sono fotografi come Bailey, Duffy e Haslam. Warhol è un artista ed è lui stesso il palcoscenico sul quale si misura la stagione di consumo della mondanità, è lo strumento, l'esito della produzione industriale di personalità serigrafiche. Il suo studio di produzione è la Factory, è il luogo dove si produce la celebrità, Andy trasforma in oro qualsiasi cosa inquadri, crea idoli in serie.
Moda, consumi e libertà femminile
L'esplosione dei consumi e gli effetti del baby boom, la mobilità di classe e l'ampliarsi dell'accesso all'istruzione segna una società travolta da una trasformazione accelerata. Al centro vi è la nuova libertà femminile di cui la moda si fa interprete.
Celebre è la minigonna di Mary Quant. La donna si scopre, legge il quotidiano Nova, il nuovo Cosmopolitan e Sex and the Single Girl. Anche l'adolescenza ha accesso a una moda sexy e trasgressiva, lo testimonia Honey, la prima rivista per ragazzine. Adolescente è il modello proposto dalla moda, con l'immagine androgina di Twiggy.
La moda racconta di una maschilità in crisi. Il maschio è ridotto a essere il migliore accessorio per una ragazza. Al contrario c'è la figura di James Bond, un antieroe che ama bere, sexy, violento, gioca d'azzardo, seduce, non promuove i valori e lo stile di vita della famiglia borghese. Sono in molti a criticarne le gesta.
Ha un carattere dominante e una carica sessuale, riconferma il primato dello sguardo maschile e rassicura le sue adoratrici su quanto sia necessario il loro ruolo di bambole sexy. Nel 1953 la nascita della saga di Bond coincide con quella di Playboy, nel primo numero in copertina c'era Marilyn Monroe. Successivamente nasce anche il Calendario Pirelli.
Bond rappresenta la tradizione, la classe e l'eleganza, è così abile da riuscire a conquistare anche la femme fatale Pussy Galore, dal sospetto lesbismo. Riafferma la libertà maschile e il consumismo, incarna l'immagine della trasgressione. La star vende prodotti e identità, promuove uno stile di vita e un corpo di consumo.
Appaiono i manuali che promettono a chiunque di diventare un perfetto 007. Nascono talpe e agenti segreti da ogni parte, c'è una mania per lo spionaggio. Escono numerosi film e serie televisive di spionaggio, come Mission: Impossible o The Avengers: Agenti speciali, abbondano le imitazioni. Vengono pubblicati anche dischi con voga spionistica.
Il termine spia diventa sinonimo di profitto, il mercato si impegna a soddisfare ogni gusto. La spia invita uomini e donne a uno stesso gioco d'identificazione e proiezione, è il gioco di ruolo ideale per tutta la famiglia. I bambini trovano nuovi eroi da affiancare ai supereroi dei fumetti.
Escono inoltre numerose parodie della spia, culminate da Casino Royale, in cui tutti gli agenti dei servizi segreti vengono rinominati James Bond. La spia diventa un'arma che consente di restaurare il prestigio britannico. Ciò che rende Bond intrigante è la sua ironia, che gli consente di comportarsi male.
Susan Sontag e il camp
L'altra icona del tardo 1964 appartiene a un ambiente di minor visibilità, al mondo di biblioteche e librerie: emerge dalle pagine di un periodico newyorkese, il Partisan Review, nucleo della tradizione critica di alcuni intellettuali newyorkesi, i cui dibattiti su politica plasmano la vita intellettuale e il concetto stesso di critica culturale nell'America di metà Novecento.
La scrittrice Susan Sontag pubblica il suo "Note sul camp", il camp è un argomento sorprendente per un periodico all'avanguardia intellettuale. Il saggio di Sontag è il primo a interrogarsi a fondo su questo tema, indicandolo chiave della contemporaneità.
La scrittura di Sontag si rivolge all'intera produzione culturale, dall'arte visiva alla globalizzazione, dalla fantascienza alla pornografia, dalla malattia alla tortura. Utilizza come formula intellettuale un approccio antiaccademico, il camp è il tema appropriato per la creazione di questo stile. È sia uno stile percettivo che performativo.
Il camp è il regno di identità mutevoli e straordinarie, per questo motivo può essere affrontato solo in modo non lineare. Il pezzo di Sontag celebra una sensibilità innaturale, si tende a una sofisticazione e all'esagerazione. Si trasforma il serio in frivolo, e viceversa.
Il camp si offre come modalità sovversiva per eccellenza, scardinando gli assi tradizionali del giudizio estetico, con la massima "è bello perché è orribile", il camp dimostra che esiste anche un buon gusto del cattivo gusto; dell'ermeneutica, il camp invita a ignorare intenzioni e contenuti per concentrarsi sulle superfici; dell'ontologia, apprezzando la copia, smaschera le idee di originalità e autenticità, deride la natura.
