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Elenco di opere d'arte e artisti

  • Giotto, Storie di San Francesco d’Assisi, Assisi, Basilica Superiore di San Francesco.
  • Giotto, Decorazione affrescata nella Cappella degli Scrovegni a Padova.
  • Giotto, Crocifisso, Firenze, Basilica di Santa Maria Novella.
  • Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi, Firenze, Gallerie degli Uffizi.
  • Masolino da Panicale e Masaccio, Cappella Brancacci, Firenze, chiesa del Carmine.
  • Masaccio, Trinità, Firenze, chiesa di Santa Maria Novella.
  • Masaccio, Desco da parto, Berlino, Staatliche Museen.
  • Jan van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini, Londra, National Gallery.
  • Piero della Francesca, Pala di Brera, Milano, Pinacoteca di Brera.
  • Piero della Francesca, Polittico di Sant’Antonio, Perugia, Galleria nazionale dell’Umbria.
  • Piero della Francesca, Flagellazione, Urbino, Galleria nazionale delle Marche.
  • Donatello, David, Firenze, Museo nazionale del Bargello.
  • Sandro Botticelli, Primavera, Firenze, Gallerie degli Uffizi.
  • Sandro Botticelli, Nascita di Venere, Firenze, Gallerie degli Uffizi.
  • Pietro Perugino, Polittico Albani Torlonia, Roma, Collezione Torlonia.
  • Pietro Perugino, Consegna delle Chiavi, Città del Vaticano, Musei Vaticani, Cappella Sistina.
  • Pietro Perugino, Sala delle Udienze del Collegio del Cambio, Perugia, Nobile Collegio del Cambio.
  • Pintoricchio, Cappella Baglioni, Spello, chiesa di Santa Maria maggiore.
  • Luca Signorelli, Cappella di san Brizio, Orvieto, Duomo.
  • Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi, Firenze, Gallerie degli Uffizi.
  • Leonardo da Vinci, La Gioconda, Parigi, Museo del Louvre.
  • Leonardo da Vinci, Vergine delle rocce, Parigi, Museo del Louvre.
  • Leonardo da Vinci, Ultima cena, Milano, convento di Santa Maria delle Grazie.
  • Giovanni Bellini, Allegoria Sacra, Firenze, Gallerie degli Uffizi.
  • Raffaello Santi, Deposizione Borghese, Città del Vaticano, Musei Vaticani.
  • Raffaello Santi, Sposalizio della Vergine, Milano, Pinacoteca di Brera.
  • Raffaello Santi, Stanza della Segnatura e Stanza di Eliodoro, Città del Vaticano, Musei Vaticani.
  • Raffaello Santi, Madonna Sistina, Dresda, Gemäldegalerie.
  • Raffaello Santi, Trasfigurazione, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana.
  • Tiziano, Assunta, Venezia, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari.
  • Michelangelo Buonarroti, Pietà Vaticana, Città del Vaticano, Basilica di San Pietro.
  • Michelangelo Buonarroti, Tondo Doni, Firenze, Gallerie degli Uffizi.
  • Michelangelo Buonarroti, David, Firenze, Galleria dell’Accademia.
  • Michelangelo Buonarroti, Volta della Cappella Sistina, Città del Vaticano, Musei Vaticani.
  • Michelangelo Buonarroti, Giudizio Universale, Città del Vaticano, Musei Vaticani.
  • Caravaggio, Bacco, Firenze, Gallerie degli Uffizi.
  • Caravaggio, Vocazione di san Matteo, Roma, chiesa di San Luigi dei francesi.
  • Caravaggio, Conversione di San Paolo, Roma, Basilica di Santa Maria del Popolo.
  • Caravaggio, Madonna col Bambino e sant’Anna, Roma, Galleria Borghese.
  • Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, Roma, Galleria Borghese.

Giotto (Gotico)

Giotto è certamente tra i più grandi pittori italiani, oltre che ad essere un famoso architetto. Allievo di Cimabue, fu molto apprezzato dai contemporanei, tanto da essere definito dal Boccaccio "il miglior dipintor del mondo". Giotto con la sua pittura ha portato a una grande rivoluzione nell'arte figurativa, diventando il modello d'ispirazione per gli artisti del Rinascimento. Egli ha infatti rotto gli schemi con la pittura del passato diventando un innovatore di gusto e di stile.

Storie di San Francesco d’Assisi

Opera: Storie di San Francesco d’Assisi di Giotto.

Datazione: 1292-1305.

Collocazione: Assisi, Basilica Superiore di San Francesco.

Materia e tecnica: Affresco.

Committenza: Vasari, era generale dell’Ordine francescano fra’ Giovanni Mincio di Morrovalle, committente dell’opera.

