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E. Faccio Le identità corporee

Capitolo 1 – Corpi incorporati

Corpi incorporati apre questioni fondamentali ancora irrisolte, come quelle riguardo la coscienza. Il problema mente-corpo è diventato poi dualismo mente-cervello. Che cosa è il corpo? L’esperienza del corpo o un mezzo attraverso cui fare esperienza? È oggetto o soggetto? Da tempo il corpo è stato definito ma si è capito che è più facile dire cosa non sia piuttosto che cosa sia.

Non ha senso parlare di corpo al singolare perché i corpi sono molteplici. Il corpo cambia a seconda della lente attraverso cui lo si guarda, così il corpo per un medico è diverso dal corpo studiato dal sociologo. Il corpo studiato dall’antropologo è diverso da quello del biologo ecc.

Mauss è il primo ad essersi interessato delle tecniche del corpo, ossia i modi in cui gli uomini, nelle diverse società e secondo diverse tradizioni, si sono saputi servire del proprio corpo. Mauss intuisce che nella fenomenologia corporea può dirsi incisa la storia del corpo stesso. Il corpo è strumento dell’uomo, il primo e più naturale.

La concezione meccanica e quantitativa della scienza fonda il pensiero scientifico stesso. Il corpo e la materia occupano ampio spazio, sono misurabili e quantificabili, ben leggibili dalla scienza. Il pensiero invece sembra non essere entificabile. Come indagare la relazione tra le due componenti? Solo una di queste può essere conosciuta con gli strumenti e i metodi del pensiero scientifico moderno. Le ipotesi sono due:

  • Parallelismo: esiste una totale indipendenza tra i due stati segnata da funzionamento parallelo, non causalità.
  • Determinismo: esiste causalità tra i due stati.

Le teorie materialiste o funzionaliste rientrano nel secondo caso. Ne sono un esempio le teorie delle intelligenze artificiali e la loro concezione della mente-cervello sull’analogia del software con l’hardware. Ma ci sono alcuni aspetti che non rientrano in tale metafora.

Parlando del linguaggio sembra che questo possa essere compreso attraverso una conoscenza puntuale della sintassi, ma ciò non consente l’accesso agli aspetti semantici. Non basta sapere le regole della grammatica o conoscere i rapporti logici tra le componenti linguistiche. La produzione e comprensione del significato richiede un “salto”, una combinazione di qualcosa che includa oltre alle regole del testo il contesto e quindi le rappresentazioni dei ruoli, intenzioni, credenze, stati emozionali e desideri degli attori.

Anche la teoria connessionista ha cercato di spiegare il rapporto mente-corpo in termini fisici, immaginando sia possibile identificare quei processi cerebrali che generano il pensiero isolando componenti fisiche. Il corpo è concepito in termini funzionali come aggregato di elementi neurologici, reti neurali e algoritmi genetici che trasmettono impulsi alla mente spiegandone il funzionamento.

Corpi individuali e comunitari

I saperi prescientifici, alchimia e medicina astrologica, non si dedicavano al corpo ma ai rapporti dell’uomo con il mondo. Oggi il corpo viene concepito come sede del soggetto, dell’individualità, ma non è sempre stato così. L’universo simbolico delle società primitive presuppone un corpo inteso come centro dell’irradiazione simbolica e non come l’unità anatomica che è oggi.

Il corpo comunitario comporta il fatto che corpo e anima non vengano ritenuti separati ma che fossero un unico insieme che continua ad esistere. Il corpo è l’occasione di una soggettività trascendente. La nascita dell’individuo non coincideva con la comparsa biologica del corpo ma con l’inizio della vita sociale, con il momento in cui la persona era parte dell’esperienza collettiva.

Il corpo era comunitario in quanto le energie di ciascun corpo umano partecipavano ed erano una sola cosa con quelle degli altri uomini, degli animali, del cielo e della terra.

Quando il corpo è passato da essere comunitario a individuale? È con Platone che accade, più precisamente con l’accento del pensiero logico il corpo viene inteso come entità anatomica, biologica, naturale. Il corpo viene separato dall’anima e diviene strumento e minaccia di questa.

