Introduzione alla linguistica - Yule
I suoni umani, comunque prodotti, devono aver avuto un uso regolato da norme nell’ambito della vita sociale dei primi gruppi umani.
Cap. 1: Le origini del linguaggio
1. L’origine divina
Nella maggior parte delle religioni sembra esserci un’origine divina che fornisce agli uomini il linguaggio.
Se così fosse, i bambini che crescono senza la possibilità di ascoltare alcuna lingua, avrebbero cominciato a imparare la lingua originaria data da Dio. Sono stati svolti degli esperimenti, ma tali bambini osservati crescono senza alcun linguaggio.
Anche se il linguaggio umano ebbe origine da una fonte divina, non abbiamo modo di ricostruire la lingua originaria, soprattutto in seguito al crollo della Torre di Babele.
2. La teoria dei suoni naturali
Le parole primitive sarebbero state imitazioni dei suoni naturali, che i primi esseri umani udivano intorno a loro.
Tutte le lingue hanno certe parole la cui pronuncia sembra riprodurre dei suoni che si trovano in natura: splash, bang, boom, belare, rimbombo. “Teoria bau bau” dell’origine del linguaggio.
Ogni lingua possiede un certo numero di parole onomatopeiche.
Non è chiaro come una lingua che riproduce i suoni della natura possa riferirsi alle entità non rumorose e astratte.
Una teoria simile propone che i suoni originari del linguaggio sarebbero derivati da manifestazioni sonore naturali di certe emozioni, come dolore, collera o gioia.
Es: wow, yeah.
I rumori espressivi legati a reazioni emotive contengono suoni altrimenti non impiegati nelle lingue e di conseguenza essi non sembrano probabili candidati al ruolo di suoni originari.
Un’ulteriore proposta, teoria “oh issa”, sostiene che le fonti del nostro linguaggio potrebbero essere i suoni prodotti da una persona impegnata in uno sforzo fisico.
Un gruppo di esseri umani primitivi potrebbe aver sviluppato un insieme di grugniti, gemiti e interiezioni usate durante varie attività.
Questa teoria colloca lo sviluppo del linguaggio umano in un contesto sociale.
Anche altri primati emettono grugniti e hanno richiami con funzioni sociali, ma non sembrano aver sviluppato la facoltà di linguaggio.
3. La teoria dell’adattamento fisico
Questa teoria prende in considerazione le caratteristiche fisiche degli esseri umani, in particolare quelle che ci distinguono da altre specie e che potrebbero aver favorito la produzione del linguaggio parlato.
I nostri progenitori realizzarono il fondamentale passaggio alla posizione eretta, con locomozione bipede e con un ruolo nuovo degli arti superiori.
Possibilità di articolare alcuni suoni consonantici distinti.
Nello studio dello sviluppo evoluzionistico ci sono alcuni tratti fisici, o meglio alcuni adattamenti parziali, che sembrano decisivi per il linguaggio.
Varianti aerodinamiche dei tratti anatomici riscontrati nei primati.
In se stesse queste caratteristiche non conducono automaticamente alla produzione del linguaggio, ma una creatura che possiede tali caratteristiche ha buone probabilità di essere in grado di parlare.
4. Denti, labbra, bocca, laringe e faringe
I denti umani sono dritti e non inclinati all’infuori, come quelli delle grosse scimmie, e sono tutti alla stessa altezza.
Utili nella produzione di suoni come F e V.
Le labbra umane hanno un intreccio di muscolatura molto intricato e complesso.
La flessibilità che ne deriva è di aiuto per i suoni P e B.
La bocca umana è più piccola di quella di altri primati e può essere chiusa e aperta rapidamente, che con la lingua, sempre più piccola, più spessa e più ricca di muscoli, può essere impiegata per la riproduzione di numerosi suoni.
L’effetto complessivo di queste piccole differenze, capaci di assumere un maggior numero di conformazioni e produrre suoni rapidamente, danno origine a numerosi suoni.
La laringe umana, ossia la sede della voce, contiene le pliche vocali, si trova più in basso di quella degli altri primati grazie all’adozione della posizione eretta.
In tal modo viene a formarsi una cavità di maggiore lunghezza sopra le pliche vocali, chiamata faringe, che funziona da cassa di risonanza per i suoni prodotti tramite laringe.
5. Il cervello umano
Il compito e l’organizzazione di tutti questi organi complessi dedicati alla produzione di suoni è affidato al cervello umano, che è particolarmente voluminoso.
Il cervello umano è lateralizzato, cioè dotato di funzioni specializzate in ciascuno dei due emisferi.
Tutte le lingue richiedono l’organizzazione e la combinazione di suoni o di gesti in una specifica sequenza e sembra che alcune parti del cervello si siano specializzate nel costruire tali sequenze.
Alcune teorie ipotizzano che gli uomini producessero rumori per indicare oggetti nell’ambiente circostante. L’uomo potrebbe aver dapprima sviluppato la capacità di designare gli oggetti producendo un rumore specifico, es birra, e successivamente la capacità di combinare con un primo un altro suono specifico, es buona.
6. L’origine genetica
In un breve periodo di tempo, la laringe discende, il cervello si sviluppa, il bambino assume una posizione eretta e comincia a parlare e camminare.
Tutto ciò sembra indicare che gli esseri umani nascano con una specie di capacità di acquisire linguaggio.
L’ipotesi nell’innatismo sembra indicare la fonte del linguaggio in qualche elemento del patrimonio genetico umano, probabilmente una mutazione genetica determinante.
La ricerca sulle origini del linguaggio diventa così una ricerca del particolare “gene del linguaggio” che solo gli umani possiedono.
Cap. 2: Gli animali e il linguaggio umano
1. Segnali di comunicazione e di informazione
Tutti gli animali sembrano in grado di comunicare fra di loro.
