Riassunto libro “Epistemologia della gruppoanalisi. A confronto con Malcolm Pines” (M. Giordano)
Sezione prima: premesse di epistemologia
Cap. 1 Conoscenze e metodi
La seconda ipotesi considera l’epistemologia una specifica teoria della conoscenza che pone interrogativi sul senso che la ricerca di una data scienza assume sui problemi umani.
Antecedenti
Ai suoi esordi l’epistemologia si pone l’intento di definire il proprio apparato concettuale e metodologico e i confini di pertinenza rispetto alle scienze più conosciute. Ciò comporta lo sviluppo di due linee di ricerca:
- L’epistemologia impegnata a organizzarsi come disciplina autonoma allontanandosi dai tempi e dai campi della ricerca scientifica per esprimersi in generalizzazioni prescrittive e per proporre criteri astratti di demarcazioni tra scientifico e non scientifico;
- L’epistemologia considerata come un insieme di procedure interne alle scienze e assegnata alla competenza degli scienziati. Le stesse ragioni che giustificano l’assimilazione tra le due aree di competenza ne legittimano la separazione.
Viene presentato di seguito il confronto con Malcolm Pines, i cui tratti possono essere enucleati dal contributo di 2 autori:
Evandro Agazzi, epistemologo di fama internazionale che rispetto alle scienze psicologiche, alla psicoanalisi e alla gruppoanalisi riconosce di non averle mai “visitate dall’interno” ma di essere sempre aperto al confronto con gli scienziati del settore;
Jacques Gagey, psicoanalista francese formatosi alla scuola dell’epistemologo Bachelard.
Primo seminario gruppo analitico nazionale
Nel 2006 Agazzi fu invitato a parteciparvi e vennero presentati alla comunità scientifica i primi risultati della ricerca interdisciplinare sul Burnout. I lavori seminariali organizzati con la metodologia gruppoanalitica pone a confronto esperti nazionali e internazionali dei vari settori, medici e psicologi e membri delle tre unità di ricerca coinvolte nel progetto con i rispettivi responsabili scientifici (unità di psicologia clinica, di psico-sociologia, di epistemologia).
In un convegno che si svolse a Varese nel 1974, avente per tema lo statuto scientifico raggiunto dalle ricerche psicologiche e psicoanalitiche, Agazzi avanza un’ipotesi riguardante la situazione all’origine del mancato dialogo tra epistemologi e scienziati che sarebbe da cercare nel progressivo ampliamento dei campi di conoscenza. Epistemologi e scienziati si interrogano sulle condizioni del metodo e di linguaggio, di coerenza e di verifica che possano consentire di annoverare queste nuove conoscenze tra le scienze naturali.
A fine ’900 vi sono due schieramenti contrapposti:
- Da una parte i ricercatori delle nuove conoscenze convinti di possedere la competenza per indicare e legittimare i criteri interni alle procedure delle proprie ricerche e quindi di stabilirne la scientificità che rischia di banalizzarne il lavoro dell’epistemologo riducendolo a generiche teorizzazioni;
- Dall’altra parte vi sono gli epistemologi generalisti ridotti a teorici della conoscenza che finiscono per proporsi come funzionari del mono-metodologismo diffuso.
Entrambi sono convinti di possedere gli strumenti formali per indicare le procedure che le nuove conoscenze sono tenute a seguire per essere considerate un elemento in più delle scienze naturali. Agazzi nota che in realtà si tratta di due modi d’intendere l’epistemologia e al contempo di delineare le competenze su cui si baserebbe il lavoro specifico dell’epistemologo.
Secondo la prima ipotesi, all’epistemologia spetta il compito di preoccuparsi di stabilire le molte strutture metodologiche e le caratteristiche tecnico-formali della ricerca qual è condotta nelle varie scienze.
Agazzi afferma come sia antiquata la questione che porta alla separazione tra l’epistemologia degli epistemologi e quella degli scienziati. Nel corso del convegno, propone, inoltre, che rispetto alle scienze psicologiche si analizzi la definizione implicita ma preliminare dello spazio concettuale. La prof. Giordano afferma che pensare per divisioni comporta frammentazioni, riduttivismi e il restringimento del sapere in orizzonti specialistici e tecnicistico-formali.
Seminari sullo statuto epistemico della psicologia
Ancora oggi, per quanto riguarda l’ambito delle scienze psicologiche, avviene raramente che epistemologi e ricercatori specialisti si confrontino sui problemi riguardanti gli epistemi nei quali le conoscenze psicologiche vanno progressivamente organizzandosi in discorso scientifico. Si continua a rilevare che in libri scritti da psicologi, il termine epistemologia è adoperato come sinonimo di teoria o di meta-teoria e l’aggettivo epistemologico come sinonimo scientifico.