Il corpo diviene pesante, materiale, limitato, opposto all’etereo, immateriale e spirituale. Il corpo diviene così l’antitesi del pensiero. Il dualismo mente-corpo nasce dall’esigenza di separare ciò che è mortale da ciò che è immortale. Se il corpo è limite e strumento dell’anima, questa rappresenta la vera essenza dell’uomo, il principio di coscienza, del sentimento, volontà e pensiero.

La separazione tra mente e corpo segna le prerogative del metodo scientifico.

La mente nel corpo

L’aspetto culturale è determinante nel processo di attribuzione di significati al corpo. Non possiamo concepire il corpo se non come situato nel contesto. L’antropologia ha evidenziato il fatto che il corpo non sia solo entità biologica ma prodotto di processi sociali, storici e culturali. La cultura segna i corpi, li modifica, determina.

Le Breton sostiene che ogni riflessione sul corpo esige una premessa: il corpo non è evidenza empirica. Non esiste il corpo in sé ma esiste come nozione astratta. L’antitesi tra natura e cultura, genetico e acquisito costituiscono un “falso problema”.

La consapevolezza porta all’uso della parola e non all’incorporazione, Merleau-Ponty. Incorporazione è un termine che si riferisce all’impegno del corpo nella produzione delle forme culturali e storiche. Il corpo non è solo entità biologica ma fenomeno storico-culturale. La cultura e la storia sono fenomeni corporei.

Prestare attenzione all’esperienza incorporata significa acquisire una diversa prospettiva di realtà. Incorporazione significa che il corpo non può che prendere forma in un corpo sociale, è sempre prodotto di costruzioni simboliche, non può essere separato dalle forme culturali e storiche entro cui si manifesta.

I corpi addomesticati di Foucault sono proprio questi: corpi plasmati, orientati, segnati, aggiornati, disciplinari, celebrati da ogni società. Per Foucault il corpo è contenuto di ciò che noi facciamo del corpo stesso. Il corpo sociale è un corpo che può non comprendere o giustificare tutte le proprie forme espressive.

Capitolo 2 – Corpi disciplinati

I significati attribuiti al corpo da un preciso contesto culturale non sono separabili dal corpo e dalla sofferenza psicologica che lo riguarda. È già stato detto che il corpo è determinato e così lo sono anche i modi di soffrirne. Il dolore, sia fisico che psicologico, è regolato da una grammatica storica e sociale che fa sì che il dolore divenga oggettivo.

Cosa è la sociogenesi? I professionisti della psiche hanno favorito e resa credibile la grammatica del linguaggio psichiatrico. Oggi infatti un certo tipo di malessere lo traduciamo in disagio psicologico non esistenziale o religioso, diamo per scontato questo tipo di lettura.

Perché una sindrome possa nascere deve trovare una realtà socio-culturale adatta e ricettiva nell’accogliere i nuovi codici. Questo ci suggerisce che il sintomo non sia, di per sé, negativo ma che possa divenire tale nel momento in cui il suo significato è il rinvio alla patologia.

La patologia, sindrome ecc., stessa non è di per sé un qualcosa, infatti non viene scoperta dal paradigma scientifico ma costruita nell’incontro tra paradigma ed esperienza socialmente mediata ed investita dal paradigma stesso. Nonostante la consapevolezza di questo scarto tra scoperta e costruzione del disagio, la prassi diagnostica e terapeutica resta la stessa che sembra “leggere” la malattia del paziente che viene presentificata, tanto quanto i sintomi.

Il disturbo dell’immagine corporea potrebbe coincidere con un vissuto personale che conserva un intreccio di valori, attese e rappresentazioni sociali su cui si poggia la cultura di appartenenza.

È importante ricordare sempre il concetto di relatività e situazionismo nelle esperienze corporee, dato che in molti casi non ha senso presentare le categorie del normale e del patologico. L’interdipendenza tra forme della diversità, devianza e contesto normativo, trasforma ogni forma di sapere in qualcosa di relativo.

