Itinerari nella storia dell’infanzia – Covato e Ulivieri - 2001
Introduzione
- 04. La socializzazione dell’infanzia lavoratrice nell’età preindustriale
- 05. Vivere “senza corpo”. Bambine e ricordi di infanzia dal 1800 al 1900
- 06. L’infanzia italiana nei progetti di legge e di riforma del secondo Ottocento
- 07. Bambini e scolari nelle memorie e nei diari di maestri e maestre
- 08. Famiglia, scuola, gioco e lavoro minorile nel primo Novecento
- 09. L’educazione dei bambini e delle bambine nei quaderni dell’Italia fascista
- 10. I bambini e le persecuzioni antiebraiche
- 11. Ragazzi selvaggi
Introduzione
- Rispetto al passato, dell’infanzia oggi sappiamo molto di più da tanti punti di vista (biologico, psicologico, pedagogico, storico, antropologico, psicoanalitico, etc.).
- Nonostante l’accresciuta conoscenza e consapevolezza, la condizione infantile è ancora simbolo di debolezza, fragilità e dipendenza.
- Dalle osservazioni di De Mause, si ha la consapevolezza che il mondo dell’infanzia non possa essere slegato dalla relazione con gli adulti.
- La storia e la storiografia dell’infanzia hanno prodotto una vastissima letteratura sulla vita infantile nel passato.
- Ancora oggi gli studiosi si interrogano sulla maggiore o minore distanza del mondo infantile da quello adulto.
- Nella storia dell’Occidente, l’evoluzione del sentimento dell’infanzia, insieme alla nascita della famiglia, all’obbligo scolastico e al superamento dello sfruttamento minorile, ha portato a una progressiva separazione del mondo degli adulti da quello dei bambini.
- Le fonti e le testimonianze (orali, scritte e iconografiche) possono consentire di accedere all’esperienza infantile e non soltanto alle rappresentazioni adulte di essa.
- Esistono molte infanzie: le infanzie dei ricchi, le infanzie dei poveri, le infanzie dei bambini, le infanzie delle bambine, etc.
- Padri e figli nell’Europa medievale e moderna (1960) di Ariès. L’autore, utilizzando fonti letterarie e iconografiche, restituisce una dimensione fondamentale dell’Europa medioevale e moderna, attraverso lo studio dell’infanzia, dell’abbigliamento, dei giochi e delle istituzioni scolastiche.
- Dal 1960 la storia dell’infanzia ha avuto notevoli sviluppi.
Capitolo 4 - La socializzazione dell’infanzia lavoratrice nell’età preindustriale
Il saggio si riferisce all’ambiente urbano nell’Europa del 1600 e 1700 e riguarda solamente i “lavoratori poveri”, cioè i lavoratori non qualificati, non specializzati.
Le condizioni di vita dei bambini poveri tra 1600 e 1700
- Le esigenze di lavoro hanno influenzato la socializzazione dei bambini poveri.
- I bambini, a causa di cattiva igiene e alimentazione, scarse cure e malattie, erano colpiti da un tasso di mortalità altissimo.
- I genitori prestavano poche attenzioni ai bambini perché erano completamente impegnati a sopravvivere.
- I lavoratori poveri dei grandi centri urbani vivevano, mangiavano, dormivano e lavoravano in una o due camere. Nel corso del 1600 e del 1700 si è diffusa la pratica di costruire un laboratorio nella propria abitazione e di lavorare lì. Spesso vi era una sola stanza, adibita a laboratorio e cucina, e i letti si trovavano in un soppalco.
- Spesso i bambini più piccoli venivano dati a una balia; i bambini dai 3 ai 7 anni 1 venivano mandati all’asilo parrocchiale, aiutavano la famiglia a casa o a lavorare, guardavano i bambini più piccoli; i bambini “più grandi” venivano mandati a lavorare.
I piccoli lavoratori
- I bambini appena possibile venivano utilizzati per contribuire alle necessità domestiche e lavorative della famiglia: andare a prendere degli attrezzi, svolgere commissioni, portare il cibo ai familiari. Con il crescere ai bambini venivano richiesti dei lavoretti più complessi.
- Verso i 7 anni i bambini venivano mandati a lavorare presso un negozio, un artigiano o un mercante, con la prospettiva di diventare apprendisti.
- Nel periodo precedente la rivoluzione industriale, il lavoro avveniva all’interno della propria abitazione. La famiglia di chi gestiva un esercizio comprendeva, oltre alla famiglia di parentela, anche servi, piccoli aiutanti e apprendisti. I genitori di questi bambini stabilivano, a parole, non con un foglio scritto, un contratto con il proprietario dell’esercizio. Questi bambini dovevano obbedire al padrone a cui erano affidati; il padrone, in cambio del loro lavoro, li teneva in casa e li educava. Il padrone poteva picchiare i bambini.
