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Introduzione

La scienza politica è lo studio della politica tramite l’applicazione del metodo scientifico.

Essa, tradizionalmente si divide in:

  • A. Politica comparata, ovvero lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente all’interno dei paesi;
  • B. Politica internazionale, ovvero lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente tra paesi.

Tuttavia, molte questioni politiche contengono una buona dose di fattori che avvengono sia all’interno di paesi che tra paesi e conseguentemente il confine è molto confuso, per questo si usa il termine “prevalentemente”.

Ci sono però altre due definizioni di politica comparata:

  • 1. Accezione statunitense = lo studio dei fenomeni politici all’interno di ogni paese eccetto quello in cui lo studioso risiede → definizione assurda;
  • 2. Lo studio della politica tramite il metodo comparato equivale a dire che la politica comparata è sinonimo di scienza politica.

Capitolo 2

Abbiamo detto che la scienza politica è lo studio della politica tramite l’applicazione del metodo scientifico. Così definita appare un’affermazione tautologica.

Un metodo comunemente usato dagli scienziati politici per studiare la società è il cosiddetto metodo comparato, o anche detto metodo di Mill.

➔ Mill delinea due differenti metodi:

  • 1. Metodo della concordanza;
  • 2. Metodo della differenza.

L’obiettivo è quello di individuare le cause degli eventi politici.

Cause, condizioni necessarie e condizioni sufficienti

Cosa si intende per causa? Ci limitiamo qui a definire due tipi di causalità, ovvero le condizioni necessarie e le condizioni sufficienti.

  • Una condizione necessaria è una circostanza (CN) in assenza della quale l’evento in questione (E) non può accadere.
  • E non accade mai a meno che CN sia presente.
  • Il verificarsi di E costituisce un sottoinsieme dei casi in cui CN è presente.
  • Una condizione sufficiente è una circostanza (CS) in presenza della quale l’evento in questione (E) deve aver luogo l’effetto.
  • La condizione non si ha mai senza che si abbia.
  • Una condizione necessaria e sufficiente è una circostanza (CNS) in assenza della quale l’evento in questione (E) non si verificherà e in presenza della quale l’evento deve avere luogo.

L’effetto si determina se e solo se:

  • È presente la condizione necessaria e sufficiente;
  • Non esistono sottoinsiemi in cui si verifichi l’effetto di E senza la causa CNS o viceversa.

➔ La ricerca sistematica di questo tipo di condizioni è il metodo di Mill o metodo comparato.

Abbiamo detto che il metodo comparato si divide in due tipi: concordanza e differenza.

  • Per illustrare il metodo della concordanza, che si serve delle condizioni necessarie, supponiamo di voler spiegare le cause della democrazia. Potremmo osservare due democrazie contemporanee e prendere le loro caratteristiche.

Il metodo della concordanza mette a confronto casi che concordano sul fenomeno da spiegare, ma si potrebbero trovare altre cause che spieghino la democrazia oltre a quelle illustrate negli esempi a pag. 20.

  • Per illustrare il metodo della differenza, che si serve delle condizioni sufficienti, e supponiamo di usare lo stesso esempio di prima.

Il metodo della differenza mette a confronto casi che differiscono sul fenomeno da spiegare ed è più efficace di quello precedente perché permette di stabilire le condizioni sia necessarie che sufficienti, ma le conclusioni dedotte possono essere estremamente influenzate dal numero dei casi osservati.

Presupposti del metodo di Mill

Dunque ➔ il metodo di Mill può trarre conclusioni valide solo se vengono rispettati dei presupposti particolari:

  • 1. Il processo causale deve essere deterministico.
  • Una causa è deterministica quando conduce sempre ad un determinato esito. Nel caso delle scienze sociali sono preferibili le cause probabilistiche a causa dei limiti della nostra conoscenza e della natura del soggetto trattato.
  • 2. Non ci possono essere effetti di interazione.
  • Un effetto di interazione si ha quando due o più condizioni concorrono a causare l’evento.
  • 3. Devono essere individuate tutte le cause possibili.
  • Il metodo di Mill è inadeguato a trattare cause molteplici.
  • 4. Tutte le istanze dei fenomeni che siano mai esistite sono state osservate o tutte le istanze inosservate devono essere uguali ai casi osservati.
  • Per essere convinti di questo aspetto bisognerebbe esaminare un gran numero di fattori causali alternativi.

