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Biologia della salute

Sanità pubblica e livelli di prevenzione

La sanità pubblica si occupa di prevenzione fondamentalmente su 3 livelli:

  • Primaria → prevenire l’insorgenza di una malattia nella popolazione attraverso programmi di educazione sanitaria, campagne di sensibilizzazione, vaccinazioni, identificazione e correzione dei fattori che predispongono a una malattia (abitudini, fattori ambientali, ecc.).
  • Secondaria → prevenire la progressione della malattia o l’incidenza nei soggetti a rischio tramite indagini epidemiologiche, screening e diagnosi precoci.
  • Terziaria → ridurre la gravità e le complicazioni di una malattia, coincide con terapia e gestione di deficit e disabilità funzionali conseguenti alla malattia.

Strumenti della sanità pubblica

Gli strumenti di cui si avvale la sanità pubblica sono l’epidemiologia, la tossicologia (ambientale), la scienza dell’esposizione (si concentra sull’interazione tra recettori e gli agenti fisici o chimici).

Classificazione delle malattie

Le malattie non trasmissibili o croniche-degenerative tendono a peggiorare con l’età. Tra queste ricordiamo le malattie dismetaboliche, il diabete, le patologie cardiovascolari, neurodegenerative, autoimmuni e i tumori. Possiamo individuare alcuni fattori di rischio metabolici (ipertensione, obesità, ecc.) e altri fattori abitudinari (fumo, sedentarietà, ecc.); a questi si aggiunge l’effetto che può avere anche l’ambiente sull’insorgenza di queste malattie (inquinamento aria ovvero PM10, utilizzo di composti chimici e/o radioattivi, fumo passivo, inquinamento indoor, muffe e umidità, esposizioni occupazionali).

L’aspettativa di vita è data anche da un bilanciamento tra prevenzione (fattori protettivi) e inquinamento dell’aria, ma soprattutto dai 3 livelli di prevenzione (in particolar modo il terzo).

Malattie trasmissibili

  • Malattie trasmissibili infettive contagiose → causano intensa risposta del sistema immunitario con produzione di anticorpi (c’è un agente infettivo che causa, appunto, infezione) e l’agente patogeno si trasmette direttamente tramite le secrezioni da ospite infetto a ospite sano o tramite superfici con secrezioni sopra (trasmissione diretta); le vie di trasmissione sono: respiratoria, oro-fecale e sessuale.
  • Malattie trasmissibili infettive non contagiose → si diffondono tramite vettori, il contatto uomo-uomo non avviene, ma si ha intensa risposta del sistema immunitario (tipo malaria, Dengue, Zika, ecc.); la zanzara non si contagia, il virus entra dall’apparato gastrointestinale e raggiunge le ghiandole salivari.
  • Malattie trasmissibili non infettive contagiose → sono malattie portate da parassiti che non veicolano microorganismi; il soggetto infestato può trasmetterle ad altri (pediculosi, ecc.).
  • Malattie trasmissibili non infettive non contagiose → sono le malattie che si trasmettono geneticamente, quindi la trasmissione è solo genitore → figlio (tipo emofilia).

Zoonosi

La malattia dovuta alla trasmissione degli animali vertebrati all’uomo, la trasmissione può avvenire direttamente (per contatto diretto) o indirettamente (tramite ingestione di alimenti infetti). Il salto di specie è un fenomeno del tutto naturale: un patogeno animale evolve e diventa in grado di infettare, riprodursi e trasmettersi in individui umani. Solitamente lo spillover avviene a seguito di contatto prolungato tra animale con patogeno e uomo. Per superare le barriere di specie (sono quelle che ci hanno permesso di convivere tra specie diverse senza ammalarsi con qualsiasi cosa), i microorganismi hanno adottato due strategie: antigenic drift (deriva antigenica, ci sono tante varianti degli antigeni del microorganismo ma vengono selezionate solo quelle vantaggiose che si riprodurranno, teoria della società di mutuo soccorso del virus) e antigenic shift (spostamento antigenico, avviene una mutazione che fa cambiare sostanzialmente un antigene e il sistema immunitario non riconosce più il microorganismo, questo può essere causa di epidemie e pandemie).

Malattie infettive emergenti e riemergenti

Le malattie infettive emergenti hanno un’origine zoonotica (2/3 delle zoonosi derivano da animali selvatici, soprattutto da uccelli). Questa categoria di malattie comprende le epidemie prima sconosciute, le malattie conosciute di cui aumentano l’incidenza o la distribuzione geografica molto rapidamente (entro 20 anni) e le malattie persistenti che non possono essere controllate.