Dunque, le categorie tradizionali di gusto, verità e realtà non sembrano più attuali o adeguate nella New York del tardo 1964. Al loro posto prevale l'eccesso, l'autoparodia narcisistica, la vita come teatro. Il camp fa del mondo un unico palco e consente di superare la serietà. Il camp presentato da Sontag rappresenta una ironia instabile.
Nel saggio di Sontag emerge una duplicità, gesti carichi di ambiguità, con un significato ironico per gli iniziati e un'altra, più impersonale, per gli estranei. L'ironia camp lavora sulla distinzione tra iniziati e estranei.
Come afferma Sontag nella premessa alle sue note, il camp era un discorso segreto e un segno di riconoscimento, che impediva che l'ironia venisse in qualche modo normalizzata. Tanto più un discorso è camp, quanto più deve essere esclusivo, impenetrabile ai codici comuni di interpretazione, giudizio e comportamento.
Il camp non è un'invenzione degli anni Sessanta, ha una lunga storia, è legata a un apprezzamento della volgarità. Tale paradosso diventerà il marchio ufficiale degli anni Sessanta. I pochi eletti del camp diventano moltissimi. Nasce così un fenomeno mediale, una mania, che affianca quella per James Bond.
Riviste e giornali ne riprendono le tesi impiegando il camp per promuovere la cultura pop contemporanea. Il camp era l'habitat ideale per Jane Holzer. L'amore per la volgarità della cultura di massa prende il posto del rifiuto della rivoluzione industriale. Il camp elegge la postura snob del dandy come una cifra stilistica di un'epoca segnata dalla trasgressione e dall'ironia di massa.
Nei mesi successivi, come le spie, il camp incomincia a spuntare ovunque. Nel 1965 la stampa dà veramente conto della "scoperta" di Sontag. Il termine camp trova una sua utilità critica nel cinema contemporaneo, oltre che nel teatro, nell'arte e nella moda. Il camp viene anche impiegato come termine chiave per pubblicizzare beni indirizzati a un consumatore, come un annuncio pubblicitario sul New York Times che dice "nuovo grande negozio camp!".
Il camp è protagonista della televisione e del mondo dell'arte. Warhol è un business artist che realizza un film, Camp, una parodia della mistica dello show business e del protagonismo. Il saggio di Sontag ha fatto diventare il suo oggetto e la sua autrice delle celebrità.
Warhol la invita ai suoi screen test fianco a fianco alle altre superstar del momento, come Jane Holzer, e rockstar. Con il saggio sulla Partisan Review nasce la stella di Miss Camp, veniva chiamata così Sontag, e fonda la sua condizione dell'essere, ovvero la riproducibilità.
Sono molto importanti nel camp le cose che sono ciò che non sono. Lo stile camp più tipico è l'Art Nouveau, che trasforma le cose in qualcos'altro. Il camp stesso è riconducibile alla logica intricata della spia.
Andrew Ross scrive un saggio riguardo gli usi del camp negli anni Sessanta, il camp è quella categoria del gusto culturale che più di ogni altra ha plasmato, definito e negoziato il modo con cui gli intellettuali degli anni Sessanta sono riusciti a passare per illuminati sostenitori dell'estetica usa e getta del Pop.
Le spie attiravano non solo le masse illetterate ma anche l'élite, in quella forma di metasnobismo camp che contamina la vecchia idea di capitale culturale con il pop. L'élite diseredata del camp offriva una combinazione di distacco aristocratico e di gusto popolare. C'è un costante rinvio alla perversione estetica.
Il camp si insinua dietro il significato pubblico, immediato delle cose e rinnova i mezzi tradizionali di superamento della serietà. Il termine inglese "straight", diretto, immediato, autentico, indica tutto ciò cui si contrappone il camp.
Il camp è legato a una perversione sessuale. Miss Camp con il suo saggio aveva rivolto lo sguardo all'osceno. Sontag rendeva noto il fatto che aveva visto vari film pornografici, senza desiderio, ma con distacco ironico, ridendo nel guardarli. Miss Camp era una ragazza disinibita, fuori norma, che interveniva nella battaglia dei sessi.
Il camp viene definito stile ermafrodita, poi nel Novecento si è aggiunto quello di omosessuale, in quanto soggetto deviato. La queerness del camp è legata a una perversione, il queer è il soggetto omosessuale. Il camp rivela che la forma più raffinata di attrazione sessuale consiste nell'andar contro la natura del proprio sesso.
Bond, indubitabilmente eterosessuale, incontra il camp in un racconto sul London Magazine, una parodia in cui l'agente 007 deve travestirsi da donna. Ci si chiede se Bond avesse privato gusto a indossare calze e parrucca o se Sontag abbia agito come una Pussy Galore, lesbica poi redenta, del campo intellettuale.