Bisogna distinguere fra segnali di comunicazione intenzionale oppure messaggi di informazione non intenzionali, esempio: raffreddore, disagio, disordine, accento.
Quando si parla di differenze tra il linguaggio umano e la comunicazione animale si fa riferimento al punto di vista delle loro possibilità in termini di comunicazione intenzionale.
2. Dislocazione
La comunicazione animale è in funzione del momento in cui avviene, del “qui e ora”. Non può essere utilizzata in modo efficace per riferirsi ad eventi distinti nel tempo e nello spazio.
Gli esseri umani invece possono riferirsi al tempo passato e al tempo futuro.
Questa proprietà del linguaggio si chiama dislocazione e consente agli utenti del linguaggio di parlare di cose ed eventi non presenti nel contesto immediato o cose che non esistono per certo.
È convenzione generale che la comunicazione animale non possieda questa proprietà.
Il punto essenziale è proprio la misura: per esempio le api hanno la dislocazione in una misura estremamente limitata.
3. Arbitrarietà
La connessione tra forma linguistica e il suo significato non è naturale ma arbitraria.
La forma linguistica non ha alcun rapporto naturale o “iconico” con l’oggetto del mondo reale: questo aspetto del rapporto tra i segni linguistici e gli oggetti del mondo si definisce arbitrarietà.
Si può cercare di fare assomigliare le parole alle idee o azioni che indicano, cuculo, fracasso, parole onomatopeiche.
Per gli animali invece sembra esserci un chiaro legame tra messaggio veicolato e segnale utilizzato per veicolarlo. Non arbitrarietà.
Per gli animali l’insieme dei segnali usati nella comunicazione è finito, costituito da un insieme fisso e limitato di forme vocali o gestuali.
4. Produttività
Gli esseri umani creano continuamente nuove espressioni e nuove frasi manipolando le loro risorse linguistiche per descrivere nuovi oggetti e nuove situazioni.
Questa proprietà del linguaggio è chiamata produttività, o creatività.
Si tratta di un aspetto legato al fatto che il numero potenziale di enunciati è infinito per qualsiasi lingua umana.
I sistemi di comunicazione delle altre specie sembrano non avere questo tipo di flessibilità, non sembra neppure che per gli animali sia possibile produrre nuovi segnali per comunicare nuove esperienze.
Ciò che limita la comunicazione animale si può definire referenza fissa. Ogni segnale del sistema è fisso rispetto a un oggetto o a un’occasione particolare e non possono essere manipolati.
Un essere umano è capace di creare un nuovo segnale.
5. Trasmissione culturale
La lingua si acquisisce nell’ambito di una cultura dagli altri parlanti e non dal patrimonio genetico dei genitori.
Dai genitori si possono acquisire le caratteristiche somatiche, ma non la lingua. Al contrario degli animali.
Il linguaggio viene trasmesso da una generazione all’altra: trasmissione culturale.
È dimostrato che gli esseri umani nascono con una predisposizione innata all’acquisizione di linguaggio intesi in senso generale, ma essi non nascono con la capacità di produrre enunciati in una lingua specifica.
Il modello generale della comunicazione animale prevede invece che i piccoli nascano già dotati di un insieme di specifici segnali che vengono prodotti istintivamente.
I piccoli umani che crescono in isolamento non producono invece alcun linguaggio “istintivo”.
6. Doppia articolazione
Il linguaggio umano è organizzato contemporaneamente su due livelli o piani. Questa caratteristica è chiamata doppia articolazione.
- Livello materiale sul quale possiamo produrre singoli suoni come b, s, u. Nessuna di queste forme ha un proprio significato intrinseco. Suoni distinti.
- Il livello del significato invece che appunto attribuisce uno specifico significato. Es: bus, sub. Significati distinti.
Con un insieme limitato di suoni distinti, siamo in grado di produrre un numero molto grande di combinazioni di suoni, parole, che hanno significati distinti: questa dualità del linguaggio umano è una delle caratteristiche più economiche del linguaggio umano.
Nelle altre specie ogni segnale comunicativo è una forma fissa che non può essere suddivisa in parti distinte.
7. Parlare con gli animali
L’animale spesso mostra un particolare comportamento in risposta a un particolare stimolo sonoro senza effettivamente capire il significato delle parole.
Cap. 3: Lo sviluppo della scrittura
La più antica forma di scrittura di cui abbiamo chiare prove è quella cuneiforme, risalente a circa 5.000 anni fa, nonostante vi sono ritrovamenti di incisioni su grotte e caverne molto tempo prima.
È importante tenere conto che un larghissimo numero di lingue, oggi, è usato solo nella forma parlata.
1. Pittogrammi e ideogrammi
Un pittogramma, scrittura figurativa, è una figura che rappresenta particolari immagini in maniera sistematica, di cui ritroviamo i primi esempi nelle caverne.
Tutti devono usare una forma simile per veicolare un significato più o meno simile. Tra simbolo e interpretazione deve quindi sussistere una relazione convenzionale.
L’ideogramma, scrittura ideografica, invece è un simbolo che fa riferimento a qualcosa di astratto.
Es: calore dal disegno di un sole.
La differenza tra pittogrammi e ideogrammi dipende dalla relazione tra simbolo e entità che rappresenta, le forme più simili all’illustrazione sono un pittogramma mentre quelle più astratte e derivate sono ideogrammi.
Essi non rappresentano suoni o parole di una specifica lingua ma possono essere compresi più o meno con lo stesso significato convenzionale in tanti paesi diversi dove si parlano altrettante differenti lingue.
I logogrammi, scrittura logografica, sono dei simboli che vengono utilizzati per rappresentare le parole di una lingua specifica.
2. Logogrammi
Quando la r
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