Descrizione: Le Storie di san Francesco sono un ciclo pittorico dipinto ad affresco nella parte inferiore dell'unica navata della basilica superiore di Assisi. La chiesa superiore di Assisi presenta un’unica navata con quattro campate coperte da volte a crociera poggianti su pilastri a fascio. Le pareti accolgono tre scene per campata, ad eccezione della prima, dove se ne trovano quattro.

Le singole scene sono però unificate da un’incorniciatura architettonica dipinta, costituita da colonnine tortili con una decorazione che richiama lo stile cosmatesco. Gli affreschi vanno letti a tre a tre, ma le singole scene elaborano al loro interno una concezione dello spazio autonoma che si va via via perfezionando, sino ad arrivare alla scena che raffigura il Presepe di Greccio con il virtuosismo della croce raffigurata da un ardito scorcio. Questa, trattenuta da una cordicella, sembra sospesa in equilibrio precario sul tramezzo che separa le due zone della chiesa. Edifici, arredi liturgici, spazi urbani sono costruiti con particolare definizione e con una grandissima attenzione alla verosimiglianza.

Appare evidente che il ciclo francescano fu pensato e realizzato per interagire direttamente con l’architettura reale. Per esempio, all’estremità di ogni campata le colonnine dipinte “poggiano” ai pilastri. Questa nuova concezione dello spazio dipinto deriva in realtà dai modelli pittorici del mondo classico, che in questa direzione aveva elaborato complessi e sofisticati sistemi prospettici per superare la bidimensionalità della parete e per creare immagini che suggeriscono la tridimensionalità del reale.

Nella scena che raffigura “Il dono del mantello”, San Francesco è assoluto protagonista e la sua testa è posta proprio all’incrocio di due gruppi montuosi. L’iconografia è ispirata dalla Leggenda maggiore di Bonaventura da Bagnoreggio. Volti e gesti rispecchiano un nuovo linguaggio naturalistico, con gustose notazioni di costume. Tutto è descritto con cura: animali, berretti, drappi, abiti e fisionomie.

Il riquadro che ritrae san Francesco mentre prega dinanzi al crocifisso di San Damiano è occupato quasi interamente da un’architettura, in cui si svolge la scena. Il Crocifisso raffigurato, con i dolenti a figura intera posti accanto alla figura di Cristo, è ancora visibile nella chiesa di Santa Chiara ad Assisi. Rappresentando con precisione quella croce, il pittore sottolinea la verità storica dell’avvenimento. L’architettura di sbieco anticiperebbe soluzioni padovane. Racconta la Leggenda Maggiore di Bonaventura da Bagnoreggio.

Nella scena della Rinuncia ai beni paterni è raffigurato il momento in cui Francesco, toltesi le vesti e ricoperto alla meglio dal vescovo, invoca l’Eterno, forse in origine dipinto nella parte centrale in alto, dove appare solo una mano. Di fronte a lui l’irato Pietro di Bernardone è trattenuto per un braccio da un personaggio del suo seguito. Due bambini hanno le vesti rialzate, nelle quali nascondono forse i sassi da lanciare contro Francesco, ritenuto pazzo dai concittadini. La scena è divisa in due parti dalle architetture che creano spazi e giocano con la luce. I colori hanno dei significati simbolici: per esempio, il padre di Francesco indossa un abito giallo, rimando ai beni mondani.

L’Approvazione della regola è una delle scene più complesse dal punto di vista dello spazio. Si svolge in una sala con il tetto che appoggia su arcate sostenute da mensoline, organizzate prospetticamente e sottolineate da un fascio di luce. Una preziosa tenda ricopre le pareti della stanza che accoglie le figure, tutte colte in espressioni intense e partecipi. I panni ruvidi, che rivestono i frati, contrastano con quelli raffinati del papa, avvolto in una elegante stola.

In spazi aperti è invece ambientata la bellissima scena che narra la predica agli uccelli, così descritta nella Leggenda maggiore. La natura semplice è sottolineata dagli alberi in fiore di una limpida primavera.

Decorazione affrescata nella Cappella degli Scrovegni

Opera: Decorazione affrescata nella Cappella degli Scrovegni di Giotto.

Collocazione: Cappella degli Scrovegni a Padova.

Datazione: Dal 1303 al 1305.

Materia e tecnica: Affresco.

Committenza: È l’esempio nuovo di una committenza borghese, privata e laica, che assume per la prima volta un ruolo da protagonista: il banchiere Enrico Scrovegni è raffigurato nel Giudizio Universale, sotto la figura di Cristo e ai piedi della croce, inginocchiato in atto di devozione davanti alla Madonna mentre presenta il modello della Cappella.

