Riassunto esame storia delle istituzioni educative infantili contemporanee
Istruzione popolare negli stati preunitari tra restaurazione e unificazione
Dopo le conquiste napoleoniche e il congresso di Vienna vi fu la Restaurazione (1815-1830): i vecchi governanti ritornano negli Stati preunitari. Negli Stati preunitari le riforme scolastiche furono influenzate dagli eventi politici. L’istruzione era affidata alla Chiesa e maestri privati (i precettori). L’insegnamento secondario era quasi sempre affidato alle grandi congregazioni religiose: gesuiti, barnabiti, scolopi, somaschi, i quali istruivano i figli delle classi più agiate.
L’Unità d’Italia (17 marzo 1861) si realizza come annessione degli altri stati al Regno di Sardegna. L’Italia dal punto di vista politico è così organizzata:
- Regno delle 2 Sicilie;
- Stato Pontificio: che ingloba in sé anche tutta l’Emilia-Romagna;
- Gran ducato di Toscana;
- Ducato di Modena;
- Ducato di Parma;
- Regno Lombardo-Veneto;
- Regno di Sardegna, che prendeva parte del territorio oggi francese.
Lombardo-Veneto
A fine '700 era la parte d'Italia più evoluta. Gli austriaci tornano al potere dopo la caduta di Napoleone nel 1814. Nel 1818 si emanò il Regolamento Normale per le Scuole Elementari, che divide le scuole in 3 categorie:
- Minori: obbligatorie per tutti i bambini/e dai 6 ai 12 anni; organizzate nei comuni minori dirette dal parroco (si diffonde il mutualismo, già sperimentato in Inghilterra da Lancaster: nelle pluriclassi, i ragazzi più bravi della classe superiore, aiutavano il “maestro unico” a impartire le prime nozioni).
- Maggiori: nei centri maggiori per preparare all'ingresso a scuole tecniche o al mondo del lavoro.
- Tecniche: per esercitare la professione di insegnante, era necessario frequentare delle scuole di metodica. Nel 1849 si concretizzò la riforma della scuola col riordino della scuola secondaria.
Il ginnasio fu distinto in un corso inferiore e un corso superiore, ciascuno della durata di 4 anni. La scuola media non esisteva: dopo la scuola elementare si accedeva al mondo del lavoro o, per quei pochi che potevano proseguire gli studi superiori, vi era direttamente l’ingresso al ginnasio. In assenza della scuola media, quando anche alle donne fu data la possibilità di insegnare, furono costrette prima di fare la scuola normale, poi studiare al ginnasio (inferiore) o istituti tecnici, per poi passare all’istituto magistrale. Gli istituti tecnici sono la caratteristica del lombardo-Veneto, dove si doveva creare professionalità per il mondo dell’industria.
Nel 1851, le scuole tecniche trasformarono in scuole reali, composte da 6 classi, per incrementare l’istruzione tecnico-scientifica.
Granducato di Toscana
Nel 1816 si istituì la Soprintendenza agli Studi per il controllo sulle Università di Pisa e Siena e scuole secondarie. Nel 1848 fu istituito il Ministero della Pubblica Istruzione. Nel 1852 fu emanata una legge organica, che favorì la nascita delle scuole primarie e secondarie, basate sull’insegnamento della dottrina cattolica. Le scuole erano distinte in:
- Minori, istituite in tutti i comuni;
- Secondarie, da istituire nei comuni con più di 4mila abitanti;
- Maggiori: ginnasi e licei.
Non nascono gli istituti tecnici. I vescovi controllavano la parte religiosa, anche se i genitori potevano chiedere l’esonero dell’insegnamento religioso. Nelle nostre scuole dopo i Patti Lateranensi che il governo fascista firmò con la Chiesa cattolica, si insegna la religione cattolica che non è obbligatoria: i genitori possono chiedere l’esonero se appartenenti a religioni o ideologie diverse.
Regno delle 2 Sicilie
Nel 1815 le Scuole e Università vennero affidate al Ministero degli Interni (solo nel 1848 fu istituito il Ministero della Pubblica Istruzione). Con Ferdinando II inizia la decadenza dell’istruzione popolare: scuole gestite dai comuni a loro spese (spesso quelli piccoli non avevano le risorse economiche e non c’era intervento dello Stato). Questo portò a un analfabetismo generalizzato; soprattutto nel regno delle due Sicilie, in cui la situazione economica non era florida, molti comuni soppressero le scuole primarie (soprattutto quelle femminili).
