Estratto del documento

Italiani e stranieri: la rabbia e l’imbroglio nella costruzione sociale dell’immigrazione – Fabrizio Battistelli

1. Il rischio immigrazione

Robert Shiller (2016) parla di “diaspora umanitaria”, visto l’aumento dei flussi migratori che ha portato nel 2017 68 milioni e 55 mila profughi a migrare per fuggire da violenze, persecuzioni e conflitti. I richiedenti asilo dichiarati in questo contesto sono 3 milioni e 100 mila, di cui l’85% ha cercato riparo in un Paese non occidentale.

La scelta di emigrare è un rischio: la traversata del Mediterraneo può costare la vita, soprattutto ora che la mortalità in mare è aumentata da quanto le navi delle Ong sono state costrette ad abbandonare le operazioni di soccorso → Diminuiscono i viaggi delle Ong ma aumentano i decessi in mare.

Oggi le migrazioni rappresentano un processo strutturale, in quanto le cause sono strutturali, fondate cioè su fattori di lunga durata e profondamente radicati nel contesto. I fattori sono innanzitutto ecologici: il cambiamento climatico che sta sconvolgendo il nostro pianeta, con conseguente aumento della temperatura terrestre, siccità, carestie e spinte migratorie. Un’altra causa dell’emigrazione è il sottosviluppo economico fra il Sud e Nord del mondo, o ancora i conflitti in Medio Oriente e nell’Africa equatoriale, che sono stati provocati sul piano economico dal doppio sfruttamento dell’élite locali e dalle multinazionali e, sul piano politico, dall’interferenza delle potenze mondiali e regionali.

Prima invece, i flussi migratori erano dovuti a fattori di spinta (push) dalla società di partenza e di attrazione (pull) nella società di arrivo, come il lavoro nei Paesi industrializzati.

Oggi però, nel mondo occidentale e soprattutto in Europa, con la de-industrializzazione e la terziarizzazione della produzione, la domanda di forza lavoro è diminuita e i migranti sono diventati superflui.

In seguito alla globalizzazione, infatti, secondo Bauman, la preoccupazione principale è quella dello “smaltimento”, obiettivo presente nell’agenda politica per risolvere il “problema migranti”.

L’azione di governo europea nell’affrontare il fenomeno è però debole e contraddittoria: è il caso del Regolamento di Dublino, normativa europea che obbliga l’Italia all’identificazione degli stranieri e all’accoglienza dei richiedenti asilo, ponendo il nostro Paese come approdo “natura dei migranti”, ma i singoli Paesi europei hanno negato che la frontiera di un Paese dell’Ue è la frontiera di tutti.

Non vi è una visione univoca per risolvere il problema: infatti, quando nel 2015 è saltato il compromesso tra Germania (destinazione finale) e Italia (transito), quest’ultima assicurava il soccorso e la prima accoglienza di migranti e rifugiati, senza però rispettare il Regolamento di Dublino e affidando alla Germania e altri Paesi la responsabilità del riconoscimento dei migranti.

Nel 2016, l’Ue blocca la rotta orientale e i singoli Paesi membri adottano politiche di chiusura delle frontiere, ciò porta all’archiviazione del regolamento di Dublino, sostituito invece dalla tattica “vestito di Arlecchino”, fatto di pezze cucite di volta in volta sullo strappo del momento.

Ma fermare le partenze (in seguito all’accordo UE-Turchia) ha soltanto aggravato la situazione: epicentro della pressione migratoria diventa il Mediterraneo centrale, la cui meta finale è l’Italia.

Questa rotta è stata però bloccata con la totale chiusura dei porti italiani da parte del governo Lega-M5S alle navi delle Ong che salvano i migranti dai naufragi. Questo ha portato due conseguenze importanti:

  • L’impennata dei morti in mare, il cui rischio è del 6,04% dopo il Decreto Salvini.
  • Il nuovo epicentro diventa il Mediterraneo occidentale e la nuova meta da raggiungere diventa la Spagna, ciò è causa di conflitti e tensioni tra i Paesi UE, che pensano sia giusto non pagare il biglietto dell’autobus europeo su cui viaggiano (Olsen 2013, atteggiamento del free rider o “viaggiatore a sbafo”).