Descrizione: Si dispiega sull’intera superficie interna della Cappella e si compone di 39 episodi della Vita di Maria e della Vita di Cristo. L’innovazione della ricerca spaziale compiuta da Giotto si coglie pienamente nella narrazione vera e propria che si sviluppa lungo le pareti dove gli episodi vengono inseriti all’interno di una struttura architettonica dipinta.

La composizione si articola infatti su tre registri: la lettura degli episodi inizia nell’angolo sud-est e procede con andamento elicoidale comprendendo anche l’arco trionfale. In basso, lo zoccolo dipinto a monocromo, è a sua volta suddiviso in riquadri, con un percorso narrativo ulteriore che porta il fedele davanti al Giudizio Universale raffigurato in controfacciata: seguendo le Virtù giunge al Paradiso, in basso a sinistra, mentre seguendo i Vizi all’Inferno, dipinto in basso a destra.

La scena del Giudizio Universale, pur non presentando suddivisioni architettoniche come le altre pareti, risulta comunque sempre organizzata geometricamente nella definizione dello spazio. Sulla parete opposta, ai lati dell’arco trionfale, Giotto crea due finti spazi architettonici che costituiscono una novità assoluta, mai dipinta in precedenza, i cosiddetti coretti. Si tratta di due stanze vuote senza figure, coperte da volte a crocera, che consentono al maestro di dimostrare la propria abilità nella resa dello spazio.

Per la prima volta a Padova l’artista fiorentino organizza lo spazio prospettico secondo una griglia architettonica razionalmente concepita che definisce e lega gli episodi creando un racconto consequenziale e corrispondenze parallele tra le scene della Vita di Maria e della Vita di Cristo dipinte sulle pareti opposte della navata. Un altro elemento importante nella descrizione del ciclo pittorico è certamente la scelta effettuata dall’artista nell’uso del colore: prediligendo le tinte pastello, più luminose e chiare, Giotto riesce a realizzare dolci passaggi cromatici in grado di generare effetti di luce naturale molto efficaci; le stesse ombre non vengono rese con macchie scure, ma semplicemente modulando il tono del colore.

Crocifisso

Opera: Crocifisso di Giotto.

Collocazione: Firenze, Basilica di Santa Maria Novella.

Datazione: 1295.

Tecnica: Tempera e oro su tavola.

Descrizione: Il corpo di Cristo è appoggiato contro un pannello decorato. Ai lati del braccio corto della Croce sono dipinti poi la Vergine a sinistra e San Giovanni a destra. In alto al sommo della Croce è dipinto un rettangolo rosso con le insegne di Cristo. Il corpo di Gesù è magro e visibilmente provato dalla Passione che lo ha portato alla morte. Infatti sulla sinistra del torace è visibile un fiotto di sangue che esce dalla ferita.

Dalle ferite alle mani scendono altri rivoli di sangue come dal costato e dai piedi. Intorno ai fianchi è stretto un velo e i piedi in basso sono fissati alla croce da un grosso chiodo. Infine il legno è fissato alla roccia dipinta all’interno del basamento trapezoidale. Sul teschio e su alcune ossa si deposita il sangue che scende in basso. Il braccio verticale della croce poggia su una base trapezoidale all’interno della quale è dipinta una roccia con un teschio che rappresenta il monte Gòlgota, anche detto monte Calvario.

Contrariamente alla realtà della crocifissione i chiodi sono infissi nel palmo della mano e non nel polso. Questa convenzione fa parte della tradizione iconografica precedente. Il Cristo sofferente sostituisce quindi il Cristo trionfante sulla morte. Il Cristo trionfante sulla morte ha gli occhi aperti, una espressione sicura sul volto, la testa eretta e il corpo frontale. Questa concezione, agli inizi del XIII secolo, viene sostituita dalla immagine di Cristo sofferente, dagli occhi chiusi, con una espressione di dolore, il capo cadente e il corpo posizionato di tre quarti, rivolto a sinistra.

Il velo che indossa Cristo è realizzato con un delicato arancio-rosa, e trattato come un velo trasparente e molto leggero. La figura è illuminata da un’unica fonte luminosa, che proviene da sinistra rispetto all’osservatore, che crea luci ed ombre tenui, per dare il senso del volume. Per rendere ancora più brillante l’aureola Giotto inserì schegge di vetro nel fondo dorato. Il corpo di Gesù è dipinto direttamente sulla croce sagomata quindi la lettura di questo dipinto si avvicina a quella di un’opera scultorea.

