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Microeconomia

Capitolo 1 - Concetti di base

Lo studio dell’economia si compone di due branche principali: la microeconomia e la macroeconomia. La microeconomia si occupa del comportamento dei singoli agenti economici: consumatori, lavoratori, investitori. La microeconomia spiega come e perché questi agenti compiono scelte economiche, per esempio descrive il modo in cui i consumatori prendono decisioni di acquisto e come le variazioni di prezzi e dei redditi influenzano le loro scelte. La macroeconomia, invece, si occupa di grandezze economiche precarie, quali il livello e il tasso di crescita del prodotto interno lordo, dei tassi di interesse, della disoccupazione e dell’inflazione. Tuttavia, negli ultimi anni i confini tra macroeconomia e microeconomia si sono sempre più sfumati.

1.1 I temi della microeconomia

Per la maggior parte delle persone l’esistenza di limiti a ciò che è possibile ottenere a fare è un dato di fatto. Per gli economisti questo può costituire addirittura un'ossessione. Buona parte della microeconomia ha a che fare con dei limiti: i redditi limitati dei consumatori possono spendere in beni e servizi, il budget limitato che le imprese possono utilizzare per produrre, il numero limitato di ore che i lavoratori possono ripartire, ogni settimana, tra lavoro e tempo libero. Però la microeconomia studia anche i modi per gestire al meglio questi limiti; più precisamente si occupa dell’allocazione di risorse scarse. Per esempio, la microeconomia spiega come i consumatori possono distribuire nel modo migliore i propri redditi limitati tra i diversi beni e servizi acquistabili.

Trade-off

Nelle moderne economie di mercato, consumatori, lavoratori e imprese godono di flessibilità e possibilità di scelta molto maggiori nell’allocazione di risorse scarse. La microeconomia, così, descrive il trade-off (scelte o compromessi che occorre compiere tra possibilità che si pongono in contrasto o in alternativa tra loro) che i consumatori, i lavoratori e le imprese devono affrontare e mostra come individuare il trade-off ottimale.

Prezzi e mercati

Un secondo importante tema della microeconomia è il ruolo dei prezzi. Tutti i trade-off si basano sui prezzi che i consumatori, lavoratori o imprese devono fronteggiare. Per esempio, un consumatore sceglie tra carne di manzo e carne di pollo in base alle proprie preferenze ma anche in base ai prezzi dei due prodotti. La microeconomia descrive anche il modo in cui vengono determinati prezzi. In un’economia pianificata, i prezzi sono stabiliti dal governo. In un’economia di mercato, i prezzi sono determinati dalle interazioni tra consumatori, lavoratori e imprese. Queste interazioni hanno luogo nei mercati, insiemi di acquirenti e venditori che determinano il prezzo di un bene.

Teorie e modelli

In economia, come in altre scienze, le spiegazioni e le previsioni si basano su teorie, che vengono sviluppate per spiegare i fenomeni osservati nei termini di una semplice serie di regole e postulati di base. La teoria dell’impresa, per esempio, muove da un semplice postulato: le imprese tendono a massimizzare i profitti. Le teorie economiche costituiscono la base per la formulazione di previsioni. Con l’applicazione di tecniche statistiche ed econometriche, le teorie possono essere utilizzate per costruire modelli tramite i quali effettuare previsioni quantitative. Un modello è una rappresentazione matematica, basata sulla teoria economica, di un’impresa, di un mercato o di un’altra entità. La statistica e l’econometria consentono inoltre di misurare la precisione delle previsioni. Quantificare la precisione di una previsione può essere importante tanto quanto la previsione stessa.

Analisi positiva e analisi normativa

La microeconomia affronta questioni di natura positiva e di natura normativa. Le prime riguardano spiegazioni e previsioni, mentre le questioni di natura normativa riguardano ciò che dovrebbe essere. In particolar modo, possiamo dire che l’analisi positiva descrive le relazioni di causa ed effetto, c’è da dire però che spesso si desidera andare oltre le spiegazioni e le previsioni per chiedersi quale sia la scelta migliore. Ciò chiama in causa l’analisi normativa, anch’essa importante per i dirigenti dell’impresa e per chi determina le politiche pubbliche. Questa tipologia di analisi è volta a individuare le scelte migliori, ma non solo, riguarda anche la strutturazione delle singole scelte. Per esempio, supponiamo che si sia deciso l’opportunità di un’imposta sulla benzina; nel bilanciare i costi benefici, ci si chiede allora quale sia l’entità ottimale dell’imposta.

