Psicoanalisi oggi: ilaria rognoni
Transfert
Transfert-scandalo: L’irruzione delle passioni, la trasformazione della tenera traslazione della paziente in una tumultuosa esigenza d’amore è equiparata al grido d’allarme che si leva al teatro per lo scoppio di un incendio. In quest’ottica, cedere alle seduzioni d’amore per l’analista è un peccato capitale.
Transfert-sintomo: L’amore transferale della paziente per l’analista è diventato un luogo comune, qualcosa che dovrebbe succedere. Freud ritiene che ciò che torna nel transfert siano gli elementi non evoluti e quindi non a disposizione della coscienza per una normale vita relazionale. Infatti, il transfert occulta contenuti inconsci troppo disturbanti per l’Io ricorrendo ai meccanismi di introiezione e proiezione, spostamento, identificazione.
Il transfert, visto come sintomo, esprime l’idea che il legame d’amore e di odio tra analista e paziente sia una finzione o una copia degli antichi legami vissuti con i genitori. Inoltre, esso non ostacola il ricordare, ma se lo si analizza attentamente dà modo di ricostruire eventi storici da cui è scaturito. Per curare il paziente dalla sua nevrosi, l’analista (sostituto del genitore) richiede la riattivazione emotiva della nevrosi infantile. Per guarirlo dalla malattia non basta illustrargli come funziona il suo inconscio, ma deve essere una trasmutazione della nevrosi ordinaria in una nevrosi di transfert. Per far nascere quest’ultima è necessario che l’analista si astenga dal gratificare i bisogni e i desideri del paziente; egli deve rimanere il più ignoto e incontaminato possibile: uno schermo bianco. (Critica di Greenson: nulla nuoce di più al paziente di un’analista freddo, distaccato, non umano).
Transfert kleiniano
La Klein ritiene che “prima il transfert”. Per difendersi dall’angoscia il bambino proietta nel seno amore e odio; proprio questo fa capire che il transfert è universale, sempre intrinseco nei rapporti con gli oggetti parziale. La tecnica kleiniana prevede interpretazioni precoci, profonde e dirette specialmente al transfert negativo. Il transfert è visto sempre più come il meccanismo in cui i significati che si producono incessantemente nel teatro interno della mente sono esportati all'esterno; esso diventa un processo sempre attivo di costruzione del mondo esterno che emana dai copioni recitati nel mondo interno. Per la Klein, il transfert deve essere concepito in modo più globale.
Bion considera il transfert come un processo di trasformazione, un pensiero, un sentimento o idea che il paziente ha nel suo cammino verso un altro posto.
Transfert come funzione della mente: La traslazione si instaura spontaneamente in tutte le relazioni umane, esattamente come tra medico e paziente: il transfert esprime un principio del funzionamento della mente. Bird afferma che il transfert non è creato dall’analisi, ma è una funzione dell’Io sempre attiva sia nel paziente che nell’analista; infatti, nessuna reazione dell’analista nei confronti del paziente può essere considerata libera dal transfert. McLaughin sostiene che il transfert è un principio psicologico generale, di cui la realtà psichica ne è un’emanazione. L’esito di un’analisi riuscita riflette un’autenticazione graduale delle realtà psichiche dei due partecipanti alla ricerca analitica.
Stolorow e Lachman considerano il transfert un principio organizzatore, l’espressione della continua influenza esercitata dagli schemi organizzativi. Parlano di transfert oggetto-Sé che permette al soggetto di ritrovare nel legame con l’analista la possibilità, rispetto ai bisogni primari, di essere riconosciuto e valorizzato, di fare della situazione analitica un ambiente di contenimento e di rivivere positivamente esperienze arcaiche di fusione con l’oggetto. L’analista deve entrare in sintonia con il paziente per aiutarlo a costruire un sentimento di sé più sicuro, non giudicando ma esplorando i suoi punti di vista e le sue esperienze soggettive.
Ogden raffigura il transfert come il prodotto delle modalità basiche attraverso cui l’Io assegna un significato personale alla realtà.
Fosshage considera il transfert come il principio inconscio attraverso cui il soggetto elabora e risponde agli stimoli della realtà interna ed esterna da un punto di vista percettivo-cognitivo-affettivo.
