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1. IL TEATRO CLASSICO GRECO-ROMANO
Nella sua Poetica Aristotele ci dice che la tragedia nasce da “coloro che
intonano il ditirambo” in riferimento al canto in onore di Dioniso. Il teatro
nasce cioè in connessione con la religione. La parola tragedia dovrebbe voler
dire canto del capro, forse in riferimento a uomini-capro, satiri, cui era affidata
la celebrazione corale del dio Dioniso. Originariamente, nell’evento teatrale, ci
sarebbe proprio il Coro, che canta in onore di Dioniso, e da cui si stacca poi il
corifeo, il capo del Coro, che inizia a dialogare con il Coro, diventando un
personaggio autonomo. L’evento teatrale si realizza entro uno spazio
specifico, un edificio, che utilizza un pendio naturale, una collina, su cui viene
impiantato un sistema di gradinate a semicerchio: il Coro agisce a livello terra,
in uno spazio circolare detto “orchestra”; sul fondo dell’orchestra c’è la
“skené”, un edificio che serve all’attore per vestirsi anche se funge già da
struttura scenografica minima. Gli attori operano allo stesso livello-terra in cui
opera il Coro, non su un palcoscenico. Il Coro rappresentato prima da 12 e poi
da 15 coreuti si pone come un vero e proprio personaggio e non si limita a una
funzione di commento della vicenda. Inizialmente c’è un solo attore; Eschilo
avrebbe introdotto un secondo attore, mentre a Sofocle è attribuito
l’inserimento di un terzo attore. Una caratteristica del teatro greco è data dalla
presenza della maschera (posta sia sul volto degli attori che dei coreuti) che
consente di diventare altro da sé; se la tragedia nasce sotto l’insegna di
Dioniso, dio del vino e dell’ebbrezza, non può non esserci un rapporto con il
tema della trasformazione dell’attore in un altro personaggio. La maschera ha
anche una funzione pratica, poiché facilita l’identificazione dell’attore con il
personaggio e consente al numero ridotto degli attori di sostenere più parti.
In greco l’attore è chiamato hypokrités, “colui che risponde”, probabilmente al
Coro, ma nelle lingue neo-latine diventa ipocrita, cioè colui che mente, che
assume falsamente le sembianze di un altro: è l’effetto della maschera. I primi
autori erano anche attori, da qui probabilmente la mancanza di didascalie,
funzionali alla messinscena, nei testi greci. Nonostante fosse uno spettacolo
all’aperto, il teatro greco non ignorava del tutto effetti speciali prodotti da
specifici artifici; ad esempio la mechané (corrispondente al latino machina) è
un sorta di gru che solleva in aria gli attori: l’espressione latina “deus ex
machina” indica appunto l’intervento risolutore di un dio che compare per
mezzo del marchingegno. Ad Atene gli spettacoli teatrali sono inseriti, a
partire dal 535 a.C., nelle feste in onore di Dioniso, le Grandi Dionisie che, in
quanto feste religiose cittadine, erano organizzate direttamente dallo Stato
ateniese, che provvedeva a pagare gli attori e gli autori, rimborsando inoltre il
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Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
L-ART/05 Discipline dello spettacolo
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apprese con la frequenza delle lezioni
di Storia dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione
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