1.2 Che cos’è un mercato?

Acquirenti e venditori interagiscono tra di loro, dando luogo ai mercati. Infatti, il mercato è l’insieme degli acquirenti e dei venditori che, attraverso le loro interazioni effettive o potenziali, determinano il prezzo di un prodotto o di un gruppo di prodotti. Un mercato è un confine più ampio di un’industria. Un’industria è un insieme di imprese che vendono lo stesso prodotto, o prodotti strettamente correlati; costituisce il lato dell’offerta di un mercato. La definizione del mercato consiste nell’individuazione degli acquirenti, dei venditori e della gamma di prodotti da includere in un particolare mercato. Quando si definisce un mercato, le interazioni potenziali di acquirenti e venditori possono essere altrettanto importanti di quelle effettive.

Differenze significative nel prezzo di una merce creano opportunità di arbitraggio: una pratica che consiste nell’acquistare a prezzo basso in un luogo per poi vendere a prezzo maggiore altrove.

Mercati concorrenziali e mercati non concorrenziali

Un mercato perfettamente concorrenziale è un mercato in cui operano molti acquirenti e venditori e in cui, quindi, nessuno di essi, singolarmente, può influenzare in modo significativo il prezzo. Nella maggior parte dei casi, i mercati agricoli sono quasi perfettamente concorrenziali. Migliaia di agricoltori producono grano, migliaia di acquirenti lo acquistano per produrre farina e altri prodotti. Di conseguenza, nessun singolo agricoltore o acquirente può influenzare significativamente il prezzo del grano.

Alcuni mercati, infine, comprendono molti produttori ma sono non concorrenziali in quanto le singole imprese sono in grado, accordandosi tra loro, di influenzare il prezzo. Un esempio è il mercato mondiale del petrolio, che dai primi anni '70 è dominato dal cartello dell’OPEC (un cartello è un gruppo di produttori che agiscono collettivamente).

Prezzo di mercato

I mercati rendono possibili le transazioni tra acquirenti e venditori. Determinate quantità di un bene vengono vendute a determinati prezzi. In un mercato perfettamente concorrenziale si impone normalmente un unico prezzo, il prezzo di mercato.

Nei mercati non perfettamente concorrenziali, le diverse imprese potrebbero praticare prezzi differenti per lo stesso prodotto. Ciò può accadere perché uno dei produttori tenta di sottrarre clienti ai concorrenti, oppure perché i consumatori sono fedeli a determinate marche, il che consente ad alcune imprese di praticare prezzi più alti rispetto ad altre.

Definizione ed estensione del mercato

La definizione del mercato identifica gli acquirenti e venditori da includere in un determinato mercato. Tuttavia, prima di poter stabilire quali acquirenti e venditori includere, occorre determinare l’estensione del mercato, ovvero i suoi confini sia in termini geografici, sia in termini della gamma di prodotti da considerare. Quando si parla di mercato della benzina, per esempio, occorre essere chiari sui limiti geografici. Ma occorre considerare attentamente anche la gamma di prodotti da includere in un mercato. Per esempio, nel mercato delle fotocamere digitali competono molti marchi, ma come considerare le fotocamere digitali compatte “inquadra e scatta”? Sono considerate parte dello stesso mercato?

  • Le imprese devono capire quali sono i loro concorrenti effettivi e potenziali per i vari prodotti che si vendono o potrebbero vendere in futuro. Devono inoltre conoscere i confini di prodotto e geografici dei loro mercati per fissare i prezzi e prendere le decisioni di investimento.
  • Per le decisioni di politica pubblica. Il governo dovrebbe consentire una fusione tra imprese che producono beni simili o dovrebbe osteggiarla?

1.3 Prezzi reali e prezzi nominali

Spesso è utile confrontare il prezzo di un bene con quello passato, o con il probabile prezzo futuro. Per rendere significativo un simile confronto occorre esprimerlo in relazione a un livello generale dei prezzi. Quando si confrontano prezzi riferiti a tempi diversi, quindi, occorre tenere conto dell’inflazione, in altre parole, occorre misurare i prezzi in termini reali piuttosto che nominali.