Bachant e Adler sottolineano il carattere adattivo del transfert, considerato da loro come il risultato dei primitivi conflitti intrapsichici, ma anche come il fattore che integra l’esperienza soggettiva immediata. Il paziente si costruisce una realtà dell’oggetto attorno ad alcuni elementi reali del carattere o dell’atteggiamento dell’analista. Distinguono un transfert intrusivo, patologico che corrisponde all’attività di transfert che è andata incontro a repressione da un transfert adattivo.
Westen e Gabbard sostengono che il transfert ha a che fare con la continua costruzione e ricostruzione dell’esperienza. La mente è impegnata a elaborare gli stimoli che la raggiungono in un dato contesto; si attivano più reti neurali per integrare esperienze del passato con quelle del presente, per questo i transfert sono sempre molteplici. Il transfert è un processo che genera significato a partire dalle memorie di realtà già sperimentate, c’è un continuo confronto tra categorizzazioni percettive attuali e passate; per adattarsi alla realtà esterna e interna, l'individuo deve mettere continuamente a fuoco il contesto in cui vive.
Transfert come teoria della conoscenza: La teoria del transfert è una vera e propria teoria della mente. Senza la funzione di selezione e di messa in forma della memoria, la percezione sarebbe vuota. Sia la percezione sia la riproduzione anamnestica in quanto rappresentazione non possono essere dissociate da un concomitante lavoro associativo. A ogni nuova "esecuzione", un ricordo si arricchisce di nuove associazioni. Tra la percezione vuota dell'eccitazione dei neuroni sensoriali e la percezione psichica bisogna passare per la rete di significati stoccati in memoria che fungono da preconcezioni. La percezione come fatto psichico è di fatto la conclusione di un processo. La percezione è il prodotto del gioco differenziale di segni (impressioni sensoriali e tracce mnestiche), è lambita sempre da qualcosa dell'ordine dell'allucinatorio. In analisi è necessario mantenere l’articolazione tra realtà e fantasma e tra conscio e inconscio.
Transfert molecolare: A partire dalla Klein il transfert si fa esteso. La figura matematica che si presta a rappresentarlo è quella del frattale: i frattali sono figure geometriche in cui la medesima struttura si ripete su scale diverse secondo un principio cosiddetto di autosimilarità. È vero che in questo modo il concetto di transfert perde di specificità, ma allo stesso tempo risulta meno rigido e più maneggevole. Al grado zero il transfert è quello che Derrida definisce una traslazione elementare, una trasmissione per contatto, un processo elementare di conoscenza. Freud utilizza in senso molecolare il transfert per indicare l’investimento di un residuo diurno del lavoro onirico. Il falso nesso del transfert non è altro che lo scambio metonimico e poi metaforico (qualcosa sta per qualcos'altro), è la relazione che intercorre tra la percezione e le cose. Il linguaggio è chiuso su sé stesso: ogni volta che diciamo qualcosa, esprimiamo sempre di più o di meno o di diverso da quello che intendevamo dire. Nessuno è al riparo dalle distorsioni del transfert, anzi, la distorsione è la regola, è già previsto nel modo stesso in cui funziona il linguaggio. In una concezione estesa il transfert è al livello più elementare il meccanismo chiave del lavoro onirico e/o della funzione alfa della mente inteso come lavoro psicologico in/conscio necessario ad assegnare un significato personale all'esperienza. Via via che cresce la temperatura della relazione terapeutica strati sempre più profondi e ampi della memoria sono coinvolti inconsciamente per conoscere una realtà che di per sé si presenta persecutoria e potenzialmente traumatica, fino a configurare il transfert e la nevrosi di transfert della definizione classica.
Perversione di transfert: Si riferisce a pazienti nevrotici o borderline che resistono all’analisi: nascondono all’analista aspetti importanti della loro vita, li manipolano; essi non usano l’analisi per le finalità dichiarative, ma perseguono loro finalità perverse da cui ricavano piacere. L’analista si annoia, disinveste il paziente o addirittura lo rifiuta e gli rivolge dei rimproveri. In questo modo la relazione intera è diventata perversa. Il punto di vista del campo analitico è una maniera dell’analista di prendersi la responsabilità anche del proprio mondo interno; egli evita più facilmente di agire a sua volta in modo "perverso". Di conseguenza, il paziente trova soluzioni più soddisfacenti per trattare le proprie emozioni scaricate fino ad allora nella manipolazione delle relazioni e nella falsità intenzionale.