Nel 1843, il sovrano affidò a vescovi e clero la direzione e gestione dell’istruzione primaria e la nomina di ispettori e maestri. In seguito, l’insegnamento nelle scuole primarie venne affidato ai parroci e quello femminile alle congregazioni religiose (i maestri religiosi costavano poco, era più vantaggioso affidare l’insegnamento al clero). Il censimento del 1861 evidenziò un tasso di analfabetismo del Sud superiore al 90%, rispetto al Nord.
Stato della Chiesa
Caduto l’impero napoleonico e restaurato il governo pontificio: il papato riprende il governo di questo stato. Nel 1816, Papa Pio VII avviò una riforma amministrativa dello Stato, che si occupò anche della Pubblica Istruzione. Nominò una congregazione cardinalizia per capire la situazione scolastica esistente. La Congregazione elaborò un “Metodo generale di pubblica istruzione per lo Stato Pontificio”, mai promulgato perché era morto Pio VII, sostituito da Leone XII, che nominò un’altra congregazione cardinalizia, la quale elaborò il documento che sfociò nella costituzione “Quod divina sapientia” (ciò che insegna la divina sapienza), emanata da Leone XII con una bolla papale del 1824, che prevedeva un piano di riforma dell’istruzione, per uniformare l’insegnamento pubblico: incentrata soprattutto sulle università.
Si istituì la Sacra Congregazione degli Studi, organo supremo direttivo di tutta l’attività della pubblica istruzione nello Stato della Chiesa, i cui componenti di diritto erano le più alte cariche dello Stato. La creazione di un organo centralizzato, con competenze normative e di controllo sul sistema scolastico, rifletteva quelle che erano le aspirazioni della politica restauratrice del governo. Leone XII ribadisce il dominio temporale della Chiesa sullo Stato (avvia una politica tesa a mantenere il carattere clericale del governo). L’istruzione nello Stato pontificio rimase così regolata dalla Congregazione degli studi, dal 1824 fino al 1870, quando venne completata l’annessione dello Stato pontificio al Regno d’Italia.
Regno di Sardegna
Bisogna dargli grande attenzione, perché l’Unità d’Italia avviene come accorpamento degli altri stati a questo Regno. La sua legislazione sarà quella del nuovo stato italiano. Dopo la Restaurazione, Vittorio Emanuele I ristabilì leggi e strutture politico-amministrative in vigore prima dell’occupazione francese, come le Regie Costituzioni per l’Università di Torino (nel regno di Sardegna l’università di Torino controllava tutta l’istruzione del regno).
Nel 1822 Carlo Felice, con le Regie Patenti, riordinò tutto il sistema scolastico, riaffermando la superiorità dello Stato sull’istruzione; vi è la volontà politica di affermare il potere dello Stato sulla Chiesa; però di fatto, per motivi economici, l’istruzione rimaneva in mano alla Chiesa. L’istituzione delle scuole popolari divenne obbligatoria in tutti i comuni, ma non era obbligatoria la frequenza per gli alunni (diventerà obbligatoria con Casati, ma non erano previste sanzioni per i genitori, poi Coppino inserirà anche Sanzioni). I comuni spesso disattesero l’obbligo per mancanza di risorse economiche.
La situazione degli Stati preunitari è di grande precarietà: non essendoci intervento dello Stato, la mancanza di risorse portava alla soppressione delle scuole già esistenti. I primi sintomi di cambiamento verso una democratizzazione si avranno con la Raccolta dei Sovrani Decreti per le Scuole, varata nel 1834 da Carlo Alberto “principe illuminato”, con i quali si inizierà davvero l’insegnamento elementare in italiano (nelle scuole si parlava il dialetto). È Carlo Alberto che promulga la Costituzione Democratica, Statuto Albertino (alla base della nostra costituzione repubblicana): la Sardegna passò da un regime assolutista a quello costituzionale parlamentare. Quando Casa Savoia si orienterà sui principi liberali, cambierà la politica scolastica.
Vincenzo Troya, pedagogista torinese, viene incaricato di revisionare il regolamento del 1822 di Carlo Felice, per indirizzare l’istruzione elitaria verso un percorso di istruzione popolare. Carlo Alberto chiama Ferrante Aporti a tenere un corso a Torino, capitale dello Stato Sabaudo. Successivamente si realizzeranno:
- Scuole di metodo: prima struttura per preparare i futuri maestri laici, perché per un’istruzione popolare serve reclutare gli insegnanti. (1844)
- Scuole serali per adulti (1845);
- Norme per le scuole femminili e gli esami da maestra (1846);
- Ammissione di bambini valdesi e ebrei alle scuole pubbliche (1848) (le scuole primarie in mano al clero non ammettevano bambini di altre religioni);
- Nel 1848 i gesuiti vengono espulsi dal Regno di Sardegna, l’istruzione secondaria passa al Regno di Sardegna e prende il nome di collegi-convitti nazionali (i ragazzi che frequentavano la scuola spesso rimanevano in quelle strutture).