Il prezzo nominale di un bene è il suo prezzo assoluto, non rivalutato secondo l’inflazione. Il prezzo reale di un bene invece è rapportato a una misura aggregata dei prezzi; può essere dunque considerato un prezzo rivalutato in base all’inflazione. Per i beni di consumo, la misura aggregata dei prezzi più utilizzata è l’indice dei prezzi al consumo o IPC (CPI, Consumer Price Index), questo registra le variazioni nel tempo nel costo di un ampio paniere di beni acquistati da un consumatore “tipo”. Le variazioni percentuali del CPI misurano il tasso di inflazione dell’economia.

A volte siamo interessati ai prezzi delle materie prime o di altri prodotti semilavorati acquistati dalle imprese, o ai prezzi dei prodotti finiti acquistati all’ingrosso dai commercianti. In questo caso, la misura aggregata dei prezzi più utilizzata è l’indice dei prezzi alla produzione o IPP (PPI, Producer Price Index), ovvero la misura del livello aggregato dei prezzi dei prodotti semilavorati all’ingrosso. In Italia gli indici dei prezzi IPC e IPP sono elaborati dall’Istat.

Quale indice dei prezzi si dovrebbe utilizzare per convertire i prezzi nominali in prezzi reali? Dipende dal tipo di prodotto considerato: se si tratta di un prodotto o servizio normalmente acquistato dai consumatori, si utilizza il CPI; se invece si tratta di un prodotto normalmente acquistato dall’imprese, si utilizza il PPI.

Capitolo 2 - Domanda e offerta: concetti di base

L’analisi domanda-offerta è uno strumento fondamentale e potente, applicabile a un’ampia varietà di problemi interessanti e importanti, per esempio:

  • Comprendere e prevedere come le variazioni delle condizioni economiche mondiali influiscono sul prezzo di mercato;
  • Valutare l’impatto degli interventi pubblici;
  • Determinare gli effetti sui consumatori e sui produttori di tasse, sussidi, dazi doganali e quote alle importazioni.

Iniziamo esaminando come le curve di domanda e di offerta sono utilizzate per descrivere il meccanismo di mercato. In assenza di interventi pubblici (come l’imposizione di prezzi massimi), la domanda e l’offerta raggiungeranno un equilibrio che determina il prezzo di mercato di un bene e la quantità totale prodotta. Il prezzo e la quantità dipenderanno dalle particolari caratteristiche della domanda e dell’offerta.

2.1 Domanda e offerta

Il modello di domanda e offerta è lo strumento fondamentale della microeconomia: ci aiuta a comprendere perché e come i prezzi variano. Questo modello unisce due importanti concetti: la curva di domanda e la curva di offerta.

La curva di offerta

La curva di offerta si definisce come la relazione tra la quantità di un bene che i produttori sono disposti a vendere e il prezzo del bene. È la curva indicata con O nella figura 2.1. Sull'asse verticale è rappresentato il prezzo di un bene P, sull'asse orizzontale è rappresentata la quantità totale offerta Q. Si noti che la curva di offerta è crescente. In altre parole, più alto è il prezzo più le imprese possono e desiderano produrre e vendere. La curva di offerta rappresenta la relazione tra la quantità offerta e il prezzo, può essere dunque espressa con un’equazione: Q = Q (P)o.

Altre variabili che influiscono sull'offerta. La quantità offerta può dipendere da altre variabili, oltre al prezzo. Per esempio, la quantità che i produttori sono disposti a vendere dipende non solo dal prezzo, ma anche dai costi di produzione, che comprendono i salari, gli interessi passivi e il costo delle materie prime. Una variazione di uno o più di questi fattori si traduce in uno spostamento della curva di offerta. Supponiamo che il costo delle materie prime diminuisca; in che modo ciò influisce sulla curva di offerta? Il minor costo delle materie prime rende la produzione più redditizia, incoraggiando le imprese esistenti a incrementarla e consentendo nuove imprese di entrare nel mercato. La figura mostra un incremento da Q1 a Q2. Quando i costi di produzione diminuiscono, la produzione aumenta indipendentemente dal prezzo di mercato. L'intera curva di offerta si sposta quindi verso destra, come mostrato nella figura con lo spostamento da O a O’.