Controtransfert
Freud intende il controtransfert come qualcosa di analogo al transfert, l’unica cosa che cambia è la direzione del movimento affettivo, che ora va dall’analista al paziente. Come il transfert, il controtransfert può variare per dimensione e durata. Se il transfert è materiale esplosivo, il controtransfert ne accresce la pericolosità perché, se non si ha la pelle dura, porta al rischio di trasgredire l’etica professionale.
Definizioni di controtransfert
- Freud lo considera la reazione inconscia dell’analista al transfert del paziente.
- Insieme delle caratteristiche dell’analista che possono intervenire nella cura.
- (Discutibile) Sono le reazioni consce dell’analista al paziente: come scrivono Laplanche e Pontalis sono le emozioni che si sono provate. Negli anni '50 inizia ad essere considerato non più come fenomeno accidentale e imprevisto, ma come una delle determinanti del discorso analitico.
- Racker distingue tra:
- Transfert diretto (risposta emotiva dell’analista al paziente) suddiviso in concordante (empatia con il dolore del paziente) e complementare (l’analista si identifica con oggetti interni dell’analizzando dopo averli digeriti, per questi i due sperimentano emozioni opposte).
- Transfert indiretto (risposta dell’analista a qualcuno di importante per l’analizzando).
- Sandler identifica la funzione di risonanza di ruolo nel controtransfert: il paziente in ogni momento dell’analisi attribuisce a sé stesso un ruolo e uno complementare lo proietta sull’analista; questo è il motore di movimenti di sintonizzazione dell’analista ai bisogni del paziente.
- Ferro ritiene che il controtransfert diventi un livello di lettura dei fenomeni del campo che può segnalare disfunzioni del campo stesso.
Odio nel controtransfert (Winnicott)
Con i pazienti psicotici e antisociali l’analista deve sopportare un pesante fardello emozionale, di cui fanno parte odio e paura. Per questo è ancora più importante che l’analista sia consapevole del proprio controtransfert, inteso da Winnicott come:
- Stati emotivi che nascono da conflitti irrisolti dell’analista.
- Reazioni emotive basate sull’identificazione e sull’esperienza utili per mettersi in contatto con il paziente.
- Risposta affettiva osservabile e giustificata ai comportamenti del paziente.
A differenza dei nevrotici, gli psicotici hanno sofferto di gravi carenze nell'ambiente primario di accudimento e per questo non riescono a differenziare l'amore dall'odio. Lo stesso vale per i sentimenti che proiettano sull'analista. Temono che se l'analista dimostra loro amore, li ucciderà. Winnicott aggiunge che l'analista esprime il suo odio ogni volta che finisce una seduta. Se un analista riesce a recuperare i suoi sentimenti scissi di odio, alla fine della cura potrà interpretarlo al paziente. Quando è possibile questo è un momento chiave dell'analisi perché dà la possibilità al paziente di conquistare una visione integrata rispetto al proprio paesaggio interiore; sembra quasi che egli possa credere di essere amato solo dopo essere riuscito ad essere odiato. Percepire l'odio giustificato permette di non "uccidere" il paziente. Winnicott ritiene che la madre odi il bambino ancora prima che lui possa odiare lei. La psicosi origina dal mancato incontro dell'amore spietato del bambino con una madre capace di tollerare il proprio odio.
Controtransfert conscio il controtransfert diventa la risposta emozionale immediata dell’analista, un segnale del suo approccio ai processi inconsci del paziente. L’identificazione proiettiva permette di passare da una concezione negativa a una positiva di questo e da una concezione inconscia a una conscia.
