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Obiettivi della statistica economica

L’obiettivo della statistica economica è quello di fornire informazioni di carattere quantitativo sugli aspetti economici, sociali, demografici, avendo come fine principale quello di approssimare la realtà.

Quindi la statistica utilizza strumenti quantitativi per descrivere le realtà. Il metodo statistico è una chiave di lettura delle realtà, ossia analizza in maniera sintetica i fenomeni collettivi, ossia fenomeni il cui studio richiede l’osservazione di un insieme di manifestazioni individuali.

(es. di fenomeni collettivi: il reddito di un insieme di individui).

Non esistono informazioni “certe” ma solo informazioni di buona qualità in termini di:

  • Corrispondenza tra l’informazione finale e l’aggregato che si vuole misurare;
  • Classificazione e definizione degli aggregati stessi;
  • Metodologie quantitative predisposte al fine di stimare gli aggregati;
  • Modalità con le quali l’informazione viene resa fruibile per l’utente finale.

La qualità della risposta (e dei risultati) è connessa spesso alla qualità dei dati piuttosto che alla complessità del metodo.

Il risultato è buono solo se è buono il modello, però diamo per scontato che sia buono. Il problema è se l’informazione statistica di partenza non è stata costruita bene o non l’abbiamo scelta bene: il risultato potrebbe raccontarmi una cosa non vera.

Le qualità delle risposte dipende dai dati che inseriamo all’interno del modello.

Provenienza dei dati statistici

Dati statistici possono provenire da:

  • Indagini statistiche: rilevazioni progettate con lo scopo di ottenere dati statistici, ad esempio quelle realizzate dall’Istituto Nazionale di Statistica;
  • Archivi amministrativi: raccolte di informazioni statistiche come prodotto derivato di processi amministrativi (ad esempio anagrafe della popolazione o al Registro delle Imprese);
  • Elaborazioni: ovvero trattamenti statistici su dati di base provenienti da indagini statistiche o archivi amministrativi che portano a nuova informazione originale (si pensi al caso delle stime di Contabilità Nazionale);
  • Sistemi informativi statistici: raccolte informatizzate di informazioni provenienti dai soggetti diversi del SISTAN (ISTAT, INFOCAMERE, INPS, ecc…).

Per un utilizzo corretto delle informazioni è importante conoscere le provenienze delle stesse.

Nel caso delle indagini statistiche occorre sempre approfondire le caratteristiche del disegno di indagine (soprattutto nel caso delle rilevazioni campionarie) per conoscere le possibilità di articolazione dell’analisi. Altro elemento importante è il questionario di rilevazione, dal cui esame si evince il modo in cui i dati sono stati raccolti.

Per quanto riguarda gli archivi amministrativi (entità, istituzione pubblica, che dovendo assolvere a determinati doveri, deve avere al loro interno una grande quantità di informazioni, es. INPS, INAIL, ecc…), l’avvertenza all’attento utilizzo dei dati deriva dal fatto che l’informazione statistica è il derivato di un processo amministrativo, non finalizzato in sé alla produzione di statistiche.

Il dato di fonte amministrativa può essere caratterizzato da un livello di copertura non soddisfacente o la qualità con cui le informazioni sono raccolte possono essere non rilevanti ai fini del processo amministrativo.

Se vogliamo utilizzare queste informazioni le dobbiamo trasformare da amministrative a statistiche.

Per quanto riguarda le elaborazioni: è il più complesso dal punto di vista della possibilità di valutare i contenuti dell’informazione statistica. Da una parte, le elaborazioni incorporano in input dati provenienti da indagini statistiche e archivi amministrativi; dall’altro, nel loro processo di produzione, viene creata una nuova informazione grazie all’applicazione di opportune metodologie.

Qualità delle informazioni statistiche

È un problema molto sentito per chi si occupa di analisi quantitative. Nel caso di studi territoriali il problema si complica ulteriormente, con effetti rilevanti sull’affidabilità e precisione.

La precisione dipende molto dal tipo di indagini che andremo a fare: censuaria o campionaria.

Come ricorda Fabbris (1993), la precisione è un “concetto simmetrico nella terminologia statistica a quello di variabilità delle stime è direttamente proporzionale alle dimensioni del campione”.

La precisione è assoluta nelle indagini di tipo censorio, meno in quella di tipo campionario.

Più la variabilità del fenomeno è grande, meno riuscirò a costruire degli intervalli precisi.