Gli epistemologi generalisti, da parte loro, si limitano in molti casi a investigare i concetti scientifici psicologici con gli strumenti propri dell’analitica del linguaggio. Pertanto lo psicoanalista Gagey, che ne sottolinea questa confusione, nella sua comunicazione, inserisce l’autoreferenzialità tra i diversi fattori che conduce al moltiplicarsi delle Scuole di psicologia e al proliferare di discussioni epistemologiche generaliste che allontanano dal “groviglio delle dinamiche al tempo stesso distinte e intrecciate nell’uomo che soffre al quale ci si può avvicinare abbandonando lo schema semplicemente dicotomico della divisione”.
Nel volume Analyse spectrale de la psychologie, in cui egli ricostruisce il complesso processo di rifrazione delle conoscenze psicologiche nello spettro variegato delle scuole di psicologia, presenta un puntuale lavoro di approfondimento che l’autore conduce ad ampio raggio e con incursioni in più campi di sapere secondo le linee specifiche dell’epistemologia d’impostazione bachelardiana.
Gagey sottolinea il prevalere dell’autoreferenzialità che genera la contrapposizione tra le voci che parlano in solitudine. Nel saggio “Epistemologia della convergenza empatica”, si esplora come Popper si limiti a estrapolare alcune frasi delle opere freudiane per avvalorare il principio di falsificazione, proposto da lui come criterio di demarcazione tra le conoscenze da annoverare tra le scienze e quelle da espellere come non scientifiche.
Epistemologia generalista e scienze psicologiche: tappe della storia di un incontro mancato
Anche il convegno tenutosi a New York nel marzo del ’58 si concentra sul mancato confronto tra epistemologi generalisti ed esperti del settore psicologico. Nel corso di quel convegno, ogni relatore estrapola frammenti e passi di teorie già note nell’ambito scientifico con l’illusione di superare la contrapposizione.
La lettura degli Atti del Convegno mostra con evidenza che si fronteggiano argomentazioni diverse ma tutte protese ad assecondare un ideale di scientificità astratto. Ciascuna di queste argomentazioni supporta concezioni di scienza preconcette.
Da una parte si trovano le pre-concezioni del pensiero neopositivistico nelle sue declinazioni neo-empiristiche, di empirismo logico o positivismo logico e monismo metodologico;
Dall’altra si ritrovano argomentazioni difensive che si rifanno al determinismo psichico quale principio che accomuna la conoscenza della vita mentale alle scienze naturali e che affermano sia possibile applicare alla vita mentale gli stessi criteri di causalità e correlazione propri delle scienze naturali.
Sia nel convegno di Varese che in quello di New York, gli epistemologi e scienziati sviluppano il progetto comune di produrre conoscenza scientifica nel complesso campo clinico. Habermas e Ricoeur, con ragionamenti differenti, propongono una ricostruzione ermeneutica del corpus freudiano allo scopo di espungere (sopprimere, eliminare) le contraddizioni presenti nella scrittura mediante cui Freud cerca di presentare la psicoanalisi come scienza naturale.
Piuttosto che occasione per un confronto, le questioni epistemologhe adoperano la teoria psicoanalitica come terreno per una lotta di posizioni in cui si esauriscono nei confini dell’epistemologia generalista. Griunbaum con il suo “I fondamenti della psicoanalisi” del 1984 presenta dei quesiti volti a sensibilizzare coloro che fanno ricerca nel campo della psicologia clinica circa i criteri di scientificità in cui mette in luce la mancanza di un confronto diretto sul campo.
Evandro Agazzi e Paul Feyerabend
Spesso al termine epistemologia è sostituita l’espressione “teoria della conoscenza”. Quando viene chiesto a Feyerabend di definire il lavoro dei teorici della conoscenza, dalle sue parole emerge la presenza di un divario tra epistemologia e scienza.
In riferimento ai popperiani, denuncia come i criteri specifici della scienza vanno bene nei circoli dove la parola si sostituisce al fare ma sono inutili e dannosi nei luoghi in cui si fa ricerca. Feyerabend, per avvalorare la sua tesi, cerca così supporto nella storia della scienza ad es. Mach mostrerebbe che teoria e ricerca procedono di pari passo, pertanto le suddivisioni nella scienza sono artificiali.