- I termini del rapporto tra ragazzo e padrone erano, nel caso dei servi e garzoni, piuttosto generici, almeno per quanto riguarda i doveri del padrone, sia per come trattava i suoi servi al lavoro, sia per quanto riguardava la sua opera educativa.
- Per i bambini questo passaggio era vissuto come l’ingresso nella società.
Gli apprendisti
- Gli apprendisti venivano completamente integrati nella famiglia del mastro.
- Gli apprendisti si identificavano nel mastro.
- Veniva stipulato un vero e proprio contratto di apprendistato, volto a far acquisire al ragazzo certe abilità professionali. L’età massima per stipulare il contratto di apprendistato era di solito 15 anni. Questo contratto era abbastanza preciso, veniva scritto e veniva consegnato alle autorità.
- Il mastro artigiano poteva picchiare gli apprendisti.
- Il tirocinio era diviso in gradi, come le classi progressive della scuola.
- Il mastro mostrava concretamente come lavorare all’apprendista, gli faceva compiere delle esperienze dirette e illustrava a voce ciò che stava facendo. La spiegazione verbale che accompagnava la dimostrazione pratica era facilmente comprensibile, utilizzava un linguaggio semplice e termini specifici del mestiere.
- Il nuovo arrivato veniva sorvegliato da alcuni tutor.
Lavoro minorile e miglioramento della condizione della famiglia
- I genitori che aspiravano a migliorare la posizione socio-economica dei propri figli, cercavano un buon posto di lavoro ai figli oppure investivano nelle capacità professionali del figlio per migliorare l’attività economica della famiglia.
- Il figlio maschio primogenito era considerato il successore del padre, colui che doveva migliorare la situazione socio-economica della famiglia.
- La questione della “successione” generazionale era considerata molto importante, sia per i genitori sia per i figli.
- I figli si dovevano identificare pienamente con il capofamiglia, dovevano onorare il nome che portavano o quello dell’impresa familiare cui erano stati legati.
- La famiglia era considerata una cosa sacra, sempre unita, inseparabile.
- Secondo le persone del tempo, l’anima dei bambini morti giudicava la condotta degli adulti.
- La famiglia del 1600 era insieme un laboratorio produttivo, un riformatorio, un asilo, un rifugio, una scuola e una chiesa.
- Le madri lavoravano tutto il giorno e quindi trascuravano le cure necessarie per i 2 bambini. I bambini erano guardati dalle nonne, dalle sorelle o da altri parenti.
- I contesti, gli obiettivi di produzione e i ritmi di lavoro nelle botteghe artigiane in epoca preindustriale erano meno ossessivi e meno rigidi, seppur molto faticosi, rispetto alle condizioni di lavoro nelle fabbriche. Le fabbriche iniziarono a essere costruite in Inghilterra e in Italia, alla metà del 1700; le fabbriche sono state per molto tempo senza età minime e controlli delle autorità corporative.
Controllo pedagogico e modalità punitive
- Le modalità punitive erano parte importante nel rapporto tra adulti e bambini.
- In molti paesi europei i bambini venivano picchiati nel Giorno degli Innocenti, 28 dicembre, per ricordare loro il massacro di bambini compiuto da Erode.
- Chi soffriva di epilessia veniva picchiato e bastonato per espellere le forze demoniache dal suo corpo.
- I bambini venivano picchiati per allontanare la presenza del maligno.
- I bambini venivano picchiati come punizione, che veniva considerata salutare ed educativa.
- Vi era una maggiore rudezza e severità nell’imporre il rispetto dei ruoli ed esigere rispetto e disciplina verso i superiori.
- Quando un bambino compiva un atto “sbagliato”, si pensava che il bambino era consapevole della sua scelta.
- Si pensava che la rieducazione fosse un’opera possibile solo sulla base di predisposizioni positive precedenti, forse naturali.
- Negli istituti di correzione la rieducazione era un tentativo da parte dei benefattori per modificare i modi di vita delle persone povere e per abituarli alle regole di costume e di morale decise dai ceti ricchi.
