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Semiotica della comunicazione politica

1) Comunicazione politica e postmodernità

La comunicazione politica contemporanea possiede strutture discorsive che non appaiono immediatamente, o perché coperte da altre forme di distinzione e apparenza, o perché nascoste nello scontato del parlare quotidiano; per farle emergere bisogna assumere un punto di vista più trasversale e meno legato ai paradigmi e alle metodologie delle singole discipline.

Sono utili a farci comprendere la comunicazione politica contemporanea i concetti di differenza, frammentazione, crisi della verità e implosione delle dicotomie.

Una definizione di postmodernità

La postmodernità è un concetto costituito da caratteristiche distinte e sovrapposte impossibili da aggregare o integrare. È un concetto tanto eterogeneo quanto la realtà che si propone di riflettere e descrivere.

Una piena comprensione della postmodernità non può che prescindere dalle parole e dallo stile di coloro che meglio l’hanno saputa esprimere ed interpretare.

Lyotard, il primo ad introdurre questo concetto, fu altri filosofi post-strutturalisti sono Derrida, Deleuze e Foucault che hanno sviluppato alcune categorie chiave del postmoderno.

Differenza e frammentazione

Determinanti nella postmodernità sono i concetti di differenza e frammentazione: sono una frantumazione di un’unità coerente e monolitica in molti pezzi diversi, che rimangono sciolti, singolari e godono della propria reciproca irriducibilità.

Le differenze nel postmoderno sono forze senza centro né dominio, che nella loro “tattica cieca, erranza empirica” senza inizio né profondità, mettono in crisi, decostruendolo, ogni senso di unità, verità, finalità e autorità, “trascinando con sé tutti i significati rassicuranti, costringendo alla resa tutte le piazzeforti”.

Non si possono unire eventi diversi in una storia coerente ma esistono eventi e discorsi singolari e irriducibili, da affiancare per giustapposizione senza pretendere di integrarli.

Legato al tema delle differenze c’è quello della polifonia ovvero moltiplicazione e diversità delle voci presenti in un testo e nel sapere di cui è intessuto: tutte le fonti informative acquistano spazio e legittimità, con il conseguente incremento del materiale simbolico a disposizione e la proliferazione di codici e punti di vista.

Nella postmodernità la società è intesa come una galassia di diversi stili di vita, identità, culture e appartenenze; gusti e consumi si frammentano anche dal punto di vista culturale e politico, con la crisi dei partiti e delle organizzazioni di massa.

Le identità diventano locali o addirittura tribali ovvero basate sul genere, razza, etnia o qualche interesse condiviso in una comunità. Ad accentuare questo processo di differenziazione contribuiscono le nuove tecnologie di comunicazione, che permettono la diffusione di canali narrowcasting in cui singoli gruppi comunicano, si scambiano informazioni, files, dati etc.

Si presume che non solo persone diverse desiderino oggetti diversi, ma che gli stessi vogliano, in momenti diversi, cose differenti: l’identità personale non è unica e acquisita una volta per tutte, ma fluida, multipla, prodotto caleidoscopico di continue combinazioni e ricombinazioni di frammenti.

Crisi della verità

Influenza di Nietzsche, il pensiero postmoderno è giunto a ritenere che “ogni verità è verità di un elemento, di un momento e di un luogo”. La verità non è un dato obiettivo, ma è il risultato di un gioco/conflitto tra le forze e i poteri che stanno alla base delle interpretazioni, quindi è sempre relativa, prospettica e arbitraria.

In questa prospettiva è inutile ricercare una verità unica pura e originale perché si finisce sempre per trovare cose “senza essenza o la cui essenza è stata costruita pezzo per pezzo”. La realtà non può essere intesa come il dato oggettivo che sta al di sotto delle immagini che ce ne danno i media”, ma è piuttosto “il risultato dell’incrociarsi del contaminarsi delle molteplici immagini, interpretazioni in concorrenza tra loro o senza alcuna coordinazione “centrale” che i media distribuiscono”.

Gli errori perdono il loro carattere negativo e diventano erranze, da percorrere sfruttandone la fertilità e la creatività. Il principio di piacere si sostituisce al principio di realtà. Cade il raffronto tra l’originale e la copia a favore del concetto di “simulacro” che sta al di là della menzogna e della verità. È la ripetizione senza origine, segno senza rapporto necessario con il proprio referente.