La posizione di Feyerabend è netta e afferma che indagare i criteri di scientificità sarebbe di pertinenza dello stesso scienziato che fa ricerca. Nell’assecondare la logica dell’esclusione, egli sembra non riconoscere un dato epistemologicamente rilevante che viceversa è ben argomentato da Agazzi cioè che l’epistemologia ritaglia un oggetto comunque diverso dall’oggetto scientifico di cui si occupa lo scienziato che fa ricerca.
Seguire la lezione di Agazzi riguardo al nesso che lega l’oggetto scientifico ai criteri delle scienze che lo ritagliano è denso di implicazioni. Le ragioni del nuovo orientamento avviato da Agazzi sarebbero da cercare anche nel percorso di formazione che lo porta a essere tra coloro che legano la competenza epistemologica a conoscenze specialistiche in una scienza in particolare.
I suoi inizi lo vedono discostarsi dai suoi colleghi che iniziarono prima un percorso di studi relativo ad una scienza specifica per poi intraprendere studi relativi alla logica, storia o metodologia della scienza; Agazzi invece solo dopo aver conseguito la laurea in filosofia, si iscrive a Fisica. Delle due posizioni, egli osserva che l’una induce facilmente allo scientismo, l’altra cerca di dare un significato alla scienza.
Rispetto all’ipotesi espressa da Feyerabend di escludere il lavoro specialistico dell’epistemologo per includerlo quale momento interno del lavoro dello scienziato, la posizione sostenuta da Agazzi segna un momento di apertura al confronto. Nelle parole di Agazzi sono individuabili i presupposti per fondare su basi specialistiche l’epistemologia: si tratta di una grande rivoluzione in base al contributo che l’epistemologo può dare alla ricerca.
La ricerca in ambito psicologico e clinico, per produrre incremento di conoscenza richiede che più competenze specialistiche collaborino. Occorre che l’epistemologo unisca alle conoscenze e alle competenze epistemologiche la formazione e la pratica nel settore scientifico in cui collabora insieme ai ricercatori del settore.
Lavorare sul campo della ricerca psicologico-clinica implica il mutamento della posizione e dei tempi che l’epistemologo occupa e dedica alla ricerca e che impegna a esplorare le condizioni, le premesse metodologiche e i criteri per aprire e mantenere il confronto con gli scienziati.
Secondo Agazzi all’epistemologia spetta il compito di sollevare interrogativi diversi; alcuni di questi riguardano il substrato di senso e di significatività dei concetti specifici che le scienze psicologiche costruiscono ad hoc con lo scopo di cercare sempre nuove possibili soluzioni ai processi di problematizzazione del già acquisito. Diventa così prioritario promuovere occasioni in cui epistemologi e scienziati lavorino e conducano ricerche insieme.
È essenziale pertanto precisare la differenza tra l’epistemologia generalista e quella specialistica:
Epistemologia generalista
Si prefigge di analizzare le teorie scientifiche e le comunicazioni con le quali i ricercatori delle singole scienze informano la comunità scientifica dei risultati raggiunti nel proprio settore ponendosi l’obiettivo di rilevare i criteri in base ai quali le singole ricerche sono articolate.
Nell’assolvere tali compiti si mantiene lontano dai luoghi e dai tempi in cui gli scienziati svolgono la ricerca. Interviene post-factum e si muove per astrazioni. Aderisce al mono-metodologismo scientifico dell’empirismo e definisce il proprio ambito di analisi previa assimilazione dei criteri della logica.
Si dedica prevalentemente ad analizzare la struttura logica e la falsificabilità delle ipotesi attraverso le quali gli scienziati organizzano i risultati raggiunti nei propri settori di ricerca e li comunicano all’interno di una teoria. Di conseguenza, definisce il proprio ambito d’analisi in modo funzionante alla giustificazione e asseconda la vocazione prescrittiva della logica.
Epistemologia specialistica
Luogo e tempi in cui si sviluppa l’intervento epistemologico specialistico sono in comune con la ricerca scientifica. Segue poi un corollario: per concorrere a impostare progettualità, organizzazione e procedure di ricerca scientifica è necessario che l’epistemologo disponga di conoscenze e competenze diverse. Inoltre, occorre che abbia la competenza specialistica riguardante l’ambito della scienza in cui si svolge la ricerca.
Rispetto al contributo della metodologia fenomenologica bisogna considerare che tra i fattori costitutivi del pre-contesto fenomenologico vi sono spazialità, temporalità e intenzionalità operante che fungono da costanti procedurali e coordinate interne in quanto prefigurano le condizioni necessarie per rilevare la molteplicità delle componenti specifiche dei processi comunicativi internazionali che si sviluppano nel Context gruppoanalitico nel corso della ricerca.
