Microeconomia 2
Robert S. Pindyck - Daniel L. Rubinfeld
Capitolo 8 - Massimizzazione del profitto
8.1. Mercati perfettamente concorrenziali
Abbiamo visto che il prezzo e la quantità di equilibrio di ciascun prodotto sono individuati dall’intersezione tra la curva di domanda e quella di offerta di mercato. Questa analisi si fonda sul sottostante modello di mercato perfettamente concorrenziale. Il modello di concorrenza perfetta poggia su tre ipotesi fondamentali:
- Price taking.
- Omogeneità del prodotto.
- Libertà di entrata e di uscita.
Price taking. (impossibilità da parte delle imprese di influire sui prezzi) Sul mercato competono molte imprese, quindi ognuna di esse deve affrontare un significativo numero di concorrenti. Poiché ogni impresa vende una porzione relativamente piccola della produzione complessiva del mercato, le sue scelte non hanno effetto sul prezzo di mercato. Nel linguaggio economico, le imprese che operano in mercati perfettamente concorrenziali sono dette price taker. Consideriamo per esempio il proprietario di una piccola impresa di distribuzione di lampadine elettriche: acquista le lampadine dai produttori e le rivende all’ingrosso a piccole imprese e commercianti al dettaglio. Purtroppo è solo uno dei tanti distributori che competono sul mercato, perciò ha poche possibilità di contrattare con i suoi clienti; se non propone un prezzo concorrenziale, i clienti preferiranno concludere i loro affari con altri.
Omogeneità del prodotto. La situazione in cui i soggetti assumono il prezzo come dato si verifica tipicamente in mercati in cui le imprese producono beni identici, o quasi identici. Quando i prodotti di tutte le imprese di un mercato sono perfettamente sostituibili gli uni con gli altri, quando cioè sono omogenei, nessuna delle imprese può aumentare il prezzo del proprio prodotto al di sopra di quello praticato dalle altre senza perdere buona parte o la totalità dei propri clienti.
Libertà di entrata e di uscita. Situazione nella quale non vi sono costi particolari che rendano difficile l'entrata di un'impresa in una determinata industria, o la sua uscita da essa. Infatti, i costi particolari che potrebbero ostacolare l’entrata sono quelli che devono essere sostenuti dalle imprese entranti e non dalle imprese già presenti nell’industria.
La condizione di libertà di entrata e di uscita è importante per una concorrenza adeguata. Essa implica che i consumatori possano facilmente passare alla concorrenza quando il loro fornitore aumenta i prezzi. Dal punto di vista delle imprese, ciò significa poter entrare in un'industria quando vi siano opportunità di profitto e poterne uscire quando l'attività è in perdita, assumendo lavoratori e acquistando gli impianti e le materie prime necessari, o viceversa cedendo i fattori produttivi o spostandoli altrove.
Quando queste tre condizioni sono soddisfatte, è possibile utilizzare la curva di domanda e la curva di offerta per analizzare il comportamento dei prezzi di mercato. Nella maggior parte dei mercati, però, è improbabile che queste tre ipotesi si realizzino pienamente. Ciò non significa, tuttavia, che il modello della concorrenza perfetta sia inutile. Alcuni mercati si avvicinano realmente a queste condizioni ideali, ma anche quando una o più di esse non siano soddisfatte, e il mercato non sia perciò perfettamente concorrenziale, il confronto con il modello ideale fornisce comunque molte utili informazioni.
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Mercati altamente concorrenziali perfettamente
Con l'eccezione di quello agricolo, pochi mercati sono concorrenziali, nel senso che ogni impresa si confronta con una curva di domanda perfettamente orizzontale, il prodotto è altamente omogeneo ed esiste libertà di entrata e di uscita. Molti mercati sono tuttavia concorrenziali, nel senso che le imprese affrontano curve di domanda ad alta elasticità e hanno la possibilità di entrare e uscire dal mercato con relativa facilità.
8.2 Massimizzazione del profitto
Passiamo ora alla massimizzazione del profitto. In questo paragrafo ci chiederemo se le imprese puntino effettivamente a raggiungere questo obiettivo.
Le imprese massimizzano il profitto?