A questa crisi si affianca anche quella sociale: moltiplicazione dei segni e proliferazione in un universo sempre più dominato dallo sviluppo delle comunicazioni di massa. La realtà sociale sarebbe sostituita da un processo di simulazione ottenuto grazie ai segni che si scambiano tra di loro senza scambiarsi più con qualcosa di reale.

Nella post-modernità si vive una crisi della realtà e della verità che è insieme ontologica e sociale, che fa perdere a questi soggetti il ruolo di riferimento. Diventano differenze, arbitrarietà e simulazioni.

Implosione delle dicotomie

Importantissimo è il tema della crisi del concetto di dicotomia, infatti alla struttura dicotomica, composta da due parti omogenee, si contrappone l’idea di un essere unico, infinitamente differenziato al proprio interno.

Un essere del tutto positivo, frammentato da innumerevoli linee di faglia fluide e intrecciate. La dicotomia subisce un’implosione perché in esso “più niente separa un polo dall’altro, l’iniziale dal terminale, c’è come uno schiacciamento dell’uno sull’altro, di interpretazione fantastica, di crollo, l’uno sull’altro, dei due poli tradizionali”.

Entra in crisi la distinzione della causa e dell’effetto, dell’attivo e del passivo, del soggetto e dell’oggetto, del fine e dei mezzi. A livello sociale, le opposizioni, prima fondamentali per circoscrivere i significati, ora perdono gran parte del loro significato e potenzialità euristiche e pragmatiche, in una implosione delle opposizioni creatrici di senso.

Mentre realtà e simulazione, verità e rappresentazione collassano e si imbrogliano, cresce la confusione e l’attenuazione delle differenze fra normale e anormale, atteso e inatteso, domestico e selvaggio, familiare ed estraneo, fra “noi” e gli stranieri.

Analogamente si attenuano e si fondono i confini fra altre dicotomie (cultura bassa e alta, natura e cultura, maschio e femmina). Le linee di frattura sociale si ibridano o si frammentano secondo gli schemi classificatori della differenza.

Altri concetti chiave della postmodernità

La postmodernità è anche un gioco, inteso come accettazione ludica dell’esistente nella sua provvisorietà, come consapevolezza alla partecipazione ad un sistema che non ha norme necessarie, ma è retto da regole totalmente arbitrarie, la cui definizione è un’ambita posta in palio.

Lo stile e la filosofia di vita dell’uomo postmoderno si spostano dall’etica all’estetica, il casuale prende il posto del causale. I modi della stessa tendenza sono l’uso di strutture narrative elementari per dare senso e ordinare eventi, e la riduzione della polifonia di temi, voci e interessi di una scena politica in una sola voce (partito, leader, organizzazione...).

La postmodernità è inteso come nomadismo, dinamica provvisoria, per questo il modello della postmodernità è quella della rete, e la sua metafora è quella del rizoma: è un sistema acentrico, non gerarchico e non significante, senza Generale, unicamente definito da una circolazione di stati, collega un punto qualsiasi con un altro punto qualsiasi, e ciascuno dei suoi tratti non rimanda necessariamente a dei tratti dello stesso genere. Così funziona Internet e così funzionano tutte le strutture della società contemporanea.

La postmodernità è anche la comparsa di un nuovo genere di piattezza, o un nuovo tipo di mancanza di profondità, superficialità. Anche il tempo infatti si appiattisce, perché il presente cancella il passato e assorbe il futuro fino a dar forma a un mondo in eterno presente, senza origine o destinazione”.

Tipicamente postmoderna è la crisi della narratività e la crisi delle grandi narrazioni causata dal moltiplicarsi dei discorsi e delle voci. Importante è notare l’idea di complessità che soggiace a tutti i concetti fin ora esposti.

1. La classificazione dicotomica

Dicotomia: bipartizione, separazione netta tra due elementi. Suddivisione in due parti.

La prima caratteristica della comunicazione politica è la tendenza alle classificazioni dicotomiche. Infatti succede che situazioni di politica interna, complesse e sfumate, siano ridotte a formule binarie: la realtà diventa una semplice contrapposizione fra un compatto noi e un ugualmente omogeneo loro, a cui si invita di fare una scelta netta di appartenenza.

