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Presentazione

Aldrovandi (1522-1605), indagatore delle antichità romane, amico di Giovio e Guillame Rondelet (che gli insegna ad essiccare i pesci), fonda nel 1566 uno dei più antichi musei di storia naturale, pioneristico per la finalità didattica (era privato ma aperto ai cultori e ai dilettanti), mnemonica e tassonomica.

Via via che la collezione, custodita nella sua casa, cresceva, aumentava quel disordine che il ‘700 illuminista, sollecitatore di ordinamento basato su criteri scientifici, aborrirà.

Dal 1568 cura l’Orto botanico, finalmente istituito dopo i vani tentativi di Luca Ghini.

Capitolo: l’impresa museografica, dal raccoglitore al promotore

I. L’embrione museale: 1549

Nel 1549 Aldrovandi è condotto a Roma per subire il processo in seguito all’accusa di eresia (otterrà l’amnistia): vi rimane per quasi un anno e le esperienze fatte durante questo soggiorno saranno fondamentali per il futuro museo.

  • Prima opera stampata, nata dallo studio delle antichità romane; si intravede già lo spirito, lo zelo conoscitivo e catalogatore da cui nascerà il suo museo: Delle statue romane antiche.
  • Conosce molti intellettuali. Giovio gli chiarisce il significato di museo come luogo che riunisce l’edificio, un programma e una collezione offerta all’uso di un pubblico. Guillame Rondelet gli insegna la nuova tecnica di essiccazione dei pesci (più tardi da Luca Ghini apprenderà quella per essiccare le piante) che da allora Ulisse inizia a collezionare.

Nel 1551-53 realizza l’Erbario, frutto di numerose spedizioni di raccolta di piante (famosa fu l’escursione del 1554, assieme a Francesco Calzolari, sul monte Baldo nei pressi del Lago di Garda).

Nel 1561 istituisce a Bologna la prima cattedra di Scienze Naturali (De fossilibus, plantis et animalibus).

Nel 1563 è a Ravenna dal fratello, monsignor Teseo, per raccogliere marmi e bizzarrie marittime.

Nel 1566 apre il museo.

Nel 1568 il Senato gli accorda l’istituzione del Giardino dei Semplici (il terzo in Italia dopo Padova e Pisa).

Nel 1577 è a Firenze, dove conosce il granduca Francesco I che gli fa numerosi doni; rimarranno in contatto epistolare e si scambieranno doni. Francesco I ha più artificialia, Ulisse più naturalia (vegetalia, pochi pochissimi artificialia; animalia, fossilia), mirabilia: la sua collezione si avvicina a un museo moderno di scienze naturali.

II. Lo Studio Aldrovandi, una casa-museo

Le progenitrici dei musei, le Wunderkammern, nascono nel XV secolo e ricevono ulteriore impulso dalle scoperte geografiche. Si ricordano: VR, farmacista-botanico Francesco Calzolari, 1566; NA, farmacista Ferrante Imperato (1590); RM, metallotheca di Michele Mercati, 1598; RM, fisico tedesco Kircher, 1651; MI, medico Manfredo Settala (1666).

Sono organizzate in studioli, una sola stanza (Calzolari, Imperato, Cospi) o in gallerie (Mercati, Settala, Kircher).

Il museo di Aldrovandi è invece improntato sul nuovo modello dello Studio. Ha sede nella sua casa in Via del Vivaro (S. Stefano). Haxhiraj ritiene fosse situato al primo piano e costituito di 5 locali: 2 per la biblioteca, 2 per la pinacoteca, 1 per il museo.

Non si è conservata una pianta del museo, e la sua ricostruzione si è basata sul confronto integrato tra alcune piante storiche. Per accedere si passa attraverso il portico; si sale una scalinata; si giunge nel vestibolo (ossa di balena e mostri marini; il fine di Aldrovandi è didattico, ma per attirare l’attenzione dispone all’ingresso oggetti impressionanti); a destra e a sinistra sono le 2 stanze con le pinacoteche (armadi contenenti le tavole disegnate, sopra i quali vi sono animali secchi; altri oggetti sono agganciati alle travi); da una di queste si accede alla galleria che ospita il museo; le ultime due sale ospitano la biblioteca, una presenza suggerita ancora da Neickel.

L’arredamento è semplice e austero, tutto disposto sulle pareti, permettendo di cogliere tutto a colpo d’occhio; alle travi sono appesi altri oggetti, un criterio espositivo frequente nelle antiche collezioni naturalistiche (Neickel lo ricorderà nella sua guida).

È ordinato per specie (animali stravaganti, animali comuni, piante, minerali), ma il ritmo con cui si arricchiva non consentiva di mantenere un buon ordine. Galileo ironizzerà sulle caotiche realtà museali del ‘500, anticipando il disprezzo del secolo dei Lumi: si tratta di un’incomprensione della ricchezza e dell’interesse di queste prime esperienze museali.

Pur non essendo “aperto” nel senso che noi oggi intendiamo, era pubblico anche prima della sua donazione al Senato, dato che era già accessibile a qualsiasi studioso con un’adeguata presentazione o a chiunque appartenesse a un rango elevato; quindi anche i non addetti ai lavori. Il suo scopo non era suscitare meraviglia o intrattenere, ma elevare spiritualmente.

III. Primo liber dei visitatori

Colloca all’entrata due quaderni firmati da chi accede. Già nel XVI secolo gli studiosi tenevano un liber amicorum, e questo è il primo registro dei visitatori vero e proprio. È compilato fino al 1644 e contiene 30 ca. autografi e brevi osservazioni celebrative.