L'ipotesi della massimizzazione del profitto viene utilizzata frequentemente in microeconomia, perché consente di prevedere il comportamento delle imprese in modo ragionevolmente preciso e di evitare superflue complicazioni analitiche. Tuttavia, l'ipotesi che le imprese cerchino effettivamente la massimizzazione del profitto è controversa.
Nel caso delle piccole imprese gestite direttamente dai proprietari, è probabile che il profitto guidi quasi tutte le scelte. Nelle imprese più grandi, invece, i manager incaricati delle scelte quotidiane di solito hanno pochi contatti con i proprietari (ovvero con gli azionisti). I proprietari non possono controllare con sistematicità l'operato dei manager, i quali godono quindi di una certa libertà d'azione nella conduzione dell'impresa e possono deviare dal comportamento più utile alla massimizzazione del profitto.
I manager potrebbero essere interessati a obiettivi come la massimizzazione dei ricavi, la loro crescita o il pagamento di dividendi soddisfacenti per gli azionisti. Potrebbero, inoltre, badare eccessivamente al profitto di breve periodo (con l'obiettivo, per esempio, di guadagnare una promozione o un premio) a scapito di quello di lungo periodo.
In ogni caso, è improbabile che le imprese che non perseguono la massimizzazione del profitto sopravvivano.
Forme di organizzazione alternative
Alcune organizzazioni hanno obiettivi diversi dalla massimizzazione del profitto. Un’importante categoria di organizzazioni di questo tipo è quella delle associazioni di imprese o di cooperative, persone che condividono la proprietà e la gestione, operando a reciproco beneficio.
Un altro tipo di organizzazione, legata in particolare all’abitazione, è il condominio. Complesso abitativo in cui le singole unità immobiliari sono di proprietà dei singoli, mentre l'uso e l'accesso alle strutture comuni sono pagati e gestiti da un’associazione di proprietari.
8.3 Ricavo marginale, costo marginale e massimizzazione del profitto
Iniziamo considerando la scelta di produzione che massimizza il profitto senza distinguere tra imprese che operano in mercati perfettamente concorrenziali e imprese in grado di influenzare il prezzo. Poiché il profitto è la differenza tra ricavo (totale) e costo (totale), individuare il livello di produzione che massimizza il profitto significa analizzare i ricavi dell'impresa. Supponiamo che la produzione sia q e che l'impresa ottenga il ricavo R, uguale al prezzo del prodotto P moltiplicato per il numero di unità vendute: R = Pq. Anche il costo di produzione C dipende dal livello di produzione. Il profitto dell’impresa è dato dalla differenza tra il ricavo e il costo: π (q) = R(q) − C(q) n, R, C (in questo caso indichiamo esplicitamente che e dipendono dal livello di produzione. Di solito si omette questa puntualizzazione). Per massimizzare il profitto, l'impresa sceglie il livello di produzione che fa sì che la differenza tra ricavo e costo sia massima, come R(q) illustrato nella Figura. Il ricavo è rappresentato da una curva; perché l'impresa può vendere una maggiore quantità di prodotto solo abbassando il prezzo.
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La pendenza della curva del ricavo è il ricavo marginale, cioè la variazione del ricavo determinata da un incremento unitario della produzione. Abbiamo tracciato anche la curva del costo totale, C(q). La pendenza di questa curva, che misura il costo della produzione di un'unità in più, è il costo marginale. C(q) Si noti che il costo totale è positivo quando la produzione è zero, perché nel breve periodo esistono dei costi fissi.
Per l'impresa a cui si riferisce la Figura 8.1, a bassi livelli di produzione il profitto è negativo perché il ricavo è insufficiente a coprire i costi fissi e variabili. All'aumentare della produzione il ricavo cresce più rapidamente del costo, quindi il profitto diventa positivo. Il profitto continua a crescere fino a quando la produzione raggiunge il livello q*. In questo punto il ricavo marginale e il AB, q* costo marginale sono uguali e la distanza verticale tra ricavo e costo, è massima. q* è il livello di produzione che massimizza il profitto. Se la produzione superasse il livello q*, il costo salirebbe più rapidamente del ricavo; quando la produzione è superiore a q*, il profitto è perciò inferiore al profitto massimo.