Anche qualora questi presupposti venissero soddisfatti possiamo ritenere il metodo valido solo se accettiamo che (a) i casi osservati sono tutti gli esempi del fenomeno o (b) che tutti i casi non osservati sono uguali agli esempi che abbiamo osservato.

Va inoltre specificato che i metodi di Mill sono empirici: ci dicono quello che accade, non perché i fenomeni si presentano insieme.

➔ Per spiegare la produzione del fenomeno è necessario adottare una teoria.

Argomento e sillogismo categorico

Che cos’è un argomento?

Un argomento è una serie di proposizioni connesse logicamente, che in genere si presenta sotto forma di una serie di premesse e di una conclusione.

  • Un argomento è valido quando, accettando le premesse, siamo obbligati ad accettare le conclusioni.
  • Un argomento non è valido se, accettando le premesse, siamo liberi di accettare o rifiutare le conclusioni.

Un modo per rappresentare un argomento è il sillogismo categorico, che consiste di una premessa maggiore, premessa minore, conclusione.

  • A. La premessa maggiore viene presentata in genere come una proposizione condizionale (Se P, ovvero l’antecedente, allora Q, ovvero la conseguenza);
  • B. La premessa minore è una proposizione sull’antecedente o sulla conseguenza della proposizione condizionale;
  • C. La conclusione è una proposizione che si ritiene essere vera, date le premesse.

➔ Quattro tipi di argomenti condizionali possono essere rappresentati da un sillogismo:

Argomenti che affermano l’antecedente

1. “Se P allora Q. Affermo P quindi Q”.

“Se un paese è ricco allora sarà una democrazia” (premessa maggiore).

“Il paese osservato è ricco” (premessa minore).

Ne consegue logicamente che il paese osservato sarà una democrazia.

✓ L’argomento è valido.

Argomenti che negano l’antecedente

2. “Se non P allora non Q. Non P allora non Q”.

“Se un paese è ricco allora sarà una democrazia” (premessa maggiore).

“Il paese non è ricco” (premessa minore).

Non consegue logicamente che non dato P allora Q non è dato.

✓ L’argomento non è valido non perché possiamo trovare nella realtà un esempio di una democrazia non ricca, ma perché non siamo costretti ad accettare la conclusione basata sull’esattezza della premessa maggiore e di quella minore.

Argomenti che affermano la conseguenza

3. Argomenti che affermano la conseguenza.

“Se P allora Q. Affermo Q quindi P”.

“Se un paese è ricco allora sarà una democrazia” (premessa maggiore).

“Il paese è una democrazia” (premessa minore).

Non consegue logicamente che il paese sarà ricco poiché se il nostro caso è compreso in Q non è necessariamente detto che sia compreso anche in P.

✓ L’argomento non è valido perché non siamo costretti ad accettare la sua conclusione e la sua conclusione non è per forza vera.

Argomenti che negano la conseguenza

4. Argomenti che negano la conseguenza.

“Se un paese è ricco allora sarà una democrazia” (premessa maggiore).

“Il paese non è una democrazia” (premessa minore).

Se accettiamo la premessa che nega che Q sia vera siamo costretti ad accettare la conclusione. Se il caso non è compreso in Q non può essere compreso in P.

✓ L’argomento è valido poiché siamo costretti ad accettare la conclusione basata sulle premesse.

Capitolo 3

In questo capitolo definiamo cosa intendiamo per politica.

➔ Molti studiosi condividono l’intuizione secondo la quale la politica è quel sottoinsieme di comportamenti umani che implica l’uso di potere o influenza.

  • In linea generale si parla di potere quando gli individui non possono raggiungere i propri obiettivi senza cercare di influenzare il comportamento degli altri o senza cercare di sottrarsi all’influenza esercitata da altri.

Introduciamo il modello tratto da una riformulazione di un argomento proposto nel libro di Hirshman intitolato “Lealtà, defezione, protesta: rimedi alle crisi delle imprese, dei partiti e dello stato”.

Nel complesso diciamo che le situazioni politiche comportano quasi sempre che ci siano individui o altri gruppi che traggono benefici a scapito di altri individui e gruppi.

Immaginiamo che nel nostro ambiente sociale ci sia stato un cambiamento che non ci piace. Che cosa possiamo fare?

  • 1. Uscita: constatare che è avvenuto un cambiamento deleterio nel nostro ambiente e modificare il nostro comportamento per ottenere il miglior risultato possibile data la nuova situazione;
  • 2. Voce: usare la nostra voce (con denunce, proteste, pressioni …) per riportare il nostro ambiente sociale alla situazione originaria;
  • 3. Lealtà: accettare il fatto che il nostro ambiente sociale sia cambiato senza apportare alcuna modifica al nostro comportamento.