Il sistema scolastico nazionale italiano si è formato all’interno del Regno di Sardegna.
Nascita del sistema scolastico nazionale: Legge Boncompagni
Tra i primi atti del governo vi fu la presentazione di un progetto di riorganizzazione della pubblica istruzione. Con la Legge Boncompagni del 1848, che affermava che la Pubblica Istruzione era Uffizio civile e non religioso, si passava tutta l'Istruzione, compresa l'Università, al Ministero della Pubblica Istruzione (Boncompagni, appunto).
Tale legge divise l'istruzione in 3 gradi:
- Universitario
- Classico o secondario (suddiviso in tre corsi: grammatica, retorica, filosofia; in esso vengono insegnate le lingue antiche, latino e greco, e quelle straniere, gli elementi di filosofia e di scienze preparatori agli studi universitari: tutte nozioni che potevano permettere l’accesso alle università; solo con il liceo classico fino alla riforma gentile, si poteva accedere a tutte le università)
- Tecnico o speciale (scuole professionali per l'avvio al lavoro; tali scuole avranno considerazione continuamente crescente e saranno sostenute dallo stesso Cavour),
- Scuola primaria o elementare: divisa in inferiore e superiore, ciascuno di due anni, passaggio che avveniva attraverso un esame di ammissione.
La legge Boncompagni fu il primo tentativo radicale di laicizzazione dell'ordinamento scolastico, estendendo il controllo del governo anche alla scuola privata ed a quelle ecclesiastiche ed aprendo a una problematica che sarà sempre fonte di problemi: la libertà d'insegnamento. Ci sarà uno scontro tra le varie ideologie: l’ideologia di sinistra vede uno stato laico che abbia il potere e il controllo dell’istruzione in modo tale che possa esser appannaggio di tutte le classi sociali; i governi di destra vorrebbero che ci fossero delle erogazioni alle scuole private, che comunque rispondono alle esigenze delle classi più agiate. Dibattito sul “senza oneri dello Stato”.
Mentre Camillo Cavour era presidente del Governo, il Ministro della Pubblica Istruzione divenne Luigi Cibrario che riorganizzò l’istruzione elementare con l’emanazione del Nuovo Regolamento del 1853, che confermò in 4 anni la durata della scuola elementare e ne alleggerì il programma scolastico: le lezioni si svolgevano per due ore e mezza la mattina e per due ore e mezza il pomeriggio, da novembre ad agosto. I corsi di metodo per la preparazione dei maestri furono sostituiti dalle Scuole Magistrali, articolate in inferiori, della durata di un anno, e superiori, della durata di 6 mesi. Con la patente di grado inferiore si poteva insegnare solo nelle prime due classi della scuola primaria, con ulteriori 6 mesi si poteva insegnare anche nelle classi superiori: suddivisione non sempre rispetta perché per mancanza di maestri con preparazione superiore, si dava anche al maestro con preparazione inferiore la possibilità di insegnare nei corsi superiori. Venne riconosciuta la finalità educativa degli asili infantili, organizzati sul modello aportiano. Nel 1858 il Ministro Giovanni Lanza riuscì a far approvare dal Parlamento l’Istituzione della Scuola Normale, di durata triennale, gestita direttamente dal Ministero e che divenne la scuola preparatoria per i maestri sino alla riforma Gentile del 1923.
Legge Casati: l'ultima legge del Regno di Sardegna
Il primo "corpus" di leggi sull'istruzione, in Italia, si ha con il ministro Gabrio Casati, alla vigilia dell’unità di Italia (due anni prima), nel 1859. La Legge Casati (n. 3725 del 13 novembre 1859) era composta da 380 articoli divisi in 5 titoli contenenti gli aspetti rilevanti dell'apparato scolastico; si riprendeva e si integrava la legislazione scolastica precedente. La legge Casati rappresenta l'atto di nascita del sistema scolastico italiano. Da questa legge si partirà per costruire tutte le norme sull’istruzione.