Le malattie riemergenti sono quelle malattie che sembravano scomparse e invece riemergono dopo un apparente declino (tipo la malaria o la TBC). Questa riapparsa può essere dovuta all’allentamento delle misure di sanità pubblica ma sono anche influenzate dal comportamento umano (abuso di antibiotici con comparsa di antibiotico-resistenza).

Fattori ed eventi che descrivono la malattia

Dipendono dalla numerosità della popolazione interessata e dal periodo di tempo in cui lo è.

  • Evento sporadico → si presenta occasionalmente e irregolarmente (10 salmonellosi in mensa).
  • Cluster → evento di malattia che si manifesta in numero alto senza che necessariamente ci siano elementi per comprenderne la causa o calcolarne i valori di frequenza (tumori dopo esposizioni catastrofi).
  • Patologia endemica → presenza costante e/o prevalenza usuale della malattia in una popolazione in un’area geografica specifica.
  • Malattia iperendemica → malattia persistente che si ritrova in un particolare gruppo o area a livelli (frequenza e incidenza) più alti rispetto a quelli osservati nel resto della popolazione (AIDS in zone africane 1:5).
  • Epidemia → improvviso incremento di un numero di casi di una malattia al di sopra dei casi attesi.
  • Outbreak → come epidemia, ma la si usa per indicare eventi in aree geografiche limitate (tipo se il virus fosse rimasto solo a Wuhan).
  • Pandemia → epidemia estesa a più nazioni e continenti che colpisce tanta gente. È l’OMS a dichiarare lo stato di pandemia e segue delle linee guida che identificano 6 fasi:
  1. Nessuna evidenza di infezione umana determinata da virus zoonotici.
  2. Conferma del salto di specie da parte di un virus.
  3. Casi sporadici o piccoli cluster, non è stata ancora verificata la trasmissione uomo-uomo o la si ritiene improbabile.
  4. La trasmissione uomo-uomo ha causato outbreak nella comunità.
  5. La trasmissione uomo-uomo ha causato la diffusione della malattia in almeno altre 2 nazioni.
  6. La malattia viene dichiarata pandemica se si estende ad almeno un’altra nazione.

Epidemiologia

  • Incidenza = misura dei nuovi casi, indica la proporzione della popolazione che sviluppa la malattia in un dato periodo (al denominatore non considero i morti e le persone non suscettibili).
  • Prevalenza = misura dei malati (nuovi casi e casi preesistenti, si includono anche i guariti e i morti), può essere puntuale (percentuale di casi in un preciso momento) o periodale (in questo caso conto tutta la popolazione, anche i morti, mentre nella prevalenza puntuale no, conto solo i vivi); la prevalenza puntuale ci dà idea di come sta andando in quel momento la malattia (indicazione epidemica) mentre la periodale ci dà idea della contagiosità della patologia.
  • È importante, per calcolare quindi valori, sapere a quanto ammonta la popolazione suscettibile (in questi calcoli non considero infatti quella porzione di popolazione che non è suscettibile alla malattia considerata, per esempio i vaccinati).
  • Tasso = è la misura della frequenza con cui un determinato effetto avverso (malattia o morte) si sviluppa in una determinata popolazione in un determinato lasso di tempo (tipo tasso di mortalità, tasso di morbosità ovvero velocità di propagazione).
  • Tasso di attacco = è la frequenza di una malattia in una determinata popolazione (chiusa e numericamente limitata) durante uno specifico e limitato lasso di tempo; lo si calcola soprattutto in focolai di malattia a sorgente comune (tutti i casi hanno avuto origine dallo stesso malato). Rappresenta una sorta di incidenza cumulativa, si fa il calcolo del tasso di attacco di un’intera pandemia solo una volta che è finita, altrimenti lo posso calcolare su piccoli focolai circoscritti (calcolo: n° casi/n° tot popolazione).
  • Tasso di attacco secondario = si applica solo a malattie trasmissibili, indica la proporzione dei casi (casi secondari) che sviluppano per contatto con uno o più casi primari (casi indice) entro un tempo corrispondente al periodo di incubazione; è una buona misura della contagiosità della patologia.
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Scienze mediche MED/42 Igiene generale e applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher feffe1998 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Igiene applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Colacci Annamaria.
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