Il fenomeno migratorio però non riguarda soltanto la politica, ma coinvolge le opinioni e i sentimenti dei cittadini. La frattura è tra i diversi Paesi, tra i partiti, ma anche, in Italia, tra attori istituzionali (politici e media) e attori sociali (le Ong accusate di trafficare uomini, la Chiesa accusata di essere “troppo morbida” con i migranti; governo vs magistratura – caso Diciotti e Sea Watch -. Anche la Marina Militare e la Guardia Costiera hanno dovuto bloccare operazioni di soccorso e attracchi al porto).

1.2 Danni oggettivi e paure soggettive

Alle origini dei conflitti sulle politiche migratorie, vi è la paura di perdere il benessere psicologico, sociale e politico (materiale e immateriale) e la paura dei governi di perdere consensi e la volontà di evitare danni.

Ma le migrazioni hanno davvero conseguenze così disastrose? Possono essere considerate una minaccia? Se si presentano i migranti come una minaccia, la rabbia e la paura diventano sentimenti moralmente giustificati.

Infatti, quando classifichiamo qualcosa o qualcuno come “minaccia”, entrano in gioco due variabili: la natura dell’agente (appunto l’autore del danno) e l’intenzionalità.

Ciò che è avvertito come minaccia, genera un senso di insicurezza che – come nel caso dell’immigrazione – può essere infondato o consapevolmente fomentato da alcuni, ma non va sottovalutato, perché esprime il timore delle persone di perdere la sicurezza strategica e quella socio-economica, alla base dell’incolumità propria e della propria famiglia.

Bisogna però distinguere tra falsi allarmi e allarmi veri. Gli allarmi veri sono causati da una minaccia, ovvero un danno arrecatoci da qualcuno, ad essi si aggiunge però l’allarme dei rischi, cioè eventi positivi rispetto all’intenzione, ma ignoti rispetto all’esito (rischio di salire in auto).

Il concetto di rischio, in particolare, è stato introdotto nelle repubbliche marinare italiane nel XIV-XV secolo, quando i mercanti iniziano a stipulare assicurazioni, per dividere il rischio tra molti soggetti, ma è Anthony Giddens (1994) a identificare il rischio come frutto della decisione umana. Infatti, se nella pre-modernità era presente una concezione fatalistica del rischio che riguardava pochi individui (Medioevo), con l’avvento della modernità la concezione del rischio diventa tecnica e riguarda specifici gruppi sociali; di conseguenza, gli effetti dell’uomo sulla natura sono considerate rischio e conseguenza della modernità.

Oggi viviamo nella società del rischio (Beck 11986, Giddens 1990, Luhmann 1991), questo significa che il rischio è diventato un concetto cruciale per comprendere la società umana. Infatti, come nota Luhmann (1996), determinati vantaggi possono essere ottenuti soltanto se c’è una posta che mette qualcosa a repentaglio.

Il problema non è l’immigrazione, ma come viene percepita dai cittadini, che hanno il diritto e dovere di dare una risposta. Per questo, è importante come un eventuale evento dannoso viene presentato dai media e dai politici.

Infatti, rischio, minaccia e pericolo non sono la stessa cosa, ciò che cambia è l’intenzionalità e l’identità dell’agente (noi/altri/nessuno).

Mary Douglas (1991) ha osservato come di fronte ad un incidente di origine umana le persone provano sentimenti di frustrazione e di disperazione in misura maggiore di quella che provano di fronte ad un disastro naturale. Lo “stress” che ne deriva segue una scala: il livello minimo di stress è provocato da un evento naturale, il livello intermedio è provocato dall’evento intenzionale positivo, a quello massimo dell’evento intenzionale negativo, che culmina nell’individuazione di un soggetto minaccioso, che viene etichettato come nemico.

Esempio -- > “Non avere acqua a causa della siccità è una crisi grave, non averla perché qualcuno devia il corso dei fiumi è un atto di ostilità che può causare una guerra.” (dal libro)

  • Pericolo: il danno è attribuito a circostanze indipendenti dall’intenzione e dall’azione umana (cataclismi naturali).
  • Rischio: danno dovuto a circostanze che gli uomini contribuiscono a maturare per ottenere un beneficio (costruzione centrale nucleare che poi va in avaria).
  • Minaccia: danno prospettato/effettuato a opera di un attore mosso, fin dall’inizio e in modo univoca, da un’intenzione ostile (nemico) → è interessante notare che l’esistenza di una minaccia presuppone l’esistenza di un nemico, ma a sua volta l’esistenza di un nemico convince dell’esistenza di una minaccia (es. nessuno aveva programmato la prima guerra mondiale ma tutti vi hanno contribuito definendo gli altri potenziali nemici).