Con la Legge Casati fu confermato il “diritto supremo” dello Stato sulle istituzioni educative. Nasce una rottura tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano, che non accetta questa superiorità. La legge Casati, nata nel Regno di Sardegna, fu gradualmente imposta alle nuove province del Regno d’Italia. Elemento fondamentale: nella Legge Casati per la prima volta si parla di istruzione primaria, popolare o elementare obbligatoria e gratuita. Fino a quel momento l’istruzione era privata e non obbligatoria. Siamo in un contesto di grandissima arretratezza culturale. La media complessiva di analfabeti in tutto il Paese era del 75%. Percentuali elevate soprattutto al sud.
L'obiettivo era quello di abbattere il livello altissimo di analfabetismo. Per questo motivo la legge prevede l'obbligo per i padri (siamo ancora alla patria podestà, solo nel 1971 viene modificato il diritto di famiglia) di provvedere all'istruzione per i propri figli. Essa, tuttavia, non vide in concreto l’applicazione di questo obbligo perché in realtà non prevede particolari sanzioni se non l'ammonimento da parte del sindaco. Ancora oggi è il sindaco che risponde dell’eventuale inadempienza e dispersione scolastica; è il comune l’ente sanzionatorio. È la Legge Coppino che introduce delle sanzioni. L’istruzione elementare è di due gradi: inferiore e superiore, ciascuno dalla durata di 2 anni. Vi erano classi femminili, dove potevano insegnare solo insegnanti donne, e classi maschili. Età minima per l’accesso: 6 anni. Mentre il grado inferiore era obbligo istituirlo in tutti i comuni, per il grado superiore vi era l’obbligo di istituirlo nei comuni con più di 4000 abitanti.
La legge affidava ai comuni il compito di istituire scuole in rapporto alle disponibilità finanziarie che, come si può comprendere, non erano molte. Risultato fu che molti territori rimasero sprovvisti di scuola e il tasso di analfabetismo anziché diminuire continuò a crescere. La legge prevedeva comunque che nel caso in cui alcuni comuni non fossero in grado di organizzare una scuola comunale, potessero fare degli accordi con i comuni vicini per utilizzare lo stesso maestro (con patente di metodo) che comunque non poteva assumersi la responsabilità di più di due scuole, spesso difficili da reperire anche per il bassissimo stipendio che ricevevano, le donne ancora di meno dei loro colleghi uomini. Nei comuni dove non era possibile reperire maestri con patente di grado superiore, era lecito assegnare ai maestri con patente di grado inferiore corsi superiori.
Le classi erano molto numerose (tra i 70-100 allievi). Gli insegnanti per poter gestire classi così numerose ricorrevano al mutuo soccorso: utilizzavano come aiutanti gli alunni più grandi (età minima: 16 alunni e 14 le alunne) nei quali riconoscevano una capacità maggiore per impartire le prime nozioni ai compagni più piccoli e possibilmente meno dotati. Per passare da una classe a un’altra vi sarà in ogni scuola comunale un esame pubblico, nel quale gli allievi saranno interrogati ciascuno sopra le materie insegnate nella propria classe. Il Parroco esaminerà gli allievi di queste scuole sopra l’istruzione religiosa.
Per essere eletto maestro in una scuola pubblica elementare, il candidato deve essere munito di una patente di idoneità e di un attestato di moralità (prima della Legge Casati venivano rilasciati dal parroco, ora dal sindaco, spettava a lui rinnovare il contratto, che era triennale. Ciò sottolinea il passaggio da uno Stato religioso a uno laico). Le patenti d’idoneità, tanto per il primo grado d’istruzione, quanto per i due gradi riuniti, si ottengono per esame. Per poter essere chiamati a reggere una scuola pubblica elementare, l’età minima era: 18 per i maestri, 17 per le maestre.
Articolazione della scuola con la Legge Casati (distinzione per classi sociali, fino all’istituzione della scuola media unificata):
- Istruzione elementare: divisa in grado inferiore e superiore, ciascuno della durata di 2 anni. Molti arrivavano a frequentare solo i primi 2 anni.
- Dopo la scuola elementare si poteva scegliere:
- Istruzione classica
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia della scuola e delle istituzioni educative, prof. Di Pol, libro consigliato Padre Giuseppe G…
-
Riassunto esame Storia delle istituzioni infantili contemporanee, prof. Todaro, libro consigliato Per una storia de…
-
Riassunto esame pedagogia, Prof.Gaudio, libro consigliato La scuola per tutti gli italiani, Di Pol
-
Riassunto esame pedagogia, Prof.Gaudio, libro consigliato La scuola per tutti gli italiani, Di Pol, CAPITOLO 1-3