La regola secondo cui il profitto è massimo quando il ricavo marginale è uguale al costo marginale vale per tutte le imprese, concorrenziali o meno. Questa importante regola può essere ricavata anche algebricamente. Il profitto è massimo quando R' - C' = 0, ovvero: R'(q) = C'(q)
Domanda e ricavo marginale per un’impresa concorrenziale
L'impresa concorrenziale è un price taker. L’impresa, che considera il prezzo come dato, sa che la propria scelta di produzione non avrà effetto sul prezzo del prodotto.
Spesso occorre distinguere tra le curve di domanda di mercato e le curve di domanda con cui si confrontano le singole imprese (la curva di domanda "dell'impresa"). In questo capitolo indicheremo la produzione e la domanda di mercato con lettere maiuscole (Q e D), la produzione e la domanda dell'impresa con lettere minuscole (q e d).
Poiché acquisisce il prezzo come dato, la singola impresa concorrenziale deve considerare una curva di domanda d costituita da una retta orizzontale.
La curva di domanda d con cui una singola impresa deve confrontarsi con il mercato concorrenziale rappresenta per l'impresa anche la curva del ricavo medio e quella del ricavo marginale: il ricavo marginale, il ricavo medio e il prezzo sono uguali.
Ogni singola impresa concorrenziale contribuisce solo per una frazione alla produzione complessiva dell'industria, quindi assume il prezzo di mercato del prodotto come dato, scegliendo il proprio livello di produzione sulla base dell'ipotesi che il prezzo non sarà influenzato dalla sua scelta. In (a) la curva di domanda con cui l'impresa si confronta è perfettamente elastica, nonostante la curva di domanda di mercato, in (b), abbia pendenza negativa.
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8.4 La scelta di produzione di breve periodo
Massimizzazione del profitto di breve periodo per un’impresa concorrenziale
Nel breve periodo l’impresa opera con una quantità fissa di capitale e deve scegliere i livelli dei fattori variabili (lavoro e materie prime) in modo da massimizzare il profitto. Questa scelta è illustrata in figura. Le curve del ricavo medio e del ricavo marginale sono date da una retta orizzontale. Il profitto è massimo nel punto A dove la produzione è q* = 8 e il prezzo è 40€ perché in questo punto il ricavo marginale è uguale al costo marginale. A livello di produzione più bassi, ad esempio q1=7, il ricavo marginale è maggiore del costo marginale. L’area colorata tra q1 = 7 e q* rappresenta il profitto perso nel caso in cui la produzione sia q1. Le curve R’ e C’ si intersecano in corrispondenza sia del livello di produzione q0 sia del livello q*. In q0 il profitto non è massimo. Possiamo quindi formulare la condizione di massimizzazione del profitto: il ricavo marginale è uguale al costo marginale in un punto in cui la curva del costo marginale è crescente.
Regola della produzione: se un’impresa produce deve farlo a un livello per cui R’ sia uguale a C’.
La distanza AB è la differenza tra il prezzo e il costo medio al livello di produzione q*, ovvero il profitto medio per unità prodotta. Il segmento BC misura il numero totale di unità prodotte, quindi il rettangolo ABCD rappresenta il profitto dell’impresa. Nel breve periodo l’impresa non deve necessariamente realizzare un profitto, come mostrato dalla prossima figura.
La principale differenza rispetto alla figura sopra sta nel costo fisso di produzione maggiore, che incrementa il costo medio totale. Al livello di produzione ottimale q*, il prezzo P è minore del costo medio. Il segmento AB misura la perdita media e il rettangolo ABCD misura la perdita complessiva. Nel breve periodo un’impresa può scegliere tra due alternative: produrre oppure cessare temporaneamente l’attività.
Quando l'impresa dovrebbe chiudere?
Quando il prezzo è inferiore al costo medio variabile CMV, un'impresa concorrenziale dovrebbe cessare la produzione; potrebbe invece rimanere in attività nel breve periodo se il prezzo fosse maggiore del costo medio variabile.
