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Riassunto esame progettazione e organizzazione dei servizi socio-educativi

Docente Alvato. Libro consigliato: “Il lavoro pedagogico nei servizi educativi”, Laura Villa.

Matrici storiche e istituzionali dei servizi educativi

La nascita dei servizi è l’esito di un lungo processo.

Le prime forme di assistenza ai poveri sono nate da ordini religiosi nel basso Medioevo. I mendicanti erano aiutati, poiché visti come una minaccia e dunque in questo modo si voleva difendere la collettività.

“Assistenza” deriva dal latino ed indica un’opera prestata a chi ne ha necessità. Il termine è stato spesso associato alla carità o misericordia ma in tempi recenti si configura come intervento pubblico.

Dal Medioevo in poi chi si occupa dei poveri sono le amministrazioni cittadine che si fanno carico dei problemi sociali. Tra Ottocento e Novecento si avrà il definitivo avvio delle risposte pubbliche ai problemi societari, appare lo Stato sociale.

Il nuovo Stato sociale è caratterizzato da assistenza a carattere universale, non soltanto assistenza ma anche prevenzione, interventi rivolti all’intera popolazione.

Welfare State → è lo stato di benessere, che attua interventi di protezione sociale erogati dallo stato invece che all’autoregolazione sociale come accadeva in passato.

Lo stato è un grande servitore perché serve i propri cittadini curandoli, tutelando il loro benessere; tutela e mantiene l’ordine pubblico; offre ulteriori garanzie di tutela per chi opera al suo servizio.

Le politiche sociali sono i singoli tipi di intervento → welfare che rappresenta un insieme complesso di scelte e strumenti pubblici.

Welfare residuale → gli interventi vengono attuati laddove le reti di sostegno al soggetto hanno fallito.

Welfare istituzionale → gli interventi sono su base universale, la funzione pubblica tutela l’interesse di tutti i cittadini.

In Italia la legge Crispi introduce l’assistenza pubblica, laicizza parzialmente le opere di beneficenza, ma per molto tempo gli interventi saranno orientati principalmente alle situazioni di bisogno. Dagli anni Sessanta si ha una profonda revisione dei destinatari, si riconoscono prestazioni universali e la salvaguardia della qualità della vita individuale, prende forma la rete dei servizi territoriali e la nozione di servizi sociali che rivendicano una sicurezza sociale imperniata sui diritti alla persona e non più sulla discrezionalità come avveniva in beneficenza.

Dagli anni Ottanta si è avuta, a livello regionale, una definizione dei livelli di governo istituzionale dei servizi; gli orientamenti per le azioni di integrazione socio-sanitaria; l’individuazione di flussi di finanziamento; attenzione al sistema di offerta organizzato in servizi di promozione e di supporto alla socialità. A livello locale queste indicazioni sono state percepite come strumenti a partire dai quali orientare e attivare gli interventi in specifiche realtà.

In Italia l’aspetto del welfare è da ricondurre alla lunga egemonia esercitata dalla Chiesa negli interventi assistenziali, si è creato un immaginario per il quale la famiglia è un sistema autosufficiente in grado di risolvere autonomamente i propri problemi.

La famiglia è l’attore implicito nel sistema del welfare italiano. Solo dopo gli anni Ottanta sono stati creati degli interventi specifici per il supporto alla famiglia, all’infanzia ecc. Dagli anni Novanta la famiglia verrà vista come partner attivo dei servizi, e le verranno dedicati interventi assistenziali, promozionali ed educativi.

Si possono distinguere 2 fasi storiche: la fase di estensione dei diritti e differenziazione dell’offerta (1967-1988) e la fase di costruzione di una politica per le famiglie (metà anni ’80) con interventi a carattere preventivo e locale in favore di minori a rischio, creazione di centri di aggregazione, sostegno alla funzione genitoriale.

Le ricadute delle trasformazioni del welfare nelle idee di servizio

  • Anni ’50-anni ’80 → Periodo d’oro del welfare.
  • Anni ’80-’90 → Crisi progressiva del welfare che comporta un processo di ripensamento dell’esclusiva titolarità pubblica in materia di sicurezza e di protezione sociale, si ridiscute la titolarità pubblica e l’impronta burocratica, la spesa sociale diventa sempre più gravosa, si creano nuove forme di povertà ed esclusione sociale grazie ai flussi migratori sempre più consistenti e nuove esigenze di cura.

Il benessere non è più inteso come assenza di disagio o malattia ma come qualità delle condizioni individuali di vita. Ai servizi si richiede di rispettare e valorizzare il protagonismo e la responsabilità dei soggetti individuali e collettivi. Il nuovo assetto è detto welfare society, un assetto sociale nel quale si contano numerose organizzazioni ed agenzie finalizzate ad obiettivi di benessere.

Anni ’90 → creazione del welfare mix che attribuisce al pubblico responsabilità in merito alla programmazione e al finanziamento dei servizi delegando a terzi la loro concreta erogazione. La collaborazione tra pubblico e terzo settore facilita l’incontro tra domanda ed offerta di prestazioni sociali che vengono rese adatte al singolo e alla collettività.