Abbiamo visto che la reazione della quantità offerta alle variazioni del prezzo può essere rappresentata da spostamenti lungo la curva di offerta. La reazione dell'offerta alle fluttuazioni di altre variabili che influiscono su di essa, invece, è rappresentabile graficamente con uno spostamento della curva di offerta stessa. Per distinguere tra queste due rappresentazioni grafiche, si parla di variazione della quantità offerta in riferimento a movimenti lungo la curva di offerta, mentre si parla di variazione dell'offerta per riferirsi agli spostamenti della curva di offerta.

La curva di domanda

La curva di domanda è definita come la relazione tra la quantità di un bene che i consumatori sono disposti ad acquistare e il prezzo del bene. Questa relazione può essere espressa attraverso un’equazione: Q = Q (P)D. Oppure possiamo rappresentarla graficamente come nella figura. Si noti che la curva di domanda della figura, indicata con D, è decrescente: i consumatori sono inclini ad acquistare di più se il prezzo è più basso. Ovviamente la quantità di un bene che i consumatori sono disposti ad acquistare può dipendere anche da altri fattori, oltre al prezzo. Tra questi è particolarmente rilevante il reddito.

Spostamento della curva di domanda. Vediamo cosa accade alla curva di domanda quando i livelli di reddito aumentano. Se il prezzo di mercato si mantiene costante in P1, ci aspettiamo che la quantità domandata aumenti, diciamo da Q1 a Q2, per effetto dei maggiori redditi dei consumatori. Dato che questo incremento avviene indipendentemente dal prezzo di mercato, il risultato è uno spostamento verso destra dell'intera curva di domanda. Come per l'offerta, parleremo di variazioni della domanda per riferirci a spostamenti della curva di domanda e di variazione della quantità domandata in riferimento agli spostamenti lungo la curva di domanda.

Beni sostituti e beni complementi. La domanda è influenzata anche dalle variazioni dei prezzi di beni affini. Due beni si dicono sostituti quando l'aumento del prezzo dell'uno conduce all'aumento della quantità domandata dell'altro. Per esempio, il rame e l'alluminio sono beni sostituti; dato che spesso negli impieghi industriali l'uno può essere sostituito con l'altro. Due beni si dicono complementi quando l'aumento del prezzo dell'uno determina la diminuzione della quantità domandata dell'altro. L'automobile e la benzina, per esempio, sono beni complementi: dato che tendono ad essere utilizzati assieme, la diminuzione del prezzo della benzina incrementa la quantità domandata di automobili.

2.2 Il meccanismo di mercato

Il passo successivo consiste nel combinare la curva di offerta e la curva di domanda, come nella figura. Sull'asse verticale è rappresentato il prezzo di un bene P, sull'asse orizzontale è rappresentata la quantità totale domandata e offerta Q.

Equilibrio. Le due curve si intersecano in corrispondenza del prezzo e della quantità di equilibrio. Il prezzo di equilibrio è considerato il prezzo al quale la quantità domandata e la quantità offerta si equivalgono. Il meccanismo di mercato è la tendenza, nei mercati liberi, del prezzo a variare fino a quando quantità domandata e quantità offerta si equivalgono. Domanda e offerta non sono sempre all'equilibrio, e alcuni mercati potrebbero non raggiungere l'equilibrio rapidamente quando le condizioni mutano improvvisamente, tuttavia vi è una tendenza del mercato verso l’equilibrio.

Per comprendere il motivo per cui i mercati tendono all'equilibrio bisogna dire che i produttori tentano di produrre e vendere più di quanto i consumatori sono disposti ad acquistare. Il risultato è un'eccedenza, situazione in cui la quantità offerta supera la quantità domandata. Per vendere tale quantità in eccesso i produttori inizieranno a ridurre i prezzi. Con il tempo, al diminuire del prezzo, la quantità domandata aumenterà e la quantità offerta diminuirà, fino al raggiungimento del prezzo di equilibrio P0. Il suo contrario invece è la scarsità, situazioni in cui la quantità domandata supera la quantità offerta.

In quali casi si può utilizzare il modello domanda-offerta? Quando si tratti non ti ho iniziano le curve di offerta e di domanda si assum...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinelli.l di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Gianfreda Giuseppina.
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