Victor J. Banis e il queer pulp
Mentre 007 e Miss Camp celebrano l'elitarismo di massa, terza figura approda al New York Times nel 1964. Niente film, niente libri, solo un trafiletto nella cronaca giudiziaria, in cui si riporta che lo scrittore Victor J. Banis è stato incriminato a Sioux City dalla Corte Federale per cospirazione volta alla distribuzione di materiali osceni.
L'oggetto incriminato è l'esordio di Banis, The Affairs of Gloria, un romanzo che narra le gesta di una ninfomane che ama sia uomini che donne. Il romanzo in questione non è granché in termini letterari. Versione economica e popolare della trasgressione alla Playboy, The Affairs of Gloria è un prodotto tipico dell'industria pulp del tempo.
Il costo molto contenuto dei volumi e la distribuzione capillare in edicole e drugstores aprivano loro un mercato senza precedenti; li rendevano pericolosi poiché mettevano in circolazione rappresentazioni scabrose precedentemente confinate alle librerie o al traffico illegale.
È proprio l'accusa di cospirazione a portare Banis alle luci della ribalta, facendone una piccola, strana celebrità queer. La celebrità di Banis è legata allo shock e all'interesse che produce chi infrange un tabù, il criminale, lo straordinario; la celebrità della star-spia che porta in scena una realtà sporca ed eccitante.
A Sioux City il procedimento giudiziario vede però assolti i cospiratori, Banis e lo staff della Brandon House, segno evidente che qualcosa stava cambiando nell'arena della censura, e che discorsi osceni potevano circolare al di fuori della ristretta cerchia di chi aveva accesso alle copie d'importazione illegale.
Quel verdetto segna l'inizio del pulp erotico e apre le porte anche all'omosessualità maschile; inoltre dà anche il via alla carriera di Banis, che diventerà protagonista di quella scena e uno dei più importanti autori di materiali a tematica gay al mondo, il suo vero nome rimarrà ignoto.
Victor Banis diventa quindi la star sotto copertura di quella che oggi è considerata l'età d'oro della pulp fiction gay, tra il 1965 e il 1969. Egli porta allo scoperto l'osceno della vita quotidiana statunitense, degrado, violenza, droga e prostituzione.
Banis rimane una stella nota solo nel circuito dell'industria pulp, non mostra il volto al cinema o in libreria, i suoi libri li si porta via in incognito. In un tal regime di segretezza pop, Earl Kemp, il guru del pulp scabroso, commissiona a Banis dopo l'assoluzione un romanzo erotico, The Man from CAMP, il cui straordinario successo ne farà una serie, in cui si combinano le due chiavi iconiche agli anni Sessanta: James Bond e Susan Sontag.
La serie consta di nove romanzi, più un libro di cucina, una guida astrologica e una guida alla vita metropolitana, pubblicati fino al 1968 dalla porn factory di Earl Kemp nelle sue diverse vesti. La serie di Banis si distingue da altri prodotti derivativi della Bondmania, l'Agenzia si chiama CAMP ed è presieduta da una misteriosa figura: High Camp.
L'organizzazione aveva lo scopo di promuovere la sorte degli omosessuali finché il mondo non sarebbe diventato un posto più giusto, la CAMP si compone di divisioni e agenti nei più svariati settori della vita contemporanea; i suoi uffici si trovano in vecchi bar gay degradati.
L'agente di punta è Jackie Holmes, lo stereotipo dell'omosessuale, fragile e affemminato; si tratta comunque di un agente segreto, che quando lascia gli uffici della CAMP combatte complotti, sconfigge nemici, fa girare la testa e spezza cuori. Sophie è il barboncino di Jackie, a sua volta sotto copertura, addestrata a uccidere.
Jackie è un'icona queer, la stella di migliaia di lettori anonimi che acquistano furtivamente le sue avventure dal giornalaio. L'agente della CAMP mostra, prima che si aprisse un fronte di rivendicazione dei diritti gay, la possibilità di rendere politico il desiderio, di essere omosessuali e andarne fieri.
Una novità assoluta in uno scenario in cui la possibilità di rappresentazione del desiderio omosessuale veniva censurata con un quadro volto ad affermare un valore sociale di redenzione dall'oscenità. Infatti, nei vari romanzi a tematica omosessuale erano ricorrenti il protagonista del sad young man e un finale drammatico, secondo lo schema Del Boy meets boy, boy dies.
Diverso è invece Jackie Holmes, che tra tutte le figure del queer pulp si impone quale Regina delle Spie, e indica ai suoi seguaci un modello che porterà agli scontri di Stonewall, episodio leggendario in cui gli avventori di un locale omosessuale per la prima volta respinsero violentemente la consueta incursione intimidatoria della polizia; questo episodio segna la nascita di un nuovo stile di lotta.
Finiscono le missioni sotto copertura della CAMP e inizia la crisi del queer pulp, la cui tiepida sessualità lascia il passo alla por
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