Rischio e minaccia non vanno confusi o posti sullo stesso piano: il rischio infatti è un prodotto sociale (Beck), può consistere in un singolo evento, puntuale e individuale (come chi investe i suoi risparmi per mettersi in proprio ma non sa come andrà), oppure in un processo prolungato e collettivo (come l’industrializzazione); la minaccia implica l’esistenza del male nel mondo, non è riflessiva perché spinta dalla paura, mentre il rischio nel dibattito sociologico definisce una condizione inseparabile della “seconda modernità” nella quale la specie umana si trova ad assumere decisioni “riflessive”, cioè portatrici di conseguenze che re/agiscono più o meno imprevedibilmente sia su chi le ha assunte, sia su chi non vi ha alcun ruolo (Beck, 2000).

1.3 L’utile confusione tra pericoli, rischi, minacce

Tre catastrofi del XXI secolo:

  • 1. Attacco terrorismo jihadista contro le Torri gemelle nel 2001.
  • 2. Crisi finanziaria ed economica nel 2007-2008.
  • 3. Pandemia da coronavirus nel 2020.

Elemento in comune: la portata dei danni economici, sociali e politici che hanno prodotto.

Differenze:

  • Soltanto l’attentato terroristico configura effettivamente una minaccia (azione intenzionale di un individuo).
  • La crisi finanziaria è un rischio, generato da scelte assunte da chi sta al potere.
  • La pandemia è presentata come “guerra” combattuta contro un nemico invisibile (il virus), ma è in realtà una catastrofe naturale, biologica, quindi è in realtà un pericolo con caratteri di rischio.

Vista la confusione tra i tre concetti, Battistelli e Galantino (2010) li distinguono sulla base di due variabili: l’agency (natura dell’agente che origina il fenomeno positivo o negativo) e l’intenzionalità, ovvero l’esistenza o meno dell’intenzione (negativa o positiva) che anima l’agente.

Agency 1

Minaccia rischio

Intenzionalità -1 0 1

Pericolo

Fig. 1 – Pericolo, rischio e minaccia in relazione a intenzionalità e agency.

Possiamo notare che:

  • L’agency può variare dall’assenza (pericolo) alla presenza (minaccia e rischio); così come l’intenzionalità che può essere assente (pericolo) o presente in maniera positiva (rischio) o negativa (minaccia).
  • Al punto 0 vi è il pericolo, evento/processo che si caratterizza per essere inintenzionale e non classificabile in base all’agency ---- è causato da un’entità non umana come la natura.
  • Al quadrante di destra della figura si colloca il rischio, caratterizzato dalla presenza di agency e intenzionalità di segno positivo; quindi è l’esito di un evento/processo che presuppone una decisione umana positivamente orientata. Il pericolo è cioè prodotto da decisioni tra varie ipotesi di azione, che può generare conseguenze inattese e spiacevoli, come il processo di industrializzazione (qualità e quantità maggiore di prodotti ma perdita di risorse non rinnovabili, inquinamento ambientale e condizioni climatiche avverse) o la globalizzazione, i cui effetti sono diversi in Europa rispetto al continente africano.
  • Al quadrante di sinistra si colloca il concetto di minaccia, caratterizzata da un’intenzionalità negativa cioè mira a colpire e danneggiare u
Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 15
Riassunto esame Sociologia generale, prof. Galantino, libro consigliato La rabbia e l'imbroglio nella costruzione sociale dell'immigrazione, Battistelli, Torrente Pag. 1 Riassunto esame Sociologia generale, prof. Galantino, libro consigliato La rabbia e l'imbroglio nella costruzione sociale dell'immigrazione, Battistelli, Torrente Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia generale, prof. Galantino, libro consigliato La rabbia e l'imbroglio nella costruzione sociale dell'immigrazione, Battistelli, Torrente Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Sociologia generale, prof. Galantino, libro consigliato La rabbia e l'imbroglio nella costruzione sociale dell'immigrazione, Battistelli, Torrente Pag. 11
1 su 15
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaiabianco1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Galantino Maria Grazia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community