Il sapere psichiatrico è in continua evoluzione e appartiene al tempo in cui si costituisce. Per questo motivo nel 2016 è difficile appropriarsi dell’isteria dell’XIX secolo o della melanconia del XVIII. Le distanze temporali e del contesto rendono di difficile traduzione nel presente le produzioni immaginarie del passato.

La patologia entra in risonanza con il processo storico dal quale si origina. Tra gli esempi possibili vengono citate le allucinazioni e fissazioni che dal contenuto religioso si spostano a quelle di natura tecnologica o, ancora, la scomparsa delle forme spettacolari di isteria.

I concetti di corpo sano, salute, e corpo malato, malattia, cambiano nel tempo. Quando si parla di devianza, di disturbo o di malattia si implica la struttura culturale in cui tali fenomeni possono essere considerati solo come devianza, disturbo o malattia.

Qualunque sia la forma che un comportamento deviante assume, questa permette all’individuo di essere antisociale secondo una modalità socialmente approvata e stabilita.

La sociogenesi dei fenomeni psicopatologici

Secondo la prospettiva della sociogenesi al processo di medicalizzazione concorre il senso comune. Il senso comune è un sapere ordinato, organizzato, vagliato dall’esperienza. Nel costruire una realtà l’atto del suo riconoscimento è costitutivo, le cose sono reali dopo che si è deciso con altri che sono reali.

La concezione della sociogenesi dei fenomeni psicopatologici attribuisce a gran parte dei disturbi psichiatrici una matrice sociale. I linguaggi psicodiagnostici offrono al disagio delle persone le interpretazioni e i copioni espressivi a cui i pazienti tendono ad uniformarsi.

L’impegno con cui le persone interpretano in modo credibile il prototipo a cui sono stati o si sono assegnati, identificandosi con il ruolo attribuito, può essere definito e giudicato in modo diverso: coerenza, stabilità, resistenza, recidiva, motivazione, professionalità, affidabilità, oppure ostinazione compulsiva, cattiva volontà ecc.

Ciò che fa la differenza è la reazione dell’altro e non tanto il contenuto, es. anoressica e modella. L’idea che il normale e l’anormale non siano cose diverse ma il riflesso di un giudizio non è scevra di implicazioni. La normalità come salute e ideale fornisce i suoi criteri, discorsi e pratiche istituzionali.

L’anormalità degli individui sarà contrapposta ad un ordine naturale consentendo alla normalità di legittimare l’arbitrio fino al punto di trasformare in malattia mentale anche il dissenso socio-politico, la sessualità non conforme alla morale.

Ogni comportamento di malattia presuppone l’adesione ad un modello culturale-sociale del quale vengono assimilate le regole che poi la malattia traduce. L’ammalarsi è un processo di apprendimento. La normalità presuppone un’omologazione che non sempre trova riscontro quando cambiano le variabili in gioco.

La trattazione del tema del corpo e dei suoi disagi con un linguaggio medicalizzato, e dunque una visione medicalizzata, è una tra le disponibili, non è l’unica. Infatti anche questa non è altro che un modo del sistema culturale di vedere il mondo.

La lettura medicalizzata del problema alimentare e corporeo presuppone una scelta metodologica e di inquadramento del fenomeno che impone una sua precisa e rigida collocazione. Ogni fenomeno non può essere guardato che da un punto di vista diverso, non esiste un punto di vista “neutro”. È importante però essere consapevoli del proprio punto di vista e della possibilità che ve ne siano altri anche radicalmente diversi.

Il processo di medicalizzazione dei corpi

Perché un fenomeno si manifesti è necessario identificare il suo prototipo. Il prototipo permette di poter etichettare poi quei comportamenti in un determinato modo e il sistema di credenze, le situazioni, le interpretazioni che vengono date comportano la messa in scena di rappresentazioni di sé da parte delle persone che siano coerenti con l’etichetta attribuita e con la teoria che la spiega, come nel caso delle isteriche o delle indemoniate.

Nel cosiddetto effetto etichettamento si è davanti ad una situazione particolare per cui l’identificazione con la propria trasgressione porta la persona ad immedesimarsi nel ruolo assegnato, fornendo le prove e identificandosi con i comportamenti attribuiti alla patologia.