➔ Consideriamo adesso l’esempio in cui lo stato introduca una politica, ad esempio un aumento delle imposte, che danneggia uno dei suoi cittadini. Che fare? Uscire, usare la voce o restare leale?

La scelta del cittadino dipenderà da quello che si aspetta che accada quando sceglie una di queste opzioni.

  • Il problema con il quale il cittadino e lo stato si confrontano è complicato, perché la scelta del cittadino dipende da ciò che egli pensa farà lo stato e viceversa.

Questo aspetto strategico delle interazioni sociali è l’essenza della politica → la teoria dei giochi è lo strumento fondamentale per analizzare le situazioni strategiche, che sono situazioni nelle quali le scelte di un attore dipendono da quelle di altri attori.

➔ Un concetto importante per la soluzione di giochi è l’equilibrio di Nash:

  • Un insieme di strategie di gioco tale per cui, dato ciò che gli altri giocatori fanno, nessun giocatore ha un incentivo a cambiare strategia unilateralmente.
  • In un gioco, i payoff indicano il valore che i giocatori attribuiscono a ogni esito possibile.
  • Un gioco può essere raffigurato:
  • 1. Attraverso un albero di gioco nei giochi in forma estesa, dove i giocatori compiono le proprie scelte in sequenza;
  • 2. Attraverso una matrice di payoff nei giochi in forma normale, dove i giocatori compiono le proprie scelte simultaneamente.

Esempio di gioco in forma estesa

Analizziamo adesso un esempio di gioco in forma estesa, nel quale l’antefatto è che lo stato ha introdotto un aumento delle imposte che danneggia il cittadino.

  • Esito 1: Lo stato mantiene il beneficio della nuova situazione; il cittadino opta per un qualche sostituto.
  • Esito 2: Lo stato mantiene il beneficio della nuova situazione ed il cittadino subisce una perdita.
  • Esito 3: Lo stato restituisce il beneficio al cittadino.
  • Esito 4: Lo stato mantiene il beneficio della nuova situazione ed il cittadino subisce una perdita.
  • Esito 5: Lo stato mantiene il beneficio ma perde il sostegno del cittadino ed il cittadino opta per un qualche sostituto.

Indichiamo adesso i payoff che corrispondono a ciascun esito:

  • Esito 1: Il payoff del cittadino è U, perché esce, e il payoff dello stato è 1, perché mantiene il beneficio sottratto al cittadino.
  • Esito 2: Il payoff del cittadino è 0, perché rimane leale, e il payoff dello stato dello stato è pari a 1 + L, in quanto mantiene il beneficio sottratto al cittadino e conserva un cittadino leale.
  • Esito 3: Il payoff del cittadino è 1 – c, perché lo stato restituisce al cittadino il beneficio sottratto, ma il cittadino ha dovuto usare la propria voce per riaverlo, e il payoff dello stato è L, perché lo stato conserva un cittadino leale.
  • Esito 4: Il payoff del cittadino è 0 – c, perché il cittadino decide di rimanere leale, ma solo dopo aver utilizzato la voce, e il payoff dello stato è pari a 1 + L, perché mantiene il beneficio sottratto al cittadino e conserva un cittadino leale.
  • Esito 5: Il payoff del cittadino è U – c, perché esce ma solo dopo aver utilizzato la voce, e il payoff dello stato è 1, perché mantiene il beneficio che ha sottratto al cittadino.

Equilibrio perfetto di Nash nei sottogiochi

Come risolvere questo gioco in forma estesa?

  • In genere gli scienziati politici risolvono i giochi in forma estesa con un particolare tipo di equilibrio di Nash, chiamato equilibrio perfetto di Nash nei sottogiochi (EPNS) = insieme di strategie per cui ogni giocatore ha un equilibrio di Nash in ogni sottogioco.

Un sottogioco è quella parte di un gioco in forma estesa che inizia con un nodo di scelta e comprende tutti i nodi successivi.

Come si trova l’EPNS?

Utilizzando il metodo dell’induzione a ritroso = un processo che consiste nel ragionare all’indietro, dalla fine di un gioco o di una situazione fino all’inizio, per determinare un corso di azione ottimale.