8.5 La curva di offerta di breve periodo per un’impresa concorrenziale
La curva di offerta di un’impresa indica la quantità che l’impresa produce a ogni prezzo possibile. Le imprese concorrenziali scelgono il livello di produzione in corrispondenza del quale il prezzo è uguale al costo marginale e interrompono la produzione quando il prezzo è inferiore al costo medio variabile. La curva di offerta dell’impresa è quindi la porzione della curva del costo marginale nel tratto in cui il costo marginale è superiore al costo medio variabile.
Nella figura si nota che per ogni P maggiore del valore minimo di CMV, il livello di produzione che massimizza il profitto può essere letto direttamente dal grafico. Al prezzo p1, per esempio, la quantità offerta è q1. Quando P è inferiore o uguale al livello minimo di CMV il livello di produzione che massimizza il profitto è zero. La curva di offerta di breve periodo è data dalla porzione della curva del costo marginale evidenziata con i trattini trasversali. La curva di offerta di breve periodo ha inclinazione positiva per la stessa ragione per cui il costo marginale è crescente: la presenza di rendimenti marginali decrescenti per uno o più fattori produttivi.
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Reazione dell’impresa alla variazione del prezzo di un fattore produttivo
Quando il prezzo del prodotto varia, l’impresa cambia il proprio livello di produzione fino al punto in cui il costo marginale è uguale al prezzo. Spesso, tuttavia, il prezzo del prodotto cambia nello stesso momento in cui cambiano i prezzi dei fattori.
La figura mostra la curva del costo marginale di un’impresa, C’1, nella situazione iniziale in cui il prezzo del prodotto è 5€. L’impresa massimizza il profitto producendo la quantità q1. Se il prezzo di uno dei fattori aumenta ora la produzione di ciascuna unità è più costosa; questo aumento fa sì che la curva del costo marginale si sposti verso l’alto, da C’1 a C’2. Il nuovo livello di produzione ottimale è q2, punto in cui P = C’2. Il maggiore prezzo del fattore, quindi, spinge l’impresa a ridurre la produzione. Se l’impresa continuasse a produrre q1, subirebbe una perdita sull’ultima unità prodotta. Tutta la produzione oltre q2 riduce il profitto. L’area colorata raffigura il risparmio totale (o la riduzione del mancato profitto).
8.6 La curva di offerta di mercato di breve periodo
La curva di offerta di mercato di breve periodo indica la quantità che l’industria produce nel breve periodo per ogni prezzo possibile. La produzione dell’industria è la somma delle quantità prodotte dalle singole imprese, quindi la curva di offerta di mercato può essere ricavata sommando le curve di offerta delle imprese. La figura illustra questa operazione per un caso in cui vi sono solo tre imprese. Per ogni prezzo inferiore a P1, l’industria non produrrà alcunché, perché P1 è il livello minimo del costo medio variabile dell’impresa avente i costi più bassi. Al prezzo P2 l’offerta dell’industria è data dalla somma delle quantità offerte dalle tre imprese (2+5+8=15). Si noti che la curva di offerta dell’industria ha pendenza positiva, ma è caratterizzata da una discontinuità in corrispondenza del prezzo P2, il più basso dei prezzi ai quali tutte e tre le imprese sono attive.
Elasticità dell’offerta di mercato
Per individuare la curva di offerta dell’industria non è sempre sufficiente sommare una serie di curve di offerte individuali. All’aumentare dei prezzi, tutte le imprese dell’industria incrementano la produzione; ciò provoca l’incremento della domanda dei fattori produttivi, con la possibile conseguenza di un aumento dei prezzi dei fattori stessi. L’elasticità dell’offerta di mercato rispetto al prezzo misura la sensibilità della produzione dell’industria alle variazioni del prezzo di mercato. L’elasticità dell’offerta Eo è la variazione percentuale della quantità offerta Q determinata dalla variazione di un punto percentuale del prezzo P: Eo = (ΔQ /Q)/(ΔP/P)
L’elasticità di breve periodo dell’offerta è sempre positiva. Quando il costo marginale aumenta rapidamente all’aumentare della produzione, l’elasticità dell’offerta è bassa. A un estremo abbiamo il caso dell’offerta perfettamente anelastica, che si presenta quando gli impianti produttivi dell’industria sono utilizzati a pieno regime e la produzione può essere incremen
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