La precisione è un concetto simmetrico a quello della variabilità.

La variabilità incide molto sulla stima che andremo a fare. Maggiore è la variabilità, minore precisa sarà la stima. All’aumentare della numerosità campionaria aumenta la precisione.

Se il campione è di una certa numerosità e tende ad aumentare, l’ampiezza dell’intervallo tende a diminuire.

Però più prendo un campione grande ho sì maggiori informazioni, ma ho un numero più ampio di persone da intervistare e quindi aumentano i costi.

Indagine censoria e indagine campionaria

Indagine censoria (o totale) Indagine campionaria

Pregi:

  • Effettuata su tutti i componenti delle popolazione;
  • Esaustiva, ricca di informazioni, maggior dettaglio.

Pregi:

  • Effettuata solo su alcuni componenti della popolazione;
  • Permette di trattare i dati più velocemente;
  • Costa di meno.

Difetti:

  • Costo elevato;
  • Lunghi tempi di elaborazione difficoltà a raggiungerli tutti.

Difetti:

  • Minor livello di dettaglio;
  • Errore campionario, cioè l’ampiezza dell’intervallo rispetto al nodo centrale che io sto cercando.

L’aspetto dell’accuratezza rappresenta il più delle volte l’aspetto che mira alla base l’attendibilità delle informazioni.

Il problema può presentarsi nelle diverse fasi dell’indagine:

  • Reperimento dei nominativi da intervistare;
  • Realizzazione dell’intervista;
  • Classificazione dei fenomeni (è un elemento essenziale, dobbiamo essere sicuri di cosa vogliamo misurare e come lo vogliamo misurare);
  • Registrazione;
  • Procedura di controllo dei dati.

Le ultime due fasi sono migliori dal punto di vista qualitativo sicuramente nelle indagini campionarie, perché sono più facilmente controllabili.

Fonti amministrative

Fonti amministrative: Recupero di queste informazioni (ASIA)

  • Accuratezza (derivano da moduli o dichiarazione, errori di classificazione);
  • Campo di osservazione (dati INPS, INAIL…).

Sono un vero immagazzinamento dei dati, hanno una loro definizione giuridica e non sempre possono essere utilizzate a fini statistici, poiché non avendo una definizione statistica di riferimento non consentono l’omogeneità (utilizzo di un linguaggio convenzionale, mantenendo un certo grado di rappresentatività) e la confrontabilità.

Mi devo assicurare che non vi sia divergenza tra le fonti statistiche ed amministrative; molto dipende anche dall’esaustività ed attendibilità degli archi amministrativi.

Comparabilità dei dati

La possibilità di affrancare le informazioni integrandole con le altre analoghe, provenienti da altre fonti. La questione è tutt’altro che secondaria, sia perché da questa può derivare un fattore fortemente discorsivo per l’analisi dei fenomeni, sia perché nella ricerca applicata sul territorio essa si presenta con frequenza elevatissima.

Spesso accade che ho una stessa informazione da due fonti differenti e differente è anche l’informazione.

Esiste una fonte migliore dell’altra?

  • Differenti classificazioni;
  • Modalità rilevazioni;
  • Strutture di controllo;
  • Ecc…

Tempestività e puntualità

Intervallo di tempo intercorrente fra il momento della diffusione dell’informazione prodotta e l’epoca di riferimento della stessa.

Il ruolo del territorio nell’analisi economica

Il territorio è da un lato uno spazio fisico oggetto di studio, spesso l'unità statistica di riferimento; dall’altro, rappresenta all’interno del quale misuriamo i fenomeni.

Il primo passo per chi debba compiere analisi statistiche territoriali è l’identificazione della dimensione dell’area di riferimento e, successivamente, la verifica della disponibilità dei dati ad essa corrispondenti.

Il problema è che la dimensione territoriale presenta molte varianti connessi ai diversi livelli di dettaglio delle aggregazioni territoriali che si vogliono osservare.

La tipologia di area è divisibile in:

  • Aree amministrative: riconducibili alle aggregazioni territoriali previste dalle norme sul decentramento politico e amministrativo dello Stato (Regione, Province e Comuni);
  • Aree finalizzate: individuate con uno scopo preciso.

Le aree vengono individuate a seconda degli scopi che l’operatore si è prefissato di raggiungere.

Sono costruite sulla base di specifiche esigenze e sono tra loro omogenee.