Questo si può definire tendenza alla semplificazione, riduzione della complessità. O meglio, lo schema binario.

Alexander: in tutte le società democratiche i discorsi politici tendono ad articolarsi attorno ad uno schema binario fisso che è dato per scontato e percepito come naturale; si tratta della divisione fra inclusione ed esclusione, fra noi e loro, amici e nemici (libertà-democrazia vs repressione-antidemocrazia).

Si genera così un’ossatura simbolica attorno cui si sviluppano le dispute politiche, ma che non è mai oggetto delle dispute stesse: l’attenzione si focalizza sempre sulla distribuzione dei singoli attori, temi, sull’uno o sull’altro e mai sullo schema binario stesso.

Di conseguenza la lotta politica non sta mai nella definizione delle categorie di giusto e sbagliato, ma nell’identificazione del proprio partito, leader, movimento, ecc. con il polo positivo e dell’avversario con quello negativo. Dopo aver definito questo schieramento simbolico, ci si deve schierare una parte contro l’altra.

Una scelta di campo

Nella campagna del 2000 di Silvio Berlusconi, “una scelta di campo”, si può osservare la riduzione a una contrapposizione elementare in due campi della grande complessità delle variabili di voto delle elezioni regionali, il testo costruisce la scelta fra l’uno o l’altro campo non solo come semplice, ma come logica, inevitabile.

Sottolinea la certezza della seconda e il rischio della prima. Opposizione esplicita “nostra” e “loro”. Egli lo fa col riferimento a due passioni forti ed estreme, l’amore e l’odio, chiaramente non pertinente in un contesto elettorale, altri questa coloritura passionale serve a radicalizzare ulteriormente lo schema binario. L’amore associato inequivocabilmente nell’enciclopedia comune al valore positivo e l’odio al valore negativo.

Dicotomie così radicali abbondano in tutta la comunicazione politica dopo l’attentato alle Torri Gemelle, oltre che nei testi verbali, anche nei testi visivi, come nell’immagine apparsa in “la Repubblica” l’8 settembre 2001 dove l’accostamento delle foto di Bush e Bin Laden polarizzano visivamente la situazione internazionale come guerra tra due persone.

E successivamente nel 2003 la scheda di voto in merito alla campagna d’opinione contro la guerra in Iraq proposto da Famiglia Cristiana, “stai con il papa o stai con Bush”. Considerazione sul rapporto fra cognizione ed emozione nei rituali politici (Kertzer): tanto più gli individui sono emotivamente eccitati tanto meno raffinata è la categorizzazione attraverso la quale definiscono gli altri. Portato all’estremo, l’individuo sopraffatto dalle emozioni può operare una suddivisione cognitiva troppo semplificata e ridurre la gente a due sole categorie: o con me o contro di me.

Interessante è il rapporto fra pratiche comunicative tese a creare nella popolazione un diffuso senso di pericolo e il successo dei discorsi dicotomici. Se le persone sono più portate a classificazioni rozze e binarie in situazioni di alta emotività, sarà particolarmente efficace combinare un’organizzazione dicotomica del discorso con pratiche comunicative che sottolineino la tensione di una certa situazione, e cerchino nel contenuto di stimolare emozioni forti del caso (rabbia, paura, ecc).

La propensione alle dicotomie è tipica della comunicazione di Berlusconi, tant’è che le riprenderà in un discorso sostanzialmente identico nel 2006 per le elezioni politiche.

Una scelta di campo

Tra il rischio di un regime e la certezza della libertà duratura. Si trattava di un’operazione concepita “per avere giustizia nella lotta tra il Bene e il Male”.

Il 16 aprile sarai chiamato a scegliere il governo della tua regione.

Ma dovrai fare, in realtà, una scelta più importante.

Una scelta di campo tra due Italie:

Tra la “loro Italia”, l’Italia della disoccupazione, delle pensioni insufficienti, delle tasse troppo alte, dell’insicurezza e della paura, un’Italia che sa solo proibire e odiare e la “nostra” Italia.

L’Italia che sa anche e soprattutto amare, l’Italia libera, giusta e generosa, che ho in mente io e che, sono sicuro, hai in mente anche tu.

Silvio Berlusconi.