Heimann: Non è il transfert dell’analista, ma una creazione del paziente che l’analista deve ascoltare, trattando le sensazioni e le emozioni di cui è intessuto, con attenzione fluttuante (come farebbe con un sogno). Capita che un malinteso concetto di controtransfert come percezione in tempo reale dei vissuti dell'analista nei confronti del paziente sia spacciato per la riattivazione transferale della sua nevrosi o psicosi originaria. Ma c’è una contraddizione perché, se l’analista consulta in tempo reale il suo controtransfert, è difficile che riesca a coglierne la valenza inconscia. Per questo motivo Bion ritiene che la soluzione è fare analizzare il proprio controtransfert da un altro analista.
Ferruta critica un uso troppo esteso del controtransfert e fa una serie di puntualizzazioni: il controtransfert mette l'analista di fronte all'alterità propria e altrui; implica sempre fatica e una certa sofferenza; esige che l'analista si responsabilizzi rispetto al proprio inconscio e che abbandoni la comoda posizione di superiorità; entrare in contatto con il proprio controtransfert non può essere solo un'operazione astratta. «La asimmetria della relazione consiste in questa responsabilità dell'analista di coinvolgersi in un processo di ascolto-comunicazione per favorire l’apparizione-conoscenza della vita psichica.
Il transfert laterale è qualcosa che è diretto a una persona della realtà esterna e che ha il significato di alleggerire il transfert sull’analista, mentre l’acting out sono comportamenti che il paziente mette in atto all’esterno del setting per sopperire l’angoscia che sente ma che non riesce a manifestare/mentalizzare/sognare all’interno della seduta e non ha per forza a che fare con la relazione. Tali transfert si manifestano fuori dal setting, ma sarebbe ora di recuperare il loro valore di comunicazione. L’analista deve imparare a leggerli senza l’ausilio dei contenuti rappresentati nella narrazione dell’analizzando sotto forma di contenuti narrativi, ma attraverso gli aspetti non verbali della comunicazione (tono della voce, il suo ritmo, il modo di porsi, ecc).
Grinberg: L’acting è come un sogno drammatizzato e agito durante la veglia, un sogno che non ha potuto essere sognato. Ripropone per l’acting l’idea di transfert negativo come resistenza a ricordare. In analisi il paziente che tende ad agire non sogna oppure riferisce sogni ripetitivi e traumatici, il discorso è povero di affetti. L’insonnia non consente di sognare e l’analista, contagiato dall’insonnia del paziente, non riesce a mantenere la posizione passiva dell’attenzione fluttuante. Per l’analista, riuscire a sognare potrebbe portare a superare la concezione classica dell’acting come resistenza e riuscire a vederne implicazioni comunicative poiché questa modalità lo spinge più a fondo nella relazione ed egli potrebbe entrare in contatto con gli aspetti più basici dell’identità, quelli nascosti, traumatici. È quindi necessario che il fuori venga accolto nel dentro, poiché un’attenzione eccessiva alla realtà materiale rischia di trascurare la sofferenza del paziente, di instaurare un pensiero operatorio dei fatti; bisogna tornare alla nozione freudiana di comunicazione inconscia tra le menti. Questa operazione risulta utile anche per capire i problemi legati al setting analitico. Vedere l’analisi come un continuo succedersi di enactment, cioè sequenze interattive in cui paziente e analista comunicano da inconscio a inconscio e solo a posteriori il processo secondario di pensiero può recuperare alla necessaria asimmetria di lavoro.
Bion fa una critica al concetto di controtransfert. Egli parla di controtransfert riferendosi a quel rapporto di transfert che l’analista ha verso il paziente senza sapere di averlo. L’unica cosa da fare è farselo analizzare da qualcuno, non se ne può fare uso in analisi perché si tratta di sentimenti inconsci che l’analista ha verso il paziente. L’osservazione psicoanalitica si riferisce nel qui e ora, non riguarda né quello che è già successo, né quello che succederà. L’unica cosa importante di ogni seduta è l’ignoto. Il controtransfert è illeggibile nell’immediato poiché l’analista, prima di dare un’interpretazione, deve passare attraverso la crisi emotiva (persecutorietà) del paziente. La teoria del pensiero di Bion è intersoggettiva: l’unità minimale è il gruppo, l’indistinzione oggetto/soggetto e quella mente/corpo (anche Ogden ritiene che il fondamento della relazione analitica è la simultaneità della dialettica di unità e dualità).
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