Raggruppamenti territoriali in Italia

Nel nostro Paese i principali raggruppamenti territoriali (aree amministrative) sono:

  • Grandi ripartizioni (generalmente due: Centro Nord e Mezzogiorno);
  • Macro regioni, dette anche ripartizioni (ne sono quattro: Nord-Ovest; Nord-Est; Centro; Sud-isole);
  • Regioni (ne sono 20, 5 a statuto speciale);
  • Province (ne sono 110 a partire dal 2009);
  • Comunità montane (ne sono 346: enti locali raggruppanti più comuni montani dalla stessa province);
  • Comuni (sono 8.100 nel 2000);
  • Sezioni di censimento (sono 323.000 circa).

Classificazione territoriale comunitaria

A livello comunitario (attualmente 27 Paesi) la classificazione territoriale è articolata su diversi livelli denominati NUTS (Nomenclature of Territorial Units for Statistic), per i quali l’EUROSTAT (ente preposto alla raccolta e armonizzazione dei dati dei vari Paesi) fornisce dati demografici.

I raggruppamenti regionali utilizzati sono:

  • NUTS 1 (97 in tutto) che nel caso dell’Italia rappresenta 11 gruppi di regioni (Nord-Ovest; Lombardia; Nord-Est; Emilia-Romagna; Centro; Lazio; Campania; Abruzzo-Molise; Sud; Sicilia e Sardegna);
  • NUTS 2 (271), coincidenti per l’Italia con le 19 regioni e le 2 province autonome di Trento e Bolzano;
  • NUTS 3 (1303), coincidenti in Italia con le 110 province.

A livello più dettagliato figurano distretti e comuni dichiarati “unità amministrative locali” (LAU 1 e 2) e non sono soggetti a regolamento NUTS.

  • LAU 1 (8.398);
  • LAU 2 (121.601), corrispondenti al livello comunale;
  • Il livello paese è indicato con NUTS 0.

La NUTS è una classificazione gerarchica a 3 livelli. Il regolamento NUTS divide lo stato membro in NUTS 1 NUTS 2 e così via, all’interno della quale saranno presenti diverse.

La nomenclatura NUTS è stata elaborata e sviluppata seguendo i principi delle articolazioni istituzionali in vigore negli Stati membri. Essa serve da riferimento per:

  • La raccolta, lo sviluppo e l’armonizzazione delle statistiche regionali comunitarie;
  • L’analisi socio-economica delle regioni;
  • La definizione delle politiche regionali comunitarie.

Sulle aree NUTS si basano le politiche di finanziamento alle economie locali, le quali procedono per obiettivi distinti, individuando tramite indici statistici territoriali, le aree cui attribuire i fondi disponibili.

Obiettivo 1: regioni in ritardo di sviluppo, con il PIL pro-capite minore del 25% alla media comunitaria.

Obiettivo 2: aree in declino industriale; regioni con tassi di disoccupazione superiore alla media comunitaria; declino dei posti di lavoro nel settore industriale; regioni a basso sviluppo economico; tassi elevati di occupazione agricola; bassi livelli di redditi agricoli e tendenza allo spopolamento.

Le aree finalizzate

Le aree finalizzate, al contrario di quelle istituzionali, si connotano per essere omogenee al loro interno in quanto concepite sulla base di una o più caratteristiche comuni.

Tra queste ci sono i sistemi locali del lavoro (SLL) e i distretti industriali.

I criteri adottati per la loro definizione sono:

  • È auto concentrato (domanda e offerta di lavoro);
  • Contiguità;
  • Relazione spazio-tempo.

I SLL rappresentano i luoghi della vita quotidiana della popolazione che vi risiede e lavora. Si tratta di unità territoriali costituite da più comuni contigui tra loro, geograficamente e statisticamente comparabili. Sono uno strumento di analisi appropriato per indagare la struttura socio-economica dell’Italia secondo una prospettiva territoriale.

Distretti industriali: aree all’interno della quali operano imprese nella stessa filiera di attività produttiva. È una agglomerazione di imprese, in genere di piccola e media dimensione.

Un elemento distintivo del distretto è la capacità produttiva.

I numeri indici semplici e complessi

Gli utilizzatori di statistiche si trovano spesso nella necessità di dover esprimere in sintesi i valori numerici di fenomeni più o meno complessi.

Molto spesso si è interessati a confrontare (nel tempo, nello spazio, ecc…) grandezze economiche, sociali e demografiche, al fine di far emergere le tendenze di fondo dei fenomeni.