IV. Dalle collezioni alle illustrazioni

La scoperta del Nuovo Mondo sommerge gli scienziati di una quantità di nuovo materiale da studiare. Ulisse non potrà mai compiere un simile viaggio perché gli mancheranno i finanziamenti (si offrì invano a Filippo II come guida; più tardi il grande esploratore e botanico von Humboldt potrà approfittare di tempi più maturi).

Sopperisce a questa mancanza creando una fitta rete di corrispondenti con cui scambia notizie e oggetti. Quando non può ricevere reperti fisici, si fa mandare i disegni (spesso piante e animali non potevano sopportare il viaggio): A. ha così progettato un museo virtuale.

Per riuscirci pose alle sue dipendenze una bottega di artisti, impresa in cui profuse tutti i suoi averi. Per comprendere la rivoluzionarietà delle idee di Aldrovandi, va ricordato che nel ‘500 mancava completamente un linguaggio tecnico per descrivere i reperti scientifici.

V. Altre iniziative museografiche

Come ricercatore, Ulisse oscilla tra la scienza rinascimentale di tipo aristotelico, fondata sullo studio delle Autorictates, e la moderna scienza galileiana, basata sulla sperimentazione. Si distinse dagli altri collezionisti e proprietari di cabinet di curiosità per essersi chiaramente posto il problema della finalità educativa, come dichiara nel suo Discorso naturale.

Opera non scientifica ma d’occasione, scritta nel 1573 per ottenere i finanziamenti per proseguire le ricerche: fu indirizzata a Giacomo Boncompagni, prefetto di Sant’Arcangelo e cugino di Aldrovandi. Illustrava nel dettaglio l'origine dei propri studi e la composizione del museo.

Il sottotitolo precisava: “Nel quale si tratta in generale del suo modo di radunare le varie parti del Mondo, quasi in un teatro di Natura”. L’intento è dunque di agevolare gli studiosi riunendo in un unico luogo materiali ordinati e classificati che altrimenti avrebbero potuto essere reperiti solo attraverso lunghe peregrinazioni.

Ha chiara la necessità del catalogo per rimediare alla labilità dell’opera-collezione e della schedatura per reperire oggetti e informazioni [cfr. gli oggetti esposti sono corredati delle informazioni per l’identificazione e rintracciabilità nello schedario]. La sua classificazione sarà giudicata inconsistente dalle generazioni successive (forma del becco, tipologia del nutrimento, ecc.); ma essa era uno strumento più mnemonico che utile a rispecchiare l’ordine naturale; tuttavia dichiara che il suo Museo si basa su un intento tassonomico che non ha uguali per sistematicità e rigore e si distanzia dalle semplici raccolte di curiosità.

A. compila tavole sinottiche o elenchi in forma di cataloghi schematici; per gli inventari spesso sceglie il formato tascabile perché di più celere consultazione; scrive anche elenchi in ordine alfabetico delle cose naturali provenienti da tutto il mondo difficilmente reperibili. Questo metodo di catalogazione è concepito per rinvenire facilmente oggetti e informazioni, per essere uno strumento utile a divulgare la conoscenza secondo parametri che vedranno la luce molto più tardi.

All’interno del Museo suddivide i reperti secondo i criteri di classificazione tradizionale; ogni oggetto è corredato delle informazioni per l’identificazione e la rintracciabilità nello schedario (es. trabe p.a n.4: l’animale è un lupo, è inventariato Lupus sulla prima trave e al posto 4); lo stesso metodo di catalogazione si rivela pure nei due cimiliarchia a 4554 cassettini (detti capsula) dove ripone terre, succhi concreti, pietre e gemme, marmi e metalli.

Tuttavia predilige l’allestimento secondo la visibilità più che secondo la visione scientifica, la collocazione spaziale rispetto a quella scientifico-sistematica. Oltretutto, la collezione si costituì nel tempo, e ovviamente non si poteva ogni volta risistemare tutto; in generale non si poteva collocare gli oggetti più ingombranti nel luogo a loro più idoneo dal punto di vista concettuale.

A dispetto del suo scrupolo scientifico, sorprende la presenza del Drago Boncompagni, mostrum di molte Wunderkammern. Ma bisogna ricordare che fu proprio lo studio dei mostri a proiettare Aldrovandi sulla scena internazionale.

Monstrorum Historia (1642), catalogo di ogni caso conosciuto di deformità umana e animale edito dopo la morte di Aldrovandi ricorda: «Il 13 maggio 1572 fu un giorno memorabile per Bologna: si ebbe un’incredibile successione di notizie e avvenimenti. Un contadino si imbatté in un drago sibilante.

Il mostruoso animale, ormai morto, fu portato nello studio di Aldrovandi e come consuetudine lo si raffigurò dal vivo e a colori; poi la carcassa fu essiccata nelle ceneri ed esposta. Dispersa la mummia, ancor oggi disponiamo della tavola».

Il mostruoso animale, che suscitò vivo interesse e radunò molti visitatori, però non corrispondeva del tutto all’immaginario dell’epoca, in particolare era privo di ali. Aldrovandi cercò di giustificarlo come una nuova specie di draghi; il suo obiettivo era di promuovere il suo museo, con la speranza di ricavarne finanziamenti, ma alla fine si arrese e lo classificò come serpente monstrifico.

VI. Infaticabile narratore di luoghi e cabinet

La collaborazione con altri collezionisti, italiani e stranieri, testimonia che il momento era favorevole per tale rivoluzione museografica. Nel 1565 il tedesco Kentmann pubblica il catalogo illustrato del suo museo minerale; incuriosito, Aldrovandi inizia un carteggio.

I suoi collaboratori provengono per lo più dal nord Italia. Quando visita le altre raccolte, registra un commento o compila accurati elenchi degli oggetti. Questa attitudine si vede già nella prima opera giovanile Delle statue antiche,

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

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