- Anni 1950, villaggio rurale greco. Gli adulti rimproveravano con modi bruschi e stuzzicavano, si burlavano, spaventavano e ingannavano i bambini della loro comunità. Gli adulti intendevano preparare i bambini alla realtà sociale in cui poi si sarebbero trovati a vivere. Questi comportamenti non hanno prodotto una generazione di psicotici. Il bambino del villaggio acquisiva una capacità molto sviluppata e precoce di identificare prese in giro, insulti, sfide e menzogne e di rispondervi adeguatamente. Per gli adulti questa educazione era connessa strettamente ai concetti di onore e vergogna.
Capitolo 5 – Vivere “senza corpo”. Bambine e ricordi di infanzia dal 1800 al 1900
- A partire dal 1750, la bambina compare con sempre maggiore insistenza nel discorso letterario, nella trattatistica pedagogica e nelle rappresentazioni pittoriche.
- Si tratta però di una bambina immaginaria, senza corpo, nuova eroina del discorso letterario o pedagogico, protagonista di una narrativa, prima inesistente, destinata alle bambine.
- Questa bambina immaginaria, senza corpo, era stata creata per trasmettere valori legati al pudore e alla modestia, per controllare e limitare il diffondersi di una nuova identità femminile, contraria alla tradizione religiosa e ai codici borghesi.
- La narrazione autobiografica e l’analisi delle storie di vita possono contribuire a recuperare esperienze slegate dai codici imposti socialmente.
- A partire dalla fine del 1800, le donne scrivono per rielaborare la propria identità.
Paolina Leopardi
- Le lettere lasciateci da Paolina Leopardi, a causa del loro carattere clandestino, dovuto alla proibizione materna di comunicare con l’esterno, ci restituiscono un percorso di vita privo di stereotipi e di influenze esterne.
- Paolina nasce nel 1800, dopo Giacomo (1778) e Carlo (1799).
- Le lettere testimoniano la freddezza e totale assenza di affettività da parte della madre e 3 la tenerezza e la dolcezza del padre.
- Le testimonianze epistolari di Paolina sono inizialmente causate da una richiesta di Giacomo. Giacomo voleva avere notizie delle sue amiche e ricorre a Paolina come tramite. A partire da questa occasione, si sviluppa poi una vera amicizia e un continuo scambio di lettere. Queste lettere sono segrete e quindi Paolina poteva esprimersi liberamente. La madre Adelaide non permetteva alla figlia di avere relazioni, anche epistolari. Fu il precettore, maestro, dei fratelli Leopardi a rendere possibile questo scambio epistolare clandestino, mettendo un vaso di gerani su una finestra quando arrivavano a lui le lettere per Paolina.
- Le lettere testimoniano il forte senso di reclusione vissuto da Paolina nella casa-prigione. Paolina si sente senza vita, senza anima, senza corpo.
- Quasi tutte le lettere insistono sulla durezza di Adelaide, costretta, per risanare la precaria condizione economica della famiglia, ad assumere il governo della casa, imponendo sacrifici a sé stessa, al marito e ai figli.
- I rapporti tra fratelli e sorella sono caratterizzati da una forte affettività.
- Molte testimonianze biografiche si soffermano sul carattere giocoso dei giochi e degli svaghi dei fratelli Leopardi.
- Monaldo si dedica all’accudimento e all’educazione dei figli, a partire dalla prima infanzia. Monaldo si occupa dei bambini ogni giorno e li assiste in caso di malattia e malessere. Monaldo si occupa anche dell’educazione e della formazione culturale dei figli. Paolina viene educata come i suoi fratelli, e subisce quindi una mascolinizzazione: svariate sono le osservazioni sul suo aspetto maschile; porta i capelli corti e si veste un po’ a maschio. In uno dei giochi preferiti dai fratelli Leopardi, celebrare la messa davanti ad un altarino di famiglia, Paolina veniva chiamata “Don Paolo” perché era quasi sempre lei a dire la messa.
- Il precettore, maestro, è un religioso, ma Monaldo è sempre presente nell’educazione e nella formazione dei figli.
- Il percorso di studi che Monaldo progetta per i suoi figli è un’avventura conoscitiva caratterizzata da svariate attività: classificazione di monete, invenzione di giochi, esercizi di matematica, disegni geometrici, osservazioni al microscopio, raccolta di pietre, giocare a scacchi, etc. Questa attività di studio era caratterizzata da un’atmosfera giocosa. I bambini studiavano tutti nella stessa stanza, e ognuno aveva un tavolo per sé. Paolina è molto intelligente e dimostra uno straordinario talento per lo studio. Paolina ha avuto una formazione culturale assolutamente atipica per una bambina. Questa esperienza di coeducazione rappresenta una rottura rispetto alla tradizione del tempo, l’educazione di maschi e femmine doveva avvenire in spazi e secondo modalità differenti. Questa parità porterà Paolina alla cancellazione delle sue caratteristiche femminili.