Il bene contro il male

Nel discorso di Bush all’indomani dell’attentato dell’11 settembre bisogna sottolineare che, in una congiura storica tanto complessa, vi è una struttura semplificata al massimo, infatti egli dice che quella è una lotta tra “bene e male”, dove il bene prevarrà.

In questo caso si aveva a che fare con una situazione politica molto complessa in cui si sommavano e interagivano fattori politici, economici, etnici e le linee tra effetti e cause, vittime e responsabili sono confuse, e quindi è particolarmente significativo che abbia scelto una struttura semplificata.

Oltre a questa dicotomia, poco postmoderna, vi è anche la definizione di “Giustizia infinita”, poi chiamata anche Libertà duratura.

2. La riduzione delle differenze

Un’altra tendenza della comunicazione politica odierna è la riduzione delle differenze. Infatti la molteplicità e diversità di appartenenze, identità e interessi si condensano, e in parte annullano, attorno a un simbolo comune condiviso.

È una vera e propria riduzione all’uno, opposta alle tendenze più tipiche del postmodernismo. Ottima formula riassuntiva è solidarietà senza consenso (Kertzer + Bell): si riferisce alla capacità di certi rituali di suscitare la solidarietà in situazioni in cui non esistono credenze comuni, ovvero, appunto, di produrre solidarietà senza produrre consenso.

Si supera in parte l’idea di Durkheim sulla necessità di un common belief.

Il fulcro della condivisione non sta tanto nei valori o nelle opinioni, quanto nei simboli materiali che ne determinano il focus di attenzione. Quindi la condivisione rituale si sposta dai contenuti agli oggetti che li esprimono simbolicamente, o dai significati ai significanti.

I simboli dei rituali sono tanto più efficaci quanto più devono avere un significato plurivoci e vaghi, poco determinato per possedere un ventaglio aperto delle possibili interpretazioni.

Nella comunicazione politica italiana la riduzione delle differenze si compie attorno ad un simbolo polisemico negativo: un “no” che unisce punti di vista diversi attorno a un comune oggetto di opposizione.

Il no del centrodestra italiano (Berlusconi)

Il centro destra italiano ha messo assieme anime e identità politiche eterogenee se non anche contraddittorie. Coalizione caratterizzata da un insieme di identità politiche eterogenee, anche contraddittorie, presenza costante e spesso esclusiva del leader di Forza Italia come suo rappresentante (presenzialismo totalizzante e personalistico di Berlusconi).

Il leader aveva spostato su di sé l’attenzione costruendo la propria immagine come simbolo plurivoco, capace

In negativo, costruita più spesso ovvero per negazione degli avversari e non con affermazioni di proposte e temi propri, per esempio il pericolo comunista al cospetto del quale tutte le forze democratiche italiane devono saldarsi in un fronte unitario.

Questo rappresenta uno schema tipico dei momenti di crisi, in cui si chiamano forze politiche e sociali diverse a compattarsi contro un grave rischio comune. Da Polo della Libertà a Casa della Libertà: la casa è uno spazio unico, raccolto e privato dove all’interno possono convivere famiglie che abbiano a cuore l’idea della libertà contro un unico rischio.

I no del centrosinistra italiano (Prodi)

Il centrosinistra costruì la propria immagine quasi completamente in negativo, cioè in contrapposizione dell’immagine di Silvio Berlusconi, accusato di essere antidemocratico. Si rivelò una campagna elettorale che avesse assunto la forma d un referendum pro o contro Berlusconi con l’Ulivo che chiamava a raccolta elettori contro il pericolo antidemocratico. Stessa cosa venne riproposta nel 2006.

L’identità stessa della sinistra italiana si è costruita in negativo. Tratto distintivo della comunicazione politica del centrosinistra è la riduzione delle differenze, il focus era su Romano Prodi, concentrato sul valore dell’unità contro la proliferazione dei diversi partiti e movimenti (chiamatosi “L’Unione”, coalizione eterogenea, slogan: “la forza che fa l’unione”).

Il no del movimento

Movimento di critica alla globalizzazione, il cosiddetto movimento dei movimenti, che prende avvio nel 1999 a Seattle, eterogeneo e frammentato, “è un movimento che parla una

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lapiera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e storytelling e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cosenza Giovanna.
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