Invece di considerare i dati di base, in certe situazioni è utile considerare dei rapporti statistici chiamati numeri indici i quali permettono:

  • Confrontare grandezze economiche (vengono costruiti mettendo in una qualche relazione l’informazione che abbiamo a disposizione con il nostro benchmark, punto di riferimento);
  • Costruire numeri indici semplici e complessi;
  • Misurare variazione dei prezzi al consumo nel tempo.

Il numero indice, viene costruito prendendo come base una determinata “situazione” (che può essere un determinato anno, un territorio, ecc…) e permette di valutare immediatamente le variazioni (o, detto in termini più generali, le “differenze”) tra detta base e il “momento” (o il territorio) che stiamo analizzando, consentendo un rapido confronto tra i differenti aggregati.

Occorre infine specificare che, sebbene i termini “indici” e “indicatori” vengono utilizzati come sinonimi, per indice si intende la quantità che misura sinteticamente le variazioni nello spazio e nel tempo di una grandezza o di un insieme di grandezze, mentre con il termine indicatore si intende solitamente una variabile quantitativa presa come misura di un fenomeno economico e sociale. Così ad esempio, è un indicatore di benessere il reddito nazionale procapite di un Paese o di una Regione, in quanto fornisce un indicazione quantitativa della massa di beni e servizi destinata all’appagamento dei bisogni della popolazione.

I numeri indici semplici

La costruzione di serie di numeri indici (dei prezzi o delle quantità) nasce dall’esigenza di confrontare nel tempo, nello spazio o, più in generale, in “situazioni” differenti, la variazione dell’intensità di un fenomeno di tipo sociale, economico, demografico.

Abbiamo:

  • Numeri indici semplici: qualora l’obiettivo sia fissato sulla variazione del prezzo (o della quantità) di un singolo bene (o servizio) in due “situazioni” differenti;
  • Numeri indici complessi: qualora l’obiettivo sia quello di descrivere in modo sintetico la variazione di un gruppo di n beni e/o servizi simultaneamente, in due “situazioni” differenti.

Come si costruiscono?

Indicando con p0 il prezzo di un bene (o di un servizio) nel tempo preso come base, e con pt il prezzo dello stesso bene (o servizio) al tempo “t”, rapportiamo il prezzo al tempo “t” con il prezzo al tempo 0, ottenendo un generico numero indice che esprima la variazione del prezzo tra l’anno i e l’anno preso come base sintetizzato dalla formula: il prezzo nell’anno t.

Tale indice sarà maggiore o minore di 1 a seconda che sia maggiore o minore rispetto a quello dell’anno preso come base; solitamente, per rendere le informazioni più leggibili, tali numeri indici vengono moltiplicati per 100: tra l’anno t e l’anno scelto come base.

I numeri indici così costruiti descrivono la variazione relativa; essi, inoltre, si configurano come “puri numeri”, nel senso che sono svincolati dall’unità di misura nella quale è espresso il fenomeno originario. Inoltre, per definizione, sono sempre positivi.

I numeri indici possono essere calcolati a base fissa o a base mobile: nel primo caso, il confronto sarà tra i differenti anni ed un anno scelto come base (che rimane sempre la stessa); nel secondo caso, invece, la base cambia al variare dell’indice “t”.

La scelta della base dipende dall’obiettivo che si pone chi costruisce il numero indice: infatti, nel caso di base fissa sarà possibile confrontare tra loro tutte le diverse situazioni presentate; nel caso di base mobile, invece, potrà essere rilevata solamente la variazione relativa tra la situazione “t” e l’anno immediatamente precedente.

Sotto opportune condizioni, sarà possibile cambiare la base, e passare da una base fissa ad un’altra base fissa, oppure da una base fissa ad una base mobile (o viceversa).

Si usa la base mobile per vedere la variazione che c’è stata anno dopo anno.

Esempi

Costruzione di numeri indici a base fissa.

Costruire la serie di numeri indici a base fissa, scegliendo come anno base il primo anno considerato (anno 0).

Costruzione di numeri indici a base multipla.

La costruzione di numeri indici a base mobile non comporta nessuna complicazione, se non per il fatto valore preso all’anno precedente.

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Scienze economiche e statistiche SECS-S/01 Statistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher siyalu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di statistica e gestione del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Ciccarelli Andrea.
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