- Paolina non raggiunge mai la serenità psichica ed è sempre infelice. Secondo molti studiosi, l’infelicità di Paolina è causata dalla decadenza economica della famiglia e dalla severità della madre.
- Adelaide appena si sposa con Monaldo cerca subito di porre rimedio alla decadenza economica della famiglia e impone a sé stessa e agli altri membri della famiglia dei sacrifici durissimi.
- Adelaide ha avuto un’educazione molto rigida presso un convento di suore.
- Monaldo era legato a una visione fortemente gerarchica dell’ordine sociale ed era contrario a qualsiasi forma di diffusione dell’istruzione popolare o ad ogni altra specie di superamento della distanza tra i ceti.
- Il percorso culturale sperimentato da Paolina, i suoi successi ottenuti negli studi e la sua straordinaria intelligenza, non l’aiutano a vivere libera e serena.
- A Paolina viene assegnato il ruolo di sorella e di figlia.
- L’educazione di Paolina era destinata a farla diventare una figlia e una sorella dotta, la consigliera e la consolatrice del padre o dei fratelli; non era destinata a sviluppare in lei il ruolo di sposa, di madre o di religiosa. 4
- Per Paolina il matrimonio era un’occasione per fuggire da Recanati. Ma i pretendenti sposi vennero allontanati, o dai genitori o da Paolina, sulla base di motivazioni legate ai soldi e al ceto sociale.
- I mancati matrimoni e gli studi impediscono a Paolina di diventare una brava madre e una buona sposa cristiana, naturale aspirazione per le ragazze del 1800.
Ricordi d’infanzia
- Nel 1800 diventare madre e sposa fedele o restare figlia o sorella era l’unica prospettiva di vita per le bambine. Le bambine dovevano essere modeste, docili, accondiscendenti e obbedienti. Non aderire a questo rigido modello di comportamento implicava l’essere considerate diverse.
- Nelle memorie di donne che da adulte hanno ricoperto ruoli professionali e culturali in aperto contrasto con il culto della maternità, o nelle memorie di donne emancipazioniste, si ritrovano tracce di bambine non conformi alle aspettative sociali dominanti.
- Le bambine del 1800 vengono avviate ai valori del pudore e della docilità e al contenimento del desiderio di conoscenza. Alla bambina del 1800 vengono suggerite solamente letture sulla religione e sulle sante.
- In letteratura possiamo trovare delle narrazioni autobiografiche che sfuggono ai canoni prescrittivi più convenzionali: Momenti di essere (1972) di Virginia Woolf e Care memorie (1974) di Marguerite Yourcenar.
Momenti di essere (1972) di Virginia Woolf
- La Woolf descrive la sua infanzia e la sua vita dando più importanza alle sensazioni che agli eventi e proponendo un nuovo stile comunicativo e letterario e anche un diverso modo di pensare la memoria. Woolf ricerca i “momenti di essere”, i momenti che hanno costruito la propria identità.
- Secondo Woolf nella sua infanzia c’è un’alta percentuale di “non essere”, nel senso che le giornate non avevano lasciato in lei nessuna traccia, nessun segno.
- Il padre era molto autoritario e rigido moralmente. La madre è considerata da Virginia una figura molto importante.
- Il ricordo della madre, donna attiva, svelta, triste, silenziosa e centrale nella vita della Woolf, è un “momento di essere”.
- Virginia accusa il padre di aver avuto un comportamento repressivo nei confronti delle figlie, che venivano “schiavizzate” e considerate senza aspettative future.
- Virginia si sente una bambina diversa dalle altre.
- Al fatto di non essere mai andata a scuola, è stata istruita a casa, la Woolf attribuisce la difficoltà di riconoscersi, per l’assenza di un paragone con gli altri bambini.
- La Woolf aveva vergogna o paura del suo corpo e aveva paura di guardarsi allo specchio. Virginia Woolf approda al problema del rapporto con il suo corpo, come elemento di sofferenza ma anche di scoperta di sé stessa.
Care memorie (1974) di Marguerite Yourcenar
- La scrittrice indaga sul proprio passato utilizzando i propri ricordi, i ricordi di altre persone, taccuini e documenti ufficiali.
- La madre della scrittrice muore poco dopo la nascita della figlia. Il trauma della perdita porta la scrittrice a mettere in discussione la “naturalità” dell’amore materno.
- La scrittrice mette in dubbio l’istinto materno, perché in ogni epoca storica le donne benestanti hanno affidato i l
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