Essi sono tra gli elementi basilari di competenza dell’epistemologo specialistica. Sensibilizzano la sua mente critica a sollevare configurazioni di quesiti attinenti problematiche diverse da quelli che l’epistemologia generalista confina alle procedure su cui si basa la demarcazione e la giustificazione; la formano al rigore necessario per smascherare il rischio di adoperare in modo pregiudiziale i costrutti concettuali propri di altri settori scientifici; la preparano a rompere il conformismo cui è condannata dal decadere delle teorie acquisite in schemi mentali e in modalità conoscitive consuete. Tutti i suddetti danni sono tra i primi impedimenti al progredire delle conoscenze e alla pertinenza degli interventi.
Malcolm Pines afferma che in Inghilterra si registra una simile situazione di chiusura autoreferenziale. Egli osserva che in Inghilterra e in altri paesi di lingua inglese, i dibattiti ai quali ha partecipato riflettono l’autoreferenzialità degli epistemologi generalisti e la solitudine del medico e dello psicologo impegnati sul campo dell’intervento e della ricerca.
Il confronto con Pines si propone di guardare non solo alla rete dei significati che si ritrovano nel linguaggio comune e nei concetti scientifici e alla metodologia su cui si basa la ricerca ma anche all’innovazione e ai processi di significazione e risignificazione che solo nel context gruppo analitico producono conoscenza e cambiamento.
Cap. 2 “Epistemologia specialistica nella ricerca scientifica”
L’epistemologo che conduce l’analisi specialistica aggiunge alla conoscenza approfondita dei contributi dell’epistemologia generalista la conoscenza specifica nel settore in cui affianca gli scienziati nella ricerca.
Nel caso dell’epistemologia specialistica della gruppoanalisi, l’epistemologo ha seguito uno specifico training di formazione gruppoanalitico e ha il proprio campo d’analisi nel context che presenta tratti innovativi rispetto a quelli nei quali l’epistemologia generalista circoscrive la propria indagine.
Contesto o Context è un concetto-ponte che introduce alla metodologia gruppoanalistica; è considerato come il luogo mentale nel quale si produce conoscenza oltre che cambiamento e che viene considerato come fattore d’incremento di conoscenza scientifica grazie al rigore delle regole che lo strutturano e l’organizzano.
Le competenze dell’epistemologo specialista intervengono in questo luogo per individuare gli elementi che ne fanno il campo nel quale svolgere ricerca clinica di base e applicata. Il suo contributo si dispiega a più livelli e in tutte le fasi di svolgimento della ricerca: ideazione, progettazione, organizzazione, stesura dei protocolli riguardanti i risultati in progress e operazioni di verifica, validazione e applicazioni sul campo.
Quando parliamo di operazione destruens facciamo riferimento a quelle volte a individuare i fattori d’impedimento alla ricerca mentre la fase construens evidenzia i presupposti che consentono alla ricerca di essere rigorosamente condotta e idonea a produrre nuove conoscenze e non semplici verifiche di ipotesi.
Dal punto di vista epistemologico il context segna il superamento dell’ottica individualistica ed esalta la priorità della relazione rispetto alla percezione di dati frammentati.
I presupposti epistemologici della ricerca di base
Possono essere indicati alcuni presupposti epistemologici che consentono di considerare il contesto gruppoanalitico un luogo privilegiato per la ricerca di base prendendo in riferimento la ricerca interdisciplinare (Prin-Co-fin MIUR) del 2003-2006 sul Burnout coordinata dalla prof. Giordano e i cui risultati sono illustrati nel libro Burnout. Seminario gruppoanalitico nazionale.
Alla base del progetto della ricerca vi è l’intento di mostrare che la centralità operativa sulla quale si instaura il processo di burnout è dell’ordine psicologico dei processi mentali, della mente individuale e collettiva come evidenzia Patella. Le precedenti ricerche sul burnout, poiché esulano dal campo psicologico clinico, sono insufficienti a comprenderne la complessità del fenomeno e a organizzare un’efficace strategia di prevenzione e trattamento.
L’attenzione alla rigorosa organizzazione del context pone in primo piano i limiti e gli errori epistemologici della ricerca nordamericana.
Pines è ben disposto a rivisitare alcuni presupposti della metodologia gruppo analitica e sceglie di farlo partendo dal concetto di Foundation Matrix. Egli trasforma ogni domanda in un’occasione per analizzare non solo l’apparato concettuale della gruppo analisi foulkesiana bensì per rivisitare anche
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