La privatizzazione ha avuto delle conseguenze quali l’accrescimento del terzo settore nella progettazione dei servizi e la difficoltà per il lavoratore di entrare a far parte delle agenzie pubbliche se vuole lavorare nel sociale.

Dagli anni ’90 si ha un disequilibrio di interventi tra nord e sud Italia.

La legge 328 del 2000 prova a tenere un regime omogeneo dei diritti con criteri di flessibilità nella loro messa in opera, regolazione centralizzata con autogoverno locale, responsabilità pubblica rispetto l’interesse generale, ridefinisce destinatari, erogatori e centrature politiche. Lo scopo della legge è quello dell’integrazione per superare i disequilibri e sovrapposizioni di servizi, si regola l’accesso al mercato delle prestazioni sociali sia nel pubblico che nel privato, grande importanza è data ai soggetti.

Principio di sussidiarietà → norma i rapporti tra istituzioni e società civile attraverso l’autolimitazione, limiti nell’azione delle istituzioni nei confronti dei cittadini, e azione, le azioni devono essere attuate se i cittadini non sono in grado di provvedere autonomamente alla gestione di alcune situazioni. La comunità locale coordina e programma i propri interventi attraverso il piano di zona, welfare locale.

Processo di clientelizzazione dell’utente → il cittadino è un cliente che paga un servizio che quindi deve essere funzionale ed affidabile.

Procedura di accreditamento → procedure che portano a riconoscere un certo sistema organizzativo rispetta requisiti di qualità. Con queste procedure l’amministrazione pubblica autorizza il privato ad esercitare delle attività. Si ha quindi una libera scelta per i cittadini e la concorrenza, si garantisce equità nell’accesso.

Carta dei servizi: strumento per facilitare l’esercizio dei propri diritti da parte dei cittadini e mezzo di gestione e comunicazione da parte degli enti erogatori. Rende concreta la centralità del cittadino.

Le matrici organizzative dei servizi educativi

L’organizzazione è vista come una macchina, con logica di funzionamento strumentale, struttura organizzativa rigidamente gerarchica, frammentazione e standardizzazione di procedure di lavoro, attori organizzativi con ruolo meramente esecutivo.

Le organizzazioni di servizi conseguono il proprio obiettivo primario attraverso la produzione e la fornitura di servizi astratti e intangibili, il servizio è astratto finché il cliente non lo richiede e scompare se non viene fruito subito dopo la sua produzione. Centrale nel servizio è la relazione tra utente e operatore.

La cultura organizzativa è concepita rispetto ad alcune sue dimensioni fondanti, e viene rappresentata come variabile o qualità essenziale dell’organizzazione; o con una vena simbolica; o come sistema di senso monolitico e internamente coerente.

Si hanno degli approcci oggettivisti, cultura come qualcosa che preesiste agli occhi del ricercatore e che egli deve scoprire, e approcci costruttivisti, cultura come caratteristica del sistema osservante, punto di vista assunto dal ricercatore. La cultura organizzativa viene vista come modi attraverso i quali il gruppo di lavoro elabora significati e valori comuni, se la trama interpretativa è condivisa fornisce i codici che danno significato e conferiscono stabilità.

In realtà attorno ad ogni servizio si concentrano una pluralità di sguardi e aspettative non riconducibili a qualcosa di pre-configurato. Il mandato è progressivamente definito da concreti gruppi di lavoro che devono elaborare una rappresentazione comune del proprio compito e del modo in cui esso verrà perseguito. Il mandato è oggetto di continue negoziazioni che si realizzano nelle relazioni quotidiane.

Il gruppo di lavoro si costituisce come tale quando i membri si dimostrano in grado di gestire conflitti e differenze integrandosi tra loro. Nel gruppo ogni membro porta con sé valori, aspettative e paure che devono essere usati per costruire una rappresentazione immaginaria comune a molti dei suoi membri.

Il gruppo è sempre invaso da componenti emotive e fantasmatiche che ricadono sulle modalità di approccio al compito assegnato. La fase centrale della vita del gruppo è quella dove più facilmente i membri saranno orientati sul compito. La rappresentazione comune dell’oggetto di lavoro è un modello su cui possono meglio radicarsi gli oggetti di lavoro individuali.

Il servizio si configura come tale nel momento in cui qualcuno ne fa esplicita richiesta, l’utente accede al servizio con una propria idea su ciò che lo aspetta e ha quindi delle rappresentazioni mentali, proprie anche del servizio stesso. Il servizio costruisce il problema da trattare secondo i propri orientamenti culturali di fondo e secondo le disponibilità soggettive degli operatori direttamente coinvolti nelle situazioni.

I clienti indiretti sono rappresentati da coloro i quali beneficiano del servizio pur non essendo immediatamente coinvolti in una situazione di bisogno. La società ha spesso un atteggiamento contraddittorio verso i servizi che vengono caricati di richieste alle quali non riescono a far fronte. Il consenso è

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher blueeyes2111 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione e organizzazione dei servizi socio educativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Salvato Rosario.
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