La figura di Cristo infatti si espande direttamente nello spazio reale del fedele. Il dipinto è rappresentato da tavole di legno unite a formare una grande croce. La base è di forma trapezoidale detta soppedaneo. Ai lati dei bracci laterali sono fissati i tabelloni. Infine in alto in cima al braccio verticale si trova la cimasa.

Gentile da Fabriano (Tardo Gotico)

Gentile di Niccolò di Giovanni di Massio, detto Gentile da Fabriano tra i più importanti esponenti del Gotico internazionale, incarnò nel suo secolo la tipica figura dell'artista itinerante, che preferiva spostarsi per trovare le più svariate occasioni di lavoro offerte dalle corti piuttosto che stanziarsi a bottega. La sua pittura poetica e fiabesca, il gusto per la linea e un uso impareggiabile degli elementi decorativi lo portarono al vertice della scuola italiana dell'epoca, ricevendo commissioni di grandissimo prestigio.

Con la visita a Firenze entrò in dialogo con il nascente umanesimo nell'arte e, pur senza rinunciare al proprio stile, iniziò una consapevole transizione tra il decorativismo tardogotico e l'essenzialità rinascimentale.

Adorazione dei Magi

Opera: Adorazione dei Magi.

Collocazione: Firenze, Gallerie degli Uffizi.

Datazione: 1423.

Tecnica: Tempera su tavola.

Committenza: Palla Strozzi, all’epoca il più ricco mercante di Firenze, che intendeva ornarne la sua cappella di famiglia.

Descrizione: Il tema dei tre re Magi d’Oriente, che seguendo una stella giunsero sino a Betlemme per rendere omaggio al “re dei Giudei”, offrì al pittore l’occasione per rappresentare una scena cortese di ampio respiro. Il viaggio dei Magi è ricordato nella parte alta della tavola, dai tre episodi contenuti nelle lunette.

In alto a sinistra, si vedono i Magi che, dopo aver avvistato la stella, sbarcano in Palestina e partono per Gerusalemme. Si nota un episodio di violenza raffigurato fuori dalle mura urbane: un’immagine cruenta che simboleggia il caos da cui il mondo era dominato prima della venuta di Cristo. Nella seconda lunetta, il corteo dei Magi, accompagnato da un esotico serraglio, raggiunge Gerusalemme attraversando le colline coltivate. Nella terza lunetta i Magi, sempre preceduti dalla stella, entrano a Betlemme.

Giunti a destinazione, i Magi adoranti s’inchinano in primo piano davanti al Bambino, tenuto in braccio dalla Madre, e gli offrono i loro doni. Sono vestiti con abiti in broccato di straordinaria eleganza, sono incoronati e ingioiellati e si portano a seguito il variopinto e affollato corteo, con tanto di cani, falconi, scimmie e leopardi. In segno di rispetto, prima di avvicinarsi a Gesù, si tolgono la corona e gli speroni.

La sacralità dell’evento si disperde nella fantasmagoria dei colori, nella stupefacente descrizione delle vesti, nell’eleganza squisita delle pose, negli episodi minori che offrono uno spaccato di vita quotidiana. L’occhio dello spettatore si perde alla ricerca dei particolari, guidato dall’oro delle aureole, dei copricapi, dei corpetti, delle cinture.

Nel rappresentare un’epifania, ossia la manifestazione terrena di un essere spirituale, l’artista tramutò la scena sacra in un evento profano, dipingendo una festa mondana di corte, l’omaggio degli ospiti ai padroni di casa. L’Adorazione dei Magi è un’opera che puntava consapevolmente a stupire, affascinare e perfino lusingare la ricca borghesia fiorentina.

L’Adorazione dei Magi è anche un’opera colta, persino erudita; Gentile dimostra di conoscere bene la storia evangelica, di conoscere gli usi, i costumi, le fisionomie dei popoli orientali, di conoscere, ancora, i cerimoniali di corte. In tal modo, egli intendeva dimostrare ai fiorentini che il Gotico internazionale non era soltanto una forma d’arte elegante e aristocratica.

Masaccio

Masaccio è stato un pittore italiano. Fu uno degli iniziatori del Rinascimento a Firenze, rinnovando la pittura secondo una nuova visione rigorosa, che rifiutava gli eccessi decorativi e l'artificiosità dello stile allora dominante, il gotico internazionale.

Cappella Brancacci

Opera: Cappella Brancacci di Masaccio e Masolino da Panicale.

Collocazione: Firenze, chiesa del Carmine.

Datazione: 1424-1428.

Tecnica: Insieme di affreschi.

Committenza: Felice Brancacci, ricco mecenate e potente uomo politico.

Descrizione: La prima cosa che stupisce è l’armonia delle figure, che rende quasi irrico...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Eleonora-Bolzani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Marcelli Fabio.
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