Per risolvere il gioco analizzato precedentemente dobbiamo prendere in considerazione diversi scenari:

  • I. Il cittadino ha una credibile minaccia di uscita e lo stato è dipendente: U > 0, L > 1.
  • II. Il cittadino non ha una minaccia di uscita credibile e lo stato è dipendente: U < 0, L > 1.
  • III. Il cittadino ha una credibile minaccia di uscita e lo stato è autonomo: U > 0, L < 1.
  • IV. Il cittadino non ha una minaccia di uscita credibile e lo stato è autonomo: U < 0, L < 1.

Scenario I

  • Nodo finale: U – c > 0 – c → il cittadino decide di uscire.
  • Penultimo nodo: L > 1 → lo stato decide di rispondere.
  • Nodo iniziale: U > 0 e U < 1 – c → il cittadino sceglierà di usare la voce.

Scenario II

  • Nodo finale: U < 0 → il cittadino rimane leale.
  • Penultimo nodo: 1 + L > L → lo stato decide di ignorare.
  • Nodo iniziale: U < 0 → il cittadino rimane leale.

Scenario III

  • Nodo finale: U – c > 0 – c → il cittadino decide di uscire.
  • Penultimo nodo: L < 1 → lo stato decide di ignorare il cittadino.
  • Nodo iniziale: U > 0 → il cittadino decide di uscire.

Scenario IV

  • Nodo finale: U < 0 → il cittadino resta leale.
  • Penultimo nodo: 1 + L > 1 → lo stato sceglie di ignorare il cittadino.
  • Nodo iniziale: U < 0 → il cittadino resta leale.

Deduzioni dagli scenari

Che cosa possiamo dedurre da questi diversi scenari?

  • La prima conclusione è che lo stato risponde positivamente al cittadino solo quando il cittadino dispone di una minaccia di uscita credibile e lo stato deve dipendere dal cittadino.
  • In assenza di una minaccia di uscita credibile il cittadino è una facile preda e lo stato può tranquillamente appropriarsi dei suoi benefici.
  • Nel caso in cui il cittadino non abbia una minaccia di uscita credibile non è facile capire se uno stato sia dipendente o autonomo.
  • È sbagliato pensare che la mobilitazione pubblica, o la mancanza di mobilitazione politica, siano fattori in grado di rivelare in modo diretto le preferenze dei cittadini.
  • I cittadini che dispongono di opzioni di uscita credibili esercitano una notevole influenza senza aver bisogno di aprire la bocca quando lo stato dipende da loro.

Capitolo 4

In questo capitolo ci occuperemo dello stato.

  • La più nota definizione di stato viene dal sociologo tedesco Max Weber → “è una comunità di persone in cui l’apparato amministrativo rivendica con successo il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica all’interno di un determinato territorio”.
  • 1. Uno stato necessita di un dato territorio. In questo modo distingue gli stati dalle nazioni.
  • 2. Legittimità della forza è difficile da definire.
  • 3. Riguardo al monopolio è altresì un concetto difficile per gli studiosi.
  • Altre due definizioni famose sono quelle di Tilly → “organizzazioni relativamente centralizzate e differenziate, i cui funzionari rivendicano, con maggiore o minore successo, il controllo sui principali strumenti della violenza all’interno di una popolazione che abita un ampio territorio unitario”.
  • E quella di North → “organizzazione con un vantaggio comparato nella violenza, che si estende su un’area geografica i cui confini sono determinati dal suo potere di tassare i residenti”.

➔ Entrambe, seppur diverse da quella di Weber, condividono la sua convinzione che tutti gli stati devono avere un dato territorio e che tutti fanno sempre ricorso alla minaccia della forza per governare.

(Nota bene: gli stati fanno più che altro affidamento sulla minaccia della forza coercitiva. Gli stati che non ne dispongono si dicono falliti).

All’inizio dell’epoca moderna, teorici politici come Hobbes, Locke e Rousseau si impegnarono in esperimenti mentali che li aiutassero a riflettere in modo più chiaro sul ruolo dello stato nel mondo contemporaneo. Come sarebbero le relazioni sociali tra gli uomini in un mondo senza stati né governi?

  • 1. Thomas Hobbes descriveva la vita nello stato di natura come una “guerra di tutti contro tutti” in cui la vita era “solitaria, povera, violenta, brutale e breve”.

➔ Riteneva che gli individui nello stato di natura si trovassero di fronte a un dilemma.

In uno stato di natura anche l’individuo più debole, se vuole, ha il potere di sopraffare il più forte. In una situazione tale

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia9910 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pinto Luca.
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