L’individuo può ricostruire la propria biografia alla luce degli schemi diagnostici disponibili, reinterpreta i propri vissuti al fine di farli coincidere con una teoria che dovrebbe spiegarli e quindi confermando la teoria stessa.

La follia diviene problema quando viene istituita una professione che se ne prenda cura. Queste professioni normative introducono la valutazione clinica e la autolegittimano.

Nuove etichette per nuove devianze

La prima edizione del DSM contava circa 60 tipi di patologie, 1952, la Quarta edizione, DSM IV, ne conta più di 350. Un’argomentazione in merito a questi dati è che le patologie siano state “scoperte” grazie ai successi delle tecnologie e metodologie della scienza.

Un’altra è che siano state create, non inventate, sulla base delle esperienze che vengono lette in un determinato modo e in seguito confermate proprio dall’esistenza di tali esperienze che vengono fatte ricadere all’interno dell’etichetta di una data patologia. Il corpo non è escluso da questo tema.

Tra i disturbi alimentari i primi ad essere stati “identificati” sono l’anoressia e la bulimia, ad oggi se ne contano altri come la BED, Binge Eating Disorder, picacismo, disordine dismorfico ecc.

Sembrerebbe che in alcuni casi non siano i comportamenti in sé ad essere valutati come sintomi ma il grado in cui vengono compiuti. Così una persona che tiene a stare in forma e fa ginnastica è semplicemente una persona che fa ginnastica, se però fa troppa ginnastica potrebbe avere un disturbo del comportamento ginnico.

La domanda riguarda proprio la questione. Tali disturbi, disordini del comportamento alimentare, compulsione al comportamento ginnico e PMDD, sembrano possano essere attribuiti a bassi livelli di serotonina. Per mostrare tale ipotesi, l’ipotesi serotoninergica, si portano dati relativi al fatto che pazienti con tali disturbi si sentano meglio una volta alzati i loro livelli di serotonina.

Quindi l’efficacia della terapia, nonostante non si sappiano le cause, consente di confermare l’ipotesi neurochimica poiché non ci sono altre ipotesi.

Capitolo 3: Corpi in metafore: il corpo come oggetto

Per capire cosa si nasconda dietro l’uso di una metafora è importante indagare gli impliciti che rendono possibile la comprensione della metafora stessa e quindi gli impliciti che riguardano sia la persona che la pronuncia sia quella che l’ascolta.

Il linguaggio metaforico interessa i domini della scienza e delle pratiche sociali. Talvolta ciò che deve essere comunicato infatti necessita di un medium discorsivo ed è questo il ruolo che riveste la metafora. Nelle condizioni cliniche spesso le metafore corporee hanno un grande impatto emotivo.

È importante ricordare che i sintomi, che possono essere descritti in chiave metaforica, per le persone non sono altro che un progetto di cura, l’effetto di strategie di controllo che hanno specifici obiettivi. Il corpo può divenire prova della capacità della persona di tenere fede agli imperativi autoimposti, disturbi alimentari es. anoressia.

La metafora non è solo un espediente linguistico ma parla di un modo specifico di costruire la realtà, caratterizzato da alcuni fattori. Le metafore sul corpo spesso smettono di essere considerate tali e tendono a divenire realtà. L’interlocutore non riconosce la metafora poiché l’analogia è talmente forte da risultare scontata e scambia dunque la realtà costruita della metafora come realtà di fatto.

Ad oggi il corpo di cui si parla, e su cui vengono espresse le metafore, appare essere un corpo reificato, un oggetto. Ma è realmente così? Da dove nasce questa concezione del corpo? Colui che ha contribuito a fissare nella storia delle scienze moderne questo concetto è Cartesio. La scissione cartesiana:

  • L’equivoco creato ha portato modifica in alcune discipline tra cui la psicologia che ha voluto appropriarsi dei modi delle scienze naturali.
  • Ma la psicologia non è una scienza della spiegazione bensì del comprendere. Nel comprendere si ricostruiscono le dimensioni di senso che l’osservato attribuisce al fenomeno.

Hume si è dedicato all'analisi delle implicazioni della teoria cartesiana.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ManuPind di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica dell'interazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Faccio Elena.
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